Anche il cuore, in fondo, è solo un pezzo di carne

Prima del mio intervento, che potrebbe dare lustro a questa modesta trasmissione, dovrò fare un accenno al programma per la prevenzione dell’Aids. Lo so, l’HIV ormai non se lo fila più nessuno, ma tant’è: ancora esiste e colpisce soprattutto i paesi del terzo mondo. Poi parlerò del mio piano di sostegno alla ricerca scientifica, alle famiglie bisognose e, in generale, alle persone meno abbienti. Infine, tra una domanda e l’altra, con il mio sorriso benevolo, illustrerò il mio impegno per l’inserimento dei bambini migranti nelle scuole e degli adulti nel mondo del lavoro. Al momento giusto, assumerò un’espressione affranta per parlare della crisi del Medio Oriente, facendo attenzione a non offendere nessuna delle parti coinvolte. Sono contro la guerra, contro la violenza, anche quella verbale. È dal conflitto che nasce il mostro che alberga in noi.
Userò un tono fermo e pieno di misericordia quando ricorderò le vittime delle traversate in mare e quelle sul lavoro. Dopotutto, il mondo mi ama per il mio gran cuore, e devo mostrare che questo sentimento è reale e rivolto ai meno fortunati.
«Dottoressa Sperati, il filmato in cui è in Iranesia a sostenere la rivoluzione contro Maleffhi, lo mandiamo prima o dopo lo spot per la salvaguardia delle foreste pluviali Americazoiche? O preferisce quello in cui è ritratta mentre medica i lebbrosi sull’isola Dimentikhata Daddyo?»
Come sempre, devo decidere tutto io. «Mi chiami pure Diana. Mettiamo prima l’isola, poi l’Iranesia, e chiudiamo con le foreste. Il tema dell’ambiente è quello meno sentito, purtroppo, ma ci tengo a sensibilizzare il pubblico, soprattutto sul consumo di carne da allevamenti intensivi.»
E, ovviamente, il conduttore non può fare a meno di sommergermi con le sue smancerie stucchevoli. «Diana, devo complimentarmi con lei. In questo studio ho avuto tanti ospiti, ma nessuno è mai riuscito a fare tutto quello che fa lei. La sua presenza in questo mondo è fondamentale. Ormai la gente è sempre più delusa, ma lei riesce ad accendere la speranza e a dare una nuova iniezione di fiducia al Paese.»
Mi verrebbe quasi da ridere, ma rispondo con il solito tono modesto. «La smetta con questi complimenti, mi mettono in imbarazzo. Faccio ciò che faccio per istinto. Non posso lasciare ad altri la responsabilità di risolvere i problemi di questo povero pianeta. Se tutti avessero le mie possibilità, ne sono convinta, farebbero lo stesso. Ma, piuttosto, quanto tempo mi rimane per parlare del mio ruolo di mediatrice nel conflitto tra le due Ghoree e del mio sostegno economico alle operaie della fabbrica di calze, dove di recente è avvenuto un terribile incidente che ha causato la morte di una giovane, stritolata da un macchinario?»
Il conduttore riceve un cenno dalla produzione e fa una faccia strana, quasi in difficoltà. «Dottoressa Sperati, mi comunicano che abbiamo ottenuto un’intervista con Kaung Ban Guu Kyir. È da trent’anni che nessuno riesce ad avvicinarla. Mi capisce, è un evento storico. Dovremo tagliare parte del suo intervento, è un’esclusiva mondiale…»
Non ci posso credere. Vogliono ridurre il mio spazio per colpa di questa sciacquetta e mandare in onda un filmatino insulso? E per questo tagliano il mio spazio televisivo, conquistato con anni di fatiche? Ho passato anni in mezzo ai disperati, sopportato climi impossibili solo per farmi riprendere come paladina dell’ambiente. Ho speso una fortuna per rimettermi in sesto nelle spa, dopo aver indossato scarpe orribili nelle foreste e respirato il puzzo delle fabbriche. E ora vogliono scalfire così la mia notorietà?! Sorrido a denti stretti, ma finita la trasmissione andrò a parlare con il produttore, subito. Mi sentirà, eccome se mi sentirà!

Posted in

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.