You’d be so nice to come home to

Abbandonati alla voce di Chet
lasciati cullare dalla sua tromba

dal rumore della pioggia che senti mentre sei ancora nel tuo letto.
Esagera con i sogni

prenditi il tempo e ciò che vuoi
agisci,

ma ricorda: la cipolla è jazz!

maxresdefault

Contava tutte le parole, sì roba da non credere, teneva a mente ogni parola detta in ogni contesto sentimentale, non ne dimenticava neanche mezza. Era questo il suo modo per cercare di tenere ancora con sé il ricordo dei suoi amori passati, di contestualizzarli poi a suo piacimento nello spazio e nel tempo.
Marco, sì Marco il 29 Gennaio del 1997 le aveva detto due parole importanti e poi altre due prima di sparire. Erano: “Ti lascio” “Adesso vado” e quelle parole l’avevano fatta piangere, ma erano 4, in 4 parole ci stanno anche un “Ti amo, ti desidero” vero? Erano comunque 4 parole importanti.
Antonella non ricordava cosa aveva mangiato la sera prima, nessun argomento dei suoi studi del liceo e neanche quante relazioni avesse avuto, ma sapeva che c’erano state 298.0383.304.987 parole dette dai suoi partners e che erano un numero davvero considerevole dove un “Sei bellissima” a qualcuno era scappato e questo le bastava per sorridere e cercare di fermare il tempo nel suo oblio fatto di gatti da sfamare, cassetti strabordanti di collant e slip in cotone, cucina in disordine e bagno interamente coperto di panni da lavare.

Ah Roberto, Roberto che doveva essere stato bello, forse e che le aveva suggerito per cena un “cosciotto di agnello sfumato al vino rosso” ricordava esattamente che le disse anche “Fidati, non te ne pentirai” e se era di lui che doveva fidarsi o della bontà di quel cosciotto poco importava, quella parola (una) “fidati” era così bella perché le aveva permesso di abbandonarsi. Poi Giacomo, quel Giacomo che il 24 Ottobre del 2001 gli aveva detto “Ciao” quando il suo carrello della spesa era andato a sbattere sul suo. Patrizio, Mirco, Michele con “voglio fare l’amore con te” verbi, preposizioni semplici, articoli, preposizioni articolate, aggettivi … quanta bellezza nel catalogarli. Si  eccitava pensando a Cristiano che una volta le disse: “Mi piacerebbe legarti” tre parole forti, tre numero perfetto, poi non rammentava se lo avessero fatto con lei legata o no , ma neanche le interessava tanto saperlo, erano importanti solo  quelle parole ricche di desiderio.
Ogni giorno rimuginava su quel numero importante, sui “mi piacerebbe conoscerti meglio” 4 parole che potevano far presagire una storia romantica, oppure “anche a te piace il jazz?” 6 parole che potevano fondere insieme una delle loro passioni. Parole dette, parole scritte, messaggi, telefonate, fra gemiti o rabbia, fra dolore e passione, parole maledettamente evanescenti che voleva fermare mentre il tempo impietosamente passava su di lei lasciandola nella sua solitudine fatta del ricordo di 298.0383.304.987 parole.

