Se non sei imbrigliata, imbriglia. Questi cavalli pazzi vanno pur dominati per il divertimento altrui. Ci pensi alle risate, allo stupore? Non è per questo che si vive?
“Bene ragazzi, abbiamo tantissimo materiale da organizzare, ma dobbiamo trovare una notizia esplosiva per uscire. Cosa abbiamo qui? Ah, i conflitti in Medio Oriente, il genocidio che si sta perpetrando, la ferocia degli occupanti, ospedali rasi al suolo… Sì, le solite cose, ormai la gente si è abituata. Tragedia dei migranti? 384 morti? La corsa degli abitanti dell’isola per soccorrerli? Sì, come per la guerra: facciamo un breve passaggio, ma non soffermiamoci sui gesti di solidarietà. Non vorremmo mica essere poi additati sui social come buonisti o, ancora peggio, accusati di dare supporto agli scafisti. E poi, cosa direbbero ai piani alti? Potrebbero ricevere qualche telefonata da parte di un paio di onorevoli, o peggio ancora, Ministri.
Salviamoci il culo, ragazzi. Gli ascolti non vanno bene e anche sui social ultimamente non siamo più virali come un tempo. Non vorremmo perdere ancora più consensi. Cosa dici? Il professor Guasti, noto luminare della cardiochirurgia, ha strangolato sua moglie perché voleva lasciarlo? Eh, succede, i femminicidi ci sono, ma ormai il solito blablablà delle femministe non se lo fila più nessuno. Capisco, lui era un personaggio rinomato, ma anche lei, suvvia: perché lasciare un uomo che le aveva sempre dato una vita agiata? Dai, un po’ se l’è cercata, pover’uomo quanta ingratitudine. Però, ok, ne parliamo, ma di sicuro non apriamo con questa notiziola.
Che altro abbiamo? Hanno trovato il cadavere del ragazzo scomparso a una settimana dal matrimonio. Pace all’anima sua, ma a noi? Ah, c’è l’intervista a quella che era la sua futura sposa? Come dici? È una bella figliola? Allora un passagino lo facciamo. Ragazza morta sul lavoro e con lei questa settimana siamo a 10, ma senza nessun crollo scenografico non fanno notizia. Inondazioni? Quanti morti? Ah, però niente male! Mandiamo qualche video: auto che galleggiano, persone disperate, ma mi raccomando, nessuna intervista dove la gente si lamenta che il governo non ha fatto niente per prevenire il disastro, ecc. Anche in questo caso, ragazzi, evitiamo rogne, per carità.
Poi? Inquinamento del mare senza precedenti, a rischio tutti gli ecosistemi marini: la barriera corallina è al minimo storico, si teme la sua disintegrazione… no via, che poi questo, insieme all’alluvione, fa scattare subito l’idea del riscaldamento globale, e poi ci danno tutti dei Gretini.
Lo special sul turismo, o come qualcuno lo chiama “turistificazione”, lasciamolo perdere. Idem per quello sulla riforma pensionistica. Ovviamente diamo notizia della riforma, ma non accenniamo al fatto che le donne andranno in pensione a 78 anni e gli uomini a 80: chi è interessato lo scoprirà da solo. Poi? Il Maestro Sigfrido Attinasi prosciolto da ogni responsabilità per la morte di una ex adepta fuggita dalla sua setta? Vabbè, era il minimo, quello è un santo uomo. Ah, il Maestro è anche fra i concorrenti di Sensation Island? Figo!
Dimmi, dimmi… Cos’è successo nella puntata di ieri sera? Priscilla Vanvitelli si è rifiutata di mangiare una bistecca cruda? Hanno vomitato tutti! Abbiamo l’intervista esclusiva con Adriana Green? E che cazzo aspettavate a dirmelo! Abbiamo l’apertura: mi raccomando, massima copertura su tutti i nostri media, social inclusi.”
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E tu ancora sogni che possa diventare migliore, fai quasi tenerezza. Quasi.
Siamo partiti da lontano per farti crescere libero di volare, per permetterti di avere un lavoro, costruirti un futuro. Vedi, figliolo, io e tuo padre abbiamo lasciato i nostri villaggi, salutati dalle nostre madri in lacrime, e non le abbiamo più riviste. Abbiamo abbandonato ciò che conoscevamo: la difficoltà di mettere insieme un pasto decente, il peso di un lavoro schiavizzante, la violenza delle bande armate, l’impossibilità di trovare acqua non solo per lavarci, ma anche l’amore dei nostri cari.
