Vincenzo

Odore di chiuso misto a sesso, luci basse, ronzio del televisore sempre acceso, polvere e libri disordinatamente esposti sul tavolino, incenso antico  e noia primordiale. Vincenzo viveva così con il suo passato sempre a portata di mano, lettere mai spedite, bollette da pagare, amori dimenticati e lei sempre pronta ad accontentare le sue voglie. Non sapeva se stava bene o se stava male, passava il tempo lasciandosi passare la vita addosso. Aveva avuto soldi, una certa intelligenza che gli aveva regalato stima da parte di alcuni intellettuali locali, un sacco di tempo per leggere e vedere vecchi film francesi. Non usciva quai mai se non per gli impegni strettamente necessari, il suo appartamento era un mondo chiuso dove sfogava le sue passioni, fra uno sbadiglio e una grattata al sedere, con lei. L’esigenze di cui avvertiva spesso una certa necessità, specie al risveglio, poteva soddisfarle quando desiderava e con il passare degli anni non riteneva neanche di aggiungere un po’ di fantasia a quell’amore sempre più veloce e abitudinario.

Vincenzo era stato un vizioso, un sognatore, un fine ricercatore di estasi da provare e da donare, ma la perfezione da lui ambita non era mai stata raggiunta. In passato aveva provato sofisticate forme di amplesso con donne e uomini, ma alla fine si era ritrovato solo con lei, l’unica che sapeva come muoversi, come agire, lei che c’era sempre e che sapeva stringersi intorno al suo pene facendolo scorrere avanti e indietro fino a farlo venire. Lei, la sua mano, la sua fedele compagna finché l’artrite reumatoide li separò per sempre e lui ritornò ad uscire di casa, a cercare e a sognare una compagna, una mano amica. 

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