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#NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

In Italia, nel 2014, un adolescente su dieci di età compresa fra i 13 e i 17 anni riferisce di aver vissuto sulla propria pelle il fenomeno del cyber bullismo

«Oggi dovevo tornare in classe dopo la malattia, ma io non ce la facevo a rientrare. Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finita» Parole scritte da C. (12 anni),  prima di buttarsi dal balcone di casa sua aveva ricevuto alcuni messaggi  da parte di un suo coetaneo come questo: «Ti devi uccidere… Dovrei ucciderti io, ma poi passo i guai. Quindi è meglio se ti ammazzi tu!»

Più di metà dei ragazzi italiani è stato vittima di bullismo

«Piangevo ogni notte, ho perso ogni amico e ogni tipo di rispetto»; «Non ho nessuno. Ho bisogno di qualcuno»; «Ogni giorno penso: perché sono ancora qua?» A. (15 anni) aveva girato un video prima di suicidarsi nel quale, tramite l’uso di 74 tavole, raccontava le violenze subite.

Il suicidio è la seconda causa di morte fra gli adolescenti in Italia

«Scusatemi, non ce la faccio più a sopportare» C.14 anni, aveva subito una violenza sessuale da parte di 6 ragazzini di età compresa fra i 13 e i 16 anni.

Queste giovanissime vittime, oltre ad aver subito l’abominio della violenza sessuale, sono state ricattate dai loro aguzzini che avevano  girato dei video durante il sopruso e li avevano messi in rete o minacciato di farlo.

Le nuove tecnologie, attraverso anche la possibilità dell’anonimato, favoriscono impulsi violenti e offese

«Non fidatevi del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio!»   Parole queste che si riferivano a A. morto suicida a 15 anni.

L’Istat, in un rapporto relativo al 2014, rileva che le ragazze sono colpite dal fenomeno del bullismo in misura leggermente maggiore rispetto ai ragazzi e che nel nord si registra un numero maggiore di vittime di tale fenomeno (oltre il 57%)

«I miei compagni mi chiamano cicciona» 12 anni, tenta il suicidio dopo aver scritto su un foglietto: «Non ce la faccio più»

 

L’aspetto, la sessualità (vera o presunta), l’estrazione sociale, le origini familiari o qualsiasi cosa che  venga ritenuta in qualche modo una forma di “diversità” dal gruppo dei bulli scatena la derisione che in alcuni casi porta a conseguenze drammatiche come il suicidio. Le derisioni subite durante l’infanzia e l’adolescenza influenzano anche pesantemente la salute fisica e mentale del soggetto bullizzato che ne paga le conseguenze spesso per tutta la vita.

Il bullismo non è un fenomeno che riguarda solo i più giovani,  nel mondo reale e soprattutto in rete osserviamo un continuo fiorire  di offese, denigrazioni, battute pesanti e invettive condite da sessismo, razzismo,  omofobia.  Se è praticamente impossibile intervenire sull’educazione di un adulto,  per arginare sul nascere tale fenomeno,  è necessario lavorare con i ragazzi per proteggerli  e lavorare sulle cause affinché si crei una propensione più forte delle offese e delle persecuzioni.

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Proprio per questo l’AIED  ha lanciato il contest  #NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

L’iniziativa, per la prima volta, si rivolge non solo ai maggiorenni, ma anche a quella fascia d’età maggiormente toccata dal fenomeno, perciò sono invitati a partecipare tutti coloro che hanno dai 15 ai 30 anni e sono interessati a una gara di idee nazionale che abbia un impatto sociale.

PERCHE’ “NObullismo”:

Per promuovere la creazione e la diffusione di una società basata su confronto, libertà e sicurezza, lontana da violenza, sopraffazione ed esclusione. Perché i numeri delle vittime che tenta il suicidio e arriva ad atti di autolesionismo conferma la gravità del fenomeno che, troppo pesso, si nasconde tra le trame dello scherzo e dei giochi tra ragazzi.

COME FUNZIONA:
Per promuovere una cultura basata sul rispetto reciproco e avere un effetto su bullismo e cyberbullismo, come le scorse edizioni, la gara è aperta alle idee realizzabili che possono avere un impatto sulla realtà
coinvolgendo direttamente i ragazzi. La possibilità di inviare le idee partirà dai primi giorni di settembre. Ci sarà una fase di votazione on-line, in cui i partecipanti si faranno promotori dei propri progetti (e con essi anche dell’iniziativa) divulgandoli, e una fase di votazione e selezione da parte di un’apposita Giuria.

