Giulia

Giulia passava ore a fotografarsi davanti allo specchio.  Cambiava trucco, pettinatura e abbigliamento, provava varie espressioni come fosse un’attrice consumata. Si spogliava, metteva una mano sul seno, sul suo sesso, s’incurvava.  Fotografava i suoi orgasmi e tutto quello che poteva precederli:  la sua espressione durante un appuntamento, la seduzione provocata e quella subita, l’eccitazione, l’impetuosità, la goduria e l’appagamento finale.
Aveva comprato un vestito nuovo e della nuova biancheria intima. Non vedeva l’ora di tornare a casa per osservarsi e immortalare la sua vestizione e la sua denudazione. Quella sera doveva uscire con un uomo particolarmente interessante, ci teneva che tutto filasse liscio, fotogramma per fotogramma. Si era presentata davanti al grande specchio della sua camera con l’accappatoio e la macchina fotografica già sistemata sul treppiede.  Due, tre scatti con l’accappatoio chiuso, aperto e a terra. Altri scatti:  la mano che passa la crema sulle gambe, i capelli bagnati, pettinati, asciutti, legati. Gli slip di pizzo nero meritavano tanti punti di vista, come il reggiseno in coordinato da cui trasparivano i suoi turgidi capezzoli. Il vestito  davanti, di lato, le labbra nude e poi vestite di rosso, gli occhi, i capelli adesso sciolti sulle spalle. Di nuovo le labbra, scatti sul rossetto perfetto, il rossetto sbavato da un primo bacio seguito da tanti che ne avrebbero cancellato ogni traccia. Foto al vestito: sollevato, aperto, sul pavimento.  Il seno vestito, il seno denudato, gli slip, una mano che s’insinuava dentro, gli slip tolti. Si toccava e fotografava le sue smorfie, la sedia, lei sopra con le gambe aperte,  le sue dita sul clitoride. Giulia fissava le sue immagini per conservare le sensazioni di ogni suo appuntamento.  Aveva interi album delle sue avventure, negli anni aveva raffinato la sua arte, era diventata l’icona che aveva sempre desiderato essere.  Le dita continuavano a tormentare il suo clitoride. Squillò il telefono, vide l’orologio, si stava facendo tardi, il suo appuntamento rischiava di saltare. Rivolse lo sguardo nuovamente al suo riflesso, era bellissima mentre si procurava piacere. Ormai non c’era più il tempo di rivestirsi e di rifarsi il trucco, continuò ancora a toccarsi, i minuti passavano, ma in fondo a lei di quell’incontro non importava più di tanto, non sarebbe stata davvero così bella con lui come lo era adesso davanti allo specchio.

Jack Vettriano Mirror Mirror
Jack Vettriano: Mirror Mirror

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