Annunci

Come diventare un Guru in 10 facile mosse

  1. Fondate una religione, per farlo non importa aver studiato. Questo concetto è valido anche per poter realizzare un nuovo movimento politico, inventare una nuova dieta con annesso stile di vita, oppure una nuova branca della medicina alternativa. Non pensate al fallimento, qualsiasi cosa vogliate realizzare in questi campi raccoglierà inevitabilmente un numero incredibile di adepti.
  2. Trovate un nome figo per la vostra nuova setta, i nomi fighi hanno sempre presa. Inventate un nome di fantasia, tipo Pupphaseismo o Sonhasegaresimo, in alternativa potreste anche ispirarvi alle religioni già esistenti e mescolare i nomi fra loro: buddista-cristiano diventa «buddistano». Se ci mettete una Y nel mezzo suono ancora meglio: «Buddystano» seguace del «Buddystanesimo». Chi non seguirebbe il Buddystanesimo? Buddy piace, le sue torte vanno via che è una meraviglia e da quando ha aperto il laboratorio a Lackawanna i suoi affari si sono moltiplicati come i pani e i pesci di Gesù alle nozze di Cana. Cana che abbaia non morde.
  3. Usate un nome d’arte. Il nome è il vostro biglietto da visita, non potete avere un nome banale. Osho ebbe un gran seguito, se avesse usato il suo vero nome “Mario Rossi” non si sarebbe mai potuto permettere le sue 93 Rolls-Royce.
  4. Inventate delle regole. Le regole specie se assurde piacciono, le persone hanno bisogno di qualcosa da seguire senza starci a pensare troppo. Pensate alla cucina ebraica e ai frigoriferi separati per carne e il latte, al venerdì senza carne dei cattolici, al Caciucco di Mare Matto di Livorno (non c’entra un cazzo ma pensando ai pani e ai pesci di prima mi è venuta fame.) Potreste non donare il sangue come i testimoni di Geova, non mangiare le vacche come gli induisti, non lavorare il sabato come gli ebrei (se siete disoccupati potreste optare anche per gli altri giorni feriali così non passerete da sfigati).
  5. Curate il look. Che si tratti di abbigliamento o di pettinatura siate eccentrici, pensate agli Hare Krishna o ai capelli di Phil Spector. Essere originali vi distinguerà dalla massa, se Lady Gaga non si conciasse in quei modi improbabili nessuno se la filerebbe.
  6. Create un mantra, inventatevi delle parabole. Anche in questo caso potreste ricorrere alla vostra fantasia, inventatevi parole senza senso, storie improbabili, buttatevi sul mistico facendo leva sulle situazioni più La Bibbia è il libro più letto al mondo seguita di poco da Harry Potter. Il mio prossimo libro sarà un mash-up di questi due best sellers così andrò in culo a tutti 😉
  7. Investite in pubblicità. Sfruttate parenti e amici, il passaparola è sempre un buon biglietto da visita. Postate il vostro verbo, anche il complemento oggetto che ci sta sempre una meraviglia, sui social network. Create un blog, compratevi dei bot per diventare una twistar e sarete seguitissimi, se poi parlate di pompini e vi atteggiate a vamp diventerete comunque popolari.
  8. Andate contro. Andare contro qualcosa o qualcuno vi metterà in luce, pensate a Di Battista quando scacciò i mercanti dal tempio.
  9. Create eventi. Non solo su faceook, organizzate giornate di preghiera, di meditazione o orgie. La gente ha bisogno di non sentirsi sola, mettete insieme un bel gruppo di sfigati e si sentiranno subito meglio.
  10. Inventatevi un luogo di culto. Potreste sfruttare una località esistente oppure creare un centro in mezzo a qualche deserto. L’importante è legare il luogo prescelto a qualche leggenda, poi al primo raduno dei vostri adepti piazzate vostro cognato a vendere la merchandising, vostra sorella alla bancarella della porchetta e i vostri figli alla raccolta di fondi.

 

guru

Adesso siete pronti per questo nuovo stile di vita di successo e, se riuscirete ad andare avanti per molto tempo, un domani potreste avere anche voi una bella sezione  dell’8×1000 sulla dichiarazione dei redditi.

(post apparso su un numero de L'Odio di qualche anno fa)

Ciao Don Antonio, impara agli angeli a fare una cerimonia come si deve

Questo 2016 è stato un anno proprio crudele, si è portato via artisti meravigliosi come David Bowie, Prince e adesso sono venuta a sapere che ci ha lasciato anche Antonio Polese detto “Don Antonio” il Boss delle Cerimonie.

il-boss-delle-cerimonie

Che senso ha adesso la nostra esistenza senza una guida spirituale di tale livello?
Ci mancheranno la sua pacatezza, il suo savoir faire, le sue ricercatissime camicie colorate, il suo cuore e soprattutto ci mancherà la sua  sobrietà.
“Less is more” dicono gli inglesi mentre Totò soleva dire “Abbondandis in abbondandum” e da buon parte/nopeo e parte/napoletano Don Antonio Polese aveva sposato il motto che il Principe De Curtis aveva declamato in una sua celebre pellicola e ne aveva fatto la sua ragione di vita.

aqhb6n

A lui va il merito di aver fatto conoscere al resto d’Italia (e forse anche al resto del mondo) come si fa una cerimonia che sia di nozze, una comunione o un battesimo o tutt’ quant’ insiem’.  Come potranno adesso volare tranquilli i colombi che gli sposi liberavano in cielo dopo l’ingresso al castello? Cosa ne sarà di quella dimora che ultimamente aveva avuto qualche problemuccio giudiziario ma che era ambita da tutte le personcine di buon gusto?

