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You’d be so nice to come home to

Abbandonati alla voce di Chet
lasciati cullare dalla sua tromba

dal rumore della pioggia che senti mentre sei ancora nel tuo letto.
Esagera con i sogni

prenditi il tempo e ciò che vuoi
agisci,

ma ricorda: la cipolla è jazz!

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Contava tutte le parole, sì roba da non credere, teneva a mente ogni parola detta in ogni contesto sentimentale, non ne dimenticava neanche mezza. Era questo il suo modo per cercare di tenere ancora con sé il ricordo dei suoi amori passati, di contestualizzarli poi a suo piacimento nello spazio e nel tempo.
Marco, sì Marco il 29 Gennaio del 1997 le aveva detto due parole importanti e poi altre due prima di sparire. Erano: “Ti lascio” “Adesso vado” e quelle parole l’avevano fatta piangere, ma erano 4, in 4 parole ci stanno anche un “Ti amo, ti desidero” vero? Erano comunque 4 parole importanti.
Antonella non ricordava cosa aveva mangiato la sera prima, nessun argomento dei suoi studi del liceo e neanche quante relazioni avesse avuto, ma sapeva che c’erano state 298.0383.304.987 parole dette dai suoi partners e che erano un numero davvero considerevole dove un “Sei bellissima” a qualcuno era scappato e questo le bastava per sorridere e cercare di fermare il tempo nel suo oblio fatto di gatti da sfamare, cassetti strabordanti di collant e slip in cotone, cucina in disordine e bagno interamente coperto di panni da lavare.

Ah Roberto, Roberto che doveva essere stato bello, forse e che le aveva suggerito per cena un “cosciotto di agnello sfumato al vino rosso” ricordava esattamente che le disse anche “Fidati, non te ne pentirai” e se era di lui che doveva fidarsi o della bontà di quel cosciotto poco importava, quella parola (una) “fidati” era così bella perché le aveva permesso di abbandonarsi. Poi Giacomo, quel Giacomo che il 24 Ottobre del 2001 gli aveva detto “Ciao” quando il suo carrello della spesa era andato a sbattere sul suo. Patrizio, Mirco, Michele con “voglio fare l’amore con te” verbi, preposizioni semplici, articoli, preposizioni articolate, aggettivi … quanta bellezza nel catalogarli. Si  eccitava pensando a Cristiano che una volta le disse: “Mi piacerebbe legarti” tre parole forti, tre numero perfetto, poi non rammentava se lo avessero fatto con lei legata o no , ma neanche le interessava tanto saperlo, erano importanti solo  quelle parole ricche di desiderio.
Ogni giorno rimuginava su quel numero importante, sui “mi piacerebbe conoscerti meglio” 4 parole che potevano far presagire una storia romantica, oppure “anche a te piace il jazz?” 6 parole che potevano fondere insieme una delle loro passioni. Parole dette, parole scritte, messaggi, telefonate, fra gemiti o rabbia, fra dolore e passione, parole maledettamente evanescenti che voleva fermare mentre il tempo impietosamente passava su di lei lasciandola nella sua solitudine fatta del ricordo di 298.0383.304.987 parole.

Adele

l’estate appassisce silenziosa
foglie dorate gocciolano giù

IMG_20160819_165528Adele raccoglieva le more fregandosene dei graffi e delle zanzare che agguerrite si accanivano sulle sue braccia e sulle sue caviglie appena scoperte. “La crostata è quello che ci vuole, l’apprezzerà di sicuro” pensava fra sé e sé mentre si affannava a raccogliere quanti più frutti possibili prima che le ombre riempissero il bosco oscurandolo. I suoi gesti erano accompagnati dalla melodia dei rumori del vento e dal suono degli animali invisibili che fuggivano ad ogni suo passo,  soddisfatta guardava il suo cestino colmo di frutti rossi e neri e sorridendo si mise in cammino verso casa.  “Chissà come si sarebbe vestito questa sera e se, come al solito, si sarebbe messo addosso quel profumo ormai datato che in pochi ricordano”.  Era felice mentre fantasticava sul suo prossimo appuntamento, avrebbero parlato del più e del meno  inizialmente o si sarebbero subito persi nel loro famelico amore? La crostata di more era l’ennesima strategia che fungeva da richiamo, c’erano state anche la parmigiana di melanzane, le cipolline sottolio, la marmellata di fichi, i formaggi portati da una comare di origine lucana, il novello della vigna del cognato, ogni volta questi assaggi si trasformavano in voglia di sfamarsi l’una dell’altro.  I baci rubati avevano il sapore delle more  pensava sorridendo, mai aveva provato un piacere così grande in tanti anni con suo marito ed era certa che anche lui con sua moglie non aveva mai goduto quanto godeva con lei. L’amore furtivo era il segreto  che rendeva eccitanti le loro avventure contornate da caciocavalli, ortaggi, vini, ma era la voglia di ricreare le figure di un vecchio manuale  chiamato kamasutra il loro piatto forte. Stasera si sarebbe fatta bella, avrebbe lisciato la sua pelle, ordinato la sua casa e i suoi capelli e sarebbero stati insieme come spesso accadeva negli ultimi sessanta anni, alternando la posizione della libellula a quella dello scorpione per ampliare ancora una volta le tecniche dell’estasi.

