Limonum Limonare

“Ciao mi chiamo Pasquarello, limoniamo?”

 “No sei viscido come una sanguisuga schiacciata da un budino e poi non lo vedi come sono sciuic e di classe? Io limono solo con i Pier Pieri di altro bordo, pezzente!”

“Uè ciao sono il Pasquarello e giro col mio rolecs ? Che ne dici se limoniamo?”

 “Uè  Pasquarello smamma, io limono solo con chi indossa abiti alla moda e tu invece cosa indossi un completo di Volta & Gabbana di 118 mesi fa?”

“Uè ciao sono Pasquarello, c’ho il rolecs e amo il vinteig, limoniamo?”

 “Pasquarello io non amo l’uccello”

“Ciao, sono Pasquarello, indosso solo abiti vinteig sgriffati, sono rolecsizzato e di mentalità aperta, limoniamo?”

 “Sparisci viscido non lo vedi che sono con Rocco Phygo e la sua notevole mazza?”

“Allora ciao, io sono Pasquarello dal grande uccello, c’ho il rolecs, i vestiti  sgriffati vinteig e la mia mentalità è così aperta che ci puoi passare nel mezzo, limoniamo?”

 “Non m’interessano i phyghi vinteig col rolecs e  anche l’uccellonecs  potrebbe farmi malecs, peccato Pasquarellocs, che mi sembri pure bellocs , un pensiero a limonarecs  ce lo potevo anche farecs”

“Ciao sono Pasquarello, limoniamo?”

 “Si”

“Allora tu prendi lo spremiagrumi che io taglio i limoni … che bello non ci speravo più!”

Il danno

Sentivo il suo profumo ogni volta che schiudevo quel battente e anche se cercavo d’ignorarlo la sua presenza m’invadeva facendo accrescere in me pensieri impuri. Sapere di averlo vicino mi sconvolgeva i sensi, ma non mi sembrava certo quello il momento per lasciarsi andare. Avevo pensato di rivolgere le mie attenzioni altrove, mi guardavo intorno cercando di scorgere alternative meno devastanti. Invano cercavo di razionalizzare i miei bassi istinti che prevalevano sulla saggezza. Lo sentivo, era forte e lo desideravo, al solo pensiero di fare la pazzia di averlo mi sentivo tremendamente euforica e fuori controllo.

Dovevo andar via, non potevo oppormi ancora a lungo a quel suo seducente richiamo e più che mi dicevo che potevo farne a meno, che certi appagamenti erano futili e che mi sarei pentita se fossi caduta in quel tranello, più che sentivo fremere ogni parte del mio corpo al suo pensiero. Nonostante tutti i miei buoni propositi, per salvaguardarmi da quella stupida impudenza, in un attimo la mia bocca si ritrovò piena della sua essenza che da prima cercai di assaporare delicatamente e poi con una voracità animale di cui non mi credevo capace. La sua natura dolce e amara nella mia bocca mi colmava, adesso lo pretendevo tutto come se in vita mia non avessi mai avuto altri desideri che averlo prepotentemente dentro me. Non ricordo neanche quanto tempo fosse passato, ogni attimo faceva parte di un tempo non tempo sospeso nei meandri della mia eccitazione. Ma quel sogno  in cui mi ero persa svanì velocemente, senza che me ne fossi resa conto. Ero ancora in trance quando mi ritrovai con le sue tracce umide sul mio corpo, ero sconvolta.

Cercai in qualche modo di razionalizzare quello che era successo, mi sentivo sporca ed ero frustrata dai sensi di colpa. Ero stata in preda ad un’ingordigia devastante, ma ormai il danno era fatto e non potevo che andare a farmi una doccia e cercare di lavare le tracce di quel momento di cieca e voluttuosa bramosia. L’angoscia però non voleva andarsene, avrei dovuto resistere e non lasciarmi indurre in tentazione, purtroppo l’avevo fatto, avevo aperto il frigo e mi ero strafogata con mezzo kg di proffiterol, mi consolai al pensiero che dopo avrei fatto sesso selvaggio con un fusto nigeriano e in barba alle calorie ne avrei bruciate in quantità.