Dal nostro angolo dimenticato da questo pianeta, vedevamo uomini e donne vestiti bene, persone che mangiavano in ristoranti e viaggiavano senza temere di essere fermate. Vedevamo famiglie che mandavano i loro figli a scuola, figli che da adulti conquistavano il proprio posto nel mondo. Perché non potevamo desiderare tutto questo anche noi? Abbiamo raccolto tutto quello che avevamo, ci siamo indebitati per partire. Così abbiamo affrontato un viaggio durissimo: qualche giorno dopo la partenza chi avrebbe dovuto guidarci oltre il deserto ci ha abbandonati in mezzo al niente. Il cammino, in un luogo segnato da un orizzonte che muta in continuazione e il sole che, come un cecchino, è sempre lì fisso sulle nostre teste, si è trasformato presto in un inferno quando ha iniziato a scarseggiare l’acqua. Abbiamo visto compagni di viaggio morire e poi sparire inghiottiti dalla sabbia, e per ogni passo ci chiedevamo se saremmo stati noi i prossimi.
Quando finalmente eravamo arrivati a una grande città, credevamo che il mare ci avrebbe portato alla nuova vita. E invece ci hanno presi, rinchiusi, separati da tuo padre in celle anguste, dove le urla e la violenza ci soffocavano. Eravamo disperati e ci siamo aggrappati alla speranza per sopravvivere. Quando siamo riusciti a imbarcarci in una bagnarola, quella che “loro” chiamavano imbarcazione sicura, un altro inferno ci aspettava: in mezzo a tutto quel mare, l’ossessione era di nuovo la sete. Giorno dopo giorno, lasciavamo scivolare in acqua i corpi di chi non ce l’aveva fatta. Ero così stanca che, quando siamo arrivati, pensavo fosse solo un sogno, eravamo fra i pochissimi sopravvissuti. Realizzai solo più tardi che ci avevano separati ancora una volta da tuo padre. Avevamo resistito a tutto, al deserto, alla prigione, eppure qui, nel paese libero, ci avevano divisi.
Poi, quasi per miracolo, siamo riusciti a ritrovarci. Insieme abbiamo vissuto mille difficoltà: cercare lavoro, trovare un alloggio, affrontare il razzismo. Non ti abbiamo mai potuto proteggere del tutto, ma tu hai imparato a crescere anche tra le spine della discriminazione. Ora che sei più grande, vuoi sapere delle tue origini, di quella terra che a piedi nudi abbiamo calpestato quando eravamo piccoli come te. Ci tornerai, un giorno, e conoscerai i tuoi cugini, i racconti degli antenati.
Ricorda, figlio mio: nonostante tutto ciò che abbiamo vissuto, la nostra dignità è intoccabile. Questa terra è anche tua: i mari, le montagne, l’aria che respiri appartengono anche a te. Il razzismo potrà ferire, ma non ci spezzerà. Il mondo è nostro, come lo sono il cielo e le stelle. Chi toglie agli altri non saprà mai quanto è prezioso godere della propria libertà e camminare senza catene nel cuore. -
Pensi di essere fuori dal circo, ma in questo enorme tendone ci vivi e non sei più dei pagliacci che lo animano. Sei parte del pubblico che ancora si stupisce di trucchetti antichi come il mondo. Speri in un bell’incendio che trasformi tutto in cenere. Il carbonio vola e ritorna sulla terra, fertilizzandola. Ricomincia tutto sempre da capo, sei stanca di girare?
La nuova edizione di Sensation Island quest’anno promette di essere particolarmente appetitosa per voi, spettatori affamati di emozioni forti. Il cast è un vero buffet di celebrità pronte a mettersi in gioco per vincere l’ambito premio in denaro e, soprattutto, una cascata di visibilità con ospitate nei programmi più in voga.
Cominciamo a illustrare i partecipanti: abbiamo Adriana Green, una veterana tra le influencer, sempre impeccabile e pronta a dispensare consigli di stile. E come non accogliere sull’isola due delle più chiacchierate content creator degli ultimi mesi? Ecco a voi, appena sbarcate, Angela Giancane, meglio conosciuta come Libellula74, che con i suoi saluti sta raggiungendo il milione di follower in tutto il mondo, e Priscilla Van Vitelli, alias Seiniku Girl, la ragazza che da anni si nutre esclusivamente di carne cruda.Ma chi vediamo arrivare tutto trafelato? Ah, è Roberto Pollini, celebre per i suoi numerosi flop in tutte le iniziative artistiche che ha tentato, non ricordavo avesse un occhio di vetro … Chissà, forse questa volta la sua ostinazione sarà l’arma vincente, anche se devo dire lo vedo quasi intimorito, eppure aveva sempre dato l’aria di essere molto spavaldo.
