Rainbow friends

Marc Chagall Noah and the rainbow

Se adesso disegnassimo arcobaleni su quei muri scalcinati sarebbero meravigliosamente imprecisi e non azzeccheremmo neanche i colori,  ma  poi  questo indaco chi mai lo chiama così? Io lo ricordo solo nel mood di Duke  che quando lo cantava Nina  era proprio di quel colore che non si capisce se sia un blu violettato o un viola bluato ma è tanto bello quando ci colora da dentro e ci rende così assurdamente lucenti. A volte però non ti trovo e se ti trovo ti vedo avvolto in questo grigio che respirano le mie narici nei giorni di autunno e di nebbia che ci si attacca dentro i polmoni. Pane e denti, ma perché non possiamo farcelo sciogliere in bocca il pane? Io lo assaporo anche così se i denti fanno male perché il rosso e l’oro posso prenderli dalle foglie e c’è un verde che non finisce mai neanche quando è ricoperto dalla neve, sta li sotto insieme alla terra a dormire avvolto da quella soffice coperta bianca. Adesso si è fatto buio, se gli arcobaleni ci sono non li vediamo e non  vedo neanche te ma sento il tuo odore colorato di vita aspra che mi sorride un po’ stordito. Hai portato  quel pennarello che scrive ovunque anche in cielo? Firma il firmamento adesso prima di dormire che il muro con l’arcobaleno  domani sarà bellissimo e impreciso come il nostro sorriso con le briciole di pane sotto.

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