Testo della lettera che ho inviato alla Garante nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Non possiamo restare inermi davanti ai fatti di questi giorni dove l’esclusione dei bambini dalla scuola, da alcuni servizi scolastici e, nel caso di Riace, dalla vita che conoscevano fino a quel momento.
Ho scritto al Giudice Filomena Albano che è la Garante dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza https://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm
Per chi come me volesse scriverle riporto  l’e-mail della segreteria per segreteria@garanteinfanzia.org

e questo per i possessori di PEC
autoritagaranteinfanzia@pec.it
Questo il testo:
“Egregia Garante Giudice Filomena Albano, Le scrivo in merito a quello che sta accadendo nei comuni di Monfalcone, Lodi e Riace. Come Lei sa nel comune di Monfalcone l’amministrazione comunale ha escluso dall’accesso al servizio scolastico 76 bambini poiché stranieri. Nel Comune di Lodi l’amministrazione ha richiesto una certificazione ai genitori stranieri, spesso impossibile da reperire, che di fatto ghettizza oltre 200 bambini che non possono accedere ai servizio di mensa e del trasporto scolastico.
E’ di ieri la notizia dell’ordine da parte del Ministro dell’Interno dello sgombro,  dei cittadini stranieri, del paese di Riace. Persone integrate, che perderanno le loro case, il loro lavoro, i loro legami, bambini che non potranno più frequentare la loro scuola, i loro amici, persone, che erano riuscite a ricostruire la loro vita in armonia con il territorio e i suoi abitanti, che perderanno ciò che avevano realizzato, è orribile.
Nel nome dei bambini di questi paesi della nostra nazione, che ha la solidarietà e i diritti come principi sacri, nel nome della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite, Le chiedo un intervento nel tentativo di frenare queste azioni che oggi causano un dolore immenso a queste famiglie, a questi bambini, a tutti noi cittadini italiani che crediamo nei diritti umani e che temiamo un futuro oscuro per la nostra Nazione.
Grazie.

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La bambina portoghese (che fine ha fatto?)

E poi e poi ti ritrovi nel rosso del tramonto immersa nella malinconia di una sera estiva senza risposte, cerchi con la logica di aggirare il dolore ma questo non sente ragione. 
E poi e poi la delusione sale, l’amarezza ha sempre lo stesso sapore e ti dai della cogliona mentre cerchi di buttare giù l’ennesimo rospo.

E poi e poi ti torna in mente che da tempo non scavi dentro di te, che non ti lasci totalmente stregare da una canzone. 
E poi e poi ti ricordi di aver messo da parte un brano di Guccini che  ti trasporta via lontano  …

e poi e poi vediamo dove mi porta. 
Silvia  si sentiva già grande, lei poteva andare a fare il bagno da sola senza che sua madre dovesse immergersi per forza in acqua per tenerla d’occhio, lei era un asso con le biglie e i maschi sulla spiaggia avevano smesso di sfidarla da un pezzo,  lei sapeva perfino prepararsi  la colazione in totale autonomia e sentiva davvero che poteva benissimo non aver bisogno di niente e di nessuno se in casa c’erano il latte, le fette biscottate e la nutella.  Quella mattina si svegliò di buonóra, mangiò e scese in spiaggia, a parte qualche nonnina a quell’ora non c’era mai nessuno e a lei piaceva pensare di avere tanto tempo da poter dedicare alla costruzione di castelli, alla ricerca di preziose conchiglie e alle sue escursioni in terra e in mare prima che arrivassero i soliti mocciosi ad intaccare il suo meraviglioso mondo fatto di sabbia, idee nuove e di acqua.
Le onde erano ridotte in minimi sussulti spumosi, il vento era gentile, rinfrescava senza alzare i fastidiosi granelli di arena in aria. Vedeva passare ogni tanto qualche donna con abiti colorati che veniva da un mare molto lontano e che le offriva di acconciarle i capelli. Sentiva delle strambe canzoni dalla radio del bar sulla spiaggia e pensava che quella estate si sarebbe dilatata all’infinito e che sarebbe diventata presto la regina di quel mondo perfetto di caldo e di spruzzi.  Silvia non conosceva che il bello delle cose e, in un angolo della sua testa, pensava che dovesse essere consapevole dell’importanza di preservare quella  purezza. Mentre era assorta nei suoi pensieri sentì le voci agitate di due signori grinzosi e canuti che si lamentavano del disordine del paese e che rammentavano i bei tempi andati parlando male dello stato attuale. Silvia li ascoltava e sorrideva, si diceva che non sarebbe mai diventata come loro perché lei poteva essere sì grande, ma non sarebbe mai stata vecchia perché possedeva la magia della stella marina che aveva visto, così credeva,  quella volta che con la maschera esplorava l’abisso fatto di poco più di metro del mare, una stella marina che le aveva donato il potere di fluttuare leggera sopra le persone ed il tempo.  Era meravigliosa la sensazione che provava e che, come ogni giorno, veniva rotta dalla voce di sua madre che la richiamava ai suoi noiosissimi compiti di scuola.
Ogni volta che accadeva sentiva frantumarsi il suo universo, ogni mattina poi con sempre più fatica lo ricostruiva per sentirsi di nuovo libera.
Passarono i giorni, poi l’estate e dopo tornava il tempo delle calze e delle sciarpe e di nuovo  poi  la primavera che tendeva verso il futuro mare. La spiaggia, i mocciosi che cominciavano ad essere interessanti, la vergogna di mostrare un seno che sembrava improvvisamente cresciuto e i discorsi dei vecchi, di altri vecchi e le donne con abiti colorati che iniziavano a darle fastidio perché qualcuno le aveva detto che in qualche modo cercavano di fregarla.  Poi i ragazzi, l’amore quello sognato, l’amore fatto di sesso e sudore, il lavoro, lo stress, i figli, il futuro fottuto per colpa di altri, come aveva ben imparato, la magia dell’estate persa un milione di anni prima forse proprio poco dopo quella mattina in cui si sentiva già grande.

