Gli eroi di Goro

Gli eroi di Goro

E’ un periodo difficile questo nella nostra ridente (ma poi che cazzo c’avra’ da ride’?) penisola. Siamo attaccati in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Ci stanno invadendo! L’altro giorno me ne stavo comodamente sul divano a vedere la tv e zac! è arrivato un negro, un negro signori miei! Era in un film e me lo sono ritrovato sullo schermo così senza che nessuno mi avesse avvisato. E se c’erano dei bambini in quel momento davanti al televisore? Io non sono razzista ma ve lo immaginate se un bambino, con tutte le storie che gli abbiamo rifilato sull’uomo nero,  improvvisamente se lo ritrova davanti?!
E’ un dato di fatto ormai: ci ritroviamo gli stranieri ovunque,  ma non quelli belli chiari di pelle, ma quelli scuri che ci rubano il lavoro! Da quando ci sono loro, quelli li, non si trova più un posto per poter vendere accendini nelle piazze, per faticare all’aria aperta raccogliendo pomodori  o uva (che sono  lavori generosamente retribuiti con paghe che possono arrivare anche a 3 euri l’ora!), non si trova più un posto per asfaltare le nostre strade. Sì, sono tutti lavori che col cazzo farei ma comunque loro non devono perché è così. Meno male che oggi c’è un’Italia che si è rifiutata e che ha detto no! I valorosi abitanti di Goro hanno alzato le barricate per fermare questa terribile orda d’invasori costituita da ben 11 donne (di cui una incinta sicuramente di un terrorista) e da 8 bambini (che poi se ci va di sfiga diventeranno adulti). C’è chi ha chiamato razzisti questi uomini grandi e grossi che si sono organizzati anche da lontano per venire a difendere un paese che non ha mai ospitato neanche una mezza persona proveniente da quelle parti li e che grazie a Dio non sono stati ostacolati dalle forze dell’ordine. Ma che ne sanno questi buonisti del cazzo di Goro, Gorino e Gorinello? Questa è gente seria  che lavora per la comunità pescando vongole ricche di Escherichia Coli, è gente che dell’invasione ne sa qualcosa visto che preferisce il Sudafrica dell’Apartheid, come quella onesta anziana di Goro che non si vergogna a dire che preferisce essere incivile che una scimmia.

Qualcuno li ha accusati di prendersela con queste donne che hanno fatto esperienze terribili (alcune di loro hanno perso tutto compresi i loro compagni), ma poi chi ce lo dice che queste qui  un domani non si portino dietro  anche altri? Chi ce lo dice che queste donne non diventino loro stesse uomini? Meglio non rischiare che se le prendano questi buonisti che non fanno altro che darci dei razzisti.
Per fortuna hanno fermato questa terribile orda che avrebbe alloggiato in alcune stanze dell’unico ostello del paese che si sa che in questo periodo è ricco di turisti che vengono da tutto il mondo per ammirare la bellezza avvolta nella nebbia di Goro e per gustare le sue prelibate vongole. Queste donne e questi bambini avrebbero poi frequentato il bar, cazzo il bar! Ma ve lo immaginate se non li avessero fermati cosa sarebbe potuto accadere? Potevano trasmettere le loro malattie  e magari un po’ di umanità e questo sarebbe stato  proprio inaccettabile!

 

Francesco: Una storia triste

Francesco era preoccupato, non si era ancora ripreso dal suo ultimo ciclo mestruale e quella mattina si era risvegliato triste e angustiato. La sua condizione economica era devastante, erano già un paio di anni che era tornato a vivere con il padre, un  povero pensionato con la minima, ma proprietario di una abitazione modesta e in pessime condizioni.

