Comme d’habitude

“Marzia che dice il telegiornale?”
“Niente di che: un paio di attentati in giro per il mondo, uno più importante in Europa, in Siria nessuna tregua, anche oggi hanno ripetuto la solita solfa sulla violenza sulle donne, un accenno ai morti sul lavoro, polemiche sull’uso dei social network … insomma le solite cose, sbarchi di disgraziati inclusi” 
“Già, ormai non fanno più notizia neanche quelli … Niente sul tizio che ieri si è suicidato buttandosi sotto il treno?”
“No, per quello mi sa che dobbiamo aspettare il TG regionale”

“Bene. Finisco di farmi il bagno e arrivo”

“Sulle notizie che vuoi che ti dica caro, ormai siamo abituati a tutto. Fin da piccoli ci hanno bombardato con le immagini dei bambini del  Biafra che morivano di fame e ci ammorbavano con il solito conflitto in Medio-Oriente, con che risultato poi? Quel che succede in Medio-Oriente,  con le stragi, le ingiustizie e i morti  è diventato, nel nostro sentire,  di normale amministrazione. In Africa e in altre parti del mondo si continua a morire per cause legate alla povertà e quindi a che servono le notizie se siamo sempre alle solite?”
“Hai ragione cara, ma adesso zitta per favore che sta iniziando il TG3”

“Niente, non hanno detto neanche una parola su  ieri sera, che stronzi!”

“Non te la prendere, di tizi che si suicidano al giorno d’oggi sai quanti ce ne sono? Dovessero fare un servizio per ognuno di loro il tg durerebbe almeno 3 ore. Su dai … capisco che ci sei rimasto male, in fin dei conti eri su quel treno. So quanto sei sensibile ed un fatto del genere…”

“Non puoi capire! Due ore, ben due ore di ritardo per un cazzo d’uomo che aveva deciso di ammazzarsi proprio sotto il MIO treno, quello che prendo tutti i giorni da almeno 6 anni. Sto stronzo mi ha fatto fare tardi alla  partita di calcetto, ho dovuto mangiare la cena ormai fredda, mi si era anche scaricato il cellulare poco prima di scovare un Pokemon nella carrozza accanto e niente, il tg non fa vedere neanche un mezzo servizio su questa storia!”

“Sì .. vedi però l’attentato di ieri sera … insomma c’erano anche vittime italiane forse proprio della nostra regione e immagino, per quanto possa capire certe scocciature, che di fronte alla morte  …”
“No, non puoi capire! I giornalisti ieri c’erano e mi hanno pure inquadrato mentre mi facevo un selfie vicino alle rotaie proprio accanto al lenzuolo steso a terra. Volevo farti una sorpresa … volevo che tu mi vedessi in televisione così potevi essere orgogliosa di me.”
“Oh non avevo capito, mi volevi fare una sorpresa. Che dolce che sei amore mio!”

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A case of you

Come il cielo mi vesto di argento, come la terra divento bruna, come le foglie mi coloro dei gialli e dei rossi e lascio scendere delicatamente il mio stato d’animo facendolo volteggiare a lungo prima di adagiarmi sulla terra. Sono soltanto un’esploratrice solitaria in cerca di emozioni, mi ubriaco di sogni ascoltando Joni Mitchell e il suo disperato bisogno di amore che è come il mio.

Ti ho visto sorridere in un’estate avida di acqua, ho respirato il tuo odore, ho sentito il tuo cuore battere vicino al mio, ma è stato un attimo, un tramonto che per quanto intenso e bellissimo svanisce lasciando il posto al blu più scuro che c’è. Ho perso ciò che non ho mai avuto, ciò che probabilmente non potevo neanche avere.

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Oh Joni, mia cara Joni del mio autunno e del mio inverno che rendi manifesto il mio intimo più vero rendendo bello il mio dolore, quanto ti sono grata.

#NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

In Italia, nel 2014, un adolescente su dieci di età compresa fra i 13 e i 17 anni riferisce di aver vissuto sulla propria pelle il fenomeno del cyber bullismo

«Oggi dovevo tornare in classe dopo la malattia, ma io non ce la facevo a rientrare. Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finita» Parole scritte da C. (12 anni),  prima di buttarsi dal balcone di casa sua aveva ricevuto alcuni messaggi  da parte di un suo coetaneo come questo: «Ti devi uccidere… Dovrei ucciderti io, ma poi passo i guai. Quindi è meglio se ti ammazzi tu!»

