Tag: cazzo

Quelli che …

Quelli che pensano che la crisi in Italia sia dovuta ai migranti …oh yes
Quelli che si paraculano dietro la libertà di parola per seminare odio e idiozie .. oh yes
Quelli che hanno capito tutto di politica (e in generale della vita) e ti urlano con violenza le loro affermazioni … oh yes
I difensori ad oltranza di farabutti … oh yes
Quelli che fica e soldi sono i valori a cui ambire e se non sei d’accordo con loro sei solo una sfigata … oh yes
Quelli che dicono “io non sono razzista ma..” … oh yes
Quelli che gridano ai miracoli delle staminali ma che non sono andati a votare al referendum compromettendo così la ricerca in Italia … oh yes
Quelli che si commuovono per i bambini ma se sono figli di rom o di extracomunitari scappati dalla guerra o dalla povertà “e no che cazzo vengono a fare qua che già c’abbiamo i nostri problemi” … oh yes


Quelli a cui manca il respiro del buon senso ed Enzo Jannacci … oh yes

Lo ammetto, avevo davvero amato quell’uomo

Avevo amato quell’uomo, cazzo se l’avevo amato. Riesco ad ammettere solo adesso quanto il nostro incontro mi avesse annientata, tutt’ora ne porto i segni. So che era amore quello che ho provato ma non ho mai voluto rendermene pienamente conto, forse per paura o perché sapevo già come sarebbe andata a finire. Avevo amato i suoi occhi, la sua pelle, le sue braccia. Se ci penso riesco perfino a rammentarne l’odore. Ricordo la sua voce delicata e la sensazione che provavo ogni volta che squillava il telefono. Mi vengono in mente i tanti messaggi che ci scambiavamo, la nostra eccitazione che correva lungo i fili da una città all’altra. Avevo davvero amato quell’uomo e forse avrei dovuto dirglielo, forse eravamo fatti l’una per l’altro ma gli spettri del passato sono stati più forti di noi e ci hanno allontanato per sempre. Non dimenticherò mai il nostro primo e ultimo incontro, la sua dolcezza, la sua passione, il modo in cui sapeva prendermi, le nostre risate e il tramonto che colorò di rosso i nostri visi. Nella mia testa è vivo ogni attimo trascorso insieme, compresa l’inquietudine che si manifestò all’improvviso sul suo volto e che da quell’istante raggelò per sempre il mio cuore. Non so questa mia ritrovata consapevolezza a cosa potrà portarmi, ma so che avevo amato quell’uomo e ogni attimo trascorso insieme a lui resterà indelebile.
L‘avevo decisamente amato, nei miei pensieri, che scorrono come pellicola davanti ai miei occhi, rivedo i suoi capelli, il colore dei suoi occhi, le rughe che incorniciavano il suo sorriso rassicurante. Riconosco oggi che niente della mia esistenza è rimasto uguale da quando se ne andato via. Rammento le sue parole che non mi convinsero per niente ma a cui volli ostinatamente aggrapparmi per non smettere di sognare.   
 
Ricordo perfettamente tutto, avevo davvero amato quell’uomo, cazzo … ma come si chiamava?