Francesco aveva passato tempi migliori, era riuscito a far carriera nell’azienda in cui aveva lavorato, ma per un gioco di speculazioni da parte dei dirigenti e per la sparizione coatta della stessa azienda verso l’est europeo da parte del proprietario, si era ritrovato senza lavoro e senza alcuna copertura economica. Aveva pensato anche di andare all’estero a cercare fortuna, ma non poteva abbondare il padre anziano e con un principio di Alzheimer. Francesco aveva amici con cui condivideva le frustrazioni della sua esistenza di nullatenente con un ciclo ormonale particolarmente debilitante, ogni tanto si vedeva con Rosalina, una procace ragazza spiantata come lui. Fra loro non c’era amore, ma una certa sintonia indotta dalla comunanza di sfighe che li univa, come la sera precedente in cui si erano ritrovati avvinghiati dopo un paio di birre consumate davanti alla tv. Fare l’amore non era stato neanche così bello e liberatorio come avevano immaginato, lui ormai aveva rinunciato anche alla sua sfera sessuale da quando non poteva più permettersi di comprare regolarmente la pillola, ma la voglia di consolarsi fu così prepotente che i loro corpi si ritrovarono nudi e assetati di affetto. Non si sa se sia stato per la furia di consumare l’atto o a causa della scarsa qualità dei preservativi comprati al discount anni prima, ma il condom che avevano usato si ruppe e se ne accorsero quando ormai era troppo tardi. Francesco aveva già 45 anni, era ancora fertile ma le probabilità di una gravidanza alla sua età erano piuttosto scarse. Il timore di una indesiderata paternità li spinse comunque a correre ai ripari presso il principale consultorio della città. Malgrado ogni spiegazione e ogni supplica che rivolgevano al medico di turno, trovarono solo obbiettori pronti ad ammonirli sentenziando sulla sacralità del concepimento della vita e negando al povero Francesco la pillola del giorno dopo. I due angosciati si fecero prestare un auto da un amico, raccattarono gli ultimi spiccioli per mettere un po’ di benzina e cominciò a girare per i consultori delle città limitrofe, ma niente, sempre la stessa storia e più di una volta all’ingresso di quei centri era loro capitato di trovare qualche fanatico pro-life pronto ad insultarli. Ad un certo punto decisero di arrendersi confidando sulle alte possibilità di non riscontrare una gravidanza. I giorni passarono come sempre fra porte sbattute in faccia e il padre che ogni giorno perdeva qualche colpo, quel padre che non si ricordava neanche chi fosse suo figlio e che ogni tanto scappava di casa. Non si era più sentito con Rosalina che nel frattempo aveva deciso di trasferirsi presso una zia in Svizzera per fare la badante, sperava che almeno lei riuscisse a realizzare una vita dignitosa. Una mattina come le tante, in cui demotivato si era comunque alzato per andare a cercare lavoro al mercato della frutta, si ritrovò sulla tazza del wc a vomitare l’anima, cosa che successe anche al risveglio il giorno successivo e nei giorni a venire. Preoccupato per quella nausea continua e debilitante decise di rivolgersi al suo medico che gli consigliò di fare il test di gravidanza, preso dal panico Francesco chiese ad un amico se poteva prestargli i soldi, andò in farmacia comprò il test, si chiuse in bagno e cominciò ad aspettare. I minuti passarono con la lentezza di un infinita coda all’ufficio postale, ma finalmente era arrivato il momento di guardare in faccia la realtà: era incinto.

Incredulo scoppiò a piangere, dopo che le lacrime cessarono cominciò a chiamare gli amici e infine si rivolse al suo medico che lo cazziò per aver fatto l’amore in quel modo disperato e frettoloso, lo cazziò per il preservativo rotto, per la sua vita da infame, lo cazziò perché Francesco, non potendo permettersi di avere un bambino, aveva pensato di abortire.

Affranto e umiliato si rivolse all’ospedale, anche li ricevette una scarica di cazziatoni e ammonimenti, ma nonostante tutto riuscì a fissare l’intervento,

fra 10 giorni tutto sarebbe finito, tutto sarebbe rimasto chiuso dentro il suo dolore.

Questa è la triste storia di Francesco l’uomo incinto, ma per fortuna è una storia di fantasia, tutto questo nella realtà non accade … agli uomini.

