Combattere


L’orchidea è definitivamente andata, e tu che aspetti? Dissetati, usa la chimica, provaci almeno a rifiorire. Durerai quanto durerai, ma almeno avrai combattuto con onore.

Oddio! Aiuto! Ma che è successo? Ero stata così attenta… Com’è possibile? No, ditemi che non è vero! Qualcuno mi dica che questa linea verticale sotto il labbro inferiore non esiste. Chi posso chiamare adesso? Faccio un reel e chiedo ai miei follower se la notano? No, non è possibile. Marika Francioli, attrice sulla breccia da anni, non si è mai mostrata al naturale. Rischierei di ricevere commenti devastanti. Devo sentire subito la clinica, farmi vedere al più presto o impazzirò. A 53 anni, ho l’aspetto di una trentenne, e ci credo: ho investito una fortuna per mantenermi così. Io sono, e devo restare, quella ragazza che dominava le copertine delle riviste più patinate. Sarebbe un disastro se qualcuno notasse anche il minimo segno di cedimento.
Ho sacrificato così tanto per questo corpo. Ho speso centinaia di migliaia di euro in trattamenti e rimedi per combattere i segni del tempo. Pensavo di aver vinto questa battaglia, ma è una guerra. I radicali liberi sono sempre lì, a fare danni sulla mia pelle, che fino a ieri aveva resistito a ogni attacco.
Calma, devo restare calma. Botox e filler non mi hanno mai tradito. Devo correre in clinica senza farmi vedere da nessuno. Devo rimediare prima che sia troppo tardi, soprattutto prima del festival, dell’intervista, della trasmissione in cui mi esibirò ballando, del nuovo set cinematografico che mi aspetta. I filtri possono aiutarmi, ma rischio comunque che qualcuno mi veda in strada, mi fotografi e mi sputtani sui social. Devo chiamare la clinica: anche senza appuntamento, devono ricevermi. In fondo, pago a buona parte di loro lo stipendio. Non posso permettermi di sembrare vecchia ora che sono stata scritturata per quel film in cui dovrei interpretare una donna della mia età. Se mi scoprissero, rischierei di non dover sopportare le lunghe ore di trucco per apparire quella che sono. Sarebbe la fine.
Sono trent’anni che lavoro per mantenere il mio successo. Trent’anni in cui la maggior parte dei miei soldi sono stati investiti per mantenere il mio fisico tonico. Non posso arrendermi. Cosa sarebbe della mia vita, altrimenti? Ho visioni terribili: vedo il mio corpo che cede, le rughe che esplodono sui social. Vedo tutti commentare su quanto mi sia lasciata andare, su come la mia bellezza sia ormai sfiorita. Ricordo bene la campagna “I Am What I Am”, lanciata con l’entusiasmo di alcune celebrità che si erano mostrate al naturale. E ricordo quante di loro sono state massacrate dai commenti feroci, snobbate dall’industria dello spettacolo. Bella la libertà dalle diete e dal botox, vero? Nessuna di loro ha più lavorato, e un paio, spinte dalla disperazione per il rifiuto sociale, si sono suicidate.
Voglio fare la loro stessa fine io? No! Allora combatterò, anche se adesso mi sfonderei di cioccolata. Ma Dio non voglia che mi venga pure un brufolo. Mi armo di occhiali neri e parrucca per non farmi riconoscere, e corro alla clinica. Scappo da questa ruga, dal tempo che scivola via, da questo semaforo rosso. E scappo anche dopo aver investito quel rider che stava attraversando la strada, senza nemmeno fermarmi, con buona pace della sua anima. Io sto combattendo una battaglia, e non posso certo fermarmi!

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