di Sabrina Ancarola
Faccio cose perché sono inquieta, scrivo perché, dare una forma alla mia inquietudine, a volte è divertente. Sono cantante, presentatrice, scrittrice e autrice di pièce teatrali e cene con delitto. Non so cosa mi riesce peggio, ma mi ostino perché mi piace ballare pur non sapendo affatto ballare.

  • Egli aveva un infinito spazio a disposizione, ma si sentiva solo.
    Netflix non c’era e i social erano praticamente deserti.
    La routine quotidiana era insopportabile, e del resto come poteva esserci una routine, se non aveva ancora inventato nemmeno il giorno e la notte?
    Così, con il sottofondo di un’adeguata playlist, iniziò il suo lavoro:

    Poteva anche fermarsi lì, godersi la sua creazione, magari prendersi qualche giorno di ferie e andare al mare, visto che ormai lo aveva inventato.
    E invece no.
    Non gli bastava quel po’ po’ di paradiso terrestre: doveva per forza incasinare tutto con Adamo, Eva, il serpente e, già che c’era, anche il tempo delle mele .
    Di originale non aveva solo creato il mondo, ma anche il peccato.


    La favola di Adamo e Eva
    Dopo la cacciata dal Giardino dell’Eden, per una mela, tra l’altro, nemmeno biologica, Adamo ed Eva si ritrovarono a fare i conti con la morte, i dolori (cervicale inclusa) e complessi di colpa (Egli non aveva ancora inventato né gli psicologi, né lo Xanax o il Prozac ). In compenso diede a Eva il parto con dolore (sull’epidurale in seguito si apriranno diversi dibattiti) e a Adamo la puzza di chi lavora con sudore.
    Caino “o” Abele “e”
    Adamo ed Eva ebbero due figli: Caino e Abele.
    Caino offrì a Dio i frutti della terra, Abele i primi nati del gregge.
    Con chi procrearono, resta un mistero — ma si sa, le vie del Signore sono infinite e poco interessate alla logica genealogica.
    Dio apprezzò l’offerta di Abele e Caino, accecato dalla gelosia, lo fece fuori.
    Dio lo condannò a vagare come un ramingo, ma per proteggerlo dalla vendetta altrui gli mise addosso un segno (una specie di pass VIP per fuggiaschi).
    Caino poi si sposò, ebbe un figlio, fondò una città e generò una stirpe illustre: tra loro, inventori della musica e della lavorazione dei metalli. In pratica, se oggi abbiamo il Metal lo dobbiamo ai discendenti di Caino, grazie Caino!
    Il caso di Caino e Abele narra anche del primo omicidio della storia, episodio che vedrà nascere numerose trasmissioni televisive come Storie maledette e svariati podcast true crime.


    Dopo la morte di Abele, Eva generò Set, che a sua volta fu padre di Enos e capostipite di una linea genealogica destinata a sfociare nei patriarchi antidiluviani.
    Sì, perché poi Egli, non contento di aver mandato in malora il paradiso che aveva creato (per una mela, ripeto, per una mela!) – e dato che le birrerie ancora non esistevano – decise di movimentare un po’ i suoi noiosi sabati sera con qualche catastrofe, fu così che inventò il diluvio universale.
    Effetti speciali che i disaster movie americani se li sognano, anche se in seguito gli stessi americani combineranno dei disastri mondiali che neanche Dio avrebbe mai immaginato.
    I pochi che riuscirono a salvarsi lo fecero grazie ad imbarcazione in legno del capitano Noè
    NB in seguito i loro discendenti se la presero con le persone che cercavano sfidando le acque su altre imbarcazioni di legno .

    Partirà, la nave partirà
    Dove arriverà, questo non si sa
    Sarà come l’Arca di Noè
    Il cane, il gatto, io e te

    Navigarono a vista, di parecchia acqua, diversi giorni, infine la terra, finalmente asciutta, tornò abitabile e tutti gli esseri viventi salvati compresi i loro simpatici animaletti tornarono a ripopolare il pianeta blu.
    Egli, soddisfatto del suo lavoro, fece un patto con Noè e i suoi discendenti: niente più alluvioni globali, lo giuro su Dio! In segno di buona fede, ci mise pure un arcobaleno.
    Noè, dal canto suo, si mise subito a coltivare la vite e a produrre vino che, se non altro, aiutava a dimenticare i 40 giorni di navigazione con animali senza deodorante.
    Dio benedisse i figli di Noè: Sem, Cam e Jafet.
    Sem ebbe cinque figli: Elam, Assur, Arpacsad, Lud e Aram. Da questi discendono molte nazioni, tra cui i popoli semitici.
    Cam ebbe quattro figli: Cush, Mizraim, Phut e Canaan. Da questi discendono gli etiopi, gli egizi, alcune tribù africane e i cananei.
    Jafet ebbe molti figli, e i suoi discendenti sono considerati i popoli iafetici, che comprendono una vasta area geografica.
    In pratica siamo tutti discendenti di tre fratelli, che dati gli ampi spazi e la mancanza della crisi dell’edilizia all’epoca, si sparsero in varie parti del globo dando il via alle differenze etniche e sociali che ancora fanno il brutto e il brutto tempo oggi. Pareva brutto fermarsi a Caino e Abele?