Antonio Polese ci ha insegnato a sognare in grande, lui stesso era un gran sognatore, d’altra parte come sarebbe stato possibile per un macellaio, qual era stato in gioventù, arrivare  a diventare il faro illuminante di un castello da sogno? Lo piangeranno i suoi collaboratori abituati a esaudire ogni impossibile richiesta, lo piangeranno i suoi piroettanti camerieri, lo piangerà una moltitutine di cantanti neomelodici napoletani dal sopracciclio ad ali di gabbiano e i tanti che avrebbero voluto sposarsi, comuniarsi, battezzarsi o cresimarsi con la sua benedizione.
Ricordo con commozione  i suoi viaggi fuori sede, come quello a Roma quando nella scintillante via Vittorio Veneto,  con la sua famiglia, si mise  alla ricerca di un abito per il nipote fresco diciottenne. Me  lo rivedo in Calabria ad impartire lezioni di stilo al suo omologo calabrese, ma soprattutto non potrò mai dimenticare il suo viaggio negli Stati Uniti e il suo incontro con Buddy “il Boss delle torte”.

ny

Bartolo "Buddy" Valastro Jr. and Don Antonio Polese during the taping of the show
Bartolo “Buddy” Valastro Jr. and Don Antonio Polese during the taping of the show

Era un uomo in fondo dai gusti semplici

amava la natura

e soprattutto amava la famiglia con la quale si ritrovava spesso a tavola per consumare pasti leggeri leggeri.
Addio Boss delle cerimonie, avrei voluto fidanzarmi per poi sposarmi nel tuo castello vestita di oro, argento e mirra, arrivare al tuo cospetto a calesse di un Caterpillar e poi darmi ad un orgia di cibo e di danze cantate da tutti i neomelodici di ieri e di oggi,  perché tu sapevi sul serio come si festeggia un matrimonio.

 

Gold

Sembrano d’oro le foglie di quell’albero. Il prezzo della bellezza è la fragilità, basta un piccolo soffio di vento per tirarle giù, oppure attendere una manciata d’ore per osservarne la decadenza. Non più oro, ma un colore che si mimetizza nella terra e  che nella terra scompare. 

img_20161121_151253-1

Marilisa si presentava come un soffio di vento, arrivava all’improvviso e scombinava ogni cosa. Non potevi fare programmi o avere buoni propositi perché con lei regolarmente saltavano tutti i piani che potevi avere in mente.
Era dotata di quella grazia tipica della giovinezza che rendeva speciale anche la sua goffaggine. Prezioso uragano dai mille colori che ti travolgeva con le sue idee bizzarre che faceva scorrere come un fiume in piena tramite la sua voce squillante.
Una sera, in cui avevo programmato di sprofondare sul divano per addormentarmi con la tv accesa, passò a trovarmi con un pacchetto di biscotti e quella che lei  aveva descritto come la tisana più buona del mondo che però tanto buona poi non lo era. Era eccitatissima, voleva festeggiare: aveva finalmente un impiego, un qualcosa di serio su cui poteva fare affidamento per pagarsi regolarmente l’affitto, farsi qualche viaggio, comprarsi quegli stivali a cui normalmente avrebbe rinunciato e realizzare le sue innumerevoli strampalate imprese.  Ero felice per lei, io che un lavoro fisso l’avevo  da molti anni, avevo sempre pensato che su una vita precaria non fosse possibile costruire un solido futuro.
Cominciò a lavorare in un’importante agenzia in centro e nel tempo i nostri incontri iniziarono a diradarsi. Le sue apparizioni fuori programma erano state sostituite via via da brevi incontri durante l’ora di pranzo e da un minimo di uscite serali. Era sempre bella Marilisa ma i suoi vestiti firmati, il suo trucco sempre più raffinato, sembravano metterle addosso una patina che andava ad offuscare la sua brillantezza.
“E dei tuoi sogni, dei tuoi viaggi?” le chiedevo. Lei mi rispondeva che i viaggi potevano aspettare che adesso aveva il mutuo. Poi un giorno mi presentò il suo fidanzato, un collega, venne poi il matrimonio, vennero i figli. Marilisa incinta, pensai che potesse essere una mamma fantastica.
Ci sentivamo sempre meno spesso, ogni volta che la chiamavo era incasinata con lo sport dei figli o impelagata in qualche riunione al lavoro, aveva fatto carriera, era diventata una donna importante ma non luccicava più come un tempo e non se ne rendeva neanche conto.