Ancora e sempre Eileen

E ancora corri anche se non hai più l’illimitato fiato che avevi da ragazzina.


Il cielo è più o meno lo stesso nei suoi mutamenti di luci, ombre e stagioni, le strade sono un po’ cambiate, anche le case e i giardini si sono trasformati, alcuni negozi sono spariti, altri sono stati trasformati e un paio sono rimasti com’erano, con quello stesso identico odore che poi non è che sia mai stato un buon odore.
C’è un qualcosa che ti brilla dentro ed è  identico a com’era  al tempo in cui ambivi ad avere un paio di Levi’s e una fruit bianca per sentirti bella, questo sentimento che ogni tanto emerge grazie a un profumo o una canzone, ti rende entusiasta della vita sempre tutta da scoprire.

E continui a correre cercando quell’emozione che era ed è ancora amore.

Il suo sguardo si fermò su di lui esattamente il 13 Maggio 1982 intorno alle 3 del pomeriggio, se lo ricorda bene perché era caldo e stava andando a studiare da un’amica per gli esami della terza media. Lui era uscito dalla gelateria (ah quella sì che è rimasta uguale) e per poco non si scontrarono, ma fu proprio quello scontro schivato che fece incrociare i loro sguardi.
Dio com’era bello lui e com’era alto! Ma perché mi sta fissando, si chiedeva lei pensando di avere un qualcosa fuori posto (cosa che avrebbe creduto per molti anni a seguire ogni qual volta che qualche ragazzo, poi uomo, la fissava).
Era diventata tutta rossa, lui la guardava e non parlava, lei dopo qualche secondo in preda ad una strano senso di quella vergogna tutta adolescenziale si era dileguata a testa bassa.
Nei mesi successivi lo aveva rivisto diverse volte e ogni volta  che lui la guardava e a lei batteva forte il cuore, esattamente com’era successo  il 13 Maggio 1982 intorno alle 3 del pomeriggio.  Le piaceva da morire ma figuriamoci se lei si sarebbe mai azzardata a dire un solo ciao, poi anche lui la guardava e forse prima o poi le avrebbe detto qualcosa e comunque a lei bastava che lui la guardasse dritto negli occhi per farle sentire quello febbrile che tanto la faceva volare.
Non c’è molto da dire su questa storia, lui ad un certo punto sparì perché a parte la gelateria e l’edicola, che ha sempre lo stesso identico odore, tutto era destinato a cambiare, lei lo aveva cercato con lo sguardo ogni volta che usciva di casa. Aveva pensato a lui nei mesi successivi fino a quando non le capitò d’incrociare altri sguardi che la scombussolavano, ripensandoci a distanza di anni non è che fossero stati molti ma erano tutti meravigliosi e lei oggi ancora è li che corre e li ricerca come i papaveri che tornano sempre a primavera.

