(Don’t fear) The reaper – L’ombra dello scorpione

Le canzoni del Re – I parte

Non sempre canzoni bellissime ispirano altrettanto bei racconti; io, per esempio che mi lascio spesso ispirare da brani fantastici potrei aver scritto strabilianti cagate, ma non è questo il caso.
Don’t Fear the Reaper è un gran bel pezzone dei Blue Öyster Cult del 1976 ed è stato la fonte di ispirazione per Stephen King per il suo romanzo “The Stand” (in italiano: “L’ombra dello scorpione”), con parte del testo riportata all’inizio del libro. La canzone dei Blue Öyster Cult è anche la sigla di apertura della miniserie televisiva del 1994 basata sul romanzo. Successivamente, è stata utilizzata come musica dei titoli di coda per il quinto episodio dell’adattamento in miniserie del 2020-21 della CBS.

Don’t fear the reaper è il terzo brano del disco Agents Of Fortune della band newyorkese, disco che è anche il loro maggior successo e che, quasi inevitabilmete, segna il declino del gruppo.
Ma veniamo al testo, già il titolo sembra di per sé il titolo di un racconto di Stephen King, perché noi piccoli fan conosciamo bene la fissazione di King per il grano, il granturco e i mietitori, e sì, di questi ne abbiamo fottutamente paura.

“Tutti i nostri momenti sono arrivati
Qui, ma ora sono passati
Le stagioni non temono il mietitore
Né il vento, il sole o la pioggia… possiamo essere come loro
Vieni, bambina, non temere il mietitore
Bambina, prendi la mia mano, non temere il mietitore
Saremo in grado di volare, non temere il mietitore
Bambina, sono il tuo uomo”

Scritta dal chitarrista Donald “Buck Dharma” Roeser quando aveva ancora meno di 30 anni, la canzone non sembra essere esattamente un inno alla vita, anzi. I riferimenti al mietitore, a Romeo e Giulietta, e a Orfeo e Euridice, come notato da alcuni all’epoca, potrebbero essere interpretati come un’istigazione al suicidio, ma lo stesso Roeser negò queste intenzioni, affermando semplicemente che con la morte tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. Come dargli torto?

È innegabile che nel mondo dell’arte, opere che suscitano paura e senso di morte abbiano il loro fascino; anche io, che ho paura perfino di cadere dagli scalini del bus, preferisco immergermi in note e temi oscuri piuttosto che in “Caramello” di Rocco Hunt, Elettra Lamborghini e Lola Indigo.

Tornando a “L’ombra dello scorpione”, ricordo di averlo letto negli anni ’90 a gran velocità perché, proprio quando avevo iniziato a leggere quel mastodontico volume di 1148 pagine, Italia 1 aveva cominciato a trasmettere la serie televisiva. Riuscii a finire il libro in tempo record, ma Italia 1 interruppe la serie quando mancavano ancora 2 puntate. Ancora li odio per questo.


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