La mia amica Michela Resi

Guarda che luna

Guarda che luna

Stasera probabilmente in molti staranno con il naso all’insù per ammirare la luna che così maestosa la rivedremo solo nel 2034. Molte canzoni sono state dedicate alla luna, penso alla “Casta Diva” nella Norma di Vincenzo Bellini, agli standard come Blue Moon o Moon River, ma anche alle immortali Harvest Moon di Neil Young e Dancing with the moonlight knight  dei Genesis, solo per citarne alcune.  Anche in Italia la luna è stata celebrata in molte canzoni, fra le più intense dedicate all’astro d’argento c’è sicuramente “Guarda che luna” dell’immenso Fred Buscaglione.
Ferdinando “Fred” Buscaglione è stato uno di quei pochi uomini a saper portare con stile i baffetti alla Clark Gable, era nato a Torino il 23 Novembre del 1921  e vissuto solo fino al 3 Febbraio 1960, la sua vita terminò quando la sua macchina si scontrò con un camion in zona Parioli a Roma.
Alcune persone credono che sia la morte prematura a far entrare gli artisti nell’olimpo dei miti, a me invece viene da pensare che a volte la morte,  per proprio egoismo,  ci strappi via dalla nostra vita talenti che avrebbero potuto ancora regalarci tante emozioni.  Mi piace immaginare che, se fosse vissuto, Fred Buscaglione avrebbe potuto viaggiare in parallelo con la storia della musica italiana mantenendo popolari le orchestre e le sonorità jazz nella nostre canzoni.
Fred Buscaglione fu un polistrumentista, un attore, un cantante e performer con uno stile del tutto personale, si sposò con una cantante jazz, Fatima Robbin’s, con cui condivise liti e riappacificazioni, interpretò giocosamente il ruolo del duro, un bullo circondato da meravigliose e inarrivabili pupe. Pensando a lui mi piace immaginare come doveva essere la sua Torino post II guerra mondiale, quando aveva conosciuto nei locali dove si esibiva Leo Chiasso  con cui poi aveva cominciato a scrivere canzoni.
L’eleganza  di un tempo, che posso  solo immaginare  guardando le  pellicole e le  foto in bianco e nero, ascoltando la musica e la sua voce,  emoziona e fa viaggiare la fantasia.  Fred, suo malgrado, è diventato l’ immortale cantante di un mondo immaginario di uomini duri con gli acerrimi nemici e tenerissimi fino a sciogliersi del tutto con le “pupe”.
Stasera alzando la testa ho pensato a Fred che nella mia testa mi cantava “Guarda che luna” e ho sorriso.