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(storia apparsa del numero zero dell’Odio Digitale)

Vorrei richiamare la vostra ATTENZIONE

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Vorrei richiamare la vostra ATTENZIONE, la persona che vedete in questa foto si chiama STEFANIA CIANFRINI, da circa 20 anni FINGE di essere un’altra persona, negli ultimi anni diceva di chiamarsi TYTTY CHERASIEN e di essere un’operatrice umanitaria.
E’ stata denunciata per FRODE, non si è fatta alcuno scrupolo nell’usare FOTO DI BAMBINI MALATI (alcuni di loro oggi non ci sono più) per intascarsi soldi che diceva fossero per PROGETTI UMANITARI che si sono RIVELATI INESISTENTI.
E’ stata denunciata per FURTO DI IDENTITÀ’ pare si sia FINTA UN MEDICO ONCOLOGO
Questa persona è un’educatrice e potrebbe ancora lavorare con bambini e disabili
Se volete farvi un’idea di che personaggio sia qua ci sono alcuni link di alcuni articoli sulla vicenda
questa è la puntata de LE IENE dove dino Giarrusso aveva cercato da lei delle risposte che si era rifiutata di dare
questa è la puntata su Mi manda Rai 3

Darwin

Guardo questo rivolo d’acqua che scorre, m’incanto ad osservare la sua ostinazione,  non si ferma, nonostante le gomme delle auto che gli passano accanto sconvolgendolo e i passi affrettati degli umani che lo calpestano.

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Dov’ero quasi un milione di anni fa se non su questa terra, con la schiena incurvata, a guardare come oggi l’insistente scorrere dell’acqua?
Sono così cambiata per ritrovarmi poi ad essere sempre la stessa, con gli stessi istinti, lo stesso amore che provo per te. Ho indossato le vesti dell’evoluzione, ho trasformato il mio volto ingentilendolo e colorandolo, ma temo ancora, come allora, che se tu mi vedessi fuggiresti via. Ho drizzato la schiena, elaborato un linguaggio diverso, sviluppato capacità incredibili, costruito case, villaggi, città, macchine … talvolta infernali. Ho creato la guerra e ricercato la pace, ho inventato Dio solo per avere una scusa per pregare, per incolpare qualcuno del mio dolore.
Sono passati miliardi di albe e di tramonti, sconvolgimenti del tempo e della terra, ho conosciuto il freddo e il caldo, ricchezze effimere e povertà estreme.
Sono qui.
Sono tornata ad odorare il profumo dei campi,  ad amare le montagne e i mari, il sole e la pioggia a sognare che tu fossi mio davvero.

Grazie Francesco per le tue parole e per la tua voce. 

Comme d’habitude

“Marzia che dice il telegiornale?”
“Niente di che: un paio di attentati in giro per il mondo, uno più importante in Europa, in Siria nessuna tregua, anche oggi hanno ripetuto la solita solfa sulla violenza sulle donne, un accenno ai morti sul lavoro, polemiche sull’uso dei social network … insomma le solite cose, sbarchi di disgraziati inclusi” 
“Già, ormai non fanno più notizia neanche quelli … Niente sul tizio che ieri si è suicidato buttandosi sotto il treno?”
“No, per quello mi sa che dobbiamo aspettare il TG regionale”

“Bene. Finisco di farmi il bagno e arrivo”

“Sulle notizie che vuoi che ti dica caro, ormai siamo abituati a tutto. Fin da piccoli ci hanno bombardato con le immagini dei bambini del  Biafra che morivano di fame e ci ammorbavano con il solito conflitto in Medio-Oriente, con che risultato poi? Quel che succede in Medio-Oriente,  con le stragi, le ingiustizie e i morti  è diventato, nel nostro sentire,  di normale amministrazione. In Africa e in altre parti del mondo si continua a morire per cause legate alla povertà e quindi a che servono le notizie se siamo sempre alle solite?”
“Hai ragione cara, ma adesso zitta per favore che sta iniziando il TG3”

“Niente, non hanno detto neanche una parola su  ieri sera, che stronzi!”

