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Nymphomaniac – Volume 1 (recensione)

locandina

Finalmente sono andata al cinema, ero tutta eccitata all’idea di vedere questo capolavoro introspettivo di Lars Von Trier.  La storia parla di un omino che raccatta per strada una donna sbattuta (sbattuta nel senso insanguinata .. oddio anche per il resto ripensandoci). La porta nel suo appartamento per soccorrerla, probabilmente Von Trier ignora l’esistenza del 118. Qua Joe (la sbattuta) gli rivela di essere una ninfomane e anche in questo sta il genio del regista perché sarebbe l’ora di dire finalmente quello che siamo. Il mondo non sarebbe più bello se, per esempio, Nunzio al posto di presentarsi: “Salve sono Nunzio e faccio il commercialista”  dicesse: “Salve sono Nunzio e sono un petomane”? Tutto sarebbe molto più limpido anche se a tratti gassoso. Joe comincia a raccontargli la sua vita dal padre medico (e in questo si può capire la particolare propensione per l’anatomia della protagonista), alle gare che faceva in adolescenza con una sua coetanea a chi scopasse di più sul treno, anche se personalmente sono convinta che mio zio Vito, che per una vita ha lavorato per una ditta che ripuliva i treni alla stazione di Santa Maria Novella, abbia scopato e dato il cencio molto più di loro. Con Nymphomaniac Lars Von Treier chiude la sua trilogia sulla depressione, non contento di averci depresso anche molto prima con capolavori come Dancer in the dark o Le onde del destino, con questo riesce a deprimerci sessualmente al punto da farci passare la voglia di avere in futuro qualsiasi rapporto o note sul registro.  E’ un film sofferto e,  vedendo la protagonista farsi fare tutta quella robe pese,  lo credo bene. Lars Von treier, in questo suo film suddiviso in due  capitoli,  ci pone una riflessione sulla sessualità, infatti molti hanno ammesso di non averci capito ‘na sega.

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Giulia

Giulia passava ore a fotografarsi davanti allo specchio.  Cambiava trucco, pettinatura e abbigliamento, provava varie espressioni come fosse un’attrice consumata. Si spogliava, metteva una mano sul seno, sul suo sesso, s’incurvava.  Fotografava i suoi orgasmi e tutto quello che poteva precederli:  la sua espressione durante un appuntamento, la seduzione provocata e quella subita, l’eccitazione, l’impetuosità, la goduria e l’appagamento finale.
Aveva comprato un vestito nuovo e della nuova biancheria intima. Non vedeva l’ora di tornare a casa per osservarsi e immortalare la sua vestizione e la sua denudazione. Quella sera doveva uscire con un uomo particolarmente interessante, ci teneva che tutto filasse liscio, fotogramma per fotogramma. Si era presentata davanti al grande specchio della sua camera con l’accappatoio e la macchina fotografica già sistemata sul treppiede.  Due, tre scatti con l’accappatoio chiuso, aperto e a terra. Altri scatti:  la mano che passa la crema sulle gambe, i capelli bagnati, pettinati, asciutti, legati. Gli slip di pizzo nero meritavano tanti punti di vista, come il reggiseno in coordinato da cui trasparivano i suoi turgidi capezzoli. Il vestito  davanti, di lato, le labbra nude e poi vestite di rosso, gli occhi, i capelli adesso sciolti sulle spalle. Di nuovo le labbra, scatti sul rossetto perfetto, il rossetto sbavato da un primo bacio seguito da tanti che ne avrebbero cancellato ogni traccia. Foto al vestito: sollevato, aperto, sul pavimento.  Il seno vestito, il seno denudato, gli slip, una mano che s’insinuava dentro, gli slip tolti. Si toccava e fotografava le sue smorfie, la sedia, lei sopra con le gambe aperte,  le sue dita sul clitoride. Giulia fissava le sue immagini per conservare le sensazioni di ogni suo appuntamento.  Aveva interi album delle sue avventure, negli anni aveva raffinato la sua arte, era diventata l’icona che aveva sempre desiderato essere.  Le dita continuavano a tormentare il suo clitoride. Squillò il telefono, vide l’orologio, si stava facendo tardi, il suo appuntamento rischiava di saltare. Rivolse lo sguardo nuovamente al suo riflesso, era bellissima mentre si procurava piacere. Ormai non c’era più il tempo di rivestirsi e di rifarsi il trucco, continuò ancora a toccarsi, i minuti passavano, ma in fondo a lei di quell’incontro non importava più di tanto, non sarebbe stata davvero così bella con lui come lo era adesso davanti allo specchio.

