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Marysha e le follie di una sera

Marysha  gironzolava  fra la i tavoli orgogliosa delle sue tette e del suo nuovo rossetto cremisi. Era allegra ed eccitata, sapeva che quella sarebbe stata la sua serata e che avrebbe ottenuto quello che desiderava da tempo. Si era preparata tutto il pomeriggio dedicando al suo corpo le giuste attenzioni con  creme, profumi e make up, aveva scelto con cura la biancheria, le calze autoreggenti, il pizzo nero degli slip e del reggiseno che esaltava le sue rigogliose forme. Era impossibile per lei non far trasparire la sua euforia e quell’aria, quella musica, sembravano fatte apposta per l’occasione. Difficilmente Marysha si concedeva certe  trasgressioni, ma era primavera e lei era ancora bellissima e colma di una dirompente vitalità che la rendeva ansiosa e  famelica. Erano giorni che si tormentava pensando a ciò che desiderava e ogni volta che i suoi pensieri si fermavano in quella direzione percepiva  elettrizzanti vibrazioni. Non sarebbe stata poi così difficile la conquista, doveva solo decidere di abbandonarsi,  mettere da parte certe ansie del passato e  convincersi che una serata particolare di certo non avrebbe guastato la sua integrità. Aveva studiato con attenzione dove accomodarsi e si diresse con fare deciso verso il tavolo che aveva scelto. Si mise seduta con la schiena eretta e le sue meravigliose gambe accavallate. Il suo cuore  batteva velocemente, sapeva che quell’uomo stava arrivando e che presto sarebbe venuto il momento di dichiararsi. Si passò le mani fra i capelli, prese lo specchietto dalla borsa e controllò il  trucco. Lui stava arrivando, lo percepiva, era sempre più vicino. Marysha sentiva la sua gola sempre più secca e cominciavano a scenderle piccoli rivoli di sudore dal collo che rifinivano lungo l’abbondante scollatura del suo  vestito.  Adesso avvertiva i suoi passi decisi, la presenza di quell’uomo vicino a lei, l’agitazione era quasi irrefrenabile, lui era arrivato e Marysha finalmente poteva dire tutto quello che desiderava senza vergogna, senza più stupidi sensi di colpa, senza inutili mortificazioni. Si trovava esattamente nel posto giusto con la persona giusta, adesso poteva veramente  essere libera. Con fare sicuro si rivolse a quell’uomo e un’aria da Mistress consumata ordinò: “Cameriere come antipasto vorrei panzarotti e supplì, proseguirei con i  rigatoni con la pajata, poi coda alla vaccinara  e per contorno fagioli con le cotiche. Come dolce vorrei un paio di maritozzi, anzi no … preferirei la crostata di ricotta con le visciole… sa la sera è meglio rimanere un poco più leggeri.” 

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