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Francesco: Una storia triste

Francesco era preoccupato, non si era ancora ripreso dal suo ultimo ciclo mestruale e quella mattina si era risvegliato triste e angustiato. La sua condizione economica era devastante, erano già un paio di anni che era tornato a vivere con il padre, un  povero pensionato con la minima, ma proprietario di una abitazione modesta e in pessime condizioni.

Francesco aveva passato tempi migliori, era riuscito a far carriera nell’azienda in cui aveva lavorato, ma per un gioco di speculazioni da parte dei dirigenti e per la sparizione coatta della stessa azienda verso l’est europeo da parte del proprietario, si era ritrovato senza lavoro e senza alcuna copertura economica. Aveva pensato anche di andare all’estero a cercare fortuna, ma non poteva abbondare il padre anziano e con un principio di Alzheimer. Francesco aveva amici con cui condivideva le frustrazioni della sua esistenza di nullatenente con un ciclo ormonale particolarmente debilitante, ogni tanto si vedeva con Rosalina, una procace ragazza spiantata come lui. Fra loro non c’era amore, ma una certa sintonia indotta dalla comunanza di sfighe che li univa, come la sera precedente in cui si erano ritrovati avvinghiati dopo un paio di birre consumate davanti alla tv. Fare l’amore non era stato neanche così bello e liberatorio come avevano immaginato, lui ormai aveva rinunciato anche alla sua sfera sessuale da quando non poteva più permettersi di comprare regolarmente la pillola, ma la voglia di consolarsi fu così prepotente che i loro corpi si ritrovarono nudi e assetati di affetto. Non si sa se sia stato per la furia di consumare l’atto o a causa della scarsa qualità dei preservativi comprati al discount anni prima, ma il condom che avevano usato si ruppe e se ne accorsero quando ormai era troppo tardi. Francesco aveva già 45 anni, era ancora fertile ma le probabilità di una gravidanza alla sua età erano piuttosto scarse. Il timore di una indesiderata paternità li spinse comunque a correre ai ripari presso il principale consultorio della città. Malgrado ogni spiegazione e ogni supplica che rivolgevano al medico di turno, trovarono solo obbiettori pronti ad ammonirli sentenziando sulla sacralità del concepimento della vita e negando al povero Francesco la pillola del giorno dopo. I due angosciati si fecero prestare un auto da un amico, raccattarono gli ultimi spiccioli per mettere un po’ di benzina e cominciò a girare per i consultori delle città limitrofe, ma niente, sempre la stessa storia e più di una volta all’ingresso di quei centri era loro capitato di trovare qualche fanatico pro-life pronto ad insultarli. Ad un certo punto decisero di arrendersi confidando sulle alte possibilità di non riscontrare una gravidanza. I giorni passarono come sempre fra porte sbattute in faccia e il padre che ogni giorno perdeva qualche colpo, quel padre che non si ricordava neanche chi fosse suo figlio e che ogni tanto scappava di casa. Non si era più sentito con Rosalina che nel frattempo aveva deciso di trasferirsi presso una zia in Svizzera per fare la badante, sperava che almeno lei riuscisse a realizzare una vita dignitosa. Una mattina come le tante, in cui demotivato si era comunque alzato per andare a cercare lavoro al mercato della frutta, si ritrovò sulla tazza del wc a vomitare l’anima, cosa che successe anche al risveglio il giorno successivo e nei giorni a venire. Preoccupato per quella nausea continua e debilitante decise di rivolgersi al suo medico che gli consigliò di fare il test di gravidanza, preso dal panico Francesco chiese ad un amico se poteva prestargli i soldi, andò in farmacia comprò il test, si chiuse in bagno e cominciò ad aspettare. I minuti passarono con la lentezza di un infinita coda all’ufficio postale, ma finalmente era arrivato il momento di guardare in faccia la realtà: era incinto.

Incredulo scoppiò a piangere, dopo che le lacrime cessarono cominciò a chiamare gli amici e infine si rivolse al suo medico che lo cazziò per aver fatto l’amore in quel modo disperato e frettoloso, lo cazziò per il preservativo rotto, per la sua vita da infame, lo cazziò perché Francesco, non potendo permettersi di avere un bambino, aveva pensato di abortire.

Affranto e umiliato si rivolse all’ospedale, anche li ricevette una scarica di cazziatoni e ammonimenti, ma nonostante tutto riuscì a fissare l’intervento,

fra 10 giorni tutto sarebbe finito, tutto sarebbe rimasto chiuso dentro il suo dolore.