Jack Vettriano Mirror Mirror
Jack Vettriano: Mirror Mirror

Nuove tecnologie per i reggiseni. E’ di scena l’hi-tett

Potevamo stupirvi con effetti speciali ma noi siamo … scemi.

In questi ultimi tempi la tecnologia si sta sempre più interessando “ai problemi che affliggono l’umanità?”  direte voi miei piccoli lettori. No, ai reggiseni. E’ sorprendente quanto interesse ci sia dietro questo indumento intimo. Ingenuamente credevo che gli studi a riguardo si concentrassero più su una questione di coppe,  di vestibilità e quando pensavo alla sostenibilità di sicuro non mi sarebbe venuta mai in mente  quella ambientale.

Il reggiseno fotovoltaico

Un reggiseno equipaggiato di un piccolo apparato fotovoltaico, capace di ricaricare i cellulari, comprensivo di tasche per lattine e bottigliette di plastica.  Pensando a questo reggiseno mi sono tornate in mente le immagini di alcune donne del mio sud con grosse tette in cui nel mezzo  infilavano le chiavi, i soldi, i fazzoletti, erano donne hi-tech a loro insaputa. Le loro calde tettone forse non potevano ricaricare i cellulari ma di sicuro tenevano molto al caldo.

Reggiseno hi-tech che anticipa l'aspetto del seno rifatto

Reggiseno hi-tech che anticipa l’aspetto del seno rifatto

Ideato da un chirurgo plastico milanese (e poi ci lamentiamo dei cervelli in fuga) questo reggiseno, tramite dati raccolti dal computer, mostrerà alle donne quale sarà l’aspetto del loro seno rifatto. Un’idea geniale che mescola photoshop e la stampante 3D  … e pensare che di rifatto io mi sono sempre limitata al lesso con le cipolle.

Il reggiseno al LED che cambia colore

Va a batterie, dicono che sia sexy, ma a me già fa fatica portarmi dietro il mio seno, figuriamoci se lo dovessi addobbare con le lucette, ma poi portando una VI quante lucette e batterie mi servirebbero? L’effetto potrebbe superare quello delle luci dello stadio Maracanà dei prossimi mondiali 🙂

Il reggiseno che controlla come mangiamo

Prototipo dei Microsoft Labs monitorizza l’umore per avvisarci sullo smartphone se ci abbuffiamo per stress. Lo chiamano reggiseno intelligente, ma pure i mie reggiseni lo sono, infatti si fanno cavoletti loro e non mi rompono le scatole quando sono stressata e mangio.

Arriva il reggiseno refrigerato per limitare l’uso dei climatizzatori

Voi pensate che queste cose me le stia inventando, ma ho solo appena spostato il coperchio di questo vaso di Pandora. Questo  arriva dal  Giappone (strano no? 🙂 ) per poter risparmiare energia soprattutto nel periodo estivo la famosa marca di abbigliamento Triumph ha creato un reggiseno refrigerante: il suo funzionamento è tanto semplice quanto geniale, infatti al suo interno sono presenti speciali cuscinetti in gel che, messi in freezer, rilasciano per diverse ore un piacevole senso di freschezza.  Ora io che immagino sempre di avere incidente quando indosso un calzino bucato (e la relativa figuraccia al mio ricovero in ospedale), adesso immagino l’incontro intimo con le tette refrigerate e mi chiedo come mai non abbiano previsto una taschina per i ghiaccioli al limone visto che c’erano.