Dalla media di questi due voti verranno selezionati tre team finalisti che presenteranno la loro idea in 2 minuti durante un evento previsto il26 novembre a Roma, che vedrà una prima parte dedicata ad una tavola
rotonda sul tema e una seconda parte dedicata alla gara tra i tre team finalisti che presenteranno pubblicamente la loro idea e a cui seguirà un momento di confronto e dibattito.

La squadra vincitrice, che sarà eletta dalla Giuria, si aggiudicherà un premio di 2.000 euro come riconoscimento e ringraziamento per la validità del contributo offerto.

L’iniziativa è partita il 5 Settembre,  è possibile iscriversi fino al 7 novembre.

Info: http://www.aied-roma.it/nobullismo/

#DIVERSIEINSIEME La bellezza dell’unicità: intervista a Zvona Vuckovic

Nella nostra società si osserva frequentemente una tendenza all’omologazione dei corpi.
L’unicità, sia delle qualità fisiche che intellettive, stenta ancora ad essere vista come un valore aggiunto. La diversità, quando non fa paura, destabilizza: una persona in qualche modo “diversa” rischia di dare adito a critiche in cui vengono palesati stereotipi dei benpensanti su come dovremmo essere.

Parlando di diversità come valore e non come limitazione, in occasione del contest#DIVERSIEINSIEME, abbiamo intervistato la splendida modella 57enne Zvona Vuckovic.

ZvonaZvona nasce a Zagabria, da bambina sogna di diventare una ballerina di danza classica ma la sua altezza le impedisce di proseguire questa carriera nel suo paese. Ancora giovanissima, si trasferisce negli Stati Uniti con la voglia di non soccombere agli stereotipi del mondo della danza e di trasformare la sua delusione in un’opportunità.
A 16 anni intraprende la carriera di modella e fra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 lavora con successo per vari designer, viaggiando per il mondo e vivendo a Parigi, Milano, Roma, Montreal e New York. Nel 1987, a New York, nasce la sua prima figlia Petra e nel 1992, a Firenze, la sua secondogenita Gala. Nel frattempo Zvona si separa dal marito e lascia il lavoro di modella per dedicarsi alla famiglia.

 

 

Ciao Zvona, so che tu negli anni ‘80 facevi la modella e poi, in tempi piuttosto recenti, hai ripreso con successo questa professione. Ci racconti cosa è successo?
Dopo la separazione da mio marito non è stato facile andare avanti da sola con due figlie e mi sono ritrovata a svolgere diversi lavori, anche come cameriera e cuoca: non era il mio mondo ma in quel momento avevo l’assoluta necessità di lavorare.
Avevo mantenuto comunque una relazione con le persone che avevo conosciuto nel mondo della moda ma nel frattempo mi ero lasciata crescere i capelli bianchi e non mi curavo per niente.
Non pensavo più al glamour e alle riviste patinate ma, inaspettatamente, qualche tempo fa, ho ricevuto una telefonata da una mia amica per un servizio fotografico.
Mi sono ritrovata così, con altre modelle dai capelli bianchi, sulle pagine di Donna Moderna e ho realizzato che con la mia diversità potevo fare colpo.

Trovi che il mondo della moda sia molto cambiato dagli anni ‘80 a oggi?
Domanda difficile … in un certo senso sono cambiate tante cose e tante no. Su come si presentano i vestiti alle sfilate è cambiato tutto: negli anni ‘80 le sfilate erano eventi in cui le modelle ballavano, avevano coreografie ed erano più carismatiche rispetto ad oggi,
Pat Cleveland, ad esempio, si riconosceva subito quando usciva sulla pedana.
Erano i tempi delle top model con i nomi più conosciuti, oggi invece le ragazze sono tutte uguali, si pone troppa attenzione sui capelli, il trucco e quant’altro, le vedi camminare sulle passerelle su e giù come soldati in marcia.

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Attualmente per chi stai lavorando?
Il mio ultimo servizio è stato a Milano per Toy Wacht, poi ho prestato la mia immagine per i gioielli di Leo Pizzo, per la nuova collezione della Golf tedesca prodotta da Italia Stress, per la Goldwell e recentemente ho fatto due editoriali per Donna Moderna.

Collaboro con diverse agenzie di Vienna, Francoforte, Amburgo, Düsseldorf, Berlino, Parigi, Milano, Firenze, Zagabria, Belgrado e New York.