Più di metà dei ragazzi italiani è stato vittima di bullismo

«Piangevo ogni notte, ho perso ogni amico e ogni tipo di rispetto»; «Non ho nessuno. Ho bisogno di qualcuno»; «Ogni giorno penso: perché sono ancora qua?» A. (15 anni) aveva girato un video prima di suicidarsi nel quale, tramite l’uso di 74 tavole, raccontava le violenze subite.

Il suicidio è la seconda causa di morte fra gli adolescenti in Italia

«Scusatemi, non ce la faccio più a sopportare» C.14 anni, aveva subito una violenza sessuale da parte di 6 ragazzini di età compresa fra i 13 e i 16 anni.

Queste giovanissime vittime, oltre ad aver subito l’abominio della violenza sessuale, sono state ricattate dai loro aguzzini che avevano  girato dei video durante il sopruso e li avevano messi in rete o minacciato di farlo.

Le nuove tecnologie, attraverso anche la possibilità dell’anonimato, favoriscono impulsi violenti e offese

«Non fidatevi del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio!»   Parole queste che si riferivano a A. morto suicida a 15 anni.

L’Istat, in un rapporto relativo al 2014, rileva che le ragazze sono colpite dal fenomeno del bullismo in misura leggermente maggiore rispetto ai ragazzi e che nel nord si registra un numero maggiore di vittime di tale fenomeno (oltre il 57%)

«I miei compagni mi chiamano cicciona» 12 anni, tenta il suicidio dopo aver scritto su un foglietto: «Non ce la faccio più»

 

L’aspetto, la sessualità (vera o presunta), l’estrazione sociale, le origini familiari o qualsiasi cosa che  venga ritenuta in qualche modo una forma di “diversità” dal gruppo dei bulli scatena la derisione che in alcuni casi porta a conseguenze drammatiche come il suicidio. Le derisioni subite durante l’infanzia e l’adolescenza influenzano anche pesantemente la salute fisica e mentale del soggetto bullizzato che ne paga le conseguenze spesso per tutta la vita.

Il bullismo non è un fenomeno che riguarda solo i più giovani,  nel mondo reale e soprattutto in rete osserviamo un continuo fiorire  di offese, denigrazioni, battute pesanti e invettive condite da sessismo, razzismo,  omofobia.  Se è praticamente impossibile intervenire sull’educazione di un adulto,  per arginare sul nascere tale fenomeno,  è necessario lavorare con i ragazzi per proteggerli  e lavorare sulle cause affinché si crei una propensione più forte delle offese e delle persecuzioni.

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Proprio per questo l’AIED  ha lanciato il contest  #NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

L’iniziativa, per la prima volta, si rivolge non solo ai maggiorenni, ma anche a quella fascia d’età maggiormente toccata dal fenomeno, perciò sono invitati a partecipare tutti coloro che hanno dai 15 ai 30 anni e sono interessati a una gara di idee nazionale che abbia un impatto sociale.

PERCHE’ “NObullismo”:

Per promuovere la creazione e la diffusione di una società basata su confronto, libertà e sicurezza, lontana da violenza, sopraffazione ed esclusione. Perché i numeri delle vittime che tenta il suicidio e arriva ad atti di autolesionismo conferma la gravità del fenomeno che, troppo pesso, si nasconde tra le trame dello scherzo e dei giochi tra ragazzi.

COME FUNZIONA:
Per promuovere una cultura basata sul rispetto reciproco e avere un effetto su bullismo e cyberbullismo, come le scorse edizioni, la gara è aperta alle idee realizzabili che possono avere un impatto sulla realtà
coinvolgendo direttamente i ragazzi. La possibilità di inviare le idee partirà dai primi giorni di settembre. Ci sarà una fase di votazione on-line, in cui i partecipanti si faranno promotori dei propri progetti (e con essi anche dell’iniziativa) divulgandoli, e una fase di votazione e selezione da parte di un’apposita Giuria.

Dalla media di questi due voti verranno selezionati tre team finalisti che presenteranno la loro idea in 2 minuti durante un evento previsto il26 novembre a Roma, che vedrà una prima parte dedicata ad una tavola
rotonda sul tema e una seconda parte dedicata alla gara tra i tre team finalisti che presenteranno pubblicamente la loro idea e a cui seguirà un momento di confronto e dibattito.

