Lady S

Si alzò in piedi, prese in mano il microfono e in quell’istante il mondo rimase stregato. Non che avesse una voce bellissima, o una tecnica particolare, era solo una femmina, ma che femmina. Ogni nota sprigionava sesso e morte. Cantava i suoi blues e li colorava con le note più scure. Uomini e donne rimanevano incantati come se fossero sotto l’effetto di un’allucinazione. Non si sentiva nemmeno il rumore dei bicchieri che si posavano sul tavolo. Nessuno osava recarsi al bar o chiedere le ordinazioni ai camerieri quando lei cantava. Le sue erano sempre liriche di disperata eccitazione.Quella sera volli andare a sentirla, erano anni che sentivo parlare di lei e non ero ancora riuscita ad incontrarla. Normalmente avevo un approccio sempre disincantato rispetto ai cosiddetti fenomeni musicali e non mi aspettavo niente di particolare nemmeno in quella occasione. Rimasi sconvolta, non solo vederla mi aveva catturata, ma ascoltarla mi fece completamente perdere le mie misere certezze. Mi ero reputata una cantante, un’ appassionata esperta di musica ma sentirla mi fece dimenticare le cose che fino a quel momento reputavo capolavori. La sua voce mi metteva in uno stato febbrile, avrei voluto possederla, la desideravo come mai avevo desiderato una persona in vita mia. Rimasi paralizzata con il corpo durante tutto il periodo della sua esibizione mentre i sensi e la mente vagavano in luoghi misteriosi e passionali. Ero sbalordita anche dopo parecchi minuti dalla fine dell’esibizione. All’improvviso fu come se mi destassi da un abbaglio, mi alzai di scatto e cominciai a cercarla per tutto il locale. Cominciai a chiedere dove fosse ma tutti mi guardavano in modo strano come se non capissero di cosa stessi parlano. Una persona addirittura mi disse che quella sera non c’era stato nessun concerto e li per li pensai che fosse soltanto un ubriacone. Chiesi al bar, ai camerieri, nessuno sapeva niente di lei. Pensai che quello fosse un incubo. Cercai di darmi un pizzicotto ma sentivo solo male. Non credevo di essere pazza, poco dopo mi convinsi sul serio che quello era stato solo un sogno e in quella che pensavo fosse la mia immaginazione uscii dal locale. L’aria aperta di aprile sembrava effervescente, sentii uno strano sibilo, una mano che si appoggiava alla mia spalla, rimasi pietrificata, era lei. Quell’allucinazione era così intensa che il mio cuore batteva all’impazzata. Sentii le sue labbra premere dolcemente contro le mie, avvertii il calore dalla sua bocca e caddi in terra. Pochi minuti dopo la vidi volare via sulla sua astronave. Tornai a casa come un automa e mi misi finalmente a dormire. Non la dimenticherò mai.

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