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Tema: le mie vacanze a Tampa (senza la x)

Ormai sono tornata da diversi giorni e ho avuto modo di digerire le nostre vacanze in Florida dai parenti cubani (si, ho decisamente una famiglia planetaria). Molti mi hanno chiesto quali siano state le mie impressioni sulla mia famiglia, sul luogo (cazzo sono stata negli Stati Uniti, non ci posso credere, lo sognavo da una vita, cazzo!). Che dire .. sono rimasta colpita da Tampa (senza x) la città che, come dice la mia amica Francesca Satana Moroni da Montefeltro, ogni donna dovrebbe visitare prima dell’arrivo della menopausa.

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Tampa è una città meravigliosa piena di laghi e situata in una baia che si affaccia sul golfo del Messico, spiagge bianchissime, nuvole, sole, luce intensa che si trasforma nei tramonti più belli che abbia mai visto (senza contare poi che nei Walmart si trovano assorbenti di tutti i tipi).

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La città è viva senza essere caotica, a Tampa mi sembravano tutti allegri svizzeri: nessuna cartaccia in terra, nessun clacson strombazzante per le strade. Ho trovato un gran rispetto per la propria città, per la gente, cosa di cui, purtroppo, da italiana mi ha colpito non poco.
Conserverò i ricordi della ricchezza della natura, dei sorrisi e dei parchi (cazzo, sono stata a Disneyworld!!!), avrò sempre nel cuore la generosità dell’altra parte della famiglia di mia figlia. Siamo state coccolate e viziate, abbiamo avuto molto più di quanto avremmo mai sognato.

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Ma c’è una cosa che mi ha colpita più di altre e l’ho scoperta nel magico rettangolo situato nel salotto della mia famiglia cubano-americana: Laura Bozzo.

Questa bionda conduttrice peruviana ha una sua trasmissione su un canale statunitense dedicato alla minoranza (minoranza si fa per dire) ispanica. Da quando mi sono imbattuta nella sua trasmissione chiamata semplicemente “Laura” è stato amore. La sua conduzione sobria, il pubblico mai scomposto e i casi da lei trattati  mi hanno stregato … e adesso non ne posso più fare a meno.

Laura è strafamosa in tutta l’Amarica latina ( in pratica tutta l’America).La mia amica Vanessa (dal Venezuela) mi dice che usa le sue puntate come antidepressivo e questo lo si può capire bene.  Le disgrazie che via via presenta ad ogni puntata ti fanno sentire comunque (per quanto tu abbia problemi di autostima, sfiga al lavoro, neanche uno straccio di un amico o di un conforto familiare, nessun tetto dove riparati, alitosi, peluria superflua, voce alla Maria de Filippi e baffetto alla Maurizio Costanzo) fortunata. Ho potuto assistere ad una trasmissione dove un tipo aveva cornificato la sua fidanzata (incinta) con la madre di questa che a sua volta era rimasta incinta. Pianti, urli, pubblico urlante, protagonisti  pronti a menarsi (come in tutte le puntate). Colpisce il leggiadro modo di porsi di Laura che quando deve far entrate il colpevole di tali drammi familiari lo annuncia con le soavi parole: ” Que pase el disgraciado!!!!”.  Laura interroga, usando via via l’appellativo di perra o perro (cane) verso i suoi interlocutori,  sui motivi per cui una madre abbandona i figli che credevano morta, mentre lei era stata violentata dallo zio/cugino/ passante ed era minorenne, cacciata di casa, rapita dalla mala ma con tanta voglia di riabbracciare i figli che nel frattempo vivono a casa del violentatore che si è fatto prete.  Come si fa non rimanere incantati da una tale trasmissione che rende così credibile Forum e le altre nostre trasmissioni?!

Credetemi, vale la pena d’imparare anche solo un po’ di spagnolo per godere appieno delle sue trasmissioni che per fortuna si trovano sul sito di UniVisionTV: http://videos.univision.com/shows/laura e su youtube.

So che mi sarete sempre grati per il contributo che con questo post ho dato alle vostre esistenze, ma non ringraziatemi, dovere!

 

 

Tema: Mario Merola

Svolgimento:

 

Mario Merola è stato la voce di tutte le sfighe possibili e inimmaginabili che possono capitare ad un uomo umano. Incarcerato ingiustamente con tanto di madre in fin di vita, abbandonato dalla moglie, cornificato in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, sfruttato, costretto ad emigrare e, come se tutto questo non bastasse, malato agonizzante fra le braccia di Gigi D’Alessio.

Re della sceneggiata napoletana ha interpretato, con la sua magistrale aria a dolor di corpo, il lui nel menage a trois “isso, essa e o’ malamente” (lui, lei e il mascalzone). Capolavoro immortale è il suo “Zappatore” dove interpreta un contadino che s’indebita con uno strozzino per far studiare il figlio il quale, una volta ottenuta una carriera di successo, si vergogna del padre .. quando si dice che i sacrifici non ripagano.

Il Re è rimasto tale nel tempo, nonostante l’avvento dei Nini D’angelo e dei D’Alessi successivi, nessuno è riuscito neanche lontanamente a contrastare la sua supremazia. Il suo successo non fu solo dovuto ad una grande voce e alle sue superlative interpretazioni, Merola incarnava l’eroe che lotta eternamente contro tutti i soprusi, il buon padre che si sacrifica per la famiglia, il lavoratore umiliato dai ricchi, l’uomo onesto contro la malavita, il cornuto. Chi fra di noi persone comuni non ha mai patito simili tormenti? Mario Merola non solo li sentiva come fossero cose accadute veramente a lui, ma amplificava il suo dolore facendoci sentire tutti un po’ meno sfortunati. Siamo stati tutti cornuti, ma lui più di noi e questo ci ha sempre fatto sentire migliori.

Da scaricatore di porto a cantante ebbe una carriera costellata da molti riconoscimenti, ma quello più grande rimane quello dei suoi concittadini che in 40.000 si presentarono al suo funerale per l’ultimo saluto.

Morì per arresto cardiocircolatorio pochi giorni dopo essere stato ricoverato per un malore causato dall’ingerimento di cozze crude.