La squadra vincitrice, che sarà eletta dalla Giuria, si aggiudicherà un premio di 2.000 euro come riconoscimento e ringraziamento per la validità del contributo offerto.

L’iniziativa è partita il 5 Settembre,  è possibile iscriversi fino al 7 novembre.

Info: http://www.aied-roma.it/nobullismo/

Adele

l’estate appassisce silenziosa
foglie dorate gocciolano giù

IMG_20160819_165528Adele raccoglieva le more fregandosene dei graffi e delle zanzare che agguerrite si accanivano sulle sue braccia e sulle sue caviglie appena scoperte. “La crostata è quello che ci vuole, l’apprezzerà di sicuro” pensava fra sé e sé mentre si affannava a raccogliere quanti più frutti possibili prima che le ombre riempissero il bosco oscurandolo. I suoi gesti erano accompagnati dalla melodia dei rumori del vento e dal suono degli animali invisibili che fuggivano ad ogni suo passo,  soddisfatta guardava il suo cestino colmo di frutti rossi e neri e sorridendo si mise in cammino verso casa.  “Chissà come si sarebbe vestito questa sera e se, come al solito, si sarebbe messo addosso quel profumo ormai datato che in pochi ricordano”.  Era felice mentre fantasticava sul suo prossimo appuntamento, avrebbero parlato del più e del meno  inizialmente o si sarebbero subito persi nel loro famelico amore? La crostata di more era l’ennesima strategia che fungeva da richiamo, c’erano state anche la parmigiana di melanzane, le cipolline sottolio, la marmellata di fichi, i formaggi portati da una comare di origine lucana, il novello della vigna del cognato, ogni volta questi assaggi si trasformavano in voglia di sfamarsi l’una dell’altro.  I baci rubati avevano il sapore delle more  pensava sorridendo, mai aveva provato un piacere così grande in tanti anni con suo marito ed era certa che anche lui con sua moglie non aveva mai goduto quanto godeva con lei. L’amore furtivo era il segreto  che rendeva eccitanti le loro avventure contornate da caciocavalli, ortaggi, vini, ma era la voglia di ricreare le figure di un vecchio manuale  chiamato kamasutra il loro piatto forte. Stasera si sarebbe fatta bella, avrebbe lisciato la sua pelle, ordinato la sua casa e i suoi capelli e sarebbero stati insieme come spesso accadeva negli ultimi sessanta anni, alternando la posizione della libellula a quella dello scorpione per ampliare ancora una volta le tecniche dell’estasi.

