Per far contenti tutti – soprattutto quelli che incontriamo, quelli che ci guardano – dobbiamo adeguarci. È sempre stato così; non raccontiamoci la favola che sia una deriva moderna. L’essere umano ha sempre cercato di piacere. Sempre. Anche quando non aveva niente.
I Neanderthal magari non avevano outfit sofisticati per gli standard attuali, ma ci tenevano a vestire le pelli più all’ultimo grido (soprattutto quello dell’animale ucciso per ricoprirsi). Un fiore, un segno sul corpo, qualcosa che dicesse “guardami”.
Forse avevano qualche problema di pelo superfluo, ma per fortuna ci siamo evoluti.
Gli antichi si truccavano gli occhi, uomini e donne. Non solo per proteggersi dal sole, ma perché quello sguardo funzionava:
- Più mistero.
- Più fascino.
- Più presenza.
E così siamo andati avanti. Corsetti stretti fino a togliere il respiro. Piedi fasciati fino a deformarli. Corpi modificati, compressi, sacrificati. Sempre per la stessa cosa: essere belli. Essere giusti per essere accettati.
Ogni epoca ha avuto il suo ideale e ha compiuto le sue piccole nefandezze pur di raggiungerlo. Quindi no, non siamo peggiori oggi. Siamo solo più efficienti: la scienza ci aiuta e non sfruttare il progresso è da incivili!
Ci decoriamo, ci modifichiamo, aggiungiamo o togliamo. Non dobbiamo piacere solo a noi; abbiamo il dovere morale di soddisfare lo sguardo degli altri. Non possiamo offenderlo mostrando una versione di noi che non sia quella prescritta dalla società.
Dobbiamo rientrare in uno standard, in una misura. Un’idea che, per egoismo, non può essere solo nostra: è un’esigenza sociale. Il sistema non ci vuole grassi, non ci vuole vecchi: ci vuole giovani. Sempre. E se non lo siamo, dobbiamo dimostrare di esserlo. Non importa come.
Rimuovere, riempire, svuotare. Togliere pezzi sani, aggiungerne altri.
Farmaci nati per curare malattie, per fortuna, oggi sono strumenti estetici. Rischi per la salute? Fanno parte del gioco: ogni investimento presuppone un margine di rischio, no?
Noi donne in primis abbiamo doveri verso il prossimo, ma anche gli uomini devono sfoggiare pettorali scolpiti, capelli folti, altezza e peso corretti. I divi ci hanno sempre influenzato: le morbidezze di un tempo sono sparite, una volta le donne “dovevano” portare la 42, adesso al massimo una 36.
Qualcuno dirà: “Hollywood è lontana”, ma la nostra cultura è anche questo, grazie a Dio.
A proposito, anche Eva pare avesse una forma invidiabile, finché quella stramaledetta mela non gliela rovinò. Quante calorie ha una mela? Troppe comunque.
Questo pianeta, che grazie alla modernità conosciamo fino alle terre più remote, ci propone canoni ovunque. Le coreane, per essere belle, devono pesare meno di 50 chili.
… come sono belle con quella loro pelle perfetta; cerchiamo di adeguarci a loro e loro a noi, grazie alla chirurgia che ingrandisce i loro occhi.
È un sistema perfetto. Tutti che rincorrono tutti. Tutti che si correggono a vicenda.
Viviamo in un mondo in cui c’è chi muore di fame perché il cibo non arriva, e altri che si lasciano morire per un ideale. Poi certo, ci sono i ricchi. Loro la fame la regolano: farmaci, medici, controllo, forza di volontà.
E intanto le taglie scendono. Non sono i vestiti a essere piccoli: siamo noi che, vivendo male, siamo troppo grandi. Il vestito è sempre giusto. Sempre. Se non ci entri, sei tu il problema.
La palestra non serve per stare bene. Serve per dimostrare che stai bene. Che sei disciplinato. Che sei controllato. Che sei adeguato. Perché alla fine non devi essere sano: devi sembrare sano.
Gli idioti dicono che questa pressione sociale andrebbe combattuta. Stupidi, si nascondono dietro queste cazzate perché non hanno determinazione. Poi per carità, la natura … ma anche la natura va adeguata, rimodellata.
E alla fine, tranquilli, stiamo andando tutti nella stessa direzione. Diventare tutti perfetti. Tutti uguali.