    La torre di Babele

    A quel punto, con la terra di nuovo piena e la genealogia in piena espansione, l’umanità fece quello che fa sempre: cominciò a montarsela.
    Stufi di vivere sparsi e senza un centro commerciale decente, decisero di fondare una città.
    Ma non una qualunque.
    Una con una torre altissima, che toccasse il cielo, una torre così alta da arrivare fino all’altissimo, tanto per farsi notare, diventare famosi e partecipare a qualche reality show.
    Spoiler: non andò benissimo.
    Egli, che aveva un carattere piuttosto fumino, non voleva scocciatori e fu così che confuse le lingue.
    Come può venir fuori un buon progetto se l’ingegnere parla aramaico, l’architetto in proto-germanico e il manovale in dialetto pescarese?
    Fine del cantiere e inizio della diffusione degli ecomostri, opere pubbliche e private, spesso realizzate senza permessi, che sorgono e spesso, senza essere terminate, rimangono come un brufolo di un adolescente in odor di sesso alla sua prima uscita, nei nostri luoghi, comuni e non.
    E da allora l’umanità ebbe altri pretesti per azzuffarsi.

    Le differenze si ampliarono, le persone cominciarono a tirarsela, s’inventarono ogni pretesto per sentirsi un popolo migliore dell’altro. Alcuni si dissero che erano il popolo eletto da Dio, ma Egli non aveva ancora inventato neanche i seggi, figuriamoci.
    Nacquero altre religioni, le città-stato, i re, i faraoni, gli imperatori, i banchieri e i content creatore
    Si scoprì il fuoco, la ruota, la scrittura. Finalmente la birra. E poi le tasse.
    Le guerre, le colonizzazioni, la tratta degli schiavi, le rivoluzioni, i morti sul lavoro, lo sfruttamento a ogni livello. S’inventarono armi sempre più sofisticate, ben due guerre mondiali e numerose altre in seguito, giusto per poter sperimentare la ficaggine della tecnologia dedicata ai conflitti bellici.
    Adesso ci stiamo preparando per la terza.
    Ce la caveremo con uno zaino che ci soddisferà per almeno 72 ore.

    E così, mentre alcuni si davano da fare con invenzioni, scoperte e progressi, altri preferivano conquistare, saccheggiare, imporre la propria superiorità morale, economica e militare, tutto questo sotto l’occhio con triangolo intorno.
    Nacquero imperi che cadevano, e altri imperi che cadevano più tardi.
    Gli uni dicevano di portare la civiltà, ma si presentavano con cannoni, croci e bandiere colorate e non solo portarono la loro civiltà, ma alche i loro virus che, ancora più efficaci della loro tecnologia, sterminarono intere popolazioni.
    Quelli che sembravano più poveri offrivano oro, spezie, braccia forti e corpi da sfruttare, lo chiamarono scambio, talvolta libero mercato. Nel tempo cambiarono i nomi: da schiavi a colonizzati, da colonizzati a migranti, da migranti a clandestini, da clandestini a problema. Il problema di tutti i problemi, La facile soluzione dei regnanti, carne su cui far cadere ogni colpa, carne da dare in pasto ai cani rabbiosi. Ma il meccanismo era sempre lo stesso: qualcuno in cima, altri sotto, a reggere la piramide, anche quella non costruita da loro, ma a loro carico.
    Ci sono state alcune rivoluzioni, come quella francese, ma poi arrivò quella industriale e ciao ciao fraternité. Donne usate come forza lavoro a basso costo, bambini infilati sotto ai telai, uomini spremuti come limoni senza neanche un mojito.
    Poi fu la volta delle ideologie: comunismo, fascismo, nazismo, liberalismo.
    Tutti a promettere libertà, uguaglianza e progresso.

    Spoiler: non si mise benissimo.

    Due guerre mondiali, una bomba atomica, milioni di morti e, alla fine, una strana pace armata fatta di muri, filo spinato e sigle incomprensibili: ONU, NATO, FMI, G7, G20, BTP.

    Nel frattempo, continenti interi inquinati venivano svuotati per arricchire gli scaffali degli altri.
    I discendenti di Adamo e Eva si presero l’Africa, si usò l’Asia, si comprò l’America Latina.
    Si disse “globalizzazione”, ma si intendeva “schiavitù 4.0”.
    Fabbriche in Bangladesh, miniere in Congo, server in Irlanda, consumatori ovunque, ma soprattutto in Occidente.
    Ogni smartphone conteneva un pezzettino di miseria altrui e un’opinione di troppo.
    Si visse con la paura: dei neri, dei gialli, dei rossi, dei gay, delle donne, dei poveri, dei virus, delle idee. Si alzarono muri, si chiusero porti, si aprirono centri commerciali.
    Si disse “aiutiamoli a casa loro”, dimenticandosi che casa loro era stata rasa al suolo per costruire la nostra.
    E ora, eccoci qui.

    Con un pianeta al collasso, un’intelligenza artificiale più umana di molti umani, una società che scrolla invece di pensare, una libertà venduta a pacchetti da 9,99 al mese.
    Con guerre che sembrano serie TV, razzismi che si travestono da ironia, bambini in mare e adulti che guardano da terra senza bagnarsi un piede.