Piece of my heart

Se c’è  una canzone  che mi porto dietro da quando ho iniziato a cantare è questa e mi sa che continuerò a cantarla fino a che avrò voce in gola e anche oltre. 

La prima persona a cantare questo brano fu Erma Franklin, grande cantante che ha avuto un paio di sfortune che le hanno impedito di essere universalmente apprezzata quanto avrebbe meritato, la prima: avere una sorella di nome Aretha. 

La seconda è che  questa ragazza decise di fare una cover del suo cavallo di battaglia: 

Piece of my heart è quello che avrei voluto dire a tutti quelli che mi hanno spezzato il cuore. Sono e resterò sempre una donna che ama troppo, per cui beccatevi anche voi malcapitati lettori un pezzo del mio cuore malato:

 

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Maristella brillava di una luce particolare quella sera, ricordava una donna di Chagall tanto sembrava volare sul pavimento della sua stanza mentre  si stava preparando per uscire. Anche i suoi gatti avevano notato qualcosa di diverso in lei, prima di tutto i colori: Maristella non indossava mai niente di particolarmente vistoso, era una persona che si trovava a proprio agio nell’anonimato dei beige, nel poco trucco e nei capelli legati.  Quella sera non solo indossava un abito rosso, ma si era sciolta i capelli e si era perfino messa un rossetto perfettamente in tinta col vestito.
“Dove avrebbe volato quella donna?”  si chiedevano i suoi gatti storditi dalle mille moine della loro convivente umana e da quella musica che ad un volume così alto in casa non si era mai sentita.  Era tutto una novità per loro che l’avevano vista uscire la sera solo per andare a trovare qualche vecchio parente bisognoso oppure per recarsi all’annuale spettacolo dei volontari dell’oratorio che frequentava.
“Ma questa non è la serata dello spettacolo di beneficenza”  dicevano fra loro quei curiosissimi gatti. Maristella intanto si affrettava con gli ultimi preparativi, ormai era pronta per uscire di casa, prima di scendere le scale salutò i suoi gatti che la guardarono sconcertati. Una volta uscita di casa i mici si misero alla finestra per inseguire Maristella fin dove lo sguardo poteva raggiungerla. La videro sorridere ad un uomo che vedevano solo di spalle e poi salire con lui in una macchina grande e scura.
“Finalmente!” qualcuno di loro disse “Era l’ora che uscisse con qualcuno! Ma chi sarà mai costui?” “Forse è uno dell’oratorio” miagolò qualcuno e un altro rispose “Ma no quelli sono tutti anziani” “Ma Maristella mica è più una ragazzina!” disse il più giovane dei gatti “Ma neanche è così anziana” replicò la gatta grigia.
Continuarono a miagolare per molte ore fantasticando sull’appuntamento della loro padrona, fra quei gattini c’era chi pensava già ad un matrimonio con annesso banchetto di pesce, chi si era spinto ad immaginare audaci performance sessuali di Maristella che avevano notato masturbarsi unicamente al buio e in silenzio, tanto era pudica, altri invece si vedevano già traslocati in una bella casetta in campagna vicino ad un lago e con tanti topolini da catturare, ma nessuno di loro aveva pensato che investire soldi per una serata con un attraente  gigolò era un’occasione di cui anche una tipa come Maristella poteva approfittare.

