La tieta

La tieta

Teresa conservava i suoi ricordi e le sue briciole di vita in una vecchia cassapanca tarlata come le sue ossa. Si svegliava ogni mattina sempre troppo presto, si  lavava e si sistemava i capelli  con la medesima acconciatura, dava da mangiare ai suoi gatti e si preparava la colazione abituale: latte, fette biscottate con le marmellate che preparava in enormi quantità per lei e i suoi vicini. Si  vestiva con cura e andava alla messa, era sempre la prima ad arrivare. Passava poi dalla bottega a fare una spesa sempre priva di sorprese. Sceglieva  i cibi che avrebbe cucinato a seconda dei giorni della settimana e delle stagioni. Oggi  era il giorno della zuppa di verdure.  Lasciava sempre tutto in ordine onde evitare di far trovare la casa in scompiglio nel caso fosse arrivato qualcuno, non poteva certo deludere la fama della brava donna che da molti anni la raffigurava.  Il mercoledì si concedeva un giro per il mercato, non tanto per fare acquisti, ma per salutare gli stessi  volti  di sempre e fare la conta  di quanti di questi fossero sopravvissuti alla vecchiaia. Dopo pranzo  accendeva la televisione  per  vedere la  telenovela  decennale che ormai non  le dava più nessuna palpitazione.  Nei pomeriggi lavorava a maglia  e confezionava golfini per i nuovi arrivati e per chi doveva ancora nascere. Il sabato andava a giocare alla tombola organizzata dalla comunità religiosa  e quel poco che vinceva lo donava  alla chiesa la mattina successiva.  Curava quotidianamente le sue piante che crescevano rigogliose procurando tal volta l’invidia delle comari. Parlava alle rose e ai suoi gatti.  Ogni sera, prima di dormire, prendeva il breviario dal suo comodino e ne leggeva qualche passo.  Tutti la consideravano una encomiabile   persona e nessuno ricordava di lei fatti particolarmente rilevanti nella sua esistenza, il suo essere così, al limite dell’anonimato, la rendeva un ingranaggio perfetto nella vita di quella comunità. Le settimane, i mesi, gli anni scorrevano con  quel ritmo  sempre regolare , per il Natale dava una mano  per preparare la festa parrocchiale, stessa cosa a Pasqua. Durante il mese mariano guidava  il rosario sedendosi    in prima fila  sulle panche vicino all’altare. Il primo  Novembre portava le sue rose al cimitero  e la sera, a casa sua, apriva la cassapanca rimirando con gioia le foto e  le reliquie delle persone che aveva assassinato.

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