In Gianni Morandi We Trust

Settembre è il mese della rinascita e anche quest’anno sento l’esigenza di rinnovarmi. Ho iniziato una nuova dieta, sto valutando se comprarmi o meno un tapis roulant per poter camminare anche nelle giornate di pioggia, vorrei rinnovare il mio look, farmi un nuovo taglio di capelli e, soprattutto, trovare tanta serenità ma per farlo ho bisogno di una guida, di un Maestro all’altezza che possa sollevarmi lo spirito nei momenti grigi e farmi assaporare le vere gioie della vita con semplicità ed entusiasmo. Ho optato per diverse pratiche ascetiche,  ho fatto diversi tipi di meditazione, ho letto libri, fatto esercizi spirituali ma solo adesso posso affermare di aver trovato la Guida che farà di me una donna nuova: Gianni Morandi.
L’eterno ragazzo di Monghidoro è l’unico che possa farmi raggiungere uno stadio vicino al Nirvana, lui su facebook illumina il mio cammino e quello delle persone comuni come me a suon di musica, modestia e ottimismo.
Gianni Morandi ci fa riscoprire il gusto pieno della vita anche senza ammazzarci di Averna, lui coltiva l’orto, ama la sua famiglia, lo sport, il buon cibo, i selfie e le buone compagnie. Morandi è e rimarrà sempre il ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, lui sorride sempre nonostante le brutture del mondo o le lezioncine di vita di Michele Serra. Non so se il suo ottimismo sia dovuto alla sua dieta o alle sostanze chimiche che usa per tingersi i capelli ma so che è contagioso e che siamo già più di un milione di adepti a seguirlo su facebook. Ogni giorno Gianni c’illumina con le sue foto e le sue parole come quando pianta la cicoria nel suo campo,  oppure quando presiede alla Festa della Madonna della Cintura a San Lazzaro di Savena. Gianni ci regala il caffè del mattino , le sue giornate al mare, le sue corse, le sue riflessioni e le tagliatelle al ragù. Morandi ci ricorda che la vita è preziosa invitando tutti ad indossare la cintura di sicurezza prima di mettere in moto l’auto,  ma soprattutto Gianni canta per noi come un cazzone qualsiasi davanti alla sua webcam. Lui stesso si definisce sorpreso dal successo della sua fans page ma in questo mare pieno di manie di protagonismo, urli e tanta violenza verbale il suo sorriso sui social network  è come la stella che ci guida verso l’isola che non c’è (anche se quella la cantava Bennato).
Io voglio bene a Gianni Morandi, io voglio essere come lui, allegra, generosa e tanto, tanto entusiasta della vita.

25 agosto, ore 13. Vi posto questa foto, mentre la nostra pagina supera un milione di fan. Se voi continuerete a seguire e a commentare senza annoiarvi, io andrò avanti con questo diario finché potrò o finché... non mi manderete a quel paese!  "Stiamo uniti"!
(tratto da facebook) 25 agosto, ore 13. Vi posto questa foto, mentre la nostra pagina supera un milione di fan. Se voi continuerete a seguire e a commentare senza annoiarvi, io andrò avanti con questo diario finché potrò o finché… non mi manderete a quel paese!
“Stiamo uniti”!

Digital Sandro: un uomo, una vita (o presunta tale)

Digital Sandro guardava i suoi tweet con orgoglio, si sentiva fiero ogni volta che qualcuno retwittava i suoi 140 caratteri costruiti con cura. Non dormiva mai, mangiava con quello che afferrava al volo in casa o in giro, la sua vita era la rete, anzi per meglio dire, la rete era la sua vita. Non ricordava neanche chi o cosa fosse stato prima del mondo 2.0. Ogni tanto gli tornavano alla mente sprazzi della sua infanzia, la famiglia, quella stessa che era stata inserita fra i suoi congiunti su facebook insieme alle informazioni personali, più altri non consanguinei con cui aveva legato negli anni durante le sue scorribande digitali. Sicuramente aveva frequentato le scuole fino alle superiori, ne aveva le prove perché grazie ai social network aveva ritrovato diversi ex compagni di classe. Ricordava vagamente di aver perso la verginità ad un certo punto della sua vita ma non con chi, chiunque lei fosse stata non era su facebook, non era importante. Sebbene le sue memorie fossero piuttosto annebbiate rammentava spesso sorridendo i suoi primi approcci con la rete, i forum e i gruppi da lui frequentati, i suoi primi amori e gli amici digitali. Si emozionava ancora pensando a myspace, all’epoca si spacciava per un artista visivo trafugando opere sui siti dell’est che per due soldi al mercato di eBay suo padre comprò.