The remains of love – Jack Vettriano

Digitalminkia e fuffa digitale

Ho appena scoperto di essere una “immigrata digitale” in quanto persona nata prima dell’avvento di piccì, telefonini,internet, emmepitre e altre diavolerie moderne e, data la mia età,  ho capito di essermi naturalizzata sgamando la terribile Legge Bossi/Fini sull’emigrazione.  Per fortuna  non rientro nei “tardivi digitali”, io che fino a questo momento pensavo di essere semplicemente una tardona analogica.  Non so se in questi casi i tardivi debbano mettersi  in tiro, se uomini calvi farsi il riporto e se donne adottare qualche accessorio animalier per il loro computer o per i loro telefonini.  Immagino orde di tardivi digitali postare balli di balere su feisbuc e taggarsi in foto provocanti con tanto di camicie aperte su pancette prominenti.  Conoscevo il termine “nativo digitale” che si usa per le generazioni  cresciute con questo tipo di tecnologie  ma non pensavo che ci fossero persone fiere di esserlo.  Insomma voglio dire io sono nata nel ’68, anno di grandi rivoluzioni, sono cresciuta negli anni di piombo, ho goduto la mia giovinezza negli 80 e nei 90 contribuendo al buco dell’ozono a suon di lacca per cotonare i miei capelli e pogando con tutta la mia leggiadria al BackDoors di Poggio a Caiano, quindi  ne avrei ben donde di essere fiera.  Invece da quando bazzico nei blogS e nei socialnetuorkS  scopro orde di digitalminkia che ogni mattina si fanno autoscatti al cesso, naturalmente  con l’aifon, le postano su tuitter e si sparano le pose come se fossero dei divi di ollivud, fieri della loro social appartenenza. Esistono inoltre realtà che raccolgono generazioni  in modo trasversale e che si prefiggono  buoni digital intenti come quella degli Indigeni Digitali. In breve, cari miei piccoli lettori,  questo è un mondo social e social è figo, social è nuovo e voi non siete un cazzo (oh!).  Esistono carriere inventate in questo social mondo, persone che hanno avuto intuiti e che hanno capito prima di altri la potenzialità di questi strumenti. In mezzo a tutto questo esiste  la fuffa digitale  creata dai digitalminkia, persone che sembrano i nipoti di quella Milano da bere di Craxiana memoria,  gente che va a traino di altri o che continua a marciare su vittorie passate autoproclamandosi popular blogger o tuistar di sta ceppa.  E’ di oggi il caso di un tizio che si è procacciato pacchetti, dietro pagamento, di seguaci su twitter e facebook. Ho letto nei giorni scorsi che i  suoi intenti  miravano  a smascherare un sistema ad uso d’imprese e di politici, sistema che fra l’altro a me che sono un’ignorante digitale (ma curiosa di questo mondo come una pulzella d’Orleans è curiosa del firmamento) era già noto da tempo,  per questa ragione vi consiglio questo illuminate articolo di Giovanni Scrofani: Gli hacker venezuelani e i furti d’identità su twitter.  Oggi importanti testate giornalistiche dedicano articoli a questa fantomatica ricerca, la scoperta dell’acqua calda tardiva. Facendo un giro in rete ho trovato articoli risalenti al 2009 che parlavano di questi acquisti: http://www.downloadblog.it/post/10310/nessuno-vi-segue-su-twitter-comprate-dei-follower. Lo ripeto, io uso il piccì come una normale casalinga di Voghera pur abitando in provincia di Empoliland, le mie ricerchine le faccio con google, leggo e mi faccio due ragionamenti fra una lavatrice e l’altra e mi viene da sorridere quando il protagonista di questa vicenda appena “esplosa” fa esplodere il caso di minacce a suo carico.  E’ questa che io chiamo “fuffa digitale” la panna montata senza panna, il niente.  In questa epoca social e qualcosa molti sentono la necessità di essere famosi  e, pur  non usando canali nazionalpopolari, si comportano più o meno come i personaggi della De Filippi. Io poi sono la peggio lo ammetto, partorisco minkiate e blog come se non ci fosse un domani, gioco con post taleggianti coverizzando una scrittrice con lo spleen inside e posto a raffica usando il mouse come un fucile manco fossi un artigliere sul Carso e forse sto davvero sul Carso a molti. 😀 Ma ho potuto osservare  anche tante twistar assetate di gloria che ti seguono per  ottenere il tuo inseguimento per poi defollowarti perché gli sei servito per fare il numero, numero che deve mostrare un rapporto sbilanciato fra following (in netta minoranza) e abbondantissimi  follower. Vedo uomini stressati con occhiaie che tutte le mattine si misurano ossessivamente il klout confrondandolo con quello di altri con il  terrore di ritrovarselo abbondantemente sotto la media nazionale. Gente che spara una cazzata studiata a tavolino  e soffre d’ansia da prestazione in attesa di un retweet da parte dei loro adepti, blogger con l’ormai nota aria a dolor di corpo che postano il loro mal de vivre contornato da un cazzo/figa/tette e culo. Illuminati  guru digitali che offrono le loro perle ai poveri comuni mortali anche se  queste sono ormai andate da un pezzo e che fanno gli offesi se glielo fai notare.   Che bella la vita , la social vita, e che meraviglia  attraversare con le mie buste dell’ipermercato il fantastico mondo dei digitalminkia!

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(Marco Petrosillo http://extragap.com/)