Passiva e felice

Mangio, mi lavo, dormo. Ogni tanto faccio finta d’interessarmi al mondo, ma in realtà non me ne frega molto di ciò che mi sta attorno, l’importante per me è starmene comoda.

Un tempo avevo delle pulsioni, ma dopo l’intervento nemmeno me le ricordo più e mi va benissimo così, non devo sforzarmi neanche in quello.

Lo ammetto, sono viziata, anzi viziatissima, ottengo tutto ciò che desidero senza fare il minimo sforzo e questo lo devo unicamente al mio bell’aspetto. Piaccio così come sono e in cambio di un paio di moine l’uomo, con cui vivo da anni, non mi fa mancare niente. Qualcuno potrà anche obbiettare il mio modo di vivere, ma per fortuna la mia indole mi rende indifferente a molte cose, critiche comprese. La mia vita trascorre perlopiù in casa, vedo quell’uomo quando si alza per andare al lavoro e quando torna a casa. A volte non torna da solo,  lui ha sempre frequentato diverse donne da quando ci conosciamo, ma io non sono gelosa, anzi, qualcuna di loro mi era anche piaciuta. Ricordo una certa Dolores, era bellissima, a lei piaceva accarezzarmi a lungo e io adoravo le sue mani che mi toccavano sapientemente. Poi è sparita e ne sono venute altre, ma io non mi lascio mica toccare da tutte.

Adesso devo lasciarvi, spero ci sia del pesce stasera per cena. Vado a strusciarmi un po’ a quel tipo per fargli intendere che ho fame, sono un gatto, in quale altro modo potrei farglielo capire?

“Woman with Cat” Marie Fox mariefoxpaintingaday.blogspot.it 

Sex & the Carrefour

Il ragazzo non la smetteva più di fissarmi, era quasi fastidioso al principio il suo sguardo insistente, forse perché non ero più abituata ad avere approcci con un uomo, figuriamoci con quelli più giovani di me. Se ne stava li a guardarmi al banco della frutta e della verdura,  riempiva il suo cestino di poche cose, 2 pomodori, un po’ di radicchio, un cetriolo. Immaginavo che vivesse da solo e mi faceva quasi tenerezza nel pensarlo a cucinare una cena tutta per sé e consumata in compagnia della televisione o del suo computer.  Cominciai a rispondere ai suoi sorrisi che mi facevano dimenticare la stanchezza, il ritorno a casa con la cena da preparare, i bambini urlanti che non vogliono mai fare i compiti, mio marito sempre incazzato.  Era bello sentirsi di nuovo desiderata, a maggior ragione da un ragazzo carino e molto più giovane di me. Avevo cercato di trattenere la fantasia ma poi l’avevo lasciata libera, in fondo era bello sognare un incontro piccante per spezzare la monotonia di una vita dove ormai  tutto era già stato disegnato nei minimi particolari e perché no? Quel giovane dagli occhi scuri che mi guardavano con malizia poteva portarmi verso una fantastica avventura. Cominciai così a rispondere ai suoi sguardi, a sorridergli, mi sembrava di poter comunicare con lui  usando questo linguaggio e le nostre frasi, inizialmente timide, diventano man mano sempre più impertinenti. Percepivo le sue risposte, la sua voglia di avermi, di farmi sentire amata, bramata. Sentivo i suoi occhi scivolare sul mio corpo come mani intente a scoprire ogni mio luogo nascosto. La mia voglia di essere posseduta si faceva sempre più impellente, avrei seguito l’istinto lasciandomi prima guidare dalla sua fantasia e poi avrei preso in mano la situazione per  condurlo a soddisfare ogni mia voglia repressa. Mi sarei lasciata prendere, avrei esplorato ogni zona del suo giovane corpo, gli avrei regalato i segreti maturati dalla mia esperienza e dalle mie volontà inconfessabili. Sarei stata dolcemente crudele facendolo impazzire prima di arrivare al culmine del piacere, avrei prolungato l’incanto con ogni strategia, l’avrei condotto nei miei misteriosi luoghi di perversione. Quando ormai la mia ragione era svanita e l’eccitazione divenuta  insostenibile, lui si fece finalmente avanti, mi chiese come  riconoscessero i meloni maturi da quelli acerbi, ne prese uno, si girò e andò via.