Chi è che parla? Chi è chi scrive? Ma questa che vuole?

Sabrina Ancarola nasce a Firenze da genitori lucani il 7 settembre 1968 alle 12:20. Seconda di tre fratelli cercherà fin da subito un modo per farsi sentire e cercherà di realizzarlo imparando le hits di Sanremo degli anni 70. Fin da piccola venera idoli come El Che Guevara, Macella Bella e Raffaella Carrà, ma sarà costretta a portare i capelli come la Brunetta dei Ricchi e Poveri. Cresce fino al mt e 55 cm a Tavarnuzze, frazione del comune d’Impruneta, paese alle porte del Chianti noto per il Cotto, il Peposo e la festa dell’Uva. Ha studiato canto con il mezzosoprano Anna Di Gennaro, ha frequentato la Modern Academy in Firenze, è stata allieva di Gianna Grazzini e ha frequentato il SienaJazz sotto la guida di Fabrizia Barresi. Le sue esperienze nel campo musicali spaziano dal pop al jazz, dal gospel al folk, dal rock tornando indietro fino alle radici del blues.
Sabrina canta, scrive cose e vede gente, infarcisce delle sue mestizie (e quel che più le passa dalla testa) il blog miniracconticicinici.com, ha dato vita al suo alter ego Sabrella Sant’Atroce nel blog: sabrellasantatroce.wordpress.com Ha collaborato con articolo21.org è testimonial delle iniziative per i giovani dell’ AIED http://www.aied-roma.it/news/i-partner-di-costruireilfuturo-parte-2/ Ha preso parte del collettivo L’Anacaprina con cui ha realizzato LaScia o Raddoppia un libro che affronta i temi del complottismo da vari punti di vista. Ha un suo sestetto jazz con Alessandro Masini al piano, Paolo Pinarelli alla chitarra, Fabio Del Secco al basso, Lorenzo Gherardelli alla batteria e Stefano Baldacci alla tromba.
Conduce con Fabio Valentini Beauty and the Beat su radioshout.eu
Stende i panni in maniera da non doverli stirare, divide la sua vita fra impegno civile e sacro cazzeggio digitale.

sabrina.ancarola@gmail.com

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35 pensieri riguardo “Chi è che parla? Chi è chi scrive? Ma questa che vuole?

  1. Potevi anche scriverci che. tra feste dell’unità e peposo, facevi da vettore per la varicella con l’attivo supporto delle mamme di zona.
    A me, l’hai passata tu.
    Silvia
    PS ma davvero andavi dalle monache? non me lo ricordavo sai?

  2. Bella intro, mi hai incuriosito a dismisura (grazie anche al titolo del tuo blog).
    Piacere di conoscerti.
    Tornerò!

    Arianna

  3. Voglio sapere come stendi i panniiiii!!!! 🙂
    Il tuo blog è da assaporare con calma, un po’ per volta per goderselo a pieno
    Mi piace

      1. Possibilmente sbatterli un po’, a meno che non si abbia una tendinite al polso sinistro e una epicondilite al gomito destro (come me, per esempio). Meglio ancora, se si hanno figli/e, far stendere a loro, così, se poi vengono spiegazzati lo stesso, gli si può dare la colpa, minacciare di cacciarli/e di casa e obbligarli a stirare.

  4. La pargola è bravissima, anche perché è l’unica in casa che preferisce non andare in giro stazzonata (bah, la gioventù moderna…) mentre il resto della famiglia se ne fotte.
    Ricordarsi comunque che stirare è uno spreco di energia e di tempo, ed è necessario solo se si vive in zone tropicali ove vivono parassiti pericolosissimi che depongono le uova sui tessuti umidi e possono essere debellati solo col ferro da stiro rovente.
    E ricordarsi anche che, se proprio si è in vena di masochismo, basta stirare quello che si vede (d’inverno, solo il colletto della camicia).

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