Adele

l’estate appassisce silenziosa
foglie dorate gocciolano giù

IMG_20160819_165528Adele raccoglieva le more fregandosene dei graffi e delle zanzare che agguerrite si accanivano sulle sue braccia e sulle sue caviglie appena scoperte. “La crostata è quello che ci vuole, l’apprezzerà di sicuro” pensava fra sé e sé mentre si affannava a raccogliere quanti più frutti possibili prima che le ombre riempissero il bosco oscurandolo. I suoi gesti erano accompagnati dalla melodia dei rumori del vento e dal suono degli animali invisibili che fuggivano ad ogni suo passo,  soddisfatta guardava il suo cestino colmo di frutti rossi e neri e sorridendo si mise in cammino verso casa.  “Chissà come si sarebbe vestito questa sera e se, come al solito, si sarebbe messo addosso quel profumo ormai datato che in pochi ricordano”.  Era felice mentre fantasticava sul suo prossimo appuntamento, avrebbero parlato del più e del meno  inizialmente o si sarebbero subito persi nel loro famelico amore? La crostata di more era l’ennesima strategia che fungeva da richiamo, c’erano state anche la parmigiana di melanzane, le cipolline sottolio, la marmellata di fichi, i formaggi portati da una comare di origine lucana, il novello della vigna del cognato, ogni volta questi assaggi si trasformavano in voglia di sfamarsi l’una dell’altro.  I baci rubati avevano il sapore delle more  pensava sorridendo, mai aveva provato un piacere così grande in tanti anni con suo marito ed era certa che anche lui con sua moglie non aveva mai goduto quanto godeva con lei. L’amore furtivo era il segreto  che rendeva eccitanti le loro avventure contornate da caciocavalli, ortaggi, vini, ma era la voglia di ricreare le figure di un vecchio manuale  chiamato kamasutra il loro piatto forte. Stasera si sarebbe fatta bella, avrebbe lisciato la sua pelle, ordinato la sua casa e i suoi capelli e sarebbero stati insieme come spesso accadeva negli ultimi sessanta anni, alternando la posizione della libellula a quella dello scorpione per ampliare ancora una volta le tecniche dell’estasi.

