#UltimoGiornoDiGaza

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Questo è l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata nel 1948 dalle Nazioni Unite dopo l’orrore della Seconda guerra mondiale.

Oggi, ci troviamo dentro quella che papa Francesco ha definito una “guerra mondiale a pezzi”. I diritti umani vengono calpestati non solo nei territori in conflitto, ma anche in molti Paesi che si dichiarano democratici.

A Gaza, la politica di occupazione israeliana – come un Golia che divora uno dei suoi stessi figli – sta portando alla distruzione. La risposta all’attacco del 7 ottobre 2023 ha innescato un’occupazione ormai totale della Striscia. Nelle ultime 24 ore, le bombe hanno ucciso 106 persone. Ai sopravvissuti viene negato il minimo necessario per vivere: acqua, cibo, cure, aiuti umanitari.

E poi ci siamo noi. Chi può scrivere, al sicuro, da casa. Alcuni vengono accusati di essere amici dei terroristi solo perché parlano di Gaza. Altri dicono che è inutile parlarne.

Restiamo umani Restiamo umani Restiamo umani

In questi giorni, ho pensato a Rachel Corrie, una volontaria statunitense ragazza uccisa nel 2003 da un bulldozer mentre cercava di fermare la demolizione di case palestinesi a Rafah.
Voglio ricordare le sue parole, scritte ai suoi cari il 7 febbraio 2003:

“Ciao amici e famiglia e tutti gli altri. Sono in Palestina da due settimane e un’ora e non ho ancora parole per descrivere ciò che vedo. È difficilissimo pensare a cosa succede qui quando scrivo a chi amo negli Stati Uniti. È come aprire una porta virtuale sul lusso.
Non so se molti bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi dei proiettili nei muri o le torri di un esercito che li osserva da vicino.
Penso – anche se non ne sono sicura – che il più piccolo di loro capisca che la vita non è così ovunque.
Un bambino di otto anni è stato ucciso da un carro armato israeliano due giorni prima che arrivassi. Molti bambini mi sussurrano il suo nome: Alì.”


Per Ali, per Rachel, per l’umanità intera, fermiamo questo orrore.

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