Poesia (sembra che non ci sia)

S’ode il ticchettio della pioggia
restiamo abbracciati sotto le coperte
nulla c’intimorisce o ci scoraggia
in queste fredde notti deserte

Viviamo in cerca di soddisfazioni
unendo in armonia i nostri corpi
muovendoci in varie posizioni
gioendo dei nostri languidi rapporti

Ma ad un tratto ci prende la voglia
d’impreziosire maggiormente il momento
ti alzi, ti soffermi sulla soglia
pensando al nostro futuro godimento

Niente potrebbe fermarti
ma ti accorgi del vuoto incombente
so bene che vorresti saziarmi
vedi, ormai non è rimasto più niente

Ti affanni ovunque nel cercare
gli ingredienti nella più vita preziosi
o un qualcosa che possa placare
i nostri tanti vizi lussuriosi

Pensi di andare ma c’è la tormenta
è rischioso cimentarsi in certe imprese
è la tanta fame che ci fomenta
s’ordinerà al take away cinese

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Insieme a te non ci sto più

No, non è per colpa tua, anzi  tu non c’entri niente è che sono  fatto così. Non vorrei lasciarti ma capisci che non ho scelta? Lo faccio per noi due, soprattutto per te che di sicuro non meriti una persona come me. No, non è perché io non ti amo, anzi proprio perché ti amo troppo preferisco che tu sia libera … so che un giorno tu potrai capire e magari ci ritroveremo a ridere del nostro tempo passato insieme. 

Dunque non è servito a niente il tempo che ho speso,  i nostri giorni insieme, i sabati pomeriggio passati all’Ikea, ogni maledetta domenica sempre a pranzo da tua madre che non faceva altro che dirmi quanto fossi grassa e intanto mi riempiva il piatto di pasta al forno e insisteva affinché mangiassi tutto, comprese quelle sue terrificanti torte alla crema di burro che mi facevano venire il diabete solo a guardarle. Cosa sono stata per te negli ultimi anni?
Lo so ero il tuo rifugio, la tua sicurezza, il luogo dove tornare. Avevo investito su di noi accettando anche il tuo mega televisore al plasma che come un idolo pagano troneggiava nel mio sacro salotto. Ho permesso che i tuoi amici venissero ogni martedì sera a giocare alla PlayStation, ho sopportato la tua borsa puzzolente che riportavi a casa dopo le  partite di calcetto ogni giovedì sera. Mi sono prestata tutti i venerdì notte a farmi filmare mentre facevamo sesso anale per i nostri porno amatoriali. Non ho preteso niente quando mi hai chiesto di fare sesso insieme al tuo amico Riccardo ogni I lunedì del mese e l’ho fatto solo per noi, per tenere in vita il nostro rapporto. Ti depilavo la ricrescita dei peli sulle spalle tutti i santi martedì, mi occupavi tutto il tempo e adesso che faccio che non mi hai lasciato neanche il numero di telefono del tuo amico Riccardo?

Tamara de Lempicka
Tamara de Lempicka

How Insensitive

Che insensibile devo esserti sembrato quando ho detto che volevo lasciarti. Eri rimasta di ghiaccio quando ti ho detto che me ne sarei andato di casa lasciandoti il mutuo da pagare e che mi sarei portato via metà arredamento. Avevo voglia di ritrovare la mia libertà,  so che prima o poi mi perdonerai. Devo esserti proprio sembrato un mostro, ma se ho fatto questa scelta non l’ho fatto solo per me, ma anche per te. Non è che non ti amavo  più è che dovevo ritrovare me stesso e tu in quel  momento mi saresti d’ostacolo e io non ho mai desiderato essere un peso per te. Spero che un giorno tu possa capire quello che ora avverti come insensatezza, sarai sempre nel mio cuore … a proposito la TV al plasma da 50 pollici me la prendo io vero? Tanto che te ne fai? So che un giorno sorriderai ricordando dei nostri giorni insieme e pensandomi felice con il tuo ricordo mentre guardo una partita alla televisione. 