Olga

e terminò troppo presto quel gioco crudele d’agosto 

Kenro Izu
foto di Kenro Izu

Temo che questo odore così forte di polvere, muffa e passato svanirà quando finirà la ristrutturazione della villa e ho paura di perdere la memoria delle sensazioni che avevo provato qua con lei. Come potrò mai conservare la fragranza della mia eccitazione di allora mista alla sua pelle candida e alla sua cipria che mi restava addosso e continuava a farmi sognare ancora per molto tempo dopo l’amore? Non so se davvero ho amato quella donna, ma so che ho amato e amo ancora quella magia di cui ancora qui percepisco il profumo. La mia signora bionda, di un’età che non sono mai riuscito a definire, che quell’estate m’insegnò ad amare se n’è andata da tempo lasciando qua quei libri che mi avevano portato in mondi lontani, i suoi profumi francesi e le sue tende appesantite dalla polvere. La villa è splendida e i ciliegi sono in fiore, questo resta uno dei posti più belli di cui abbia memoria. Ricordo questa casa che da piccolo mi sembrava enorme, la villa che domina la collina a cui mi avvicinavo furtivamente con la mia bicicletta finché un giorno lei si accorse della mia presenza e m’invitò ad entrare. A quindici anni non avevo idea di cosa avrei fatto della mia vita e non sapevo neanche quando sarei diventato uomo, studiavo al primo anno della scuola per geometri perché i miei volevano per me un futuro diverso dai campi da coltivare. La signora se ne stava in piedi vicino al  cancello dove mi ero fermato così tante volte, non l’avevo mai vista così da vicino, in paese si diceva che fosse rimasta sola e che solo raramente riceveva visite di lontani parenti. Morbida è il primo aggettivo che venne in mente guardandola quel giorno avvolta nella sua vestaglia grigia di seta che le si adagiava addosso leggermente aperta sul suo seno abbondante ormai poco sostenuto dal tempo e sui sui fianchi larghi.  Portava sempre una fascia in testa per contenere i suoi capelli ribelli il cui colore stava ormai sbiadendo. Fumava una sigaretta di quelle fini quando mi chiese con la sua voce roca e un po’ autoritaria cosa ci facessi davanti a casa sua. Borbottai un qualcosa d’incomprensibile mentre visibilmente arrossato in volto inforcai la mia bici tentando di scappare e strappando a lei una grassa risata. “Dove vai ragazzino? Ti faccio così paura?” e mi aprì il cancello invitandomi ad entrare “Vieni ti offro un bicchiere d’acqua, ad occhio ne hai proprio bisogno … su dai, mica mordo”. Quella fu la mia prima volta nella villa, ricordo ancora il mio stupore nel vedere così tanti libri, non ne avevo mai visti così tanti tutti insieme neanche alla biblioteca del paese,  ma fu l’odore di quella signora, l’odore che ancora percepisco qua dentro, la cosa che più mi sconvolse. Le stanze erano tutte un po’ in ombra, c’era dappertutto quel disordine di vita vissuta che risuonava nei vecchi dischi di jazz che lei ascoltava quasi in continuazione. Non spiccicai quasi parola quella volta li, lei fu gentilissima e molto entusiasta quando farfugliai qualcosa sui suoi libri e m’invitò a venirla a trovare di nuovo offrendosi di prestarmeli se lo avessi desiderato, fu quello l’inizio, tornai a casa con il cuore in gola cercando d’imprimere nella memoria il suo profumo, mi accorsi che ero eccitato e ne provai vergogna. Sentivo in me un misto di attrazione e di paura, volevo tornare a trovarla quanto prima, la scusa dei libri era ottima e poi in fondo cosa c’era di male nel parlare di letteratura con una persona che poteva insegnarmi tanto anche se al solo pensiero di ritrovarmi con lei il cuore mi saliva impazzito fino in gola? Tornai a trovarla diverse volte, ogni volta lei mi offriva nuovi libri e mi raccontava dei suoi viaggi passati, delle sue interessanti amicizie con artisti di varia natura, ma non mi raccontava mai niente di strettamente personale. Non so se fosse vedova, divorziata o se non si fosse mai sposata,  so che m’incantavo a sentire la sua voce che cambiava registro a seconda di ciò che più l’aveva resa triste o allegra. Cercavo di starle sempre più vicino ad ogni occasione per poterla almeno sfiorare, ma fu lei quella volta a  prendermi per mano per accompagnarmi al piano di sopra dove in una vecchia cassapanca aveva trovato una stampa antica che aveva cercato disperatamente per molto tempo. Il tocco della sua mano mi fece letteralmente impazzire, lasciai scivolar via la mia mano sudata cercando di nascondere mio imbarazzo. Una volta tornati di sotto mi offrì da bere dicendo che era l’occasione giusta per festeggiare, bevvi un vino che non conoscevo, ma ricordo che era forte e poi ricordo la sua mano sulla mia che mi guidava sul suo seno, il primo bacio che sapeva di tabacco, liquore, ansia e amore. Si spogliò nuda e rimase davanti a me che immobile restavo a guardare prima il suo volto solcato da piccole rughe di cui non mi ero mai accorto prima e poi il suo corpo dalla pelle chiarissima. Mi accarezzò e la lasciai fare fino a che le sue mani non toccarono il mio membro eretto e la sua bocca vi si pose per gustare la mia acerba essenza, venni praticamente subito e non riuscii neanche a capire cosa mi era successo. Ci misi diversi giorni prima di tornare in quella casa, ma alla fine mi feci coraggio, la seconda volta la mia erezione durò più a lungo e nei giorni successivi imparai a controllarmi, entrai in lei e fu meraviglioso vederla ansimare sotto di me, sotto i miei colpi di inesperto amante.  Avevo creduto veramente di essere innamorato di lei, sognavo un futuro insieme in barba alla differenza di età e ai giudizi. Fu lei a liquidarmi un giorno, così di punto in bianco dicendomi che sarebbe stata via alcuni mesi e che non sapeva se e quando sarebbe tornata. Mi spezzò il cuore e quella fu la mia prima ferita, forse la più crudele perché di questa non mi davo alcuna  colpa. So che non se ne andò mai in realtà, che restò  chiusa in questa casa con i suoi libri e che mi lasciò libero di  scoprire altri corpi, altre emozioni, altri amori. Difficile per me oggi lavorare qua, ridisegnare le stanze della mia lontana verginità perduta senza pensare a quei giorni, toccherà a me cancellare definitamente il suo odore da questi muri e consegnare a questa casa una vita nuova lontana dalla signora bionda dei ciliegi e da quel ragazzo che ero molto, troppo,  tempo fa.