Cassaforte reggiseno con apertura a tempo

 

Sempre dal Giappone, loro si che sono avanti. In questo reggiseno si imposta la data entro la quale ci si vuole sposare, quando arriva l’anello della persona giusta il conto alla rovescia si interrompe e parte la marcia nuziale. Si chiama “Husband Hunting Bra” e si apre a tempo con l’ausilio di un anello. Il capo d’abbigliamento offre anche la possibilità di ascoltare (quando si apre) estratti di brani musicali il cui tema è, naturalmente, il matrimonio.

Quasi quasi me ne compro uno anch’io, lo corredo del muro di Marshall e ci sparò su i Led Zeppelin, i miei eventuali partners sessuali non so come la prenderebbero, ma le mie tette ne sarebbero felici.

 

 

Reggiseni della Triumph: per le freddolose, le postine e le ragazze caste


I creativi della Triunph dovrebebro cambiare pusher.

Reggiseno tecnologico, lo slacci e parte un tweet sulla prevenzione del cancro

L’azienda greca OgilvyOne Atene, per sensibilizzare sul cancro al seno anche gli utilizzatori di social network,  ha progettato un reggiseno high-tech capace di inviare un tweet ogni volta che viene slacciato.  Per la serie: ogni volta che ti togli il reggiseno l’uccellino cinguetta.

Il reggiseno non si slaccia se lei non è innamorata

Si chiama True Love Tester infatti si affida a sensori che monitorano il battito cardiaco e altri parametri vitali per stabilire se la ragazza è innamorata. Questo reggiseno è stato definito la cintura di castità del 21° secolo, come se avessimo ancora bisogno di motivi per vivere il sesso della donna come un tabù. “I dati trasmessi dal dispositivo all’interno dell’indumento sono connessi via Bluetooth a uno smartphone per l’elaborazione, con la garanzia che l’algoritmo sappia distinguere tra vero amore e l’eccitazione di un momento o una cotta passeggera. Al momento esiste solo un’applicazione per iOS, ma se avrà successo di certo arriveranno anche la versione per Android e altri sistemi operativi.”

Per la serie noi donne non possiamo scopare solo per il piacere di scopare, dobbiamo essere innamorate. Questo ritrovato  potrebbe aiutare le ragazze a evitare di cadere nelle trappole tese da abili seduttori, il che sarebbe utile per quelle che s’illudono d’inseguire l’amore ma poi finiscono sotto le lenzuola con la persona sbagliata.  Sapete, noi donne siamo così confuse per cui ben venga un reggiseno del genere,  non possiamo di certo darla via ad uno che non è innamorato di noi?! Certo inventassero una cosa del genere anche per le mutante saremmo felici, ripensandoci ce ne vorrebbe uno anche per le mani e uno per la bocca in caso facessimo un pompino così, tanto per il gusto di farlo. Malgrado tutto io confido ancora nelle parole di Natasha, mia musa ispiratrice, che diceva: ” E’ meglio fare sesso senza amore che sesso senza sesso.”

e in attesa che la tecnologia si avventuri dentro le mutante per gli uomini (visto che al momento se ne sta sbattendo altamente i cabasisi) sempre dal Giappone arriva la Men’s Brassiere

Reggiseno e slip coordinati, ma anche baby-doll e body dalle fantasie femminili e dalle forme al maschile. Sono pensati esclusivamente per gli uomini gli indumenti di biancheria intima disegnati e venduti dal brand giapponese ”Whish room’s men”.
Per carità, ognuno ha i suoi gusti, ma non posso non pensare ancora una volta al calzino bucato e all’eventuale incidente, sapete ho lavorato in ospedale 😀

Le frasi da (non) dire per far eccitare un uomo

Questo blog in pratica campa grazie a qualche affezionato lettore (a cui va la mia immensa gratitudine) e grazie a decine di migliaia di famelici avventori che giungono qua per merito del mio post Le 9 frasi hot da usare a l’etto. Le parole più usate per arrivare al post riguardano appunto parole da dire a lui (ma perché a lei no?!) per farglielo venire dur farlo eccitare maggiormente durante l’amplesso.