“Non te la prendere, di tizi che si suicidano al giorno d’oggi sai quanti ce ne sono? Dovessero fare un servizio per ognuno di loro il tg durerebbe almeno 3 ore. Su dai … capisco che ci sei rimasto male, in fin dei conti eri su quel treno. So quanto sei sensibile ed un fatto del genere…”

“Non puoi capire! Due ore, ben due ore di ritardo per un cazzo d’uomo che aveva deciso di ammazzarsi proprio sotto il MIO treno, quello che prendo tutti i giorni da almeno 6 anni. Sto stronzo mi ha fatto fare tardi alla  partita di calcetto, ho dovuto mangiare la cena ormai fredda, mi si era anche scaricato il cellulare poco prima di scovare un Pokemon nella carrozza accanto e niente, il tg non fa vedere neanche un mezzo servizio su questa storia!”

“Sì .. vedi però l’attentato di ieri sera … insomma c’erano anche vittime italiane forse proprio della nostra regione e immagino, per quanto possa capire certe scocciature, che di fronte alla morte  …”
“No, non puoi capire! I giornalisti ieri c’erano e mi hanno pure inquadrato mentre mi facevo un selfie vicino alle rotaie proprio accanto al lenzuolo steso a terra. Volevo farti una sorpresa … volevo che tu mi vedessi in televisione così potevi essere orgogliosa di me.”
“Oh non avevo capito, mi volevi fare una sorpresa. Che dolce che sei amore mio!”

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A case of you

Come il cielo mi vesto di argento, come la terra divento bruna, come le foglie mi coloro dei gialli e dei rossi e lascio scendere delicatamente il mio stato d’animo facendolo volteggiare a lungo prima di adagiarmi sulla terra. Sono soltanto un’esploratrice solitaria in cerca di emozioni, mi ubriaco di sogni ascoltando Joni Mitchell e il suo disperato bisogno di amore che è come il mio.

Ti ho visto sorridere in un’estate avida di acqua, ho respirato il tuo odore, ho sentito il tuo cuore battere vicino al mio, ma è stato un attimo, un tramonto che per quanto intenso e bellissimo svanisce lasciando il posto al blu più scuro che c’è. Ho perso ciò che non ho mai avuto, ciò che probabilmente non potevo neanche avere.

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Oh Joni, mia cara Joni del mio autunno e del mio inverno che rendi manifesto il mio intimo più vero rendendo bello il mio dolore, quanto ti sono grata.

#NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

In Italia, nel 2014, un adolescente su dieci di età compresa fra i 13 e i 17 anni riferisce di aver vissuto sulla propria pelle il fenomeno del cyber bullismo

«Oggi dovevo tornare in classe dopo la malattia, ma io non ce la facevo a rientrare. Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finita» Parole scritte da C. (12 anni),  prima di buttarsi dal balcone di casa sua aveva ricevuto alcuni messaggi  da parte di un suo coetaneo come questo: «Ti devi uccidere… Dovrei ucciderti io, ma poi passo i guai. Quindi è meglio se ti ammazzi tu!»

Più di metà dei ragazzi italiani è stato vittima di bullismo

«Piangevo ogni notte, ho perso ogni amico e ogni tipo di rispetto»; «Non ho nessuno. Ho bisogno di qualcuno»; «Ogni giorno penso: perché sono ancora qua?» A. (15 anni) aveva girato un video prima di suicidarsi nel quale, tramite l’uso di 74 tavole, raccontava le violenze subite.

Il suicidio è la seconda causa di morte fra gli adolescenti in Italia

«Scusatemi, non ce la faccio più a sopportare» C.14 anni, aveva subito una violenza sessuale da parte di 6 ragazzini di età compresa fra i 13 e i 16 anni.

Queste giovanissime vittime, oltre ad aver subito l’abominio della violenza sessuale, sono state ricattate dai loro aguzzini che avevano  girato dei video durante il sopruso e li avevano messi in rete o minacciato di farlo.