    E Dio?
    Forse è proprio come uno di noi e sta ancora lì, a sfogliare Spotify, sperando che qualcuno metta in playlist un brano giusto.
    Magari uno dei Led Zeppelin
    Magari All my love.
    Magari preferiva la trap.


    Storia di un impiegato

    Ma se fosse toccato lo stesso destino di Egli a un semplice essere, senza poteri speciali?
    Mettiamo che, in mezzo al niente, capiti un impiegato. Tipo Mario Rossi. Cinquantenne, scapolo, con la passione per il biliardo (sì, ammettendo che il biliardo sia sempre esistito anche nel brodo primordiale).
    L’impiegato Rossi, prima di osservare il maggio francese, era stato per molto tempo solo. Ovviamente si annoiava, poiché giocare a biliardo da soli non gratifica un granché. Decise allora di ammazzare il tempo inventandosi qualcosa. Ma c’era davvero tutto da inventare, e dato che non aveva poteri speciali, gli toccò giocare con la fantasia.
    Grazie alla sua mente s’inventò una compagna, che chiamò Rosa, con grosse, enormi tette e, già che c’era, anche un bel culo. Dopodiché scoprì l’autoerotismo. Preso dalla sua ludica attività, non si accorse neanche dell’esplosione del Big Bang. E mentre l’universo si espandeva, a lui veniva in mente solo: “enlarge your penis”.
    Mario si ritrovò, inconsapevolmente, ad osservare la formazione dei pianeti. E, dato che stava sulla Terra, quella del nostro mondo, vide crosta, vulcani, mari, e poi piccole forme di vita, che si svilupparono via via per diventare sempre più complesse.
    Le sue prime compagne reali non erano belle come Rosa, ma sotto tutti quei peli, le tette le avevano.
    Poi vide i suoi simili. Sempre più simili a lui.
    E poi, niente. A qualcuno, dopo aver idolatrato il sole, l’acqua, il vento e la luna, venne in mente l’idea d’ideare un grande influencer. E da lì la storia fu più o meno la stessa.
    E Mario, direte voi, miei piccoli lettori, che fine fece?
    Sta sempre in mezzo a noi. Ogni tanto ha moti di ribellione, ma poi torna quieto al suo biliardo. Continua a giocare da solo, perché non sopporta più le battute sessiste e razziste degli amici al bar.
    Se solo avesse avuto, come Egli, grandi poteri la storia sarebbe stata differente?
    Non credo. Guardate Trump.

  • Dobbiamo in qualche modo far accettare la guerra come non solo un fatto inevitabile, ma una necessità per diventare più forti, più belli e anche con meno forfora. Per i calvi ci inventeremo qualcos’altro.
    La gente è un po’ schizzinosa verso il sangue, la morte, ma se la convinciamo che il gioco vale più della candela, date le innumerevoli volte in cui molti si ritrovano senza corrente, non dovremmo trovare molte resistenze.
    Anzi, intanto che, per causa di forza maggiore, la Resistenza come festività è stata tolta dal calendario, il percorso per noi sarà tutto in discesa.

    Dicevamo, molte persone potrebbero lamentarsi per la perdita dei loro cari, è normale, quasi comprensibile, ma se bombardiamo i social con video strappalacrime di qualche influencer che incensa i morti come eroi, vedrete che molte persone saranno persino felici di aver perso i loro cari.

    Dobbiamo ripensare al mercato, anche a quello nero, ma soprattutto alla comunicazione.
    Agli albori, lo zaino di sopravvivenza per le 72 ore “out or indoor” ha ricevuto alcune critiche. Ora, invece, le persone hanno imparato a far tesoro dei nostri messaggi.
    È il momento, quindi, di sparare più ad ampio raggio: ogni aspetto della quotidianità dev’essere rivestito di charme.
    Non importa delle privazioni sopportate da chi si trova sotto i bombardamenti: bisogna che il loro status, compreso quello dei rifugiati, diventi chic, quasi ambito.

    I nostri sponsor, dei quali non possiamo fare a meno per la nostra sopravvivenza, ci stanno richiedendo una marcia in più.
    Tutto deve virare in questo senso. Vi illustro qualche proposta per farvi capire dove andremo a parare:

    🧼 Terror Unstoppables Fresh
    Disponibile in diverse profumazioni, dona al bucato una ventata di fragranze inebrianti.
    Con la sua esplosione di freschezza che dura nel tempo, anche più di 72 ore.


    🏍️ Sopravvivere non è mai stato così bello:
    scappa da un rifugio all’altro sulla tua Honday 1100.
    Vedete? Breve. Concreto. Sa di libertà.
    Se poi un drone disintegra conducente e moto… pace.
    L’importante è vendere.


    👖
    Denim After Slave
    Per l’uomo che non deve chiedere mai.
    Libera il maschio che è in te e non solo le vittime di guerra cadranno ai tuoi piedi.


    👟
    Like. Just Do It.
    L’outfit sportivo perfetto per correre.
    Non importa dove.
    L’importante è fuggire.