Era sempre circondato da donne bellissime che taggava in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Niente della sua vita apparteneva più alla sfera personale, Digital Sandro condivideva con la rete le gioie e le sue tristezze (la costipazione cruenta che lo colpì un paio di anni fa venne commentata da ben 157 persone), ogni volta che prendeva un raffreddore i suoi germi diventavano social viral, ogni volta che faceva sesso la rete godeva con lui, almeno gli piaceva credere così. Digital Sandro non aveva mai avuto un lavoro tradizionale e probabilmente non sapeva neanche cosa fosse, aveva fatto il Social Media Manager per una grossa azienda casearia, scriveva in una dozzina di blog, era stati uno startupper seriale, un po’ un pirata e un po’ un signore, professionista del SEO con amore. Faceva ricorso ad una fantasia sfrenata quando desiderava ottimizzare il posizionamento dei suoi blog nei motori di ricerca, fantasia che latitava nei momenti intimi con le sue partners quando il posizionamento era il solito, quello canonico, era forte in rete, ma sul materasso lasciava alquanto a desiderare. Ma a lui non interessavano molto le relazioni sociali nel mondo analogico, era il re di Fuffolandia, ogni fenomeno analogico privo di riferimento con il mondo digitale per lui non esisteva. Una volta una ragazza conosciuta a raffiche di DM su twitter gli chiese cosa facesse nella vita, lui risposte che era un blogger e lei: “dai davvero, cosa fai sul serio per vivere?”, lui offesissimo la bloccò segnalandola come spam.

Digital Sandro si alzava la mattina e prima di andare in bagno si misurava il Klout, ad ogni suo innalzamento corrispondeva un’erezione. Mangiava quello che trovava in giro e poi si metteva al lavoro. Stava vivendo quello che per lui era il periodo più elettrizzante dell’anno, si stavano avvicinando i#MIA Macchianera Italian Awards , aveva tre tra i suoi blog in lizza: uno come miglior rivelazione dell’anno, un altro come miglior blog personale e infine si era aggiudicato la nomination anche come miglior blog di cucina (ebbene si Suor Germana era la sua pusher ufficiosa di ricette sfiziosissime). Era stato inoltre proposto per i Tweet Awards in tutte le categorie, compresa quella del provolone che ogni giorno gli faceva esaurire tutti i 250 Direct Message a disposizione del suo account. Avrebbe indubbiamente trionfato al Teatro della Moda a Milano durante la serata apice della Settimana della Comunicazione, si sentiva un po’ come uno stilista promettente quando sente avvicinarsi il momento della sua sfilata alla Settimana della Moda di New York. In fondo anche lui come un sarto ricamava le sue trame, la rete per lui costituiva il telaio dove muoversi ed emergere. In fondo lo sapeva che probabilmente senza social networks sarebbe stato solo uno dei tanti segaioli che vivevano chiusi nella propria stanzetta soffocati dalla puzza di fumo e d’indumenti sudati, la rete gli aveva dato popolarità, soldi, sesso facile e amicizie importanti.

Purtroppo la tensione a cui veniva sottoposto per mantenere alti i suoi standard di vita era altissima e devastante, ogni giorno che passava l’ansia si cibava di brandelli dei suoi neuroni. Il suo cuore cominciava a subire piccoli scompensi dovuti allo stress che Sandro curava con la digitale, ma ovviamente, non riuscendo a dosarla nella giusta misura, si stava avvelenando. Cominciò così a non ricordare più le sue password per accedere ai suoi social network, non riusciva più a capire Pinterest, non ricordava cosa fosse Istagram, sapeva di essersi dato diversi nick name ma non ricordava quali fossero, si era impantanato non riuscendo più ad entrare nella sua posta elettronica e di conseguenza su Google+ . Pensò di prendersi un periodo di riposo ma non poteva permetterselo proprio in quella fase cruciale per il popolo della rete, le poche volte che era tornato su twitter non era riuscito a formulare niente di particolare, cominciava ad essere disgustato dalle sue stesse frasi e dai suoi post nei blog. In una sola giornata era riuscito a smarrite lo smartphone e il tablet, si era scordato di pagare le bollette per cui gli era stata tagliata la corrente elettrica. Le aziende per cui lavorava non riuscivano più a contattarlo, perse il lavoro, la ragazza con cui usciva, i suoi amici, la sua vita digitale e parte di quella analogica. Solo come Nerd negli anni 80 decise di cambiare rotta, una bella mattina si alzò si fece la barba e andò al mercato centrale a cercare un lavoro, venne assunto, guadagnava poco ma se lo faceva bastare, ogni tanto usciva con i suoi colleghi a farsi una birra, non parlava mai del suo passato. La rete per lui divenne presto un ricordo lontano come i fasti del successo digitale in cui aveva vissuto.