Olga

e terminò troppo presto quel gioco crudele d’agosto 

Kenro Izu
foto di Kenro Izu

Temo che questo odore così forte di polvere, muffa e passato svanirà quando finirà la ristrutturazione della villa e ho paura di perdere la memoria delle sensazioni che avevo provato qua con lei. Come potrò mai conservare la fragranza della mia eccitazione di allora mista alla sua pelle candida e alla sua cipria che mi restava addosso e continuava a farmi sognare ancora per molto tempo dopo l’amore? Non so se davvero ho amato quella donna, ma so che ho amato e amo ancora quella magia di cui ancora qui percepisco il profumo. La mia signora bionda, di un’età che non sono mai riuscito a definire, che quell’estate m’insegnò ad amare se n’è andata da tempo lasciando qua quei libri che mi avevano portato in mondi lontani, i suoi profumi francesi e le sue tende appesantite dalla polvere. La villa è splendida e i ciliegi sono in fiore, questo resta uno dei posti più belli di cui abbia memoria. Ricordo questa casa che da piccolo mi sembrava enorme, la villa che domina la collina a cui mi avvicinavo furtivamente con la mia bicicletta finché un giorno lei si accorse della mia presenza e m’invitò ad entrare. A quindici anni non avevo idea di cosa avrei fatto della mia vita e non sapevo neanche quando sarei diventato uomo, studiavo al primo anno della scuola per geometri perché i miei volevano per me un futuro diverso dai campi da coltivare. La signora se ne stava in piedi vicino al  cancello dove mi ero fermato così tante volte, non l’avevo mai vista così da vicino, in paese si diceva che fosse rimasta sola e che solo raramente riceveva visite di lontani parenti. Morbida è il primo aggettivo che venne in mente guardandola quel giorno avvolta nella sua vestaglia grigia di seta che le si adagiava addosso leggermente aperta sul suo seno abbondante ormai poco sostenuto dal tempo e sui sui fianchi larghi.  Portava sempre una fascia in testa per contenere i suoi capelli ribelli il cui colore stava ormai sbiadendo. Fumava una sigaretta di quelle fini quando mi chiese con la sua voce roca e un po’ autoritaria cosa ci facessi davanti a casa sua. Borbottai un qualcosa d’incomprensibile mentre visibilmente arrossato in volto inforcai la mia bici tentando di scappare e strappando a lei una grassa risata. “Dove vai ragazzino? Ti faccio così paura?” e mi aprì il cancello invitandomi ad entrare “Vieni ti offro un bicchiere d’acqua, ad occhio ne hai proprio bisogno … su dai, mica mordo”. Quella fu la mia prima volta nella villa, ricordo ancora il mio stupore nel vedere così tanti libri, non ne avevo mai visti così tanti tutti insieme neanche alla biblioteca del paese,  ma fu l’odore di quella signora, l’odore che ancora percepisco qua dentro, la cosa che più mi sconvolse. Le stanze erano tutte un po’ in ombra, c’era dappertutto quel disordine di vita vissuta che risuonava nei vecchi dischi di jazz che lei ascoltava quasi in continuazione. Non spiccicai quasi parola quella volta li, lei fu gentilissima e molto entusiasta quando farfugliai qualcosa sui suoi libri e m’invitò a venirla a trovare di nuovo offrendosi di prestarmeli se lo avessi desiderato, fu quello l’inizio, tornai a casa con il cuore in gola cercando d’imprimere nella memoria il suo profumo, mi accorsi che ero eccitato e ne provai vergogna. Sentivo in me un misto di attrazione e di paura, volevo tornare a trovarla quanto prima, la scusa dei libri era ottima e poi in fondo cosa c’era di male nel parlare di letteratura con una persona che poteva insegnarmi tanto anche se al solo pensiero di ritrovarmi con lei il cuore mi saliva impazzito fino in gola? Tornai a trovarla diverse volte, ogni volta lei mi offriva nuovi libri e mi raccontava dei suoi viaggi passati, delle sue interessanti amicizie con artisti di varia natura, ma non mi raccontava mai niente di strettamente personale. Non so se fosse vedova, divorziata o se non si fosse mai sposata,  so che m’incantavo a sentire la sua voce che cambiava registro a seconda di ciò che più l’aveva resa triste o allegra. Cercavo di starle sempre più vicino ad ogni occasione per poterla almeno sfiorare, ma fu lei quella volta a  prendermi per mano per accompagnarmi al piano di sopra dove in una vecchia cassapanca aveva trovato una stampa antica che aveva cercato disperatamente per molto tempo. Il tocco della sua mano mi fece letteralmente impazzire, lasciai scivolar via la mia mano sudata cercando di nascondere mio imbarazzo. Una volta tornati di sotto mi offrì da bere dicendo che era l’occasione giusta per festeggiare, bevvi un vino che non conoscevo, ma ricordo che era forte e poi ricordo la sua mano sulla mia che mi guidava sul suo seno, il primo bacio che sapeva di tabacco, liquore, ansia e amore. Si spogliò nuda e rimase davanti a me che immobile restavo a guardare prima il suo volto solcato da piccole rughe di cui non mi ero mai accorto prima e poi il suo corpo dalla pelle chiarissima. Mi accarezzò e la lasciai fare fino a che le sue mani non toccarono il mio membro eretto e la sua bocca vi si pose per gustare la mia acerba essenza, venni praticamente subito e non riuscii neanche a capire cosa mi era successo. Ci misi diversi giorni prima di tornare in quella casa, ma alla fine mi feci coraggio, la seconda volta la mia erezione durò più a lungo e nei giorni successivi imparai a controllarmi, entrai in lei e fu meraviglioso vederla ansimare sotto di me, sotto i miei colpi di inesperto amante.  Avevo creduto veramente di essere innamorato di lei, sognavo un futuro insieme in barba alla differenza di età e ai giudizi. Fu lei a liquidarmi un giorno, così di punto in bianco dicendomi che sarebbe stata via alcuni mesi e che non sapeva se e quando sarebbe tornata. Mi spezzò il cuore e quella fu la mia prima ferita, forse la più crudele perché di questa non mi davo alcuna  colpa. So che non se ne andò mai in realtà, che restò  chiusa in questa casa con i suoi libri e che mi lasciò libero di  scoprire altri corpi, altre emozioni, altri amori. Difficile per me oggi lavorare qua, ridisegnare le stanze della mia lontana verginità perduta senza pensare a quei giorni, toccherà a me cancellare definitamente il suo odore da questi muri e consegnare a questa casa una vita nuova lontana dalla signora bionda dei ciliegi e da quel ragazzo che ero molto, troppo,  tempo fa.

