Carla (Lullaby of birdland)

 

Questa sera non ho niente in testa che lo scat di Dee Dee, vorrei parlare di amore, vorrei parlare di sesso, di tramonti rossi che già odorano di settembre, di poesia, vorrei scrivere racconti cinici, vorrei liberare la mente, ma le note m’imprigionano cullandomi.

Stachdappiriuwah … babbiurabbiscabutte … schet … teddadubayeh .. aduyeehehehehh dih dihddih  … ♫
Dopo lo scat c’è il solo di piano e poi il contrabbasso e si continua a volare, dolcezza, sensualità, ninna nanna dell’isola degli uccelli. Eppure il titolo  potrebbe suggerirmi anche un qualcosa di diverso da un porno vintage danese dei primi anni ’70 … o no?

Conceptual photography by Brooke Shaden
Conceptual photography by Brooke Shaden

La bella stagione era al termine e l’isola si stava svuotando di quei pochi turisti che erano arrivati là attratti dalla bellezza del mare e dalla sua natura ancora poco piegata alle masse. La cameriera tuttofare dell’unico albergo del posto sognava ancora un incontro piacevole da portarsi dietro fino all’inizio dell’estate successiva. Lei non era bella ma nemmeno brutta, si truccava raramente, vestiva some le capitava sotto il suo grembiule ma la sera, quando era di turno al bar, scioglieva i suoi lunghi capelli neri e regalava larghi sorrisi ai pochi avventori che si fermavano da lei per una birra o perché semplicemente in quel luogo non c’era altro da fare. Si chiamava Carla, era nata su quell’isola e su quell’isola stava invecchiando. Lei  non desiderava andare altrove,  non perché il continente o altri luoghi le facessero paura, ma perché i viaggi li faceva di continuo con la sua mente e  altro non le interessava.  Di uomini ne aveva conosciuti tanti, i suoi erano tutti grandi amori di quelli che s’immaginava fossero per sempre e con la stessa facilità con cui s’innamorava riusciva a dimenticarsi dei dolori degli addii. Faceva l’amore come se fosse stato l’ultimo giorno della sua vita, questo affascinava e allo stesso tempo metteva  un po’  a disagio i suoi amanti. Ogni volta metteva a disposizione il suo cuore e il suo corpo con generosità come aveva fatto con Hans, un viaggiatore tedesco con cui si era intrattenuta il mese prima,  e come avrebbe fatto quella sera stessa con Donato, un giovane pugliese squattrinato portato il quel luogo dal suo vagabondare senza meta.  Lei conosceva ogni posto segreto dell’isola e lui, un po’ per curiosità e un po’ per noia, aveva cominciato a corteggiarla.
Si era preparata con cura a quell’incontro, Carla desiderava perdersi negli occhi neri di Donato, esplorare il suo giovane corpo e la sua anima.  Si sarebbero visti vicino al molo dopo l’orario di chiusura del bar, avrebbero fatto l’amore sotto le stelle, lei lo avrebbe fatto sognare nell’illusione che si portasse il suo profumo e il suo ricordo anche al di là del mare. Donato avrebbe  passato una serata diversa, sarebbe ripartito e forse non sarebbe mai più tornato, Carla lo avrebbe sognato fino all’estate successiva quando ci sarebbero stati altri uomini da amare.

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2 pensieri riguardo “Carla (Lullaby of birdland)

  1. avevo letto:
    “Si chiamava Carla, era nata su quell’isola e quell’isola stava invecchiando.”

    mi piaceva che l’isola invecchiasse, ci son rimasto male quando ho letto quel “su”.

    Il pezzo è molto bello. lo scat anche.

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