Chi è che parla? Chi è chi scrive? Ma questa che vuole?

Sabrina Ancarola nasce a Firenze da genitori lucani il 7 settembre 1968 alle 12:20. Seconda di tre fratelli cercherà fin da subito un modo per farsi sentire e cercherà di realizzarlo imparando le hits di Sanremo degli anni 70. Fin da piccola venera idoli come El Che Guevara, Macella Bella e Raffaella Carrà, ma porta i capelli come la Brunetta dei Ricchi e Poveri. Cresce fino al mt e 55 cm a Tavarnuzze, frazione del comune d’Impruneta, paese alle porte del Chianti noto per il Cotto, il Peposo e la festa dell’Uva. Canta, scrive cose e vede gente, infarcisce delle sue mestizie (e quel che più le passa dalla testa) i blog  miniracconticicinici.com e sabrinaancarola.over-blog.com. Ha dato vita al suo alter ego formaggioso  Sabrella Sant’Atroce sabrellasantatroce.wordpress.com (parodia casearia della scrittrice Isabella Santacroce). Collabora con articolo21.org Fa parte del collettivo l’Anacaprina che ha realizzato LaScia o Raddoppia un libro che affronta i temi del complottismo da vari punti di vista.  Stende i panni in maniera da non doverli stirare, divide la sua vita fra impegno e sacro cazzeggio digitale.

sabrina.ancarola@gmail.com

35 pensieri riguardo “Chi è che parla? Chi è chi scrive? Ma questa che vuole?

  1. E riesci qualche volta a stupirti ancora?
    a pensare che l’impossibile è ancora possibile?
    E con questa storia della saudade mi hai conquistato del tutto….

  2. Potevi anche scriverci che. tra feste dell’unità e peposo, facevi da vettore per la varicella con l’attivo supporto delle mamme di zona.
    A me, l’hai passata tu.
    Silvia
    PS ma davvero andavi dalle monache? non me lo ricordavo sai?

  3. Bella intro, mi hai incuriosito a dismisura (grazie anche al titolo del tuo blog).
    Piacere di conoscerti.
    Tornerò!

    Arianna

  4. Voglio sapere come stendi i panniiiii!!!! 🙂
    Il tuo blog è da assaporare con calma, un po’ per volta per goderselo a pieno
    Mi piace

      1. Possibilmente sbatterli un po’, a meno che non si abbia una tendinite al polso sinistro e una epicondilite al gomito destro (come me, per esempio). Meglio ancora, se si hanno figli/e, far stendere a loro, così, se poi vengono spiegazzati lo stesso, gli si può dare la colpa, minacciare di cacciarli/e di casa e obbligarli a stirare.

  5. La pargola è bravissima, anche perché è l’unica in casa che preferisce non andare in giro stazzonata (bah, la gioventù moderna…) mentre il resto della famiglia se ne fotte.
    Ricordarsi comunque che stirare è uno spreco di energia e di tempo, ed è necessario solo se si vive in zone tropicali ove vivono parassiti pericolosissimi che depongono le uova sui tessuti umidi e possono essere debellati solo col ferro da stiro rovente.
    E ricordarsi anche che, se proprio si è in vena di masochismo, basta stirare quello che si vede (d’inverno, solo il colletto della camicia).

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