Gli eroi di Goro

Gli eroi di Goro

E’ un periodo difficile questo nella nostra ridente (ma poi che cazzo c’avra’ da ride’?) penisola. Siamo attaccati in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Ci stanno invadendo! L’altro giorno me ne stavo comodamente sul divano a vedere la tv e zac! è arrivato un negro, un negro signori miei! Era in un film e me lo sono ritrovato sullo schermo così senza che nessuno mi avesse avvisato. E se c’erano dei bambini in quel momento davanti al televisore? Io non sono razzista ma ve lo immaginate se un bambino, con tutte le storie che gli abbiamo rifilato sull’uomo nero,  improvvisamente se lo ritrova davanti?!
E’ un dato di fatto ormai: ci ritroviamo gli stranieri ovunque,  ma non quelli belli chiari di pelle, ma quelli scuri che ci rubano il lavoro! Da quando ci sono loro, quelli li, non si trova più un posto per poter vendere accendini nelle piazze, per faticare all’aria aperta raccogliendo pomodori  o uva (che sono  lavori generosamente retribuiti con paghe che possono arrivare anche a 3 euri l’ora!), non si trova più un posto per asfaltare le nostre strade. Sì, sono tutti lavori che col cazzo farei ma comunque loro non devono perché è così. Meno male che oggi c’è un’Italia che si è rifiutata e che ha detto no! I valorosi abitanti di Goro hanno alzato le barricate per fermare questa terribile orda d’invasori costituita da ben 11 donne (di cui una incinta sicuramente di un terrorista) e da 8 bambini (che poi se ci va di sfiga diventeranno adulti). C’è chi ha chiamato razzisti questi uomini grandi e grossi che si sono organizzati anche da lontano per venire a difendere un paese che non ha mai ospitato neanche una mezza persona proveniente da quelle parti li e che grazie a Dio non sono stati ostacolati dalle forze dell’ordine. Ma che ne sanno questi buonisti del cazzo di Goro, Gorino e Gorinello? Questa è gente seria  che lavora per la comunità pescando vongole ricche di Escherichia Coli, è gente che dell’invasione ne sa qualcosa visto che preferisce il Sudafrica dell’Apartheid, come quella onesta anziana di Goro che non si vergogna a dire che preferisce essere incivile che una scimmia.

Qualcuno li ha accusati di prendersela con queste donne che hanno fatto esperienze terribili (alcune di loro hanno perso tutto compresi i loro compagni), ma poi chi ce lo dice che queste qui  un domani non si portino dietro  anche altri? Chi ce lo dice che queste donne non diventino loro stesse uomini? Meglio non rischiare che se le prendano questi buonisti che non fanno altro che darci dei razzisti.
Per fortuna hanno fermato questa terribile orda che avrebbe alloggiato in alcune stanze dell’unico ostello del paese che si sa che in questo periodo è ricco di turisti che vengono da tutto il mondo per ammirare la bellezza avvolta nella nebbia di Goro e per gustare le sue prelibate vongole. Queste donne e questi bambini avrebbero poi frequentato il bar, cazzo il bar! Ma ve lo immaginate se non li avessero fermati cosa sarebbe potuto accadere? Potevano trasmettere le loro malattie  e magari un po’ di umanità e questo sarebbe stato  proprio inaccettabile!

 

Francesco: Una storia triste

Francesco era preoccupato, non si era ancora ripreso dal suo ultimo ciclo mestruale e quella mattina si era risvegliato triste e angustiato. La sua condizione economica era devastante, erano già un paio di anni che era tornato a vivere con il padre, un  povero pensionato con la minima, ma proprietario di una abitazione modesta e in pessime condizioni.