Le nuove tecnologie, attraverso anche la possibilità dell’anonimato, favoriscono impulsi violenti e offese

«Non fidatevi del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio!»   Parole queste che si riferivano a A. morto suicida a 15 anni.

L’Istat, in un rapporto relativo al 2014, rileva che le ragazze sono colpite dal fenomeno del bullismo in misura leggermente maggiore rispetto ai ragazzi e che nel nord si registra un numero maggiore di vittime di tale fenomeno (oltre il 57%)

«I miei compagni mi chiamano cicciona» 12 anni, tenta il suicidio dopo aver scritto su un foglietto: «Non ce la faccio più»

 

L’aspetto, la sessualità (vera o presunta), l’estrazione sociale, le origini familiari o qualsiasi cosa che  venga ritenuta in qualche modo una forma di “diversità” dal gruppo dei bulli scatena la derisione che in alcuni casi porta a conseguenze drammatiche come il suicidio. Le derisioni subite durante l’infanzia e l’adolescenza influenzano anche pesantemente la salute fisica e mentale del soggetto bullizzato che ne paga le conseguenze spesso per tutta la vita.

Il bullismo non è un fenomeno che riguarda solo i più giovani,  nel mondo reale e soprattutto in rete osserviamo un continuo fiorire  di offese, denigrazioni, battute pesanti e invettive condite da sessismo, razzismo,  omofobia.  Se è praticamente impossibile intervenire sull’educazione di un adulto,  per arginare sul nascere tale fenomeno,  è necessario lavorare con i ragazzi per proteggerli  e lavorare sulle cause affinché si crei una propensione più forte delle offese e delle persecuzioni.

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Proprio per questo l’AIED  ha lanciato il contest  #NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

L’iniziativa, per la prima volta, si rivolge non solo ai maggiorenni, ma anche a quella fascia d’età maggiormente toccata dal fenomeno, perciò sono invitati a partecipare tutti coloro che hanno dai 15 ai 30 anni e sono interessati a una gara di idee nazionale che abbia un impatto sociale.

PERCHE’ “NObullismo”:

Per promuovere la creazione e la diffusione di una società basata su confronto, libertà e sicurezza, lontana da violenza, sopraffazione ed esclusione. Perché i numeri delle vittime che tenta il suicidio e arriva ad atti di autolesionismo conferma la gravità del fenomeno che, troppo pesso, si nasconde tra le trame dello scherzo e dei giochi tra ragazzi.

COME FUNZIONA:
Per promuovere una cultura basata sul rispetto reciproco e avere un effetto su bullismo e cyberbullismo, come le scorse edizioni, la gara è aperta alle idee realizzabili che possono avere un impatto sulla realtà
coinvolgendo direttamente i ragazzi. La possibilità di inviare le idee partirà dai primi giorni di settembre. Ci sarà una fase di votazione on-line, in cui i partecipanti si faranno promotori dei propri progetti (e con essi anche dell’iniziativa) divulgandoli, e una fase di votazione e selezione da parte di un’apposita Giuria.

Dalla media di questi due voti verranno selezionati tre team finalisti che presenteranno la loro idea in 2 minuti durante un evento previsto il26 novembre a Roma, che vedrà una prima parte dedicata ad una tavola
rotonda sul tema e una seconda parte dedicata alla gara tra i tre team finalisti che presenteranno pubblicamente la loro idea e a cui seguirà un momento di confronto e dibattito.

La squadra vincitrice, che sarà eletta dalla Giuria, si aggiudicherà un premio di 2.000 euro come riconoscimento e ringraziamento per la validità del contributo offerto.

L’iniziativa è partita il 5 Settembre,  è possibile iscriversi fino al 7 novembre.

