Ogni primo lunedì del mese

Fare l’amore con lui era davvero divertente, soprattutto quando si spogliava e mi mostrava il suo ridicolo sesso, ridevo  … quanto ridevo.

L’avevo conosciuto in un bar  di periferia dove ero capitata per caso in una notte insonne e priva di aspettative. Si avvicinò a me mentre ero intenta a far finta di messaggiarmi con un ipotetico amante. Mi chiese cosa ci facesse una bella donna come me in quel buco di posto, gli risposi che aspettavo lui. Ordinai un Cosmopolitan al barista e non perché mi piacesse, volevo solo apparire una fighetta sofisticata. Cominciammo a parlare del più e del meno infarcendo la discussione di luoghi comuni e varie ovvietà, le nostre parole erano una scusa per scrutarci e prometterci follie. Non era particolarmente bello ma possedeva un’eleganza che raramente avevo trovato in un uomo. Passarono un paio d’ore fra drink, sigarette e banalità varie. Quando sentii di averlo definitivamente conquistato gli dissi che dovevo scappare a casa, lui insistette per accompagnarmi ma non acconsentii. Ci salutammo solo quando, dopo mille insistenze da parte sua alle quali avevo fatto finta di resistere, ci scambiammo i numeri di telefono. Era fatta. Nei giorni successivi cominciò a mandarmi dei messaggi, poi  le telefonate che si facevano via via più lunghe e piccanti, fu solo dopo averlo cotto a puntino che decisi di dargli un appuntamento.

M’invitò in uno dei ristoranti più chic della città, uno di quelli dove si mangia poco e si spende tanto. Io arrivai li con mezz’ora di ritardo accompagnata da un taxi e dalla mia bellezza. La cena fu piuttosto breve, nessuno dei  due era interessato al cibo in quel momento, desideravamo solo gustarci l’una dell’altro. Mi accompagnò a casa, lo feci salire e facemmo l’amore. La prima volta accadde tutto così velocemente che quasi non mi accorsi di niente, poi ricominciammo un’altra volta e un’altra volta ancora fino a che la stanchezza non prese il sopravvento.

Quel tipo aveva un buon odore e sapeva usare le mani, mi solleticava, mi raccontava un sacco di cose buffe, nudo era un po’ ridicolo ma compensava con altre cose, specie nell’uso dei sexy toys.

I nostri incontri erano rari ma a cadenza fissa: ogni primo lunedì del mese, un po’ come la pulizia delle strade nei quartieri più remoti della città. Ci frequentammo un paio di anni prima che si trasferisse in un’altra città, poi più nulla, nessuno dei due aveva voglia di una relazione saltuaria a distanza, ci amavamo forse, ma non così tanto da complicare le nostre abitudini.

Penso a lui ogni primo lunedì del mese e quando non me lo rammento me lo ricorda il carroattrezzi che puntualmente mi porta via la macchina. Dovrei proprio decidermi a cambiare quartiere o a rifarmi un amante.

Il danno

Sentivo il suo profumo ogni volta che schiudevo quel battente e anche se cercavo d’ignorarlo la sua presenza m’invadeva facendo accrescere in me pensieri impuri. Sapere di averlo vicino mi sconvolgeva i sensi, ma non mi sembrava certo quello il momento per lasciarsi andare. Avevo pensato di rivolgere le mie attenzioni altrove, mi guardavo intorno cercando di scorgere alternative meno devastanti. Invano cercavo di razionalizzare i miei bassi istinti che prevalevano sulla saggezza. Lo sentivo, era forte e lo desideravo, al solo pensiero di fare la pazzia di averlo mi sentivo tremendamente euforica e fuori controllo.

Dovevo andar via, non potevo oppormi ancora a lungo a quel suo seducente richiamo e più che mi dicevo che potevo farne a meno, che certi appagamenti erano futili e che mi sarei pentita se fossi caduta in quel tranello, più che sentivo fremere ogni parte del mio corpo al suo pensiero. Nonostante tutti i miei buoni propositi, per salvaguardarmi da quella stupida impudenza, in un attimo la mia bocca si ritrovò piena della sua essenza che da prima cercai di assaporare delicatamente e poi con una voracità animale di cui non mi credevo capace. La sua natura dolce e amara nella mia bocca mi colmava, adesso lo pretendevo tutto come se in vita mia non avessi mai avuto altri desideri che averlo prepotentemente dentro me. Non ricordo neanche quanto tempo fosse passato, ogni attimo faceva parte di un tempo non tempo sospeso nei meandri della mia eccitazione. Ma quel sogno  in cui mi ero persa svanì velocemente, senza che me ne fossi resa conto. Ero ancora in trance quando mi ritrovai con le sue tracce umide sul mio corpo, ero sconvolta.

Cercai in qualche modo di razionalizzare quello che era successo, mi sentivo sporca ed ero frustrata dai sensi di colpa. Ero stata in preda ad un’ingordigia devastante, ma ormai il danno era fatto e non potevo che andare a farmi una doccia e cercare di lavare le tracce di quel momento di cieca e voluttuosa bramosia. L’angoscia però non voleva andarsene, avrei dovuto resistere e non lasciarmi indurre in tentazione, purtroppo l’avevo fatto, avevo aperto il frigo e mi ero strafogata con mezzo kg di proffiterol, mi consolai al pensiero che dopo avrei fatto sesso selvaggio con un fusto nigeriano e in barba alle calorie ne avrei bruciate in quantità.