Questa è la triste storia di Francesco l’uomo incinto, ma per fortuna è una storia di fantasia, tutto questo nella realtà non accade … agli uomini.

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(storia apparsa del numero zero dell’Odio Digitale)

Prego perché gli antiabortisti spariscano dagli ospedali, amen

Domani in varie città d’Italia l’associazione No194 terrà una maratona di 9 ore di preghiera per l’abrogazione della 194 (legge che regola l’aborto). Non sia mai che sia contro la loro libertà di pregare in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, ma pregare all’ingresso degli ospedali è una fetenzia. Ogni storia di aborto è una storia a sé, una scelta spesso dolorosa e comunque strettamente intima e personale. Le statistiche dicono che da quando è in vigore la 194 il numero di chi ricorre all’aborto è drasticamente diminuito, come è diminuito il ricorso alle mammane che anni addietro ha provocato diverse vittime. Nel nostro paese la cultura sessuale è praticamente inesistente, difficile è poter accedere alla pillola del giorno dopo a causa dei numerosi medici obbiettori che guarda caso lavorano nei servizi d’urgenza dei consultori e degli ospedali. E’ vero l’aborto è una faccenda brutta, ma l’intervento altrui sulla sfera privata, sulle scelte intime e spesso dolorose, è abominevole. Gli uomini non rimangono incinti, probabilmente dovessero rimanerlo avrebbero più libertà delle donne,  insisterebbero molto più nella diffusione dei metodi contraccettivi e questo gioverebbe all’intera società perché si sa che nel nostro paese il sesso è prerogativa degli uomini e le donne che praticano sesso gioiosamente sono tutte zoccole. Il maschio è cacciatore, come il salamino, ma il salamino crea tuttalpiù bruciori al sedere, oddio anche il maschio può provocare questo effetto. Ma a parte i luoghi comuni, provinciali e quelli periferici, la 194 è in pericolo: pochi giorni fa  in Spagna è passata una legge che limita la pratica dell’aborto solo nei casi gravi di salute per la donna e di stupro. La donna è più o meno una macchina riproduttrice e Dio  (per via di una mela, dico una mela!) quando disse tu Eva sarai costretta a partorire con dolore non intendeva tanto il dolore, ma l’essere costretta a partorire contro la sua volontà.  Ora che io rimanga incinta per ammore, per divertimento o altro sono cavoli miei, il sesso è una bella cosa e cribbio nel 2014 si dovrebbe praticare senza tante seghe (oddio va bene anche con tante seghe, ognuno fa’ icche pole) e si dovrebbe avere naturalmente il diritto, fin dall’adolescenza,  di conoscere e di aver accesso ai metodi anticoncezionali, alla pillola del giorno dopo e all’aborto se non si desidera una gravidanza e a non essere condannati per questo  dal medico che nei pubblici ospedali fa l’obbiettore ma che pratica aborti e altro a pagamento nei centri privati.

Io sono per la vita ma preferisco tutelare e battermi per  chi è già sulla terra e non  per quelli che potrebbero più o meno esserci, figuriamoci per un accozzaglia di cellule probabile o improbabile. M piacerebbe vedere tanto impegno da parte di questi pro-life per i bambini che nel mondo soffrono per cause legate alla malnutrizione, alle malattie,  alla povertà e alle guerre,  ma a quelli penserà qualcun altro vero? Dal’tra parte i no-choice sono troppo impegnati a dire che esiste solo un tipo di famiglia quella con un uomo (che magari picchia la moglie e va a prostitute) e con una donna (che pure lei potrebbe essere stronza ma in quanto “un uomo + una donna” vanno benissimo). Il loro impegno è favorire una certa ideologia fascista della famiglia e condannare altre forme di convivenza fra persone che si amano. Ci sono troppi bambini senza genitori o che potrebbero essere presi in affido  perché la loro famiglia di origine non è in grado di sostenerli, bambini che potrebbero crescere con coppie etero, gay o singoli,  ma che non possono per via di leggi che tutelano un’ideologia della famiglia che non privilegia la sostanza e il cuore ma la formalità.

Domani i signori che pregano non saranno soli, ci faremo sentire a  Milano a Firenze e nelle altre città in Italia, non lasciamo che il fanatismo ci faccia tornare indietro di 36 anni, non seguiamo la Spagna …  almeno in questo.