Liberté, Egalité, Fraternité, li morté!

In questa estate dove continuano a non fare notizia le varie tragedie umanitarie, le raccomandazioni per gli anziani sono sempre meno in voga nei tg (giacché da anni molti dei nostri vecchi vivono refrigerati nei centri commerciali) e soprattutto non si registrano novità rilevanti nella vita sentimentale di Belen, il dibattito di la e di qua dall’Alpe si è concentrato sui costumi da bagno. Ebbene sì, la nazione della Liberté (la loro), Egalité (fra di loro) e Fraternité (ma entro un certo limite) ha deciso che “il burkini è incompatibile con i nostri valori”. In alcuni comuni si è pensato di vietarlo per una questione di ordine pubblico che in pratica equivale ad incendiare un palazzo per salvaguardarlo dall’umidità: ovvero è una cazzata gigantesca, insensata. Non so se ad indossare un capo del genere fossero stati gli uomini di fede musulmana se ci sarebbero state polemiche e divieti, se in qualche maniera Carla e Enzo di “Ma come ti vesti?” ci abbiano messo lo zampino o se è stata una pessima annata per il Sauvignon, ma tant’è che si è pensato a questo ottimo espediente che si dimostrerà infallibile nell’avvilire le donne di fede musulmana che intendevano farsi il bagno nei mari delle coste francesi, li mortè! Creare separazione è un metodo fantastico per distruggere i sogni di fratellanza, libertà e uguaglianza cari ai padri fondatori della patria del Roquefort e andiamo avanti così col colonialismo non solo fisico ma anche intellettuale perché noi siamo i giusti e gli altri comunque sbagliati. L’occidente è migliore perché non impone un costume in materiale tecnologico che facilita i movimenti riuscendo a coprire il corpo ma perché lo vieta proprio ed è fantastico come Salvini cavalchi anche questo per creare un clima che facilita sempre più il terrorismo. Ah il meraviglioso occidente ossessionato dalla prova costume che condanna i rotolini di ciccia e il burkini perché la donna dev’essere libera, bona e rientrare in certi canoni prestabiliti. Voglio tanto essere indecente, vorrei tanto rotolarmi sulla spiaggia avvolta interamente in un costume di neoprene con una tetta di fuori e una piccola apertura sulla chiappa destra per quell’effetto sexy vedo-non vedo della mia cellulite solo per far incazzare alcuni politici francesi, i legaioli nostrani e i fashionisti dell’Illinois. Essere libere di manifestare la propria fede se non si è suore o di religioni amiche degli amici e di andare al mare è un oltraggio, mon dieu! Noi donne siamo sprovvedute e necessitano sempre di una guida per cui è giusto che certe decisioni le prendono gli uomini e che ci siano persone come Lorella Zanardo ad illuminarci indicandoci come dev’essere il “nostro femminismo” dicendo quanto sia giusto vietare un qualcosa che come decisione dovrebbe unicamente spettare alla propria individualità.
Stiamo perdendo l’ennesima occasione di vicinanza e di dialogo, abbiamo costruito frontiere, abbiamo messo confini nei cieli e nei mari e adesso vogliamo imporre il nostro modo di vestire anche in spiaggia ad altri, ma quanto è assurdo tutto questo in un momento in cui l’umanità, terrorizzata dai vari fondamentalismi, ha nel dialogo e nei comuni sentimenti di rispetto dei diritti di tutti (compreso il diritto di stare in spiaggia, nuotare e giocare) l’unica soluzione per uscire da questo oblio?

foto presa da twitter di ‏@LaSauvageJaune
foto presa da twitter di ‏@LaSauvageJaune

Margherita

Di nuovo una corsa, neanche il tempo di riprendere il fiato che scappa ridendo fra le spighe di grano che si stanno facendo d’oro e i rossi dei papaveri che ancora resistono a questo caldo.