Liberté, Egalité, Fraternité, li morté!

In questa estate dove continuano a non fare notizia le varie tragedie umanitarie, le raccomandazioni per gli anziani sono sempre meno in voga nei tg (giacché da anni molti dei nostri vecchi vivono refrigerati nei centri commerciali) e soprattutto non si registrano novità rilevanti nella vita sentimentale di Belen, il dibattito di la e di qua dall’Alpe si è concentrato sui costumi da bagno. Ebbene sì, la nazione della Liberté (la loro), Egalité (fra di loro) e Fraternité (ma entro un certo limite) ha deciso che “il burkini è incompatibile con i nostri valori”. In alcuni comuni si è pensato di vietarlo per una questione di ordine pubblico che in pratica equivale ad incendiare un palazzo per salvaguardarlo dall’umidità: ovvero è una cazzata gigantesca, insensata. Non so se ad indossare un capo del genere fossero stati gli uomini di fede musulmana se ci sarebbero state polemiche e divieti, se in qualche maniera Carla e Enzo di “Ma come ti vesti?” ci abbiano messo lo zampino o se è stata una pessima annata per il Sauvignon, ma tant’è che si è pensato a questo ottimo espediente che si dimostrerà infallibile nell’avvilire le donne di fede musulmana che intendevano farsi il bagno nei mari delle coste francesi, li mortè! Creare separazione è un metodo fantastico per distruggere i sogni di fratellanza, libertà e uguaglianza cari ai padri fondatori della patria del Roquefort e andiamo avanti così col colonialismo non solo fisico ma anche intellettuale perché noi siamo i giusti e gli altri comunque sbagliati. L’occidente è migliore perché non impone un costume in materiale tecnologico che facilita i movimenti riuscendo a coprire il corpo ma perché lo vieta proprio ed è fantastico come Salvini cavalchi anche questo per creare un clima che facilita sempre più il terrorismo. Ah il meraviglioso occidente ossessionato dalla prova costume che condanna i rotolini di ciccia e il burkini perché la donna dev’essere libera, bona e rientrare in certi canoni prestabiliti. Voglio tanto essere indecente, vorrei tanto rotolarmi sulla spiaggia avvolta interamente in un costume di neoprene con una tetta di fuori e una piccola apertura sulla chiappa destra per quell’effetto sexy vedo-non vedo della mia cellulite solo per far incazzare alcuni politici francesi, i legaioli nostrani e i fashionisti dell’Illinois. Essere libere di manifestare la propria fede se non si è suore o di religioni amiche degli amici e di andare al mare è un oltraggio, mon dieu! Noi donne siamo sprovvedute e necessitano sempre di una guida per cui è giusto che certe decisioni le prendono gli uomini e che ci siano persone come Lorella Zanardo ad illuminarci indicandoci come dev’essere il “nostro femminismo” dicendo quanto sia giusto vietare un qualcosa che come decisione dovrebbe unicamente spettare alla propria individualità.
Stiamo perdendo l’ennesima occasione di vicinanza e di dialogo, abbiamo costruito frontiere, abbiamo messo confini nei cieli e nei mari e adesso vogliamo imporre il nostro modo di vestire anche in spiaggia ad altri, ma quanto è assurdo tutto questo in un momento in cui l’umanità, terrorizzata dai vari fondamentalismi, ha nel dialogo e nei comuni sentimenti di rispetto dei diritti di tutti (compreso il diritto di stare in spiaggia, nuotare e giocare) l’unica soluzione per uscire da questo oblio?

foto presa da twitter di ‏@LaSauvageJaune
foto presa da twitter di ‏@LaSauvageJaune

Margherita

Di nuovo una corsa, neanche il tempo di riprendere il fiato che scappa ridendo fra le spighe di grano che si stanno facendo d’oro e i rossi dei papaveri che ancora resistono a questo caldo.

“Dove andremo quando svanirà del tutto questo profumo di tigli e gelsomini?”

“Andremo a caccia dei soldati lucenti che si ergono impettiti e che orgogliosi girano la testa verso  il sole!”

