Libertà di vita, libertà di morte

IV

Le corse, il fiato, la resistenza che aumentava ogni volta e ogni volta ero più forte e mi sentivo felice. La mia corazza era una macchina perfetta che mi portava ovunque. Ho corso su montagne dai pericolosi pendii, su spiagge incantate e sulle strade di città meravigliose. Ho ballato fino alle prime ore dell’alba e fatto ballare chiunque volesse entrare nel mio mondo fatto di suoni e di sensazioni forti. L’eccitazione per la vita nei mie occhi incantava chiunque, ero amato, preteso, idolatrato e mi pareva normale guardare il tramonto, parlare, correre e abbracciare. Mi pareva naturale fare l’amore, sentire il piacere con ogni centimetro del mio corpo, gustarmi il bere e il cibo che potevo masticare. Avrei vissuto quanto più possibile in questo stato di grazia che credevo potesse essere per sempre la mia vita, ma uno stupido incidente trasformò il mio corpo in una prigione. Inchiodato ad un letto, nutrito da un sondino, un filo di voce spezzata dal fiato che non reggeva neanche due sillabe insieme. Avevo vissuto pienamente con ogni mio arto, con ogni mio nervo e mi ero ritrovato da uomo ad avvertire il tempo sprecato, a farmi narrare la vita.
Immaginatevi di vivere un’esistenza in cui il ritmo è spezzato dalle piaghe da decubito di un corpo che non senti, dai colpi di tosse che ti strozzano il respiro e dalle visite di chi non puoi guardare né toccare. Non ci sarebbe stata cura per me ma solo la pena fino alla morte naturale, ma io di quella pena, che non mi restituiva neanche un briciolo di vitalità, non sapevo che farmene, volevo uscire dal mio involucro e provare a volare. Fu così che mi portarono lontano da casa fra gli schiamazzi dei benpensanti e le idiozie di chi giudica l’altro con degli ingannevoli metri. Raccolsi quel poco di respiro che mi era rimasto per dichiarare al mondo la mia volontà, perché ad ognuno fosse data la possibilità di decidere di lasciare quella sofferenza che era l’unica sensazione che le mie membra ancora mi regalavano. Ho avuto buoni amici che mi accompagnarono fino alla morte, la mia lotta sta continuando con loro.

Con il mio immobile inutile corpo sono riuscito a vincere battaglia da uomo libero e oggi riposo qua serenamente sulla collina.

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