“Dove andremo quando svanirà del tutto questo profumo di tigli e gelsomini?”

“Andremo a caccia dei soldati lucenti che si ergono impettiti e che orgogliosi girano la testa verso  il sole!”

“E dopo,  quando questi soldati lasceranno i nostri campi?”

“Cercheremo l’oro e il rosso delle foglie, seguiremo il loro volo fino a terra, la loro morte, il nostro sonno, la loro rinascita, il nostro risveglio.”

Margherita inno alla vita, Margherita che non sfiorisce e che riluce anche nel piombo dei giorni senza sole, Margherita  che ho rincorso da sempre. Margherita flauto irriverente delle ballate, Margherita che danza leggera mentre io fatico a riprendere fiato. Perché non sono riuscita ad essere come te? Tu sole io ombra,  tu alba io tramonto, in noi il rosso che è tuo nelle novità ma che in me cade scuro nel ricordo dell’abbandono.
Balla Margherita, ridi delle mie tristezze, delle mie pesanti giornate.  Ah se  ti avessi afferrata quando avevo 15 anni e invece ti ho lasciata andare via in sella a quell’assurdo motorino arancione con la tua felpa verde e i lunghi capelli neri che ho sacrificato più volte e che così brillanti non sono più stati.

Margherita dolce e impudente di cui tutti erano innamorati, tu sempre un passo avanti a me.
Margherita nelle tempeste, quando tornerai da me?

Wheat-Field-Woman

Lettera al sindaco di Roma, sua moglie!

Ciao! Notami! Ho messo il punto esclamativo! 

Sei il primo sindaco donna della storia di Roma! Esclamativo! 

Ti rendi conto? Quello che ho sempre saputo si è realizzato:) me dovevo chiama’ Otelma altro che!

Che gioia e che emozione, ho pianto di felicità. paraponziponzipà!

Da quel tavolino, acquistato all’Ikea quel sabato pomeriggio passerotto non andare via,  per fare il primo infopoint in via Battistini per il referendum sull’acqua e sul nucleare, ne è passato di tempo.

Quanto tempo passato insieme a parlare di Roma? dei gruppi d’acquisto solidale? del movimento? Dei laziali de merda? Delle code sul Raccordo Anulare? Dei problemi da risolvere, delle possibili soluzioni?

Quante volte ti ho detto che ti vedevo bene come sindaco e che ero sicuro che ce l’avresti fatta? Quante volte ti ho detto che le tende da cucina erano più carucce arancioni che celesti?

Così è stato!

Volevo ringraziarti per la determinazione e la capacità di ascolto che hai dimostrato in questi anni. Manco all’Amplifon sanno ascolta’ bene come lo fai te. 

Sei stata vicino alle persone e loro ti hanno ripagato donandoti la cosa più importante, la loro fiducia! Anvedi!

I partiti hanno cercato in tutti i modi di ostacolarti, hanno cercato di tirarti giù e cercato di far apparire te e il movimento uguale a loro.Fango su di te, su di noi (nemmeno una nuvola) e sulla nostra vita (oje vita mia).

Non ci sono riusciti, hanno preso una sonora lezione. Bang!

Sono 21 anni che ti conosco, ora per noi è un momento difficile è inutile nasconderlo, ma io  sarò sempre accanto a te. Cercherò di proteggerti il più possibile anche da lontano. Ti supererò, in amore andrò  molto più lontano dove tu stupore sei,  con le mani andrò dove sento il cuore che mi fa capire come  stai aspettando me

I cittadini hanno capito chi raccontava menzogne e chi invece era limpido come l’acqua azzurra, acqua chiara.

L’acqua il bene più prezioso che abbiamo, l’acqua bere prezioso, scorre sempre, è incontenibile, è come te.

I tuoi occhi parlano. I miei occhi ascoltano. Le mie orecchie vedono, la mia bocca annusa, le mie mani come vedi non tremano più e ho nell’anima, in fondo all’anima, cieli immensi.

Sei stata un fiume in piena, sei come la neve sei, hai avuto un coraggio da leonessa e una capacità di spiegare le cose in maniera semplice, in maniera popolare e genuina.