“Come si arriva all’alba” di Gabriele Morandi

“Come si arriva all’alba” è l’ultimo libro del mio amico fraterno Gabriele Morandi pubblicato da Intrecci Edizioni.

Ho la fortuna di avere amici particolarmente creativi fin da quando ero una ragazzina, Gabriele è uno di questi. Da quando lo conosco, e sono ormai molti anni, ricordo che ha sempre scritto.
Mi viene da sorridere pensando ai suoi primi racconti, a quei fogli battuti sulla macchina da scrivere che faceva girare fra noi amici chiedendo la nostra opinione. Abbiamo collaborato spesso insieme anche per le sue pièce teatrali che si sono svolte in improbabili teatrini in alcune frazioni del Chianti, tutto era rigorosamente curato da noi, mi sono ritrovata a fare il tecnico audio, l’attrezzista, l’addetta alle luci e la voce fuori campo (ovviamente senza nessuna competenza in merito).
Se ho scritto qualche racconto decente lo devo a lui che mi ha generosamente dato preziosi suggerimenti e ottime indicazioni.
E’ bello poter crescere insieme e vedere realizzare i sogni dei propri amici, ricordo, come fosse successo pochi giorni fa, l’entusiasmo provato per uno dei primi premi letterari ricevuto da Gabriele a San Nicola La Strada in provincia di Caserta.
Ricordo il suo primo libro pubblicato (all’epoca dalla Robin) e poi i successivi.
L’entusiasmo di progettare e provare a fare cose nuove, come da ragazzi, non ci è mai passato, così Gabriele si è ritrovato con me e Fabio Valentini  a ideare e condurre alcune puntate a radioshout.eu di Beauty and the Beat ,  io mi sono ritrovata, sabato scorso, a presentare alla libreria CentroLibro di Scandicci il suo ultimo romanzo.

“Come si arriva all’alba”, titolo che di per sé potrebbe includere  una gran bella domanda, è un giallo che  però mostra altre tinte, dal nero al rosso, sfumature comprese. Leggerlo mi ha fatto immergere nella bella testa di Thelonious  Fante, il protagonista, mi ha fatto sognare i paesaggi delle colline pisane, che ho la fortuna di avere a pochi passi ma che ancora non conosco così bene e mi ha regalato qualche sana ora di distrazione dalle mie piccole mestizie.

Questa di sabato 14 Ottobre è la prima tappa del blog tour di questo nuovo lavoro di Gabriele , ne seguiranno altre che ci permetteranno di conoscere meglio l’autore e il suo romanzo, vi consiglio di seguire le altre tappe ma soprattutto li leggere i libri di Gabriele, così poi ne scrive altri e potrò di nuovo pavoneggiarmi di nuovo sul web e nel mondo 1.0

#COSTUIREILFUTURO

Credo fermamente che le persone più giovani abbiano una straordinaria creatività  gioiosamente rivoluzionaria ed è con entusiasmo che ha scelto di aderire a questa nuova gara d’idee dell’Aied  #COSTRUIREILFUTURO dove i ragazzi fra i 18 e i 35 anni potranno presentare i propri progetti riguardo alla salute, ai diritti e l’innovazione sociale, l’educazione e la cultura, l’occupazione e lo sviluppo sia economico che  tecnologico, il futuro appunto.

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#COSTRUIREILFUTURO – VOCE AI GIOVANI: UNA GARA DI IDEE

L’obiettivo della nuova edizione della nostra gara di idee nazionale rivolta a chi ha dai 18 ai 35 anniè capire di cosa hanno bisogno i giovani per innescare la loro spinta innovativa e affrontare in maniera consapevole la costruzione di un nuovo futuro.

I Millennials e la Generazione Z, cioè i nati tra gli anni ‘80 e il 2010, sono la prima e la seconda generazione della storia che conosce il linguaggio dei nuovi media e che sta affrontando le conseguenze della globalizzazione e di tutti i cambiamenti portati dalla digitalizzazione.

Il contesto in cui vivono regala poche certezze e grandi sfide. Ad esempio dovranno affrontare temi come l’esaurimento delle risorse naturali, l’avvento dell’intelligenza artificiale, le nuove forme della parola “lavoro” e “famiglia”, e dovranno farlo in un contesto ben poco prevedibile.