Pensando di fare del bene alla vita sessuale di chi cerca ispirazione in rete ho deciso che era il momento di suggerire le 9 frasi hot da NON dire a l’etto (e neanche al grammo)

  1. “ahahahahah tutto qui?”
  2. “Ti sbrighi che c’ho da stendere i panni?”
  3. “Ma una rimbiancatina alla camera no?”
  4. “Certo che Mario ci sapeva proprio fare”
  5. “Passi te a pagare le bollette alle poste domani?”
  6. “Domenica andiamo a pranzo da mia madre”
  7. “Oh si dai Fabrizio si dai …Luca… giusto ti chiami Luca!”
  8. “Moviti mi si brucia i sugo che c’ho sulla pentola”
  9. “Un mi dire che t’hai già quasi fatto anche questa volta!”

 

La donna perfetta

La donna perfetta è mansueta
la sua sembianza è dolce e lieta
cucina, rassetta, la casa fa brillare
nel sesso poi l’uomo sa far volare

La donna perfetta non invecchia mai
se mostrasse le rughe sarebbero guai
S’infarcisce tutta di rimedi miracolosi
si rinnova grazie a chirurghi portentosi
non interessa se poi sembra clonata
la bellezza è giusta se è convenzionata

La donna perfetta non alza la voce
dei diritti civili non ne fa una croce
sopporta umilmente con rassegnazione
perché è a l’uomo che spetta l’opinione

La donna perfetta  ha un corpo strabiliante
la sua missione è l’esser sempre invitante
Ella sa  presentarsi  secondo l’occasione
una suora, una mamma o un grande troione

La donna perfetta se la dovessi inventare
avrebbe labbra e un culo che faccia sognare
sarebbe alta, magra, di tette ben munita
senza cellulite e di coscia ben scolpita
Poco importa che sia abile nel ragionare
come donna giudizio non deve dispensare

Sesso e Sushi

Priscilla si stava preparando, aveva ricacciato la sua orda di gattini nello sgabuzzino, finalmente aveva un appuntamento e non voleva che i suoi mici la distraessero da quella che si sarebbe prospettata una magnifica serata. Amava il sesso ma da troppo tempo vi aveva rinunciato, la sua vita articolata nel solito tram tram casa/lavoro/gatti l’aveva allontanata dalla passione della carne fresca per confinarla in quella della carne in scatola.

Era ancora presto quando s’immerse nella vasca da bagno arricchita dall’essenza afrodisiaca Shunga arricchita di semi di lino e di olio di fegato di merluzzo. Aveva aspettato a lungo quella serata per poter realizzare la sua sfrenata fantasia, l’idea di poter servire del sushi usando il suo corpo nudo come vassoio l’eccitava più che mai. Non voleva toccarsi ma la sua mente tornava a lui, al gusto che avrebbe sentito dentro la sua bocca, attraverso la sua lingua. La mano di Priscilla scivolava verso il suo sesso ma indugiava, non voleva masturbarsi per non disperdere l’energia sessuale che stava accumulando. Sovrappensiero si sfiorò il clitoride, l’acqua della vasca si mescolava al suo calore quando all’improvviso il rumore dei gatti la risvegliò dalla trance in cui era scivolata. Si mise l’accappatoio addosso e andò a controllare lo sgabuzzino. I suoi gattini non amavano stare chiusi la dentro abituati com’erano a gironzolare liberi per la casa. Per cercare di farli rimanere mansueti aveva aggiunto una piccola dose di sonnifero ai croccantini ma a quanto pare non bastava, mescolò allora alla scatoletta altro sonnifero e lasciò che mangiassero tutto coccolandoli come amava fare nelle sue lunghe giornate ricche di solitudine e di peli d’aspirare nell’appartamento.