E’ atipico, specie in Italia, vedere nella moda e nelle pubblicità, immagini di donne non più giovanissime o che comunque non rientrano in certi canoni stereotipati. All’estero invece possiamo osservare un’apertura maggiore rispetto a vari modelli di persone, un esempio sono le modelle cosiddette curvy o plus size, oppure modelle con caratteristiche particolari come Winnie Harlow nuova testimonial della Desigual e della Diesel affetta da vitiligine.
Pensi che qualcosa stia cambiando nell’industria della moda? Pensi che finalmente qualcuno si stia accorgendo che rappresentare varie tipologie di persone sia, oltre che un messaggio positivo, anche una buona leva di marketing?

Cambiano i tempi e cambia anche l’industria. Ci sono tanti esempi e credo che pian piano molti designer si stiano rendendo conto che la moda non è solo per i giovani e i belli. Quest’anno, alla settimana della moda di New York, Antonio Urzi ha presentato una collezione moda per e con persone affette da disabilità. La modella transessuale Andrej Pejic sfilava con abiti femminili anche prima dell’intervento di riassegnazione sessuale, Casey Legler e Elliott Sailor sono donne che sfilano con vestiti da uomo.

Mi auguro che questi cambiamenti accadano non solo per il profitto ma che siano anche frutto di maggiore apertura e consapevolezza.

Quest’anno, durante la settimana della moda a Milano, il brand Diliborio ha portato sulla passarella i suoi abiti indossati da attrici, ex modelle e altri personaggi, anche questo prova che si stanno cercando soluzioni nuove, diverse.

Che significato attribuisci alla bellezza?
Cito Francis Bacon: “L’immagine non esprime la parte migliore della bellezza. Non esiste la bellezza straordinaria senza che ci sia qualcosa di strano nell’aspetto fisico”. Come vedi l’età e l’esperienza mi hanno portato a vedere la bellezza interiore e non solo quella fisica.

Se da una parte vediamo che nel mondo della moda qualcosa sta cambiando, nella società ancora le differenze tendono ad essere poco accettate. Molte donne, specie in età giovanile, soffrono a causa del loro aspetto “non conformato”. Molte ragazze aspirano ad essere belle come alcune attrici o cantanti.
L’industria della chirurgia estetica fa sempre più affari d’oro e ci sono sempre più giovanissime che richiedono interventi per l’aumento del seno o per farsi la liposuzione. Recentemente alcune ragazzine hanno lanciato su Youtube l’idea di gonfiarsi le labbra con l’utilizzo di bicchierini con cui creare il sottovuoto e molte fra loro hanno riportato dei danni. Rischiamo davvero un futuro di persone tutte omologate a certi canoni estetici?

Spesso i giovani non hanno gli esempi giusti, non hanno bravi maestri da seguire, da cui imparare.
Posso portare il mio esempio di ragazzina infelice, non conforme poiché troppo magra e alta, ho sofferto di anoressia.

Come ben sappiamo spesso le relazioni con la madre, o con entrambi i genitori, possono portare a disturbi del comportamento che sfociano in problemi di salute. La società di certo non aiuta offrendo canoni ben definiti: le pubblicità, le riviste, propongono spesso lo stereotipo dei “belli-famosi-felici”.

Io sono scappata di casa a 16 anni con la speranza che, cambiando posto, tutto sarebbe
cambiato. Ho fatto una guerra contro la malattia per parecchi anni fino a che non ho chiesto aiuto: solo quando ho cominciato parlare con un terapeuta e sono diventata consapevole, ho capito che era possibile uscirne.

L’insoddisfazione verso noi stessi porta alla voglia di cambiare qualcosa all’esterno, nel fisico ma la sofferenza interna rimane. Dipende veramente da noi stessi valorizzare le nostre caratteristiche come uniche e straordinarie e metterle a disposizione della società.

Molte donne curano il loro aspetto, più che per una ricerca del proprio benessere, per farsi accettare dagli uomini, per trovare consensi. Perché secondo te?
Secondo me sono la paura di non essere accettate e l’insicurezza che portano a comportamenti di questo tipo: un uomo con carattere vede amore e bellezza negli occhi delle persone.

C’è un messaggio che vorresti dare alle ragazze più giovani?
Il messaggio è semplice: rimanete voi stesse con tutti i vostri pregi e i vostri difetti. Essere libere è la fortuna più grande, seguite i vostri sogni a qualunque costo e non arrendetevi mai!

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