Altro partecipante è Michel Carniani, il guru della finanza, che con le sue strategie ha incantato, e poi deluso, migliaia di aspiranti investitori – molti lo vorrebbero morto. E a proposito di guru, non potevamo farci mancare una guida spirituale: il Maestro Sigfrido Attinasi. Maestro, è davvero un onore averla qui con noi, comuni mortali. Siamo certi che la sua presenza caricherà questa avventura di una spiritualità inedita.
E non finisce qui: nel nostro cast abbiamo anche la splendida attrice Marika Francioli, che di recente ha avuto qualche piccolo problema giudiziario a causa di un incidente con un ciclista durante un momento di forte stress emotivo. Abbiamo inoltre Diana Sperati, la moderna eroina degli ultimi sulla terra. E infine, per completare questo parterre d’eccezione, Franco Panicucci, noto opinion leader “tutto d’un pezzo”.
Allora, siete pronti per la prima prova? Bene, come potete vedere, abbiamo allestito un barbecue di fortuna. Sentite che buon odore di bistecche? Avrete sicuramente fame dopo il lungo viaggio fino a qui, e immagino anche sete. Tranquilli, per questa prova acqua a volontà, e naturalmente, anche un bel po’ di carne.
Posso sentire anche da qui i vostri stomaci brontolare, e in effetti questo odorino fa venire una certa acquolina in bocca. Vedo che fate sì con la testa, ma ricordate: siete in gara; quindi, non potete avventarvi sulle bistecche che stanno sfrigolando sul fuoco. Non temete, mangerete carne… ma cruda. No, non protestate! In ogni prova c’è chi sarà favorito e chi no, è una ruota che gira, e oggi è andata così.
Cominciamo subito con il Maestro Attinasi. Maestro, so che lei non tocca carne da oltre 30 anni, ma se la sente di affondare i denti in questo bel pezzo di carne cruda? Sì? Bene! E guardate come mangia con una certa passione… non l’avrei mai detto! Avanti il prossimo. Signora Adriana, prego, si accomodi. Angela, Michel, Marika, Diana, molto bene…
Ma Panicucci, proprio lei? Fa storie? Su, non si faccia impressionare! Pensi di stare mangiando una tartare tagliata male, un uomo gagliardo come lei può farcela. Pollini, cosa fa il simpatico? Su, mangi, che sarà mai! E ora, la favorita: Priscilla, si accomodi. Per lei sarà un gioco da ragazzi gustare una bistecca cruda con una bella marezzatura come questa, sappiamo quanto ne sia ghiotta. Come? Non la mangia? Su via, proprio lei! Forse la bistecca non è della qualità che preferisce? Che fa, vomita? Così davanti a tutti?! Oddio, ora vomitano tutti!
Che esordio spettacolare per la prima gara della prima giornata qui a Sensation Island! -
Sono partita da un orto e un sorriso per arrivare dove sono ora. Non è stato facile, e non lo è nemmeno adesso. Ma non puoi fermare la macchina quando hai un’intera platea che si nutre di te, dei tuoi successi e persino delle tue lacrime.
Il mondo degli influencer è spietato: devi sempre essere un passo avanti, sempre la versione migliore di te stessa. Genuinità, semplicità, spontaneità? Cazzate. È tutto costruito, ogni singola scena, ogni singola foto. La gente non cerca autenticità, cerca l’illusione di essa. E io gliela offro, magistralmente.
Dai giorni in cui fingevo di coltivare zucchine all’idea geniale di lanciare Green&Young, ho sempre saputo che per restare rilevante devi reinventarti continuamente. I social non ti perdonano se resti ferma. Quando la cucina e i rimedi naturali hanno iniziato a stancare, sono passata alla bellezza. Poi, grazie alla pandemia, ho trovato l’idea perfetta: cucinare manicaretti – sempre per finta, ovviamente – mentre raccontavo storie di true crime. Un successo clamoroso, tanto che anche le sciacquette invidiose hanno cercato di copiarmi.
Ma il pubblico ha fame di novità. Così, per mantenere alta l’attenzione, mi sono sposata con il candidato ideale per il mio brand e sono rimasta incinta.
Ho investito molto in me, nella mia immagine, nella famiglia che ho costruito.Quindici anni di duro lavoro, quindici anni in cui la mia vita è stata esposta al pubblico come carne sul banco di una macelleria.