Il tempo stava passando maledettamente in fretta, era il momento di tirare fuori il sushi dal frigo e di adagiarlo sapientemente lungo il suo morbido corpo. Armeggiò con lo stereo e con le luci per creare la giusta atmosfera, si sarebbe fatta trovare nuda e appetitosa, pronta a farsi gustare a lungo. Cominciò a disporre il cibo intorno al suo seno fino a scendere fino al suo monte di venere che aveva reso liscio per l’occasione. Era caldissima, il suo desiderio rischiava di essere fuori da ogni controllo, ma per fortuna la musica riuscì a tranquillizzarla e nell’attesa, fantasticando sulla sua futura orgia di sushi e sesso, si addormentò.

Fu così che venne ritrovata dopo un paio d’ore dal suo uomo: nuda sul tavolo intenta a scacciare il branco di gattini eccitatissimi su di lei.

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Patrizio61

Le 20:00 erano già passate da un pezzo e di quell’uomo nessuna traccia. Mi ci era voluto tutto il coraggio che ero riuscita a raccogliere per invitarlo a cena e mi sentivo orgogliosa della mia azione andata a buon fine. Non sono una persona che prende facilmente l’iniziativa, mi faccio mille paranoie. Sapete non sono più giovane e bella come un tempo, il mio corpo sta perdendo un po’ di tonicità e, anche se posso vantare ancora un seno florido e un sedere magnanimamente sodo, non sono più tanto sicura del mio fascino. Generalmente non frequento i locali, preferisco i forestieri. Mi piacciono gli uomini soli … Dio delle città e dell’immensità, quanta mestizia trovo in loro. Li avvicino con una scusa, mi faccio raccontare delle loro vicissitudini, gli offro comprensione in saldo per poi svendere loro la mia tenerezza.

Si chiamava Patrizio, veniva dal sud, l’avevo approcciato in un gruppo di auto/aiuto per i giocatori compulsivi di Ruzzle. Ci vedevamo il giovedì sera durante le riunioni, l’avevo notato subito per il suo fisico statuario che si contrapponeva alla sua aria un po’ dimessa e per quello sguardo un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi a Genova.  Non interveniva mai, se ne stava spesso a capo chino come se si vergognasse di essere  li in quel momento. Avevo preso a mettermi vicino a lui, ogni tanto gli sorridevo e gli tenevo la mano facendogliela posare delicatamente sulle mie cosce. Una sera dopo la riunione lo invitai a bere qualcosa al bar del circolino che ci ospitava, all’inizio faticai non poco a cavargli le parole di bocca. Parlava a monosillabi, non riusciva più di tanto a sostenere il mio sguardo, dovetti usare tutto il mio tatto affinché si aprisse con me. Dopo un paio di bicchieri cominciò a raccontarmi tutto della  sua vita, dell’infanzia trascorsa nella masseria di suo nonno nelle Murge, del padre alcolizzato, della madre depressa e della sua prima partita a Ruzzle. Ogni  tanto interrompeva i suoi racconti come se avesse paura di scoppiare in lacrime e allora io m’inventavo una battuta per distrarlo e farlo sorridere. Nei giovedì successivi il ritrovarsi a bere al bar dopo le riunioni era diventato per noi una  bella consuetudine. Sapevo di piacergli, non che mi avesse mai detto qualcosa direttamente a tal proposito, ma lo intuivo dal fatto che ogni scusa era buona per lui per  abbracciarmi, per toccarmi. Fu la sera che si fermò in macchina a chiacchierare con me che trovai il coraggio d’invitarlo a cena. Parlammo per ore, finimmo per baciarci dolcemente per poi abbandonarci ad ispezionare l’uno il corpo dell’altra. Aveva un buonissimo odore, le miei mani avevano percepito quanto la natura fosse stata generosa con il suo sesso, desideravo che mi prendesse e che mi facesse sua, ma non volevo affrettare le cose. La cena al ristorante, del buon vino e l’invito a casa mia sarebbero stati la giusta cornice per la nostra prima notte di amore.