    🌾
    Mangia sano. Torna alla natura.
    Con i Granatini del Molino Bianco.
    Fatti con grano raccolto a mano nei campi minati del nord-est.


    di seguito alcune notizie “reali” di riferimento:

  • Eppure lo so che fra di noi c’è stato amore, forse un grande amore. Lo so perché ricordo le date di ogni tappa della nostra vita insieme: il primo incontro, la nostra prima casa, la nascita dei nostri figli. So, razionalmente, che abbiamo vissuto con passione e condivisione ogni problema, ogni conquista. Ma non ne ho una memoria emotiva. Non ricordo davvero l’emozione della prima volta che i miei occhi hanno incrociato i tuoi, né quella della prima volta che abbiamo fatto l’amore. Non ricordo neanche quella del nostro matrimonio.
    Gli anni sono passati così, siamo stati insieme per troppo tempo, lasciando che l’amore si trasformasse lentamente in abitudine.
    Sapevo delle tue scappatelle, tu conoscevi le mie. Ci è andata bene così, senza nemmeno tirare in ballo la scusa dei figli.
    Cosa dice il tuo sguardo? Vorresti dirmi che tu ancora mi ami? Vorresti potermi chiedere se in me c’è rimasto dell’amore per te? Ma non ti senti ridicola? Chi mai potrebbe amare ancora la tua pelle non più soda, le tue rughe, i tuoi capelli bianchi?
    L’amore è forza, è giovinezza, una giovinezza, cara, che io ancora inseguo, mentre tu l’hai lasciata fuggire via senza lottare, accettando il tempo così com’è venuto.
    Guarda me, invece: sono ancora in forma, niente male per un sessantenne, no?
    Voi donne, arrivate a una certa età, siete tutte uguali: vi cullate in una serena consuetudine, a voi il sesso non interessa più.
    Ma questo non fa per me. Io voglio ancora il fuoco.
    E quando quella giovane ricercatrice ha incrociato il mio sguardo, ho ricominciato a sognare.
    Sognare di possederla, di far l’amore con lei in tutti i modi possibili, e l’abbiamo fatto: la prima volta in un andito nascosto della biblioteca, poi nel mio studio, a casa sua, ovunque.
    Di questa droga di giovinezza, cara, non posso più fare a meno.
    E sai la cosa buffa? Nemmeno lei può fare a meno di me, specialmente adesso che aspettiamo un figlio.
    Capisci quanto il destino sia stato generoso con me, offrendomi una nuova ripartenza? Ancora tante emozioni da vivere, una donna con il seno ancora turgido, una vagina sempre lubrificata e pronta ad accogliermi e una famiglia tutta nuova da costruire.
    Se me lo avessero detto anni fa, non ci avrei creduto che la vita potesse essere ancora così bella ed entusiasmante per me.
    Per questo ti lascio. Il nostro tempo è passato e io voglio continuare a godermela questa vita.
    Su, non guardarmi così. Non ho alcuna intenzione di sentirmi in colpa. Fattene una ragione: hai le tue amiche, il burraco, stai abbastanza in salute. Non dico che troverai un nuovo amore, non credo nemmeno ti interessi, giusto?
    Per la casa e le cose in comune ci metteremo d’accordo, siamo persone civili.
    Adesso devo andare… No, non dire niente. Non è stato facile dirtelo, ma sinceramente pensavo potesse essere ancora più difficile.
    Lasciami andare. Potremmo sempre restare amici, per il bene dei nostri figli, anche se ormai sono più che adulti.
    Ci sentiremo presto. Se non io, sarà il mio avvocato a farsi sentire.
    Ciao.


    «Cara, ti stavo chiamando, perché non rispondi?»

    «Scusa, ho dovuto sorbirmi un infinito, patetico monologo di mio marito, anzi ex marito. Finalmente si leva dai coglioni quel povero idiota …
    Allora a che ora ci vediamo stasera?»

  • Le indicazioni del governo sulla “sobrietà” da mantenere nei festeggiamenti del 25 aprile hanno portato all’annullamento di celebrazioni e concerti, anche in comuni amministrati da giunte di sinistra. Un’indicazione non è un divieto, ma molti sindaci hanno preferito evitare di essere accusati di aver violato la sobrietà richiesta durante i cinque giorni di lutto nazionale proclamati per la morte del Papa. Si è arrivati, come nel caso di Foligno, ad annullare persino l’esibizione della filarmonica che avrebbe dovuto suonare l’inno nazionale.

    A Lastra a Signa, alle porte di Firenze, la giunta comunale ha deciso di annullare il concerto dei Quarto Podere, storica band toscana che ha sempre unito impegno, tradizione e ironia nella propria lunga carriera artistica. In risposta a questa assurda decisione, i componenti del gruppo hanno scritto una lettera in cui hanno espresso profondo sconcerto e chiesto un ripensamento. Riporto qui un passaggio significativo:

    Il 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo, è un fondamento della nostra Repubblica. Riteniamo perciò inaccettabile che una giunta di sinistra, in uno Stato laico (come stabilito dall’articolo 1 della Costituzione), scelga di negare la possibilità di commemorare in modo adeguato una giornata così significativa, oltraggiando la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la nostra libertà.
    Ancora più grave appare questa scelta in un momento storico in cui la nostra dignità, i diritti dei lavoratori e i valori fondanti della Repubblica sono sotto attacco da parte di un governo di estrema destra, chiaramente di matrice neofascista; un governo che, da quando è in carica, ha intrapreso una sistematica demolizione dei diritti politici, limitando la possibilità di dissenso e di resistenza, come dimostrato dall’ultimo Decreto Sicurezza.
    La proclamazione di cinque giorni di lutto nazionale rappresenta l’ennesima occasione per strumentalizzare un evento contingente e silenziare ogni forma di dissenso.
    Siamo convinti che Papa Francesco – figura che rispettiamo profondamente – sarebbe stato contrario a una cancellazione che tradisce lo spirito inclusivo e profondo di una celebrazione che, per il nostro Paese, è sacra
    .”