“E dopo,  quando questi soldati lasceranno i nostri campi?”

“Cercheremo l’oro e il rosso delle foglie, seguiremo il loro volo fino a terra, la loro morte, il nostro sonno, la loro rinascita, il nostro risveglio.”

Margherita inno alla vita, Margherita che non sfiorisce e che riluce anche nel piombo dei giorni senza sole, Margherita  che ho rincorso da sempre. Margherita flauto irriverente delle ballate, Margherita che danza leggera mentre io fatico a riprendere fiato. Perché non sono riuscita ad essere come te? Tu sole io ombra,  tu alba io tramonto, in noi il rosso che è tuo nelle novità ma che in me cade scuro nel ricordo dell’abbandono.
Balla Margherita, ridi delle mie tristezze, delle mie pesanti giornate.  Ah se  ti avessi afferrata quando avevo 15 anni e invece ti ho lasciata andare via in sella a quell’assurdo motorino arancione con la tua felpa verde e i lunghi capelli neri che ho sacrificato più volte e che così brillanti non sono più stati.

Margherita dolce e impudente di cui tutti erano innamorati, tu sempre un passo avanti a me.
Margherita nelle tempeste, quando tornerai da me?

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Lettera al sindaco di Roma, sua moglie!

Ciao! Notami! Ho messo il punto esclamativo! 

Sei il primo sindaco donna della storia di Roma! Esclamativo! 

Ti rendi conto? Quello che ho sempre saputo si è realizzato:) me dovevo chiama’ Otelma altro che!

Che gioia e che emozione, ho pianto di felicità. paraponziponzipà!

Da quel tavolino, acquistato all’Ikea quel sabato pomeriggio passerotto non andare via,  per fare il primo infopoint in via Battistini per il referendum sull’acqua e sul nucleare, ne è passato di tempo.

Quanto tempo passato insieme a parlare di Roma? dei gruppi d’acquisto solidale? del movimento? Dei laziali de merda? Delle code sul Raccordo Anulare? Dei problemi da risolvere, delle possibili soluzioni?

Quante volte ti ho detto che ti vedevo bene come sindaco e che ero sicuro che ce l’avresti fatta? Quante volte ti ho detto che le tende da cucina erano più carucce arancioni che celesti?

Così è stato!

Volevo ringraziarti per la determinazione e la capacità di ascolto che hai dimostrato in questi anni. Manco all’Amplifon sanno ascolta’ bene come lo fai te. 

Sei stata vicino alle persone e loro ti hanno ripagato donandoti la cosa più importante, la loro fiducia! Anvedi!

I partiti hanno cercato in tutti i modi di ostacolarti, hanno cercato di tirarti giù e cercato di far apparire te e il movimento uguale a loro.Fango su di te, su di noi (nemmeno una nuvola) e sulla nostra vita (oje vita mia).

Non ci sono riusciti, hanno preso una sonora lezione. Bang!

Sono 21 anni che ti conosco, ora per noi è un momento difficile è inutile nasconderlo, ma io  sarò sempre accanto a te. Cercherò di proteggerti il più possibile anche da lontano. Ti supererò, in amore andrò  molto più lontano dove tu stupore sei,  con le mani andrò dove sento il cuore che mi fa capire come  stai aspettando me

I cittadini hanno capito chi raccontava menzogne e chi invece era limpido come l’acqua azzurra, acqua chiara.

L’acqua il bene più prezioso che abbiamo, l’acqua bere prezioso, scorre sempre, è incontenibile, è come te.

I tuoi occhi parlano. I miei occhi ascoltano. Le mie orecchie vedono, la mia bocca annusa, le mie mani come vedi non tremano più e ho nell’anima, in fondo all’anima, cieli immensi.

Sei stata un fiume in piena, sei come la neve sei, hai avuto un coraggio da leonessa e una capacità di spiegare le cose in maniera semplice, in maniera popolare e genuina.

Grazie!! Non smetterò mai di ringraziarti.

Grazie perché mi eri vicina ancora prima di essere mia

Grazie anche ai portavoce e a tutti gli attivisti che ti hanno sostenuto e che ogni giorno ti hanno protetto. Ci sono stati degli screzi come normale ci sia in un gruppo fortemente determinato ma tutti hanno remato in un’unica direzione e cioè riportare i cittadini al centro delle attenzioni della politica (anche perché  Beppe altrimenti ci avrebbe cazziato).