Grazie!! Non smetterò mai di ringraziarti.

Grazie perché mi eri vicina ancora prima di essere mia

Grazie anche ai portavoce e a tutti gli attivisti che ti hanno sostenuto e che ogni giorno ti hanno protetto. Ci sono stati degli screzi come normale ci sia in un gruppo fortemente determinato ma tutti hanno remato in un’unica direzione e cioè riportare i cittadini al centro delle attenzioni della politica (anche perché  Beppe altrimenti ci avrebbe cazziato).

Ora tocca a noi, agiamo come una squadra coesa e compatta, dobbiamo ripagare la fiducia dei romani con un impegno giornaliero senza eguali, non possiamo tradire la loro fiducia sennò so cazzi!

Faccio anche un appello a tutte le persone che lavoreranno con te, dico loro di ricordarsi sempre che siamo entrati con una missione ben precisa:

restituire ai cittadini quello che gli è stato tolto da troppo tempo, la dignità di essere romani e cittadini europei.

Non tradite mai quello che le persone vi hanno dato.

Il IV scudetto, daje!

Subiremo in questi cinque anni attacchi e calunnie ma noi siamo una comunità lo diciamo sempre, la comunità di persone che vogliono cambiare questo paese! Noi siamo un trio all’erta e ai piedi di brio! Alabarda spaziale! “Raggi” fotonici! 

Concludo dicendoti che finora è stata dura, adesso lo sarà ancora più, ma noi non mollero mai ed è difficile vincere contro chi non molla! (Boia chi molla! Boia chi la molla che puzza! )

Grazie anche a tutte le persone che per la prima  volta hanno avuto il coRAGGIo di cambiare (e grazie anche ai miei simpatici giochi di parole) 

Ah, una cosa ancora,

mi manchi da morire,

mi manchi
e potrei cercarmi un’altra donna ma m’ingannerei,

tuo marito,

Andrea (quello delle frasi corte, con la punteggiatura a effetto!) 

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Prima osservazione della figura mitologica della donna 2.0 nelle pagine minkia di facebook

Sui social network imperversano  foto e post  che vedono la donna come una figura mitologica dotata di poteri taumaturgici, gnocca all’inverosimile,  sexy  come una Belen unta e infoiata e allo stesso tempo più santa della Madonna di Fatima o di Like a prayer . Questo fenomeno è particolarmente osservabile su   facebook dove troviamo migliaia di pagine dedicate alle belle stronze di Masiniana memoria con migliaia di fans pronti a infettare tutte le bacheche con post come questi:

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L’utente di queste fanpage  è facilmente riconducibile al cinquantenne medio descritto da Davide Licordari in questo suo spassosissimo post: Buongiornissimo! Ho vissuto una giornata da 50enne su facebook, ecco com’è andata.  La donna descritta in queste pagine è una donna che ha pagato a caro prezzo la sua onestà, che si è sempre rialzata dopo aver incontrato  il farabutto di turno, che va dritta sulla sua strada camminando a testa alta nonostante il mondo brutto, disonesto  e cattivo, in pratica è una vittimista del cazzo che prende immagini photoshoppate ai massimi livelli d’inconsapevoli modelle lettoni e che ci appiccica sopra frasi di Fabio Volo, cita Alda Merini, stupra  i pensieri di Hikmet e di Mafalda per arrivare dritta al cuore dell’uomo che non deve chiedere mai.

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La donna qua descritta è stupefacente, bellissima ma sfigatissima con gli uomini  e anche con gli amici, invidiatissima da tutti (specie dalle altre donne visto che lei è appunto stragnocchissima), è sensibile e romantica (nonostante tutto), sognatrice (nonostante tutto), si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole e fra i sogni sprinta e va❤

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Non so quante donne si ritrovino in queste descrizioni ma a giudicare dai like e alle condivisioni temo molte perché la fame è fame,  il bimbominkismo è trasversale e l’adolescenza è una condizione che non passa neanche dopo la menopausa.