    La musica, il canto, l’espressione artistica sono sempre stati avvertiti come pericolosi dai regimi totalitari.

    Franco Battiato, nel brano Il potere del canto, scriveva:

    Spezza ogni inganno
    Ha la forza di undici aquile
    Fa smuovere il cuore al faraone.

    I canti erano vietati nei campi di sterminio nazisti, come nei gulag sovietici.
    Oggi, il regime dei talebani in Afghanistan proibisce alle donne di cantare o leggere in pubblico.
    In molti Paesi, le canzoni sono trattate come armi e vengono censurate.
    Il regime di Pinochet in Cile fece uccidere Víctor Jara e tentò di cancellarne la memoria distruggendo i suoi dischi: temeva che la sua voce potesse influenzare il popolo anche nelle generazioni future.
    Molti artisti, nel corso della storia, sono stati imprigionati, uccisi o costretti all’esilio proprio per ciò che cantavano.

    Alla luce di questo, l’indicazione del nostro governo di “sconsigliare” canti e balli il 25 aprile è alquanto pericolosa.
    Vorrei ricordare che, in tempi recenti, Susanna Ceccardi e Giorgia Meloni hanno criticato Imagine di John Lennon, definendolo un inno a una società “aberrante”, “marxista”, “comunista”, “mondialista”.

    I canti della Resistenza italiana non sono solo testimonianze della lotta partigiana: custodiscono e trasmettono un’idea di libertà che, ancora oggi, fa paura a chi vorrebbe limitarla.
    Bella ciao è diventata un inno universale, intonato ovunque da chi difende la dignità e l’autodeterminazione dei popoli.
    I canti partigiani nacquero per unire i combattenti, diffondere il messaggio della Resistenza e dare voce a un popolo che non voleva più piegarsi.
    Spesso furono improvvisati, su melodie popolari o con testi nuovi, capaci di raccontare ideali, dolore, coraggio.

    Cantare il 25 aprile è un atto di memoria. È un atto di difesa della libertà.
    Cantiamo per onorare le donne e gli uomini che hanno reso possibile la nostra nascita in un Paese libero. Cantiamo per difendere la libertà di tutti i popoli oppressi.

    Cantiamo per difendere la nostra libertà, che è sempre più sotto attacco.

  • C’è sempre un lato che rimane più in ombra dell’altro, lungo la strada. Di solito si pensa di essere al sicuro se si cammina nella parte meglio illuminata. Ma da un’auto che corre all’impazzata, guidata dall’ubriaco di turno, non ci si può salvare.
    “Vedi, fratello – diceva Dylan all’astante di turno –, la vita è come una roulette russa. Puoi essere morigerato, seguire una dieta sana, mantenerti in forma… e poi tac! Vieni preso in pieno da un pickup, oppure ti cade un grosso ramo sulla testa, o magari finisci nel mezzo di una sparatoria. Per quanto tu possa stare attento, ci sta che la morte ti sorprenderà senza neanche che te ne accorga. Per questo continuo a bere, drogarmi e bestemmiare: voglio fare schifo anche alla morte, così da potermi godere la vita il più possibile.
    È una strategia vincente, la mia? Certo che no. Ma così mi scanso molto dolore e, più che altro, bevo ottimi rum. Vuoi favorire?”

    Dylan era conosciuto da tutti, e faceva in modo di esserlo anche dagli sconosciuti. Se ne stava fisso nell’unico pub di una cittadina piccola, stanca, polverosa, che in passato aveva vissuto momenti sicuramente meno grigi. Quel buco di culo stava in mezzo fra due città un po’ più grandi, che un tempo avevano visto fiorire industrie e, con esse, il benessere economico di tanti che lasciavano la propria zappa sul terreno arido per andare a lavorare nelle fabbriche, raccogliendo frutti di plastica. La cittadina era stata un buon crocevia di uomini in cerca di affari e, soprattutto, di compagnia nel motel ora abbandonato, di cui riaffiorano, nella memoria dei più vecchi, eroiche gesta erotiche di uomini con una o più pulzelle, uno o più giovanottini.
    Resistenze, numeri da capogiro ben prima della scoperta del Cialis, cumuli di preservativi, vetri delle finestre spaccati da qualche coniuge cornuto. Meraviglie di un lussurioso, sanguigno passato.
    Erano tempi bellissimi, quelli, in cui quel lato oscuro era attorniato da una siepe non troppo alta che permetteva di spiare le coppie in preda a fantastiche prestazioni sessuali.
    Il lato chiaro, invece, mostrava l’edificio scolastico dove Dylan insegnava Storia e Geografia.
    I bambini della cittadina arrivavano a piedi a scuola, spesso scortati da un genitore che inveiva contro quell’allegro giro di auto, uomini e donne in tiro là di fronte.
    Ma spesso era l’invidia a parlare, l’invidia di una vita che, dalla catena di montaggio della fabbrica, li riportava nella routine quotidiana di doveri morali imposti da una società che li voleva devoti alla chiesa e alla famiglia.