Francesco aveva passato tempi migliori, era riuscito a far carriera nell’azienda in cui aveva lavorato, ma per un gioco di speculazioni da parte dei dirigenti e per la sparizione coatta della stessa azienda verso l’est europeo da parte del proprietario, si era ritrovato senza lavoro e senza alcuna copertura economica. Aveva pensato anche di andare all’estero a cercare fortuna, ma non poteva abbondare il padre anziano e con un principio di Alzheimer. Francesco aveva amici con cui condivideva le frustrazioni della sua esistenza di nullatenente con un ciclo ormonale particolarmente debilitante, ogni tanto si vedeva con Rosalina, una procace ragazza spiantata come lui. Fra loro non c’era amore, ma una certa sintonia indotta dalla comunanza di sfighe che li univa, come la sera precedente in cui si erano ritrovati avvinghiati dopo un paio di birre consumate davanti alla tv. Fare l’amore non era stato neanche così bello e liberatorio come avevano immaginato, lui ormai aveva rinunciato anche alla sua sfera sessuale da quando non poteva più permettersi di comprare regolarmente la pillola, ma la voglia di consolarsi fu così prepotente che i loro corpi si ritrovarono nudi e assetati di affetto. Non si sa se sia stato per la furia di consumare l’atto o a causa della scarsa qualità dei preservativi comprati al discount anni prima, ma il condom che avevano usato si ruppe e se ne accorsero quando ormai era troppo tardi. Francesco aveva già 45 anni, era ancora fertile ma le probabilità di una gravidanza alla sua età erano piuttosto scarse. Il timore di una indesiderata paternità li spinse comunque a correre ai ripari presso il principale consultorio della città. Malgrado ogni spiegazione e ogni supplica che rivolgevano al medico di turno, trovarono solo obbiettori pronti ad ammonirli sentenziando sulla sacralità del concepimento della vita e negando al povero Francesco la pillola del giorno dopo. I due angosciati si fecero prestare un auto da un amico, raccattarono gli ultimi spiccioli per mettere un po’ di benzina e cominciò a girare per i consultori delle città limitrofe, ma niente, sempre la stessa storia e più di una volta all’ingresso di quei centri era loro capitato di trovare qualche fanatico pro-life pronto ad insultarli. Ad un certo punto decisero di arrendersi confidando sulle alte possibilità di non riscontrare una gravidanza. I giorni passarono come sempre fra porte sbattute in faccia e il padre che ogni giorno perdeva qualche colpo, quel padre che non si ricordava neanche chi fosse suo figlio e che ogni tanto scappava di casa. Non si era più sentito con Rosalina che nel frattempo aveva deciso di trasferirsi presso una zia in Svizzera per fare la badante, sperava che almeno lei riuscisse a realizzare una vita dignitosa. Una mattina come le tante, in cui demotivato si era comunque alzato per andare a cercare lavoro al mercato della frutta, si ritrovò sulla tazza del wc a vomitare l’anima, cosa che successe anche al risveglio il giorno successivo e nei giorni a venire. Preoccupato per quella nausea continua e debilitante decise di rivolgersi al suo medico che gli consigliò di fare il test di gravidanza, preso dal panico Francesco chiese ad un amico se poteva prestargli i soldi, andò in farmacia comprò il test, si chiuse in bagno e cominciò ad aspettare. I minuti passarono con la lentezza di un infinita coda all’ufficio postale, ma finalmente era arrivato il momento di guardare in faccia la realtà: era incinto.

Incredulo scoppiò a piangere, dopo che le lacrime cessarono cominciò a chiamare gli amici e infine si rivolse al suo medico che lo cazziò per aver fatto l’amore in quel modo disperato e frettoloso, lo cazziò per il preservativo rotto, per la sua vita da infame, lo cazziò perché Francesco, non potendo permettersi di avere un bambino, aveva pensato di abortire.

Affranto e umiliato si rivolse all’ospedale, anche li ricevette una scarica di cazziatoni e ammonimenti, ma nonostante tutto riuscì a fissare l’intervento,

fra 10 giorni tutto sarebbe finito, tutto sarebbe rimasto chiuso dentro il suo dolore.

Questa è la triste storia di Francesco l’uomo incinto, ma per fortuna è una storia di fantasia, tutto questo nella realtà non accade … agli uomini.

uomo-triste

 

 

 

 

 

(storia apparsa del numero zero dell’Odio Digitale)

Vorrei richiamare la vostra ATTENZIONE

tytty

Vorrei richiamare la vostra ATTENZIONE, la persona che vedete in questa foto si chiama STEFANIA CIANFRINI, da circa 20 anni FINGE di essere un’altra persona, negli ultimi anni diceva di chiamarsi TYTTY CHERASIEN e di essere un’operatrice umanitaria.
E’ stata denunciata per FRODE, non si è fatta alcuno scrupolo nell’usare FOTO DI BAMBINI MALATI (alcuni di loro oggi non ci sono più) per intascarsi soldi che diceva fossero per PROGETTI UMANITARI che si sono RIVELATI INESISTENTI.
E’ stata denunciata per FURTO DI IDENTITÀ’ pare si sia FINTA UN MEDICO ONCOLOGO
Questa persona è un’educatrice e potrebbe ancora lavorare con bambini e disabili
Se volete farvi un’idea di che personaggio sia qua ci sono alcuni link di alcuni articoli sulla vicenda
questa è la puntata de LE IENE dove dino Giarrusso aveva cercato da lei delle risposte che si era rifiutata di dare
questa è la puntata su Mi manda Rai 3

Darwin

Guardo questo rivolo d’acqua che scorre, m’incanto ad osservare la sua ostinazione,  non si ferma, nonostante le gomme delle auto che gli passano accanto sconvolgendolo e i passi affrettati degli umani che lo calpestano.