Non mi era neanche sfiorato il minimo dubbio che lui potesse cambiare idea, l’avevo sentito eccitato e pronto ad abbandonarsi con me alla passione più sfrenata. Non so quante volte mi era venuta voglia di toccarmi pensando a lui, ma m’impegnavo a trattenermi per accumulare energia sessuale da disperdere gioiosamente insieme in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.

Riflettendoci bene credo che avrei dovuto far caso ad alcune delle piccole avvisaglie che sicuramente potevano farmi intuire quello che veramente gli passava dalla testa, ad esempio  il suo silenzio alle riunioni del gruppo di auto/aiuto che alla lunga cominciava ad essere davvero strano. Quando stavamo insieme spesso mi parlava con vocaboli inesistenti e si rallegrava in modo esagerato quando riusciva a tirare fuori lunghi paroloni. Ma forse ero io che non volevo accettare la realtà, mi ero infatuata del suo fascino apulo-lucano, avevo scambiato la sua malattia per una timida dolcezza.

Lo aspettai ancora per un altro quarto d’ora, poi sconsolata mi alzai dal tavolo e me ne andai. Lui non rispondeva al telefono che sentivo squillare libero. Non sapevo dove abitasse, non potevo rintracciarlo. Una volta tornata a casa mi attaccai al rhum invecchiato che avevo comprato con l’intenzione di offrirglielo, dopo un po’, in lacrime, mi stesi sul divano allungai la mano e presi lo smartphone. Ero debole, mi sentivo in qualche modo tradita e in preda ad uno stato febbrile, quasi non fossi del tutto conscia di me, scaricai nuovamente quella debilitante applicazione. Mi sorpresi a ricordarmi il mio nick name e la mia password, in pochi secondi avevo già scelto la ricerca di un avversario casuale, ma non ebbi neanche il tempo di sistemarmi comodamente che sentii quel trillo che tanto mi aveva sussultare, presi il telefono, sulla schermata apparve il messaggio: “Patrizio61 ha accettato il tuo invito a giocare”. Mi sembrava di aver improvvisamente ricevuto una secchiata d’acqua fredda, tutto quello che ero riuscita a conquistare ultimamente e i miei sogni furono spazzati via in un istante, c’eravamo ricaduti entrambi.

Il danno

Sentivo il suo profumo ogni volta che schiudevo quel battente e anche se cercavo d’ignorarlo la sua presenza m’invadeva facendo accrescere in me pensieri impuri. Sapere di averlo vicino mi sconvolgeva i sensi, ma non mi sembrava certo quello il momento per lasciarsi andare. Avevo pensato di rivolgere le mie attenzioni altrove, mi guardavo intorno cercando di scorgere alternative meno devastanti. Invano cercavo di razionalizzare i miei bassi istinti che prevalevano sulla saggezza. Lo sentivo, era forte e lo desideravo, al solo pensiero di fare la pazzia di averlo mi sentivo tremendamente euforica e fuori controllo.

Dovevo andar via, non potevo oppormi ancora a lungo a quel suo seducente richiamo e più che mi dicevo che potevo farne a meno, che certi appagamenti erano futili e che mi sarei pentita se fossi caduta in quel tranello, più che sentivo fremere ogni parte del mio corpo al suo pensiero. Nonostante tutti i miei buoni propositi, per salvaguardarmi da quella stupida impudenza, in un attimo la mia bocca si ritrovò piena della sua essenza che da prima cercai di assaporare delicatamente e poi con una voracità animale di cui non mi credevo capace. La sua natura dolce e amara nella mia bocca mi colmava, adesso lo pretendevo tutto come se in vita mia non avessi mai avuto altri desideri che averlo prepotentemente dentro me. Non ricordo neanche quanto tempo fosse passato, ogni attimo faceva parte di un tempo non tempo sospeso nei meandri della mia eccitazione. Ma quel sogno  in cui mi ero persa svanì velocemente, senza che me ne fossi resa conto. Ero ancora in trance quando mi ritrovai con le sue tracce umide sul mio corpo, ero sconvolta.