    L’unico che camminava da un lato all’altro della strada senza farsi troppi problemi era Dylan: celibe, di discreta presenza, con un appartamento con vista proprio sul motel. Le chiacchiere su di lui si sprecavano: molte madri devote gli avevano fatto intendere che gli avrebbero concesso volentieri le proprie grazie, non solo a favore di un voto più alto per i figli, ma anche a favore suo, perché gli uomini, più delle donne, devono pur sfogare i propri istinti.
    Dylan era un uomo generoso, sia come insegnante che come amante.
    Istruiva i suoi allievi affinché un domani potessero brillare così tanto da lasciare quel posto e vivere una vita ricca di soddisfazioni, lontana da turbine, pale, statori e altri elementi.
    Istruiva le sue amanti su pratiche sessuali che portavano al massimo godimento.

    Poi la crisi aveva via via fatto sparire studenti e madri vogliose, ma non Dylan, che continuava a stare in quel posto dimenticato da Dio, tenendo compagnia ai malcapitati del pub.
    Una compagnia che spesso salvava, almeno per una manciata di minuti, dal lato oscuro.
    Perché l’insegnante, che sapeva bene la Storia e la Geografia, conosceva i tempi in cui il supremo o il diavolo avrebbero avuto fame di anime, e i lati della strada da cui avrebbero potuto pescarle.

  • Direttamente sul sito, anche in formato PDF ed EPUB.
    Non è stato preso in considerazione dalle case editrici a cui l’avevo inviato. Non ho intenzione di autopubblicarlo con Amazon, figuriamoci affidarmi a una casa editrice a pagamento.
    Sono contenta di questa mia raccolta di racconti feroci: il mio intento è schiaffeggiare l’eventuale lettore, farlo riflettere. Poi ci sta che non piaccia, non è una raccolta leggera, così come non è leggero questo particolare periodo storico.
    E forse è proprio questo mondo, di umani poco umani, che ha sempre fatto sì che si restasse carne.

    Buona lettura.

  • Adesso che abbiamo viaggiato su queste strade, piene di carne esposta nelle vetrine, torniamo a casa. Abbiamo oltrepassato i tormenti di chi non ce la fa ad adeguarsi, l’agonia di chi sperava in un mondo migliore ed è rimasto schiacciato dal capitalismo, da una mentalità prevaricatrice. Tutti chiedono salvezza, ma da cosa? Salvezza per poter stare bene, certo, ma in cosa consiste? Troppi ne hanno una visione distorta, invocando dèi sbagliati, e non vedono al di là del proprio naso, schiacciando pesantemente tutto ciò che li circonda.
    Abbiamo camminato così tanto, incontrando l’altissimo e il più abissale dello scibile umano, e adesso mi chiedi cosa resta? Se davvero la bellezza salverà il mondo.
    Parlo di quella bellezza che è l’espressione del bene, un insieme di qualità che non si riduce a una forma armoniosa e impeccabile. È la fermezza con cui la bontà preserva la propria giustizia, persino a costo di sacrificare l’apparenza. La grandezza del bene risiede nella capacità di creare una comunità sana.
    Se siamo riusciti a costruire monumenti magnifici, se qualcuno di noi ha donato generosamente agli altri, se insieme abbiamo compiuto scoperte per il beneficio comune, se il genio umano ha agito per migliorare la vita altrui, se insieme siamo capaci di creare arte che tocca le emozioni e commuove, allora sì, è la bellezza umana che potrà salvarci. Questo è il nostro salvagente.
    Tienilo sempre vicino a te e vedrai, vedrai che cambierà. Forse non sarà domani, ma un bel giorno cambierà.

  • Se non sei imbrigliata, imbriglia. Questi cavalli pazzi vanno pur dominati per il divertimento altrui. Ci pensi alle risate, allo stupore? Non è per questo che si vive?

