Non saremo mai come voi

La cecità del rancore, il fuoco che divora, alimentato da bugie.
Pensi davvero che la tua rabbia, questa rabbia da belva, sia liberatoria?
Sei incatenato. E più ti arrabbi, più la catena si stringe, ti soffoca.
Ti restano pochi respiri.

Mario e Alice, una vita insieme. Lavoro, sacrifici, risparmi investiti in una bella casa. Figli, nipoti, le serate al circolo del paese. E la messa la domenica, anche se sempre più di rado. Non si poteva però mancare alle feste comandate, non stava bene. Che avrebbe detto la gente?

Quando la TV iniziò a ripetere ossessivamente che “ci stanno invadendo”, Mario e Alice cominciarono a preoccuparsi. Per i loro risparmi, per la casa, per la loro famiglia. Vedevano i prezzi al supermercato salire, ma resistevano. Con un buon conto in banca e qualche titolo alle Poste, riuscivano ancora a tenere botta, ad aiutare i figli. Ma si chiedevano, con ansia: “E loro, riusciranno a fare lo stesso per i nostri nipoti?”.

Poi arrivarono i social network. Si tuffarono a capofitto in quel mondo. Si emozionavano per le vecchie foto del paese, si indignavano per i cuccioli abbandonati. Fino a quel momento, la loro vita era stata quasi priva di incertezze.

Nella solita spiaggia estiva, incontravano spesso Ahmed, un simpatico vu’ cumprà. Non avevano mai pensato alla sua religione, ma ora, grazie a internet, avevano “capito”: quella brava persona era un islamico e, come tale, poteva — insieme ai suoi simili — invadere e minacciare il loro mondo.

Iniziarono ad avere paura. Un’entusiasmo malato li invadeva quando leggevano di naufragi di “clandestini invasori”. Anche se erano neonati, restavano una minaccia.

Smarriti, trovano conforto nei social, unendosi attorno a un leader politico simpatico e risoluto, che si preoccupava per loro ogni volta che uno straniero o un “diverso” minacciava lo Stato. Il leader, un fan delle ruspe, che sapeva sempre cosa fare.

Ed era esaltante, per due persone semplici come loro, sentirsi parte di una comunità, partecipare attivamente a uno shitstorm contro il “nemico” del giorno. Mario, una bravissima persona che non aveva mai fatto male a una mosca, si ritrovava a minacciare di stupro le “zecche” nemiche del popolo. Alice, sempre disponibile con tutti, tra un micetto e l’altro non risparmiava auguri di morte a stranieri, zingari e a quelli “del gender”.

Sempre insieme, ieri come oggi. Una vita di sacrifici da difendere a ogni costo. Per questo si erano comprati una pistola.

Per questo non esitarono a usarla, quella notte, quando sentirono qualcuno intorno a casa. Quando Mario sparò al nipote, pensando fosse un ladro.

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