Se è vero che hanno a disposizione una fonte inesauribile di risorse – internet e i nuovi media per potersi connettere velocemente con chiunque nel mondo, la possibilità di spostarsi facilmente, la grande varietà di informazioni a cui attingere per sviluppare creatività e nuove idee – è altrettanto vero che dovranno dare forma al loro futuro con mezzi e modalità del tutto nuove. I giovani dovranno essere sempre più capaci di cavalcare l’onda del cambiamento e farne opportunità di crescita e sviluppo personale e sociale.

Tante le domande che ci siamo posti e che hanno dato il via alla nostra gara di idee, in particolare:

  • È possibile preparare e aiutare i giovani ad affrontare in maniera sana e consapevole le grandi trasformazioni che li attendono?
  • Cosa può servirgli per affacciarsi a questo nuovo mondo contribuendo a renderlo migliore?

Se hai dai 18 ai 35 anni, leggi il regolamento e partecipa!
In palio ben 2.500 € e, soprattutto, la possibilità di avere un ruolo attivo nell’iniziare a immaginare e realizzare un futuro di valore, che risponda a nuovi bisogni e desideri, facendo leva su opportunità e potenzialità.

http://www.aied-roma.it/costruireilfuturo/

Dos gardenias

Accendo il sole del silenzio e mi lascio accarezzare da voci latine che cantano di visioni e verità. E’ ancora troppo caldo in questo pesante agosto di grano tagliato e di girasoli stanchi. Polvere e staticità si addensano di giorno, ma quando il rosso del tramonto invade la mia stanza mi accendo. Eccitata attendo al buio lui che non conosco,  lui che riconoscerò.  Omara mi benedice con la sua saggia sensualità facendomi respirare ancora quella Cuba magica nascosta ai più. Nessuna candela, nessun profumo artificiale,  che nell’aria si senta solo il profumo delle mie gardenie e l’odore del mio corpo accaldato. 
Mi accomodo seduta perdendomi nel tempo senza tempo di brani ripetuti come mantra, un incanto questo in cui m’immergo talmente rapita da non sentire la porta che si apre, i suoi passi.  La sua presenza l’avverto dal suo odore: la sua essenza. Avvicino le mie mani per imparare il suo volto, il suo corpo, la sua eccitazione. Respirarlo a lungo mentre le mie mani apprendono e riconoscono. La musica si mescola ai nostri leggeri affanni, così come si mescolano le nostre lingue che lasciamo  poi libere di esplorare i nostri corpi. C’è un’entità più vera del reale nel sesso, gli umori non possono mentire, l’abbandono è un  atto sincero che ci regaliamo quando ci gustiamo bramosamente. Un corpo morbido, il mio, contro il suo asciutto e a tratti spigoloso, due mondi lontani che si uniscono gemendo.  La generosità con cui ci scambiamo il piacere, anche quando entra in me e comincia a  spingere giocando sapientemente ad imbrogliare il ritmo, ci fa gioire. E’ bello conoscersi così. 

Cucinare

Ci sono diversi segreti per realizzare  un qualcosa di veramente buono. La selezione degli ingredienti, che devono essere sempre di prim’ordine, è solo uno dei tanti aspetti. Occorre avere una precisione meticolosa nel calcolare i tempi e poi rispettarli al secondo,  per non parlare poi della giusta misura  dei componenti, non si può assolutamente sbagliare neanche di un milligrammo. Potrei sembrarvi esagerata, estremamente meticolosa, una maniaca e forse un po’ lo sono, ma per cucinare nel migliore dei modi non posso fare a meno di rispettare dettagliatamente quello che il professore mi ha insegnato. D’altra parte la disciplina appartiene a chi sa veramente realizzare un qualcosa di sbalorditamente gustoso, sia che cucini un primo, un secondo o un dolce o della meravigliosa metanfetamina.
W.W.