    “Bene ragazzi, abbiamo tantissimo materiale da organizzare, ma dobbiamo trovare una notizia esplosiva per uscire. Cosa abbiamo qui? Ah, i conflitti in Medio Oriente, il genocidio che si sta perpetrando, la ferocia degli occupanti, ospedali rasi al suolo… Sì, le solite cose, ormai la gente si è abituata. Tragedia dei migranti? 384 morti? La corsa degli abitanti dell’isola per soccorrerli? Sì, come per la guerra: facciamo un breve passaggio, ma non soffermiamoci sui gesti di solidarietà. Non vorremmo mica essere poi additati sui social come buonisti o, ancora peggio, accusati di dare supporto agli scafisti. E poi, cosa direbbero ai piani alti? Potrebbero ricevere qualche telefonata da parte di un paio di onorevoli, o peggio ancora, Ministri.
    Salviamoci il culo, ragazzi. Gli ascolti non vanno bene e anche sui social ultimamente non siamo più virali come un tempo. Non vorremmo perdere ancora più consensi. Cosa dici? Il professor Guasti, noto luminare della cardiochirurgia, ha strangolato sua moglie perché voleva lasciarlo? Eh, succede, i femminicidi ci sono, ma ormai il solito blablablà delle femministe non se lo fila più nessuno. Capisco, lui era un personaggio rinomato, ma anche lei, suvvia: perché lasciare un uomo che le aveva sempre dato una vita agiata? Dai, un po’ se l’è cercata, pover’uomo quanta ingratitudine. Però, ok, ne parliamo, ma di sicuro non apriamo con questa notiziola.
    Che altro abbiamo? Hanno trovato il cadavere del ragazzo scomparso a una settimana dal matrimonio. Pace all’anima sua, ma a noi? Ah, c’è l’intervista a quella che era la sua futura sposa? Come dici? È una bella figliola? Allora un passagino lo facciamo. Ragazza morta sul lavoro e con lei questa settimana siamo a 10, ma senza nessun crollo scenografico non fanno notizia. Inondazioni? Quanti morti? Ah, però niente male! Mandiamo qualche video: auto che galleggiano, persone disperate, ma mi raccomando, nessuna intervista dove la gente si lamenta che il governo non ha fatto niente per prevenire il disastro, ecc. Anche in questo caso, ragazzi, evitiamo rogne, per carità.
    Poi? Inquinamento del mare senza precedenti, a rischio tutti gli ecosistemi marini: la barriera corallina è al minimo storico, si teme la sua disintegrazione… no via, che poi questo, insieme all’alluvione, fa scattare subito l’idea del riscaldamento globale, e poi ci danno tutti dei Gretini.
    Lo special sul turismo, o come qualcuno lo chiama “turistificazione”, lasciamolo perdere. Idem per quello sulla riforma pensionistica. Ovviamente diamo notizia della riforma, ma non accenniamo al fatto che le donne andranno in pensione a 78 anni e gli uomini a 80: chi è interessato lo scoprirà da solo. Poi? Il Maestro Sigfrido Attinasi prosciolto da ogni responsabilità per la morte di una ex adepta fuggita dalla sua setta? Vabbè, era il minimo, quello è un santo uomo. Ah, il Maestro è anche fra i concorrenti di Sensation Island? Figo!
    Dimmi, dimmi… Cos’è successo nella puntata di ieri sera? Priscilla Vanvitelli si è rifiutata di mangiare una bistecca cruda? Hanno vomitato tutti! Abbiamo l’intervista esclusiva con Adriana Green? E che cazzo aspettavate a dirmelo! Abbiamo l’apertura: mi raccomando, massima copertura su tutti i nostri media, social inclusi.”

  • E tu ancora sogni che possa diventare migliore, fai quasi tenerezza. Quasi.

    Siamo partiti da lontano per farti crescere libero di volare, per permetterti di avere un lavoro, costruirti un futuro. Vedi, figliolo, io e tuo padre abbiamo lasciato i nostri villaggi, salutati dalle nostre madri in lacrime, e non le abbiamo più riviste. Abbiamo abbandonato ciò che conoscevamo: la difficoltà di mettere insieme un pasto decente, il peso di un lavoro schiavizzante, la violenza delle bande armate, l’impossibilità di trovare acqua non solo per lavarci, ma anche l’amore dei nostri cari.
    Dal nostro angolo dimenticato da questo pianeta, vedevamo uomini e donne vestiti bene, persone che mangiavano in ristoranti e viaggiavano senza temere di essere fermate. Vedevamo famiglie che mandavano i loro figli a scuola, figli che da adulti conquistavano il proprio posto nel mondo. Perché non potevamo desiderare tutto questo anche noi? Abbiamo raccolto tutto quello che avevamo, ci siamo indebitati per partire. Così abbiamo affrontato un viaggio durissimo: qualche giorno dopo la partenza chi avrebbe dovuto guidarci oltre il deserto ci ha abbandonati in mezzo al niente. Il cammino, in un luogo segnato da un orizzonte che muta in continuazione e il sole che, come un cecchino, è sempre lì fisso sulle nostre teste, si è trasformato presto in un inferno quando ha iniziato a scarseggiare l’acqua. Abbiamo visto compagni di viaggio morire e poi sparire inghiottiti dalla sabbia, e per ogni passo ci chiedevamo se saremmo stati noi i prossimi.
    Quando finalmente eravamo arrivati a una grande città, credevamo che il mare ci avrebbe portato alla nuova vita. E invece ci hanno presi, rinchiusi, separati da tuo padre in celle anguste, dove le urla e la violenza ci soffocavano. Eravamo disperati e ci siamo aggrappati alla speranza per sopravvivere. Quando siamo riusciti a imbarcarci in una bagnarola, quella che “loro” chiamavano imbarcazione sicura, un altro inferno ci aspettava: in mezzo a tutto quel mare, l’ossessione era di nuovo la sete. Giorno dopo giorno, lasciavamo scivolare in acqua i corpi di chi non ce l’aveva fatta. Ero così stanca che, quando siamo arrivati, pensavo fosse solo un sogno, eravamo fra i pochissimi sopravvissuti. Realizzai solo più tardi che ci avevano separati ancora una volta da tuo padre. Avevamo resistito a tutto, al deserto, alla prigione, eppure qui, nel paese libero, ci avevano divisi.
    Poi, quasi per miracolo, siamo riusciti a ritrovarci. Insieme abbiamo vissuto mille difficoltà: cercare lavoro, trovare un alloggio, affrontare il razzismo. Non ti abbiamo mai potuto proteggere del tutto, ma tu hai imparato a crescere anche tra le spine della discriminazione. Ora che sei più grande, vuoi sapere delle tue origini, di quella terra che a piedi nudi abbiamo calpestato quando eravamo piccoli come te. Ci tornerai, un giorno, e conoscerai i tuoi cugini, i racconti degli antenati.
    Ricorda, figlio mio: nonostante tutto ciò che abbiamo vissuto, la nostra dignità è intoccabile. Questa terra è anche tua: i mari, le montagne, l’aria che respiri appartengono anche a te. Il razzismo potrà ferire, ma non ci spezzerà. Il mondo è nostro, come lo sono il cielo e le stelle. Chi toglie agli altri non saprà mai quanto è prezioso godere della propria libertà e camminare senza catene nel cuore. 