img_20160907_100549-1
Dov’ero quasi un milione di anni fa se non su questa terra, con la schiena incurvata, a guardare come oggi l’insistente scorrere dell’acqua?
Sono così cambiata per ritrovarmi poi ad essere sempre la stessa, con gli stessi istinti, lo stesso amore che provo per te. Ho indossato le vesti dell’evoluzione, ho trasformato il mio volto ingentilendolo e colorandolo, ma temo ancora, come allora, che se tu mi vedessi fuggiresti via. Ho drizzato la schiena, elaborato un linguaggio diverso, sviluppato capacità incredibili, costruito case, villaggi, città, macchine … talvolta infernali. Ho creato la guerra e ricercato la pace, ho inventato Dio solo per avere una scusa per pregare, per incolpare qualcuno del mio dolore.
Sono passati miliardi di albe e di tramonti, sconvolgimenti del tempo e della terra, ho conosciuto il freddo e il caldo, ricchezze effimere e povertà estreme.
Sono qui.
Sono tornata ad odorare il profumo dei campi,  ad amare le montagne e i mari, il sole e la pioggia a sognare che tu fossi mio davvero.

Grazie Francesco per le tue parole e per la tua voce. 

Comme d’habitude

“Marzia che dice il telegiornale?”
“Niente di che: un paio di attentati in giro per il mondo, uno più importante in Europa, in Siria nessuna tregua, anche oggi hanno ripetuto la solita solfa sulla violenza sulle donne, un accenno ai morti sul lavoro, polemiche sull’uso dei social network … insomma le solite cose, sbarchi di disgraziati inclusi” 
“Già, ormai non fanno più notizia neanche quelli … Niente sul tizio che ieri si è suicidato buttandosi sotto il treno?”
“No, per quello mi sa che dobbiamo aspettare il TG regionale”

“Bene. Finisco di farmi il bagno e arrivo”

“Sulle notizie che vuoi che ti dica caro, ormai siamo abituati a tutto. Fin da piccoli ci hanno bombardato con le immagini dei bambini del  Biafra che morivano di fame e ci ammorbavano con il solito conflitto in Medio-Oriente, con che risultato poi? Quel che succede in Medio-Oriente,  con le stragi, le ingiustizie e i morti  è diventato, nel nostro sentire,  di normale amministrazione. In Africa e in altre parti del mondo si continua a morire per cause legate alla povertà e quindi a che servono le notizie se siamo sempre alle solite?”
“Hai ragione cara, ma adesso zitta per favore che sta iniziando il TG3”

“Niente, non hanno detto neanche una parola su  ieri sera, che stronzi!”

“Non te la prendere, di tizi che si suicidano al giorno d’oggi sai quanti ce ne sono? Dovessero fare un servizio per ognuno di loro il tg durerebbe almeno 3 ore. Su dai … capisco che ci sei rimasto male, in fin dei conti eri su quel treno. So quanto sei sensibile ed un fatto del genere…”

“Non puoi capire! Due ore, ben due ore di ritardo per un cazzo d’uomo che aveva deciso di ammazzarsi proprio sotto il MIO treno, quello che prendo tutti i giorni da almeno 6 anni. Sto stronzo mi ha fatto fare tardi alla  partita di calcetto, ho dovuto mangiare la cena ormai fredda, mi si era anche scaricato il cellulare poco prima di scovare un Pokemon nella carrozza accanto e niente, il tg non fa vedere neanche un mezzo servizio su questa storia!”

“Sì .. vedi però l’attentato di ieri sera … insomma c’erano anche vittime italiane forse proprio della nostra regione e immagino, per quanto possa capire certe scocciature, che di fronte alla morte  …”
“No, non puoi capire! I giornalisti ieri c’erano e mi hanno pure inquadrato mentre mi facevo un selfie vicino alle rotaie proprio accanto al lenzuolo steso a terra. Volevo farti una sorpresa … volevo che tu mi vedessi in televisione così potevi essere orgogliosa di me.”
“Oh non avevo capito, mi volevi fare una sorpresa. Che dolce che sei amore mio!”

picture-1