Che insensibile devo esserti sembrata quando tu mi hai detto che volevi lasciarmi e io sono rimasta in silenzio. Devo esserti sembrata fredda quando mi hai parlato del mutuo che già pagavo io visto che la casa è intestata a me. In quanto all’arredamento non vedevo l’ora di sbarazzarmi di quei troiai di mobili con cui mi avevi riempito casa. Si, può darsi che un tempo tu mi abbia amata ma non è per questo che sono rimasta impassibile alle tue parole, che non ho pianto neanche quando ti sei preso la TV, sai ero così grossa che non la sopportavo. E’ vero, sorrido pensando ai nostri giorni insieme, sorrido perché adesso sono finiti grazie a te, io non avevo trovato ancora un modo per porre fine a quello strazio che era diventata la nostra relazione.
A proposito della tua “libertà”, si la conosco, si chiama Claudia, contenta lei …

Ragazza mia

“Ragazza mia vedi sarebbe ora che tu imparassi a lavare e a cucinare altrimenti chi ti sposa?”

“Scusa mamma ma saper ramazzare casa e cucinare sono requisiti fondamentali per sposarsi?”

“Certo, mica vorrai tenere la casa sporca e cibarti di roba scongelata nel microonde!”

“E perché no”

“Perché così rimarrai zitella”

“Ho solo 13 anni mamma che dici?!”

“Dico che sarebbe l’ora che tu imparassi le cose fondamentali della vita per poterti sposare un giorno e occuparti di tuo marito e dei tuoi bambini”

“Ma se non volessi un marito e dei figli? A me piace studiare, vorrei girare il mondo e poi ..”

“Per poi tornare qua a fare la moglie, semplice”

“E il lavoro?”

“Mi chiedo come faresti a tenere casa pulita, cucinare, prenderti cura di te stessa (anche perché poi se ti lasci andare è facile che il marito si trovi un’amante), prenderti cura di lui, dei tuoi figli e lavorare. Saresti brava, ma non credo tu ce la possa fare e francamente penso che non ne valga nemmeno la pena quando c’è qualcun altro che provvede a mantenere la famiglia”

“Scusa ma preferirei mantenermi da sola. Quando sarò più grande mi piacerebbe dividere la casa con un’amica e poi vedremo, ho tutto un mondo da scoprire”

“Con un’amica? Mica sarai lesbica?!”

“Ma mamma che dici? Io vorrei essere indipendente, divertirmi, viaggiare, stare con gli amici”

“Si ma se poi entro i 30 anni non ti sposi cosa dirà la gente?”

“Della gente non è che m’importi molto”

“E infatti si vede .. anche da come ti vesti. Non sei per niente aggraziata, non ti fai mai fare una messa in piega come si deve, volevo regalarti delle scarpe con il tacco, una gonna ma tu niente. Sempre con quei  jeans, gli anfibi e i capelli disordinati … e meno male che mi dici che non sei lesbica”

“Ancora?!”

“Si che poi anche se lo fossi vorrei capire chi delle due farebbe la lavatrice. Io proprio queste cose non le capisco, due donne insieme, due che lavano stirano e poi vogliono essere uguali alle altre coppie eterosessuali”

“Mamma stai dicendo un sacco di fesserie, che c’è di male in due donne che stanno insieme?”

“Ah per me nulla, è solo una questione di equilibrio che andrebbe a farsi friggere. Ragazza mia vedi, l’uomo e la donna sono complementari. Le donne da che mondo è mondo accudiscono la casa, il marito e i figli ed è questo che le rende indispensabili”

“Non capisco, forse non voglio capire”

“Predi me e tuo padre ad esempio, sai che senza di me la mattina non saprebbe neanche come vestirsi? Io gli preparo gli abiti, gli faccio trovare la colazione pronta perché lui neanche saprebbe farsi il caffè. Sai che non è mai andato al supermercato da solo? Non saprebbe cosa comprare. Tuo padre ha bisogno di me per tutto. Io lo guido, io sono il suo angelo custode e per lui sono allo stesso tempo madre, sorella e amante. Per questo non ha mai pensato di lasciarmi e non mi lascerebbe mai, sarebbe perso senza di me”

“E ti sembra una cosa bella mamma?”

“E’ questo che tiene in piedi il nostro matrimonio”

“Ma l’amore?”

“L’amore? E a che serve?!”

Carla (Lullaby of birdland)

 

Questa sera non ho niente in testa che lo scat di Dee Dee, vorrei parlare di amore, vorrei parlare di sesso, di tramonti rossi che già odorano di settembre, di poesia, vorrei scrivere racconti cinici, vorrei liberare la mente, ma le note m’imprigionano cullandomi.