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Deep black

E’ inutile agitarsi, tanto da qui non esci 

Gli errori si pagano, non possono essere cancellati, non puoi bannare  quello che non ti piace di te  o ciò che hai fatto. E’ tutto registrato e non da quella stronzata chiamata magazzino della coscienza,  tutto resta qua nei byte dei nostri supporti digitali e tutto torna utile al momento, quanto c’è sete di giustizia, sete di sangue. La vendetta non è un piatto che va servito solo freddo,  il calore è spesso necessario per moltiplicare  l’effetto del gusto, per questo motivo dobbiamo essere vigili,  dobbiamo affrettarci e esserci, dobbiamo dimostrare che esistiamo e per farlo dobbiamo diffondere la nostra morale, il nostro preziosissimo punto di vista in ogni spazio possibile del web. Noi siamo la ragione, gli infallibili e lo grideremo forte, sprezzanti delle critiche che  quegli imbecilli dei buonisti, dei laureati e dei radical chic ci riservano. Ma che ne sanno loro di vita vera, di bambini, di alimentazione, mafia, medicina o terrorismo? Noi che tutti i giorni resistiamo nei nostri posti di lavoro, noi che ci adoperiamo per i nostri figli, per il calcio e che lottiamo anche per il nostro peso forma sappiamo come si sta al mondo, come ci si deve comportare.  A noi non potrà mai accadere di avere un congiunto invalido o assassino, di avere una madre instabile o un padre delinquente, non potrà mai capitarci di avere relazioni con persone problematiche o manesche.
Impossibile, per la gente come noi, ritrovarsi vittime di stalking perché sappiamo scegliere,  noi non potremmo mai avremo mai fregature perché siamo furbi, noi capiamo al volo ciò che è bene e ciò che è male. La nostra esperienza, quello che abbiamo vissuto  e che non trovate scritto sui libri o nelle parole di quelli che chiamate saggi, è quello che ci rende forti, infallibili, noi non  abbiamo commesso né commetteremo  mai errori … forse …
Forse è successo che qualcosa ho dimenticato o che non anche a me sia capitata qualche leggerezza come quella volta che ho fatto quel filmato e l’ho mandato a quel tipo che mi piaceva tanto, ma forse lui lo avrà cancellato … forse. Mica sono una cogliona io come quella Marina che aveva mandato quelle foto hard a quel Nicola il quale le aveva condivise con tutti i suoi contatti e poi diffuse nel web. Che troia quella Marina, immagini così esplicite da porca e quante gliene avevo scritte. Una ragazza perbene mica si mette in quelle pose, una ragazza perbene sceglie a chi mandare le proprie immagine intime e a chi non, vero?
Io credo di aver scelto bene, quel filmatino era breve e neanche troppo malizioso, si ero nuda e mi toccavo ma insomma tutti lo fanno, sono cose che capitano quando ti piace una persona, io non sono mica Marina poi, io non sbaglio, non posso sbagliare, ho anche un marito adesso e un figlio … come potrebbero reagire se venissero diffuse le mie immagini? Come potrei sopportare io di ricevere certi commenti? Non accadrà mai, non a me, giusto?

delle colombe e del fiore

e come l’aria gira gira,  neanche te ne accorgi,  ma la respiri

Quanto miele c’era sulle sue labbra? Non saprei dirvelo ma ne ero attratta come un’ape è attratta dal polline, come un assetato  è attratto dall’acqua fresca di un ruscello di montagna. Era bello,  ma forse neanche più di tanto,  ma per lo era e poi c’erano le sue labbra. Vi ho già detto che aveva delle labbra bellissime? I suoi baci, Dio mio com’erano i suoi baci …  se ci penso ne ho ancora sete.