Info: http://www.aied-roma.it/nobullismo/

Adele

l’estate appassisce silenziosa
foglie dorate gocciolano giù

IMG_20160819_165528Adele raccoglieva le more fregandosene dei graffi e delle zanzare che agguerrite si accanivano sulle sue braccia e sulle sue caviglie appena scoperte. “La crostata è quello che ci vuole, l’apprezzerà di sicuro” pensava fra sé e sé mentre si affannava a raccogliere quanti più frutti possibili prima che le ombre riempissero il bosco oscurandolo. I suoi gesti erano accompagnati dalla melodia dei rumori del vento e dal suono degli animali invisibili che fuggivano ad ogni suo passo,  soddisfatta guardava il suo cestino colmo di frutti rossi e neri e sorridendo si mise in cammino verso casa.  “Chissà come si sarebbe vestito questa sera e se, come al solito, si sarebbe messo addosso quel profumo ormai datato che in pochi ricordano”.  Era felice mentre fantasticava sul suo prossimo appuntamento, avrebbero parlato del più e del meno  inizialmente o si sarebbero subito persi nel loro famelico amore? La crostata di more era l’ennesima strategia che fungeva da richiamo, c’erano state anche la parmigiana di melanzane, le cipolline sottolio, la marmellata di fichi, i formaggi portati da una comare di origine lucana, il novello della vigna del cognato, ogni volta questi assaggi si trasformavano in voglia di sfamarsi l’una dell’altro.  I baci rubati avevano il sapore delle more  pensava sorridendo, mai aveva provato un piacere così grande in tanti anni con suo marito ed era certa che anche lui con sua moglie non aveva mai goduto quanto godeva con lei. L’amore furtivo era il segreto  che rendeva eccitanti le loro avventure contornate da caciocavalli, ortaggi, vini, ma era la voglia di ricreare le figure di un vecchio manuale  chiamato kamasutra il loro piatto forte. Stasera si sarebbe fatta bella, avrebbe lisciato la sua pelle, ordinato la sua casa e i suoi capelli e sarebbero stati insieme come spesso accadeva negli ultimi sessanta anni, alternando la posizione della libellula a quella dello scorpione per ampliare ancora una volta le tecniche dell’estasi.