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E’ bello sognare di essere soli contro il mondo cattivo e di essere sempre nel giusto, una condivisione e anche  lui/lei saprà che te ne fotti, un’altra e di sicuro lui/lei saprà non era alla tua altezza, un like e tutti sapranno che anche tu andrai avanti ridendo della presunta invidia di lei/lui, ma guai a imitare o scippare questi post perché il copy è sacrosanto (anche se spesso non viene disdegnata la pratica di attribuire frasi a cazzo ad autori noti o non citarli affatto), guai a non menzionare le pagine condivise  perché il mercato dei like è un fottutissimo e agguerrito giro dove ci si scambia la pubblicità e dove probabilmente su queste minchiate qualcuno ci guadagna sul serio.

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Nella mia puerile ingenuità spero sempre che dietro queste immagini di poesie,  fichette disegnate  e di modelle untissime ci sia un camionista di Castrovillari che si diverte a prendere per il culo tutti quanti.

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Inadeguatezza is the new black

Anche voi vi sentite fuori posto in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi?
Vi sentite morire all’idea di essere invitati ad un party, un  ritrovo in famiglia, la sagra dello gnocco fritto nel lardo di Colonnata o ad un’uscita galante perché non sapete cosa mettervi o come mettervi?
Vi sentite inadeguati riguardo ad ogni situazione che vi si prospetta nella vita?
Prima di uscire pensate sempre che se vi accadrà un incidente gli infermieri rideranno dei vostri calzini bucati e dei vostri assurdi mutandoni anche se non indossate mai calzini e mutandoni ma quel giorno, quello stesso giorno del vostro tragico incidente, li avevate addosso perché in casa non c’era altro?
Vorreste sempre essere altrove in ogni circostanza?
Se qualcuno vi guarda pensate che sia perché avete lo spinacetto che sbuca malefico in mezzo ai vostri denti o perché un piccione colpito dalla maledizione di Montezuma si sia lasciato andare alla grande su di voi e non ve ne siete accorti?
Pensate di non essere mai all’altezza di nessuna situazione dal compleanno degli amichetti dei vostri figli, un’udienza in tribunale, perfino  al vostro funerale?
Siete sicuri che qualsiasi cosa scriviate, compresi post del cavolo come questi,  farete sicuramente degli errori grammaticali e che sarete pubblicamente umiliati su tutti i social network compreso quelli defunti come Myspace?
La vostra è una situazione disperata per cui pensate che non ci sia una soluzione?
Sbagliate, ho una soluzione per tutti noi!
Facciamo dell’inadeguatezza uno stile alla moda, vantiamoci del fatto di sentirci di merda sempre e comunque e vedrete che il mondo non vi sorriderà, saremo sempre percorsi costantemente da quei brividi d’inquietudine, ma almeno potremo fare finta che la nostra inadeguatezza sia solo di facciata, ma forse nessuno ci crederà … e sarà anche peggio di prima


scusate, fate finta di non aver letto questo post😥

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Ciccioni 2.0: la sporca propaganda