Ora tocca a noi, agiamo come una squadra coesa e compatta, dobbiamo ripagare la fiducia dei romani con un impegno giornaliero senza eguali, non possiamo tradire la loro fiducia sennò so cazzi!

Faccio anche un appello a tutte le persone che lavoreranno con te, dico loro di ricordarsi sempre che siamo entrati con una missione ben precisa:

restituire ai cittadini quello che gli è stato tolto da troppo tempo, la dignità di essere romani e cittadini europei.

Non tradite mai quello che le persone vi hanno dato.

Il IV scudetto, daje!

Subiremo in questi cinque anni attacchi e calunnie ma noi siamo una comunità lo diciamo sempre, la comunità di persone che vogliono cambiare questo paese! Noi siamo un trio all’erta e ai piedi di brio! Alabarda spaziale! “Raggi” fotonici! 

Concludo dicendoti che finora è stata dura, adesso lo sarà ancora più, ma noi non mollero mai ed è difficile vincere contro chi non molla! (Boia chi molla! Boia chi la molla che puzza! )

Grazie anche a tutte le persone che per la prima  volta hanno avuto il coRAGGIo di cambiare (e grazie anche ai miei simpatici giochi di parole) 

Ah, una cosa ancora,

mi manchi da morire,

mi manchi
e potrei cercarmi un’altra donna ma m’ingannerei,

tuo marito,

Andrea (quello delle frasi corte, con la punteggiatura a effetto!) 

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Prima osservazione della figura mitologica della donna 2.0 nelle pagine minkia di facebook

Sui social network imperversano  foto e post  che vedono la donna come una figura mitologica dotata di poteri taumaturgici, gnocca all’inverosimile,  sexy  come una Belen unta e infoiata e allo stesso tempo più santa della Madonna di Fatima o di Like a prayer . Questo fenomeno è particolarmente osservabile su   facebook dove troviamo migliaia di pagine dedicate alle belle stronze di Masiniana memoria con migliaia di fans pronti a infettare tutte le bacheche con post come questi:

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L’utente di queste fanpage  è facilmente riconducibile al cinquantenne medio descritto da Davide Licordari in questo suo spassosissimo post: Buongiornissimo! Ho vissuto una giornata da 50enne su facebook, ecco com’è andata.  La donna descritta in queste pagine è una donna che ha pagato a caro prezzo la sua onestà, che si è sempre rialzata dopo aver incontrato  il farabutto di turno, che va dritta sulla sua strada camminando a testa alta nonostante il mondo brutto, disonesto  e cattivo, in pratica è una vittimista del cazzo che prende immagini photoshoppate ai massimi livelli d’inconsapevoli modelle lettoni e che ci appiccica sopra frasi di Fabio Volo, cita Alda Merini, stupra  i pensieri di Hikmet e di Mafalda per arrivare dritta al cuore dell’uomo che non deve chiedere mai.

Immagine

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La donna qua descritta è stupefacente, bellissima ma sfigatissima con gli uomini  e anche con gli amici, invidiatissima da tutti (specie dalle altre donne visto che lei è appunto stragnocchissima), è sensibile e romantica (nonostante tutto), sognatrice (nonostante tutto), si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole e fra i sogni sprinta e va❤

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Non so quante donne si ritrovino in queste descrizioni ma a giudicare dai like e alle condivisioni temo molte perché la fame è fame,  il bimbominkismo è trasversale e l’adolescenza è una condizione che non passa neanche dopo la menopausa.

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E’ bello sognare di essere soli contro il mondo cattivo e di essere sempre nel giusto, una condivisione e anche  lui/lei saprà che te ne fotti, un’altra e di sicuro lui/lei saprà non era alla tua altezza, un like e tutti sapranno che anche tu andrai avanti ridendo della presunta invidia di lei/lui, ma guai a imitare o scippare questi post perché il copy è sacrosanto (anche se spesso non viene disdegnata la pratica di attribuire frasi a cazzo ad autori noti o non citarli affatto), guai a non menzionare le pagine condivise  perché il mercato dei like è un fottutissimo e agguerrito giro dove ci si scambia la pubblicità e dove probabilmente su queste minchiate qualcuno ci guadagna sul serio.

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Nella mia puerile ingenuità spero sempre che dietro queste immagini di poesie,  fichette disegnate  e di modelle untissime ci sia un camionista di Castrovillari che si diverte a prendere per il culo tutti quanti.

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