Aveva preso a vedersi con una ragazza con cui aveva intenzione di creare una famiglia, si sentiva per la prima volta in vita sua finalmente libero da ogni tipo d’ansia. Le tensioni, l’essere connessi e attivi 24 ore su 24 facevano parte di un uomo diverso in cui Sandro non si riconosceva più, era diventata bella la sua vita fatta di gite fuori porta la domenica e di cinema il mercoledì sera, era meraviglioso pensare che presto sarebbe diventato padre. Sembrava tutto perfetto, l’orizzonte appariva radioso fino alla sera in cui qualcuno bussò alla sua porta, Sandro aprì e venne immediatamente travolto da telecamere, microfoni e tablet che ripresero il suo sgomento nel sentirsi annunciare come il miglior twittero scomparso dell’anno.
Un brivido trasalì lungo sua schiena, poteva ricominciare tutto da capo … si lo voleva, in fondo senza Digital sarebbe stato un Sandro qualsiasi.

Gustave Coubert – Uomo disperato (Autoritratto) 1844

Blogging Day Liberi Tutti #freeitalians

(post unificato

Anche oggi ricordiamo gli italiani che sono in mano ai sequestratori, ad oggi sono 11 compresi i due turisti sequestrati  dai maoisti in India. Oltre loro c’è il signor Bruno Pellizzari, italiano ma di cittadinanza sudafricana acquisita, sequestrato insieme alla moglie Deborah Calitz più di un anno fa in Somalia http://news.liberoreporter.eu/?p=13980

Questi i loro nomi:

Rossella Urru http://www.rossellaurru.it/: questo è il sito che ha creato la sua famiglia per raccogliere le voci e le testimonianze per l’immediata liberazione di Rossella.

Maria Sandra Mariani https://www.facebook.com/groups/312056538849738/: questo è il gruppo su facebook nato per sensibilizzare le persone riguardo a questo sequestro che dura ormai da più di un anno.

Giovanni Lo Porto, cooperante rapito in Pakistan in Gennaio, qui l’appello della famiglia rilasciato il giorno dopo il rapimento: http://www.palermotoday.it/cronaca/volontario-palermitano-rapito-pakistan-appello-famiglia.html

Enrico Musumeci, Valentino Longo, Lettiero La Maestra, Daniele Grasso, Carmelo Sortino, Francesco Bacchiani sono i sei marinai della Enrico Ievoli sequestrati al largo della costa dell’Oman nel dicembre 2011 http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/27/news/sequestrata_petroliera_italiana-27255029/

Paolo Bosusco e Claudio Colangelorapiti mercoledì scorso in India, queste sono le ultime notizie a riguardo: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/446915/

Oggi ricordiamo anche Franco Lamolinara ucciso dai suoi sequestratori l’8 Marzo scorso.

Una deportata di Terezin disse che trascorriamo l’esistenza perdendoci in una marea di cose senza senso e che erano solo due le cose davvero importanti: l’amore per la vita e i rapporti umani. Nei giorni scorsi ho letto cose  aberranti riguardo a persone e giornalisti che si lamentavano dei costi per le varie operazioni di rilascio di queste persone. Fra l’altro nessuno di questi “signori” si lamenta mai dei costi delle guerre, soldi che ci preleva direttamente lo stato http://sabrinaancarola.blogspot.it/2012/03/war-is-stupid.html, richieste che diventano sempre più onerose, anno dopo anno. A costo di sembrare l’ultima utopista della terra non mi stancherò mai di dire che la vita umana non ha prezzo, può sembrare banale ma è così, la signora scampata a Terezin lo sapeva bene.

Chi volesse aderire a questo appello lo scriva nel blog di Max: I Viaggi di Maya

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