E’ arrivato il momento di dire basta a questa schifosa propaganda che vuole fare ingrassare il mondo, basta a queste immagini di donne ciccione che ci vendono come modelle curvy, ma che ci pigliano per cretini? Le persone intelliggenti come me lo riconoscono se una donna è fatta come una donna (con tutte le cose al loro posto) o è fatta come un Barbapapà che poi come tale si trasforma in un razzo missile con circuiti di 1000 valvole fra la Standa sprinta e va.  Già per anni ci avevano sdoganato l’omo de panza come omo de sostanza e le maniglie dell’amore, come se per scopare avessimo bisogno di una ciambella, quella stessa ciambella di cui s’ingozzano i lardi umanoidi. Poi sono venute le donne che devono avere le curve (le curve però, ma mica i tornanti!), poi hanno messo in giro la voce che la cellulite non è una malattia, che si può andare al mare anche se siamo grasse, dopo è arrivata  la menata della liberalizzazione dei corpi e per finire la balla della discriminazione ponderale. Ora perché io non posso offendere, schernire o discriminare un ciccione? Mica è colpa mia se mi trovo a che fare con uno o più ciccioni, chi glielo ha detto a loro di mostrarsi fuori dalle loro abitazioni e fare una vita normale come tutti gli altri? Ho visto ciccioni alle poste, sui treni, sugli aerei e addirittura in palestra o a correre, ma come si permettono!!! Questa cosa della cellulite poi mi fa impazzire: la cellulite è una malattia ed è pure pericolosa, ho visto con i miei occhi una donna stramazzare al suolo strozzata dalla cellulite, ma queste cose i giornali non le dicheno!!!11!!1111!!!
Questa zozza propaganda, che è partita dai blog, parla di donne che si devono liberare da irraggiungibili ideali di bellezza come l’eterna giovinezza e l’avere un corpo perfetto,  dicono che queste cose siano gabbie,  ma che si facessero fottere,  è fondamentale per le giovani, anche le giovanissime, avere delle modelle di riferimento e obbiettivi! Cosa viviamo a fare altrimenti?  Poi si sentono dire castronerie tipo che all’uomo le donne piacciono comunque, che non è la perfezione fisica quella che più interessa… cazzate, io non ci credo!
Sto a dieta da una vita, mi ammazzo di palestra e massaggi, quasi quasi ci rimetto le penne per  la liposuzione e poi mi vengono a dire che mi devo accettare così come sono?!?!? Dopo tutti i sacrifici che ho fatto?!?! Ho rinunciato a pranzi, cene e bevute in compagnia di amici, oppure mi sono presentata a casa di parenti con le miei barrette dietetiche soffrendo come un cane al cenone di Natale o al pranzo di Pasqua e tutto questo per niente? Non sono andata al mare fino a che non sono riuscita ad ottenere la pancia piatta come la tipa vitale dell’Activia (e di vitale ormai avevo perso tutto) e qualcuno adesso mi dice che potevo fottermene e mettermi addirittura in bikini con i rotolini di grasso che fuoriuscivano?  Ma andate tutti affanculo!

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Questo nun è un paese pe’ froci

dal diario di Marco Aurelio Nobis Proietti esponente di Forza Nuova:
“Caro diario, so’ tempi difficili per noi duri e puri: ce stanno tutti a infinocchià. E’ passata la Cirinnà, quella frociona e adesso la famiglia è in pericolo, per quanno me riguarda ho già messo al sicuro mi madre, mi padre e pure nonna Rachele,  tanto devota ar Ducetto suo: avevo paura che qualche vecchiarella dell’ospizio ce stesse a prova’ con lei. Abbiamo resistito tanti anni nell’eterosessualismo come stile di vita e adesso pure l’Italia ce s’è infrociata come l’Olanda,  presto obbligheranno anche noi uomini a porta’ gli zoccoli de legno cor tacco 12, io c’ho pure er porpaccio importante, starei da cani.
Io e i miei camerati ce stiamo dando da fa’ per contrastà ‘sta zozzeria de stato: abbiamo già fatto diverse irruzioni nelle sedi gaie dei finocchi e dei ricchioni travestiti da ricchione o viceversa (nun ce sto mai a capi’ un cazzo di come funzionano ‘ste cose), non ci risparmieremo nell’usare ogni mezzo possibile per poter demolire sta legge de mmerda. Giovedì scorso con Mario Prepulzio, Luigino Priscillo e Marzio InfojatoTrasco siamo annati a manifesta’ davanti a quella discoteca di culattoni,  m’ero messo tutto in tiro co ‘a maglietta aderente, nun me s’è filato nessuno :'(  Ma ci ritorneremo più agguerriti che mai e metterò pure quei pantaloncini che me fanno er culetto da urlo, so troppo incazzato, stavolta me noteranno, tiè!
Nun ce avranno mai come voglino loro, noi non ci lasceremo condizionare dall’omosessualismo diffuso, manco se me se presentasse quer gran pezzo de gnocco de Fassbender ingrifato,  noi offriremo i nostri corpi virili, maschi, con quei petti scolpiti da anni e anni di palestra …uhmmm, la nostra essenza al profumo di ferormoni  servizio della vera famiglia italiana che come tale dev’essere fatta da una madre devota (che sta in casa a cucinà), un padre che lavora (e che al giovedì va al calcetto e poi se  fa la doccia insieme agli altri  padri dopo che si sono abbracciati dopo i gol e … )e due o più figli, tutti rigorosamente educati all’eterossessualismo.
Questo nun è un paese pe’ froci.”

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