Non so se fosse estate, ma ricordo che era caldo e che il tramonto si era appena manifestato con tutta la sua rossa bellezza. Ero sola, me ne stavo tornando a casa da una delle mie passeggiate quando incrociai il suo sguardo e lo salutai. Lo vedevo spesso qua nei dintorni e a dire il vero non era la prima volta  che mi ritrovavo ad arrossire al suo sguardo, ormai erano anni che funzionava così: ci guardavamo, io arrossivo, poi  abbozzavo un sorriso e ci salutavamo, niente di più. Qualcuno potrebbe pensare che ci comportavamo come due adolescenti un po’ imbranati, ma quando gli anni si accumulano non si è più avvezzi a questo tipo d’incontri “reali” e poi ci sono mogli, mariti, vita di paese e rogne che si vorrebbero evitare, per cui un sorriso e un saluto non possono essere considerati compromettenti e in ogni caso sono pur sempre un segno di cordialità, giusto?  Non conoscevo il suo nome, ma sapevo che era straniero, dove abitava e che ci cercavamo da tempo. Quella sera anche lui era solo, sembrava che nel paese non ci fosse nessuno e  il sorriso che ci scambiammo fu più lungo del solito, come se il tempo si fosse dilatato e ci avesse fatto entrare in un’altra dimensione tutta nostra. So di sicuro di avergli detto qualche  bischerata per togliermi dall’imbarazzo causato dalla mia timidezza, bischerata che però aveva sortito l’effetto di farmi diventare ancora più rossa cosa che, dopo qualche secondo di panico, ci fece scoppiare in una fragorosa risata. Non mi stancavo di guardarlo nei suo grandi occhi verdi e poi c’era la sua bocca così invitante  e il mio cuore che batteva così forte che temevo che anche lui lo potesse sentire.  Come accadde non saprei dirvi esattamente, ma una sana incoscienza prese il sopravvento e mi ritrovai a chiedergli se avesse voluto fare un giro con me lungo il fiume. La sera era chiara, s’intravedevano alcune lucciole che danzavano nei campi e si percepiva l’arrivo di un’aria sempre più fresca. Arrivammo in uno spiazzo, lui mi prese per mano e ci ritrovammo a baciarci, le sue labbra … Dio com’erano dolci più del miele le sue labbra. Gli tolsi la camicia e la mia bocca si ritrovò a percorrere il suo collo, le sue spalle, il suo petto e le mie mani cominciarono a perlustrare il suo corpo per conoscerlo nei minimi particolari. La sua bocca morbida e forte sulla mia, la sua lingua e poi le sue labbra sui miei seni, le sue mani e poi di muovo la sua lingua che si faceva strada fra le mie gambe. L’eccitazione ci rendeva impermeabili al buon senso che ci avrebbe indicato che fare l’amore in un luogo aperto poteva non essere un comportamento molto saggio, ma quel buco temporale dov’eravamo rifiniti sembrava essere isolato dal mondo reale.  La sete di entrambi, il voler dare e ricevere piacere, il suo sesso a contatto con la mia bocca, il suo sguardo estasiato in cui si rifletteva la luce della luna e poi l’averlo dentro e dopo ancora il sentirlo gemere e il mio sentirmi sfinita e appagata come mai mi ero sentita.
Inutile dirvi che fu bellissimo, talmente bello che entrambi, senza neanche dircelo, decidemmo d’inglobare quella sera dentro la sfera dei ricordi per non inquinarla con la quotidianità delle nostre piccole mestizie. Dopo un po’ di tempo si trasferì e non ricordo neanche più il suo nome, né  dove fosse andato a vivere, ma le sue labbra … Dio com’erano le sue labbra, più dolci del miele. Vi ho già detto che aveva una bocca bellissima?

 

A casa

“Un altro attentato, l’ennesimo della settimana”
“Ma del calcio mercato si sa nulla?”

“Ti sto dicendo che c’è stata un’altra bomba, molti morti e tu mi chiedi del calcio!”
“I morti m’interessano solo se ne sono coinvolto direttamente per il resto un attentato più uno meno che vuoi che sia, siamo più di 7 miliardi su questo pianeta. In  un attentato al massimo ne ammazzano qualche migliaia, sai quante possibilità abbiamo di morire uccisi dai terroristi? Poche te lo dico io, anche se a matematica sono sempre stato una schiappa.”

“Il tuo cinismo a volte mi fa davvero schifo, ma tu immagina il dolore di un genitore per aver perso così un figlio. Immaginati lo smarrimento di un bimbo rimasto solo … io se ci penso sto male.”
“E’ che sei troppo sensibile,  poi guardi tutti quei film che giocano appunto sull’emotività e questo i terroristi lo sanno bene. Piazzano bombe o si lanciano con auto e aerei verso le persone comuni per farti pensare “oh cribbio domani potrebbe accadere a me”. Poi arriva Hollywood che fa uscire dozzine di film sui cattivi e sui buoni, tu esci dal cinema che sei ancora scossa, torni a casa accendi la tv e zac un nuovo attentato. E’ così che funziona l’industria della paura, se sei anche nel periodo del ciclo ti fottono ancor di più. “
“Io mi chiedo a volte perché ti ho sposato …”
“Perché mi ami, ami il mio pragmatismo”
“Ti odio. Io me ne sto qua preoccupata a cercare notizie sulle vittime e tu hai voglia di scherzare.”
“Dai non fare così. Sai che ti amo proprio perché tu sei così dolce, perché ti preoccupi degli altri. 
Dai su dimmi che sta dicendo il tg, quanti morti, quanti feriti?”
“Eh?”
“Ti stavo chiedendo dell’attentato”
“M’importa una sega dell’attentato adesso, è cominciato Alta infedeltà su Real Time e non mi rompere i coglioni eh! Lo sai quanto mi piace.”