Olga

e terminò troppo presto quel gioco crudele d’agosto 

Kenro Izu
foto di Kenro Izu

Temo che questo odore così forte di polvere, muffa e passato svanirà quando finirà la ristrutturazione della villa e ho paura di perdere la memoria delle sensazioni che avevo provato qua con lei. Come potrò mai conservare la fragranza della mia eccitazione di allora mista alla sua pelle candida e alla sua cipria che mi restava addosso e continuava a farmi sognare ancora per molto tempo dopo l’amore? Non so se davvero ho amato quella donna, ma so che ho amato e amo ancora quella magia di cui ancora qui percepisco il profumo. La mia signora bionda, di un’età che non sono mai riuscito a definire, che quell’estate m’insegnò ad amare se n’è andata da tempo lasciando qua quei libri che mi avevano portato in mondi lontani, i suoi profumi francesi e le sue tende appesantite dalla polvere. La villa è splendida e i ciliegi sono in fiore, questo resta uno dei posti più belli di cui abbia memoria. Ricordo questa casa che da piccolo mi sembrava enorme, la villa che domina la collina a cui mi avvicinavo furtivamente con la mia bicicletta finché un giorno lei si accorse della mia presenza e m’invitò ad entrare. A quindici anni non avevo idea di cosa avrei fatto della mia vita e non sapevo neanche quando sarei diventato uomo, studiavo al primo anno della scuola per geometri perché i miei volevano per me un futuro diverso dai campi da coltivare. La signora se ne stava in piedi vicino al  cancello dove mi ero fermato così tante volte, non l’avevo mai vista così da vicino, in paese si diceva che fosse rimasta sola e che solo raramente riceveva visite di lontani parenti. Morbida è il primo aggettivo che venne in mente guardandola quel giorno avvolta nella sua vestaglia grigia di seta che le si adagiava addosso leggermente aperta sul suo seno abbondante ormai poco sostenuto dal tempo e sui sui fianchi larghi.  Portava sempre una fascia in testa per contenere i suoi capelli ribelli il cui colore stava ormai sbiadendo. Fumava una sigaretta di quelle fini quando mi chiese con la sua voce roca e un po’ autoritaria cosa ci facessi davanti a casa sua. Borbottai un qualcosa d’incomprensibile mentre visibilmente arrossato in volto inforcai la mia bici tentando di scappare e strappando a lei una grassa risata. “Dove vai ragazzino? Ti faccio così paura?” e mi aprì il cancello invitandomi ad entrare “Vieni ti offro un bicchiere d’acqua, ad occhio ne hai proprio bisogno … su dai, mica mordo”. Quella fu la mia prima volta nella villa, ricordo ancora il mio stupore nel vedere così tanti libri, non ne avevo mai visti così tanti tutti insieme neanche alla biblioteca del paese,  ma fu l’odore di quella signora, l’odore che ancora percepisco qua dentro, la cosa che più mi sconvolse. Le stanze erano tutte un po’ in ombra, c’era dappertutto quel disordine di vita vissuta che risuonava nei vecchi dischi di jazz che lei ascoltava quasi in continuazione. Non spiccicai quasi parola quella volta li, lei fu gentilissima e molto entusiasta quando farfugliai qualcosa sui suoi libri e m’invitò a venirla a trovare di nuovo offrendosi di prestarmeli se lo avessi desiderato, fu quello l’inizio, tornai a casa con il cuore in gola cercando d’imprimere nella memoria il suo profumo, mi accorsi che ero eccitato e ne provai vergogna. Sentivo in me un misto di attrazione e di paura, volevo tornare a trovarla quanto prima, la scusa dei libri era ottima e poi in fondo cosa c’era di male nel parlare di letteratura con una persona che poteva insegnarmi tanto anche se al solo pensiero di ritrovarmi con lei il cuore mi saliva impazzito fino in gola? Tornai a trovarla diverse volte, ogni volta lei mi offriva nuovi libri e mi raccontava dei suoi viaggi passati, delle sue interessanti amicizie con artisti di varia natura, ma non mi raccontava mai niente di strettamente personale. Non so se fosse vedova, divorziata o se non si fosse mai sposata,  so che m’incantavo a sentire la sua voce che cambiava registro a seconda di ciò che più l’aveva resa triste o allegra. Cercavo di starle sempre più vicino ad ogni occasione per poterla almeno sfiorare, ma fu lei quella volta a  prendermi per mano per accompagnarmi al piano di sopra dove in una vecchia cassapanca aveva trovato una stampa antica che aveva cercato disperatamente per molto tempo. Il tocco della sua mano mi fece letteralmente impazzire, lasciai scivolar via la mia mano sudata cercando di nascondere mio imbarazzo. Una volta tornati di sotto mi offrì da bere dicendo che era l’occasione giusta per festeggiare, bevvi un vino che non conoscevo, ma ricordo che era forte e poi ricordo la sua mano sulla mia che mi guidava sul suo seno, il primo bacio che sapeva di tabacco, liquore, ansia e amore. Si spogliò nuda e rimase davanti a me che immobile restavo a guardare prima il suo volto solcato da piccole rughe di cui non mi ero mai accorto prima e poi il suo corpo dalla pelle chiarissima. Mi accarezzò e la lasciai fare fino a che le sue mani non toccarono il mio membro eretto e la sua bocca vi si pose per gustare la mia acerba essenza, venni praticamente subito e non riuscii neanche a capire cosa mi era successo. Ci misi diversi giorni prima di tornare in quella casa, ma alla fine mi feci coraggio, la seconda volta la mia erezione durò più a lungo e nei giorni successivi imparai a controllarmi, entrai in lei e fu meraviglioso vederla ansimare sotto di me, sotto i miei colpi di inesperto amante.  Avevo creduto veramente di essere innamorato di lei, sognavo un futuro insieme in barba alla differenza di età e ai giudizi. Fu lei a liquidarmi un giorno, così di punto in bianco dicendomi che sarebbe stata via alcuni mesi e che non sapeva se e quando sarebbe tornata. Mi spezzò il cuore e quella fu la mia prima ferita, forse la più crudele perché di questa non mi davo alcuna  colpa. So che non se ne andò mai in realtà, che restò  chiusa in questa casa con i suoi libri e che mi lasciò libero di  scoprire altri corpi, altre emozioni, altri amori. Difficile per me oggi lavorare qua, ridisegnare le stanze della mia lontana verginità perduta senza pensare a quei giorni, toccherà a me cancellare definitamente il suo odore da questi muri e consegnare a questa casa una vita nuova lontana dalla signora bionda dei ciliegi e da quel ragazzo che ero molto, troppo,  tempo fa.