Stachdappiriuwah … babbiurabbiscabutte … schet … teddadubayeh .. aduyeehehehehh dih dihddih  … ♫
Dopo lo scat c’è il solo di piano e poi il contrabbasso e si continua a volare, dolcezza, sensualità, ninna nanna dell’isola degli uccelli. Eppure il titolo  potrebbe suggerirmi anche un qualcosa di diverso da un porno vintage danese dei primi anni ’70 … o no?

Conceptual photography by Brooke Shaden
Conceptual photography by Brooke Shaden

La bella stagione era al termine e l’isola si stava svuotando di quei pochi turisti che erano arrivati là attratti dalla bellezza del mare e dalla sua natura ancora poco piegata alle masse. La cameriera tuttofare dell’unico albergo del posto sognava ancora un incontro piacevole da portarsi dietro fino all’inizio dell’estate successiva. Lei non era bella ma nemmeno brutta, si truccava raramente, vestiva some le capitava sotto il suo grembiule ma la sera, quando era di turno al bar, scioglieva i suoi lunghi capelli neri e regalava larghi sorrisi ai pochi avventori che si fermavano da lei per una birra o perché semplicemente in quel luogo non c’era altro da fare. Si chiamava Carla, era nata su quell’isola e su quell’isola stava invecchiando. Lei  non desiderava andare altrove,  non perché il continente o altri luoghi le facessero paura, ma perché i viaggi li faceva di continuo con la sua mente e  altro non le interessava.  Di uomini ne aveva conosciuti tanti, i suoi erano tutti grandi amori di quelli che s’immaginava fossero per sempre e con la stessa facilità con cui s’innamorava riusciva a dimenticarsi dei dolori degli addii. Faceva l’amore come se fosse stato l’ultimo giorno della sua vita, questo affascinava e allo stesso tempo metteva  un po’  a disagio i suoi amanti. Ogni volta metteva a disposizione il suo cuore e il suo corpo con generosità come aveva fatto con Hans, un viaggiatore tedesco con cui si era intrattenuta il mese prima,  e come avrebbe fatto quella sera stessa con Donato, un giovane pugliese squattrinato portato il quel luogo dal suo vagabondare senza meta.  Lei conosceva ogni posto segreto dell’isola e lui, un po’ per curiosità e un po’ per noia, aveva cominciato a corteggiarla.
Si era preparata con cura a quell’incontro, Carla desiderava perdersi negli occhi neri di Donato, esplorare il suo giovane corpo e la sua anima.  Si sarebbero visti vicino al molo dopo l’orario di chiusura del bar, avrebbero fatto l’amore sotto le stelle, lei lo avrebbe fatto sognare nell’illusione che si portasse il suo profumo e il suo ricordo anche al di là del mare. Donato avrebbe  passato una serata diversa, sarebbe ripartito e forse non sarebbe mai più tornato, Carla lo avrebbe sognato fino all’estate successiva quando ci sarebbero stati altri uomini da amare.

C’è amore in ogni borsello (cit)

Sono giorni che mi tormento l’anima con le mie vicissitudini sentimentali … giorni, diciamo che è un qualcosa che si ripete ciclicamente da quasi 46 anni.  Tendo a rimanere aggrappata ai miei ideali di pis’en l’ove foreve’, a me non mi hanno rovinato i film americani con il principe azzurro di turno (ai principi ho sempre preferito gli alternativi morti di fame), ma John Lennon e Yoko Ono, Franca Rame e Dario Fo.
Essere idealista, anche dal punto di vista sentimentale, significa non accontentarsi del primo che capita, vivere fedeli al proprio sogno e, nel mio caso, non avere neanche avventure,  in pratica non scopare mai (fatta eccezione per gli incontri sporadici con il mio compagno al quale ormai si saranno arrugginite le batterie).
La bruciatura che attualmente  sto vivendo, pur non avendo preso neanche un giorno di sole e cominciando ad assomigliare sempre più ad una formaggio fresco di Sant’Atrociana memoria, mi ha fatto riflettere fino a comprendere che nel tempo ho subito dell’evoluzioni e tanto per sfracassare anche voi con i miei patimenti ve le schiaffo,  con tanto di sottofondo musicale,  qua nero su bianco video inclusi. In fondo cos’è un blog se non una seduta collettiva di auto-analisi? 😉

Do you really want to hurt me? 

