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Margherita

Di nuovo una corsa, neanche il tempo di riprendere il fiato che scappa ridendo fra le spighe di grano che si stanno facendo d’oro e i rossi dei papaveri che ancora resistono a questo caldo.

“Dove andremo quando svanirà del tutto questo profumo di tigli e gelsomini?”

“Andremo a caccia dei soldati lucenti che si ergono impettiti e che orgogliosi girano la testa verso  il sole!”

“E dopo,  quando questi soldati lasceranno i nostri campi?”

“Cercheremo l’oro e il rosso delle foglie, seguiremo il loro volo fino a terra, la loro morte, il nostro sonno, la loro rinascita, il nostro risveglio.”

Margherita inno alla vita, Margherita che non sfiorisce e che riluce anche nel piombo dei giorni senza sole, Margherita  che ho rincorso da sempre. Margherita flauto irriverente delle ballate, Margherita che danza leggera mentre io fatico a riprendere fiato. Perché non sono riuscita ad essere come te? Tu sole io ombra,  tu alba io tramonto, in noi il rosso che è tuo nelle novità ma che in me cade scuro nel ricordo dell’abbandono.
Balla Margherita, ridi delle mie tristezze, delle mie pesanti giornate.  Ah se  ti avessi afferrata quando avevo 15 anni e invece ti ho lasciata andare via in sella a quell’assurdo motorino arancione con la tua felpa verde e i lunghi capelli neri che ho sacrificato più volte e che così brillanti non sono più stati.

Margherita dolce e impudente di cui tutti erano innamorati, tu sempre un passo avanti a me.
Margherita nelle tempeste, quando tornerai da me?

Wheat-Field-Woman

Ragazza mia

“Ragazza mia vedi sarebbe ora che tu imparassi a lavare e a cucinare altrimenti chi ti sposa?”

“Scusa mamma ma saper ramazzare casa e cucinare sono requisiti fondamentali per sposarsi?”

“Certo, mica vorrai tenere la casa sporca e cibarti di roba scongelata nel microonde!”

“E perché no”

“Perché così rimarrai zitella”

“Ho solo 13 anni mamma che dici?!”

“Dico che sarebbe l’ora che tu imparassi le cose fondamentali della vita per poterti sposare un giorno e occuparti di tuo marito e dei tuoi bambini”

“Ma se non volessi un marito e dei figli? A me piace studiare, vorrei girare il mondo e poi ..”

“Per poi tornare qua a fare la moglie, semplice”

“E il lavoro?”

“Mi chiedo come faresti a tenere casa pulita, cucinare, prenderti cura di te stessa (anche perché poi se ti lasci andare è facile che il marito si trovi un’amante), prenderti cura di lui, dei tuoi figli e lavorare. Saresti brava, ma non credo tu ce la possa fare e francamente penso che non ne valga nemmeno la pena quando c’è qualcun altro che provvede a mantenere la famiglia”

“Scusa ma preferirei mantenermi da sola. Quando sarò più grande mi piacerebbe dividere la casa con un’amica e poi vedremo, ho tutto un mondo da scoprire”

“Con un’amica? Mica sarai lesbica?!”

“Ma mamma che dici? Io vorrei essere indipendente, divertirmi, viaggiare, stare con gli amici”

“Si ma se poi entro i 30 anni non ti sposi cosa dirà la gente?”

“Della gente non è che m’importi molto”

“E infatti si vede .. anche da come ti vesti. Non sei per niente aggraziata, non ti fai mai fare una messa in piega come si deve, volevo regalarti delle scarpe con il tacco, una gonna ma tu niente. Sempre con quei  jeans, gli anfibi e i capelli disordinati … e meno male che mi dici che non sei lesbica”

“Ancora?!”

“Si che poi anche se lo fossi vorrei capire chi delle due farebbe la lavatrice. Io proprio queste cose non le capisco, due donne insieme, due che lavano stirano e poi vogliono essere uguali alle altre coppie eterosessuali”

“Mamma stai dicendo un sacco di fesserie, che c’è di male in due donne che stanno insieme?”