  • Pensi di essere fuori dal circo, ma in questo enorme tendone ci vivi e non sei più dei pagliacci che lo animano. Sei parte del pubblico che ancora si stupisce di trucchetti antichi come il mondo. Speri in un bell’incendio che trasformi tutto in cenere. Il carbonio vola e ritorna sulla terra, fertilizzandola. Ricomincia tutto sempre da capo, sei stanca di girare?

    La nuova edizione di Sensation Island quest’anno promette di essere particolarmente appetitosa per voi, spettatori affamati di emozioni forti. Il cast è un vero buffet di celebrità pronte a mettersi in gioco per vincere l’ambito premio in denaro e, soprattutto, una cascata di visibilità con ospitate nei programmi più in voga.
    Cominciamo a illustrare i partecipanti: abbiamo Adriana Green, una veterana tra le influencer, sempre impeccabile e pronta a dispensare consigli di stile. E come non accogliere sull’isola due delle più chiacchierate content creator degli ultimi mesi? Ecco a voi, appena sbarcate, Angela Giancane, meglio conosciuta come Libellula74, che con i suoi saluti sta raggiungendo il milione di follower in tutto il mondo, e Priscilla Van Vitelli, alias Seiniku Girl, la ragazza che da anni si nutre esclusivamente di carne cruda.

    Ma chi vediamo arrivare tutto trafelato? Ah, è Roberto Pollini, celebre per i suoi numerosi flop in tutte le iniziative artistiche che ha tentato, non ricordavo avesse un occhio di vetro … Chissà, forse questa volta la sua ostinazione sarà l’arma vincente, anche se devo dire lo vedo quasi intimorito, eppure aveva sempre dato l’aria di essere molto spavaldo.

    Altro partecipante è Michel Carniani, il guru della finanza, che con le sue strategie ha incantato, e poi deluso, migliaia di aspiranti investitori – molti lo vorrebbero morto. E a proposito di guru, non potevamo farci mancare una guida spirituale: il Maestro Sigfrido Attinasi. Maestro, è davvero un onore averla qui con noi, comuni mortali. Siamo certi che la sua presenza caricherà questa avventura di una spiritualità inedita.

    E non finisce qui: nel nostro cast abbiamo anche la splendida attrice Marika Francioli, che di recente ha avuto qualche piccolo problema giudiziario a causa di un incidente con un ciclista durante un momento di forte stress emotivo. Abbiamo inoltre Diana Sperati, la moderna eroina degli ultimi sulla terra. E infine, per completare questo parterre d’eccezione, Franco Panicucci, noto opinion leader “tutto d’un pezzo”.

    Allora, siete pronti per la prima prova? Bene, come potete vedere, abbiamo allestito un barbecue di fortuna. Sentite che buon odore di bistecche? Avrete sicuramente fame dopo il lungo viaggio fino a qui, e immagino anche sete. Tranquilli, per questa prova acqua a volontà, e naturalmente, anche un bel po’ di carne.

    Posso sentire anche da qui i vostri stomaci brontolare, e in effetti questo odorino fa venire una certa acquolina in bocca. Vedo che fate sì con la testa, ma ricordate: siete in gara; quindi, non potete avventarvi sulle bistecche che stanno sfrigolando sul fuoco. Non temete, mangerete carne… ma cruda. No, non protestate! In ogni prova c’è chi sarà favorito e chi no, è una ruota che gira, e oggi è andata così.

    Cominciamo subito con il Maestro Attinasi. Maestro, so che lei non tocca carne da oltre 30 anni, ma se la sente di affondare i denti in questo bel pezzo di carne cruda? Sì? Bene! E guardate come mangia con una certa passione… non l’avrei mai detto! Avanti il prossimo. Signora Adriana, prego, si accomodi. Angela, Michel, Marika, Diana, molto bene…

    Ma Panicucci, proprio lei? Fa storie? Su, non si faccia impressionare! Pensi di stare mangiando una tartare tagliata male, un uomo gagliardo come lei può farcela. Pollini, cosa fa il simpatico? Su, mangi, che sarà mai! E ora, la favorita: Priscilla, si accomodi. Per lei sarà un gioco da ragazzi gustare una bistecca cruda con una bella marezzatura come questa, sappiamo quanto ne sia ghiotta. Come? Non la mangia? Su via, proprio lei! Forse la bistecca non è della qualità che preferisce? Che fa, vomita? Così davanti a tutti?! Oddio, ora vomitano tutti!
    Che esordio spettacolare per la prima gara della prima giornata qui a Sensation Island!