Anni 80, con lui c’è un intesa speciale, ma s’innamora di quella che voleva essere la mia migliore amica ad ogni costo (figuriamoci se voleva mettermelo in culo cosa succedeva). Il risultato è che dal lontano 1986 fino ad anni più recenti il trauma del rifiuto mi ha segnata. Mi sono sempre sentita inadeguata un po’ per la mia naturale tendenza a farmi seghe mentali un po’ perché porca miseria i rifiuti fanno male, eccheccazzo.
L’adolescenza è di per sé un periodo d’insicurezza, tu pensi che devi essere in un modo per piacere agli altri, se poi sei stata adolescente negli anni ’80 hai ferite dettate da insulsi teoremi che faticano a cicatrizzarsi.
Una donna per amico

A dar man forte alle mie paturnie fin dalla più tenera età sono arrivati i consigli degli amici, uno dei più ricorrenti era quello di evitare di diventare troppo amica con gli uomini che m’interessavano. In realtà avevo provato anche ad essere una merda ma,  come dimostra il famoso Teorema di Ferradini, non aveva funzionato nemmeno quello.

Gli uomini non cambiano

I  ’90 sono stati anche peggiori, anche se in quegli anni, con estremo ritardo riguardo alla media, scoprii le gioie e i dolori del sesso (via diciamolo chiaramente: a volte il sesso può fare male, ma con un po’ di gel il tutto fila sicuramente meglio 😉 ) Continuando a pensare di non essere assolutamente adatta per una relazione (poiché grassa, polemica, troppo buona, troppo aggressiva, troppo intelligente e troppo scema e fanculo a quante troppe ne pensavo), e non avendo alcuna intenzione di adottare un gatto, decisi di affondare il mio amor proprio. La mia negatività, che era sempre stata in agguato, prese il sopravvento. Pensavo pure io per stereotipi e confesso di aver fatto parte di quella setta di persone che ragionano attraverso luoghi comuni. Gli uomini non cambiano … ma che cazzo dici Mia?

Crucify  

Dunque nel corso del tempo sono riuscita a coltivare la mia inadeguatezza, a dare colpa  agli uomini, a pensare al karma e alla fine arrivare alla seguente conclusione: “E’ colpa mia”.
Ho avuto più o meno storie di merda come molti,  alcune me  l’ero andate a cercare, altre sono arrivate per distrazione del momento, ma  oltre le colpe del karma dall’infinito passato e una serie tafazziana di auto-analisi, avevo formulato la teoria della colpa: il lui poverino aveva le sue pecche ma ero stata io in qualche modo a permettere che lui facesse questo, che agisse così e bla bla bla blà.
In fondo avevo così lavorato per togliermi la puzza del rancore di dosso che mi faceva stare bene non sentirla più. Fatto sta che con le persone con cui ho avuto una relazione sono rimasta sempre in ottimi rapporti, ma fra pensare al karma, alle mie azioni e rimartellarsi le ovaie il passo è breve.

Don’t let me be misunderstood

Gli anni 2000 quindi sono stati altri anni di mal di testa, di capire che forse non ero capita, che forse non avevo capito, che non capivamo, che siccome era sempre andata di merda era difficile che non andasse di merda anche quella volta … si ho sofferto di molti mal di testa, ma era ancora una volta colpa mia.

I’m free 

Un po’ di tempo fa ho capito che dovevo smetterla di farmi le seghe mentali e sapete? Sto decisamente meglio, ho compreso che a volte le cose vanno semplicemente “male” perché le aspettative di una o dell’altro sono diverse e non ci sono colpe, è solo così.
Il karma poi è una menata, so una sega cosa ho fatto nelle vite precedenti, a stento mi ricordo cosa ho fatto il fine settimana scorso e oggi è solo lunedì.  Io all’amore ci credo comunque, anche adesso che soffro per un amore che si è fatto troppo lontano.
Spesso, pur avendo una certa età,  mi sento ancora come la ragazza che limona sola, non so se da qualche parte c’è un uomo col borsello che mi aspetta, ma sono consapevole che adesso mi sento decisamente più serena.