Cercai in qualche modo di razionalizzare quello che era successo, mi sentivo sporca ed ero frustrata dai sensi di colpa. Ero stata in preda ad un’ingordigia devastante, ma ormai il danno era fatto e non potevo che andare a farmi una doccia e cercare di lavare le tracce di quel momento di cieca e voluttuosa bramosia. L’angoscia però non voleva andarsene, avrei dovuto resistere e non lasciarmi indurre in tentazione, purtroppo l’avevo fatto, avevo aperto il frigo e mi ero strafogata con mezzo kg di proffiterol, mi consolai al pensiero che dopo avrei fatto sesso selvaggio con un fusto nigeriano e in barba alle calorie ne avrei bruciate in quantità.

Io, tu e le rose. Lei, lui e l’amore

Mini Racconti Cinici Di Una Donna In Sindrome Premestruale

in collaborazione con la Compagnia Acquainbocca presentano:

Io, tu e le rose. Lei, lui e l’amore”

ovvero

Il sentimento, il sesso, la gioia e la noia nella coppia, conditi da un agre romanticismo e un pizzico d’impudenza

Sabato 6 Ottobre
Cena spettacolo
con Gianluca Truppa, Guya Canino e Max Amazio

presso il Circolo Rigacci: via F .Baracca 56 int Firenze

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA info 055 417297

Il Principe Cher Camogli (cronache erotiche)

I due si davano appuntamento una volta l’anno in quel ristorantino chiamato “Il Principe” appena  fuori Camogli. Lui si presentava sempre curato,  con la barba appena fatta e un barattolo di pesto fatto dalle sue possenti mani. Lei lo aspettava sempre al solito tavolo. Quel giorno era ancora più bella di quanto lui ricordasse,  forse perché  era fasciata in un vestito rosso fuoco  che niente lasciava all’immaginazione. L’uomo si avvicinò a lei e,  senza proferire parola,  poggiò il barattolo sul tavolo.  Vedendolo  gli occhi di lei s’illuminarono all’istante, le piaceva pensare  a quanto lui se la cavasse bene ad usare il mortaio. Ordinarono un pasto frugale, mangiarono poco e  lasciarono velocemente il ristorante.  Corsero veloci in macchina e arrivarono  in  quel pied a terre con uso cucina  che ogni anni usavano per i loro giochi proibiti. Si spogliarono senza fretta, dallo stereo si sentivano le voci di Sonny & Cher che cantavano I got you babe, lui  si distese sul letto ammirando il corpo di lei che via via si privava dei vestiti e della biancheria.  Era bellissima, lui la guardava estasiato soffermandosi con ammirazione verso  il suo monte di venere completamente depilato. Lei  di tanto in tanto si fermava ad osservare le dita di lui pensando  a quante cose sapesse fare con le mani, con la  bocca e con  il resto.  In quella stanza si respirava un’aria salmastra mista ad un forte odore  di sesso. I loro corpi erano vicini e cominciarono a  baciarsi avidamente. Lui amava assaporare ogni angolo del corpo di lei,  cominciò a far scivolare la sua lingua sui suoi turgidi seni e poi sempre più giù. Lei gioiva ed emetteva piccoli suoni simili a dolci lamenti. Continuarono così per un po’ finché non sentirono che il momento che aspettavano era arrivato. Lui era giunto con la bocca  vicino al suo sesso, lei non aspettava altro, allargò le sue gambe, affondò le sue dita in quella miscela da lui realizzata con tanta passione,  si passo la mano  intorno alla sua dolce fessura e lui finalmente poté godere dell’inguine al pesto.

Dedicato a Paolo M. E Caterina D. B.  che mi hanno sostenuto e ispirato (:D)