“Ah per me nulla, è solo una questione di equilibrio che andrebbe a farsi friggere. Ragazza mia vedi, l’uomo e la donna sono complementari. Le donne da che mondo è mondo accudiscono la casa, il marito e i figli ed è questo che le rende indispensabili”

“Non capisco, forse non voglio capire”

“Predi me e tuo padre ad esempio, sai che senza di me la mattina non saprebbe neanche come vestirsi? Io gli preparo gli abiti, gli faccio trovare la colazione pronta perché lui neanche saprebbe farsi il caffè. Sai che non è mai andato al supermercato da solo? Non saprebbe cosa comprare. Tuo padre ha bisogno di me per tutto. Io lo guido, io sono il suo angelo custode e per lui sono allo stesso tempo madre, sorella e amante. Per questo non ha mai pensato di lasciarmi e non mi lascerebbe mai, sarebbe perso senza di me”

“E ti sembra una cosa bella mamma?”

“E’ questo che tiene in piedi il nostro matrimonio”

“Ma l’amore?”

“L’amore? E a che serve?!”

Agnese Venerdì

Agnese sembrava mentalmente lontana dalle macchine e dalle persone che le sfrecciavano attorno, sorrideva. I suoi occhi curiosi lanciavano sguardi a tutto e a tutti, la sua purezza metteva a disagio. Alcuni, sconvolti dalla sua serenità, le lanciavano improperi.
“Ma chi ti credi di essere eh?! Si vede che non ci hai proprio un cazzo da fare tu! Vergognati di sorridere.”
Ogni volta che qualcuno rispondeva ai suoi  sorrisi in malo modo lei scoppiava a ridere,  più rideva e più gli altri si arrabbiavano.
Era un venerdì sera di clacson arrabbiati e gente di corsa,  quando cominciò a piovere lei aprì il suo enorme ombrello arcobaleno e si mise a ballare fra le macchine in coda.
“Ma guardatela questa pazza! Qualcuno la fermi! Possibile che non si sia neanche un poliziotto?! Ma le pare normale mettersi a ballare in mezzo alle macchine?”
Agnese ballava e rideva, volteggiava inciampando sulle persone e sulle auto, brillava sugli umori neri.
“Signorina! Ma le sembra il caso di fare tutto questo casino? Non le basta il traffico?!”
Agnese ad un certo punto comincio anche a cantare, era stonatissima eppure ci metteva tutto il fiato che aveva in gola per intonare una strana melodia che parlava di catene e zombies.
“Ecco si è messa pure a cantare, come se tutta questa acqua non bastasse …”
Alcuni uomini infastiditi dalla sua vitalità cercarono di fermarla, ma più si avvicinavano più Agnese gridava forte la sua canzone, ad un certo punto, stretta fra i rabbiosi, alzò il suo ombrello e volò via.
Cercare di risvegliare quei morti inconsapevoli non le fu facile neanche quella volta. Sorridendo rientrò nella sua casa di cura ripromettendosi di riprovarci un altro venerdì.

Passiva e felice

Mangio, mi lavo, dormo. Ogni tanto faccio finta d’interessarmi al mondo, ma in realtà non me ne frega molto di ciò che mi sta attorno, l’importante per me è starmene comoda.

Un tempo avevo delle pulsioni, ma dopo l’intervento nemmeno me le ricordo più e mi va benissimo così, non devo sforzarmi neanche in quello.

Lo ammetto, sono viziata, anzi viziatissima, ottengo tutto ciò che desidero senza fare il minimo sforzo e questo lo devo unicamente al mio bell’aspetto. Piaccio così come sono e in cambio di un paio di moine l’uomo, con cui vivo da anni, non mi fa mancare niente. Qualcuno potrà anche obbiettare il mio modo di vivere, ma per fortuna la mia indole mi rende indifferente a molte cose, critiche comprese. La mia vita trascorre perlopiù in casa, vedo quell’uomo quando si alza per andare al lavoro e quando torna a casa. A volte non torna da solo,  lui ha sempre frequentato diverse donne da quando ci conosciamo, ma io non sono gelosa, anzi, qualcuna di loro mi era anche piaciuta. Ricordo una certa Dolores, era bellissima, a lei piaceva accarezzarmi a lungo e io adoravo le sue mani che mi toccavano sapientemente. Poi è sparita e ne sono venute altre, ma io non mi lascio mica toccare da tutte.

Adesso devo lasciarvi, spero ci sia del pesce stasera per cena. Vado a strusciarmi un po’ a quel tipo per fargli intendere che ho fame, sono un gatto, in quale altro modo potrei farglielo capire?

“Woman with Cat” Marie Fox mariefoxpaintingaday.blogspot.it