Piece of my heart

Se c’è  una canzone  che mi porto dietro da quando ho iniziato a cantare è questa e mi sa che continuerò a cantarla fino a che avrò voce in gola e anche oltre. 

La prima persona a cantare questo brano fu Erma Franklin, grande cantante che ha avuto un paio di sfortune che le hanno impedito di essere universalmente apprezzata quanto avrebbe meritato, la prima: avere una sorella di nome Aretha. 

La seconda è che  questa ragazza decise di fare una cover del suo cavallo di battaglia: 

Piece of my heart è quello che avrei voluto dire a tutti quelli che mi hanno spezzato il cuore. Sono e resterò sempre una donna che ama troppo, per cui beccatevi anche voi malcapitati lettori un pezzo del mio cuore malato:

 

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Maristella brillava di una luce particolare quella sera, ricordava una donna di Chagall tanto sembrava volare sul pavimento della sua stanza mentre  si stava preparando per uscire. Anche i suoi gatti avevano notato qualcosa di diverso in lei, prima di tutto i colori: Maristella non indossava mai niente di particolarmente vistoso, era una persona che si trovava a proprio agio nell’anonimato dei beige, nel poco trucco e nei capelli legati.  Quella sera non solo indossava un abito rosso, ma si era sciolta i capelli e si era perfino messa un rossetto perfettamente in tinta col vestito.
“Dove avrebbe volato quella donna?”  si chiedevano i suoi gatti storditi dalle mille moine della loro convivente umana e da quella musica che ad un volume così alto in casa non si era mai sentita.  Era tutto una novità per loro che l’avevano vista uscire la sera solo per andare a trovare qualche vecchio parente bisognoso oppure per recarsi all’annuale spettacolo dei volontari dell’oratorio che frequentava.
“Ma questa non è la serata dello spettacolo di beneficenza”  dicevano fra loro quei curiosissimi gatti. Maristella intanto si affrettava con gli ultimi preparativi, ormai era pronta per uscire di casa, prima di scendere le scale salutò i suoi gatti che la guardarono sconcertati. Una volta uscita di casa i mici si misero alla finestra per inseguire Maristella fin dove lo sguardo poteva raggiungerla. La videro sorridere ad un uomo che vedevano solo di spalle e poi salire con lui in una macchina grande e scura.
“Finalmente!” qualcuno di loro disse “Era l’ora che uscisse con qualcuno! Ma chi sarà mai costui?” “Forse è uno dell’oratorio” miagolò qualcuno e un altro rispose “Ma no quelli sono tutti anziani” “Ma Maristella mica è più una ragazzina!” disse il più giovane dei gatti “Ma neanche è così anziana” replicò la gatta grigia.
Continuarono a miagolare per molte ore fantasticando sull’appuntamento della loro padrona, fra quei gattini c’era chi pensava già ad un matrimonio con annesso banchetto di pesce, chi si era spinto ad immaginare audaci performance sessuali di Maristella che avevano notato masturbarsi unicamente al buio e in silenzio, tanto era pudica, altri invece si vedevano già traslocati in una bella casetta in campagna vicino ad un lago e con tanti topolini da catturare, ma nessuno di loro aveva pensato che investire soldi per una serata con un attraente  gigolò era un’occasione di cui anche una tipa come Maristella poteva approfittare.

Genesi

In principio era il caos, ma poi non è che le cose in seguito furono molto diverse. Cercando di mettere un certo ordine Lei creò il cielo e la terra. La terra era informe deserta, le tenebre ricoprivano l’abisso e lo materia di Lei aleggiava sulle acque. Lei disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Lei vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre  e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.

E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Lei disse: “Devo inventarmi qualcosa per  separare le acque dalle acque”. Lei  creò la volta celeste e separò le acque, che sono sotto la volta celeste, dalle acque, che son sopra la volta celeste. E così avvenne. Lei chiamò la volta celeste semplicemente cielo, una parola corta che Le suonava bene.

E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

Lei disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto che non vorrei che mi venisse l’artrosi”. E così avvenne.  Lei chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Lei vide che era cosa buona. Lei disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne:  la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. E Lei disse: “Ho fame e qualcosa dovevo pur inventarmi” Lei vide che era cosa buona.

E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Lei  poi fece un sacco di altre cose, si divertì a creare la luna e poi, visto che aveva freddo, creò il sole. E fu sera e fu mattina, e fu che passarono altri e fu. Lei mise in cielo, nelle acque e in terra figure animate, alcune belle, altre brutte, alcune utili e altre inutili a seconda dell’ispirazione del momento. Arrivata al sesto giorno Lei cominciava ad annoiarsi, prese un cane ma non le bastava. Allora Lei disse al suo cane: “Voglio inventarmi una creatura a mia immagine, a mia somiglianza, che domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra, o che almeno ci provi a fare tutte queste cose”.

Lei forgiò la creatura a sua immagine, ma al primo tentativo constatò di non aver fatto un gran capolavoro, ci riprovò e siccome nella creazione, come il maiale, non si butta via nulla, chiamò il suo primo esperimento uomo e la sua riuscita donna.

Lei benedisse il settimo giorno perché in esso aveva cessato ogni lavoro che Lei creando aveva fatto,  mise su un vecchio disco di Janis Joplin, si rollò una canna e si riposò.