La pioggia nel pineto (cover D’Annunziata)

Taci. Su le voglie

del losco non odo

parole che dici

campane; ma odo

parole più nuove

che parlan di struffoli e sfoglie

lontane.

Ascolta. Piove

sulle zeppole sparse.

Piove su le venditrici

maldestre e  scarse,

piove sui lupini

copiosi e su i mirti,

piove sui porti

divini,

su le minestre fulgenti

di fiori di zucca raccolti,

sui canestrini folti

e coccole succulenti,

piove sui nostri involtini

toscani,

piove sulle nostre fami

su gli ignudi,

sui nostri alimenti

leggieri,

su i freschi taglieri

ove salumi si posan

e mortadella,

su la fragola bella

che ieri

m’illuse, che oggi delude,

o Coglione

Odi? La pioggia cade

su la solitaria 

verdura

con un crepitio che dura

e varia nell’aria

secondo le fronde

più rade, men rade.

Ascolta. Risponde

al pianto il riso in bianco

de lo spedale

che il pianto spettrale

non impaura,

nè il bel infermierino.

E Pino

ha un uovo, e Mirto

ha un altro uovo, e il ginepro

altro ancora, salumi 

diversi

sotto innumerevoli dita.

E immersi

noi siam nello spirito

silvestre,

d’arborea vita viventi;

e il tuo volto ebro

è molle di pioggia

come la sfoglia,

ed il salmone

inzuppi come

le chiare ginestre.

Piove sulla mia pelle biancastra

Piove sul nostro paniere

Piove su di te

Meschino che mi conducesti

a fare un picnic

con questo tempo impregnato

o creatura terrestre

che hai nome;

“Coglione”.

 

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8 pensieri riguardo “La pioggia nel pineto (cover D’Annunziata)

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