Liberté, Egalité, Fraternité, li morté!

In questa estate dove continuano a non fare notizia le varie tragedie umanitarie, le raccomandazioni per gli anziani sono sempre meno in voga nei tg (giacché da anni molti dei nostri vecchi vivono refrigerati nei centri commerciali) e soprattutto non si registrano novità rilevanti nella vita sentimentale di Belen, il dibattito di la e di qua dall’Alpe si è concentrato sui costumi da bagno. Ebbene sì, la nazione della Liberté (la loro), Egalité (fra di loro) e Fraternité (ma entro un certo limite) ha deciso che “il burkini è incompatibile con i nostri valori”. In alcuni comuni si è pensato di vietarlo per una questione di ordine pubblico che in pratica equivale ad incendiare un palazzo per salvaguardarlo dall’umidità: ovvero è una cazzata gigantesca, insensata. Non so se ad indossare un capo del genere fossero stati gli uomini di fede musulmana se ci sarebbero state polemiche e divieti, se in qualche maniera Carla e Enzo di “Ma come ti vesti?” ci abbiano messo lo zampino o se è stata una pessima annata per il Sauvignon, ma tant’è che si è pensato a questo ottimo espediente che si dimostrerà infallibile nell’avvilire le donne di fede musulmana che intendevano farsi il bagno nei mari delle coste francesi, li mortè! Creare separazione è un metodo fantastico per distruggere i sogni di fratellanza, libertà e uguaglianza cari ai padri fondatori della patria del Roquefort e andiamo avanti così col colonialismo non solo fisico ma anche intellettuale perché noi siamo i giusti e gli altri comunque sbagliati. L’occidente è migliore perché non impone un costume in materiale tecnologico che facilita i movimenti riuscendo a coprire il corpo ma perché lo vieta proprio ed è fantastico come Salvini cavalchi anche questo per creare un clima che facilita sempre più il terrorismo. Ah il meraviglioso occidente ossessionato dalla prova costume che condanna i rotolini di ciccia e il burkini perché la donna dev’essere libera, bona e rientrare in certi canoni prestabiliti. Voglio tanto essere indecente, vorrei tanto rotolarmi sulla spiaggia avvolta interamente in un costume di neoprene con una tetta di fuori e una piccola apertura sulla chiappa destra per quell’effetto sexy vedo-non vedo della mia cellulite solo per far incazzare alcuni politici francesi, i legaioli nostrani e i fashionisti dell’Illinois. Essere libere di manifestare la propria fede se non si è suore o di religioni amiche degli amici e di andare al mare è un oltraggio, mon dieu! Noi donne siamo sprovvedute e necessitano sempre di una guida per cui è giusto che certe decisioni le prendono gli uomini e che ci siano persone come Lorella Zanardo ad illuminarci indicandoci come dev’essere il “nostro femminismo” dicendo quanto sia giusto vietare un qualcosa che come decisione dovrebbe unicamente spettare alla propria individualità.
Stiamo perdendo l’ennesima occasione di vicinanza e di dialogo, abbiamo costruito frontiere, abbiamo messo confini nei cieli e nei mari e adesso vogliamo imporre il nostro modo di vestire anche in spiaggia ad altri, ma quanto è assurdo tutto questo in un momento in cui l’umanità, terrorizzata dai vari fondamentalismi, ha nel dialogo e nei comuni sentimenti di rispetto dei diritti di tutti (compreso il diritto di stare in spiaggia, nuotare e giocare) l’unica soluzione per uscire da questo oblio?

foto presa da twitter di ‏@LaSauvageJaune
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