Voi pensate che sia facile mostrarsi sempre al meglio fisicamente, anche quando piangi? La gente normale ha orari di lavoro normali e, dopo i compiti svolti, ha tempo libero. Io, invece, non posso permettermelo. La concorrenza è feroce e corre alla velocità della luce. Ho condiviso le mie malattie, i miei amori, i miei successi e le invidie delle colleghe ogni santo giorno. Ma, nonostante la mia dedizione, ho rischiato più volte di diventare una tra le tante.
Poi, fortunatamente, è arrivata la pandemia che ha costretto tutti a stare a casa nel 2020. Certo, ci sono stati morti e molte relazioni distrutte a causa della polemica sul vaccino, ma io ho trovato un modo per aumentare la mia visibilità. Le persone, chiuse in casa, si sono riversate nella rete e io ho avuto un’intuizione geniale: cucinare manicaretti mentre raccontavo succulente storie di true crime. Geniale, vero? Una formula del genere ha subito attirato un incredibile numero di follower e, naturalmente, anche di sciacquette invidiose che cercavano di imitarmi.
Per molto tempo è andata bene, ma la gente, come un vampiro assetato di sangue, ha sempre fame di novità. Ecco perché decisi di rimanere incinta. Ma, ancor prima di lavorare sulle immagini che mi ritraevano con il mio futuro sposo, mi ero già trovata un compagno che fosse un buon investimento in termini d’immagine.
Poi sono arrivate le stories: vacanze, cene, la proposta al mare al tramonto con lui in ginocchio. Ecco, quella l’abbiamo dovuta girare un sacco di volte, perché lui aveva qualche problema ai legamenti e faceva le bizze in quella posizione. C’è stato il matrimonio, ripreso minuto per minuto. Anzi, ho condiviso online solo il meglio del mio matrimonio, tagliando via le persone vecchie e quelle grasse che avrebbero potuto rovinare il perfetto stile delle mie immagini. Ma i sacrifici non erano finiti: ho dovuto fare non so quante volte sesso prima di rimanere incinta. E vi giuro, con quell’uomo che ho sposato non è facile, e non solo per i suoi problemi ai legamenti.
Ogni foto che mi ritraeva seduta sul wc, dopo aver fatto la pipì sul test di gravidanza, era il risultato di un interminabile lavoro di squadra: in alcune dovevo apparire con lacrime di tristezza per i risultati negativi, in altre con lacrime di gioia per il test positivo. Trovare la giusta espressività non è facile come sembra.E poi, la gravidanza: ogni giorno a fotografare la mia pancia, attenta alle smagliature e a non mettere su troppo peso. Il travaglio, il parto, le poppate… un lavoro immenso di video e foto, perché, diciamocelo, mio figlio alla nascita era bruttarello e l’editing ha richiesto uno sforzo non indifferente. L’alternanza tra influencer e content creator non è un gioco da ragazzi; campare di ADV non è semplice. Gian Patrizio, questo è il nome di mio figlio, mi ha dato una nuova giovinezza lavorativa: i prodotti per mamme e bambini erano richiestissimi. Pannolini, vestitini, pappe, vacanze in famiglia e non solo, tutto a spese delle aziende. Avevo passato un periodo bellissimo, anche se mio figlio, forse, ne aveva un po’ sofferto nel vedersi additato come il bambino della pupù nel vasino, anche quando era più grandicello. Ma i sacrifici per la famiglia non potevo farli solo io.
Il problema è che adesso è cresciuto e non solo devo tenermelo, ma anche mantenerlo. Non ho più l’età per farmene un altro, ma soprattutto il trend mamme-bambini è in calo, così come ciò che riguarda la cucina e il true crime. Devo reinventarmi. Prima di lanciarmi sulla linea menopausa, mi sa che accetterò la proposta di partecipazione a quel reality dove i VIP dovranno sfidarsi a suon di prove su un’isola sperduta in qualche mare, sperando che non sia vicino alle isole dove sbarcano i migranti. Un’occasione che potrà ridarmi luce e tenermi lontana da casa, da Gian Patrizio e da quella palla di marito che mi sono presa… -
E tu cerchi ancora amore? Sveglia, bella! Oddio, “bella” non lo sei mai stata, non hai mai dissetato nessuno alla tua fonte ormai secca. L’amore è l’illusione del mare, di giochi sulla sabbia, di vetri colorati modellati dall’acqua, falsi smeraldi in un mondo dominato da veri brillanti che si sono fatti strada, dal carbonio ad ammassi cellulari, divenuti diamanti o carne.
Era bellissima.
Ricordo come se fosse passato solo un giorno da quando ci siamo incontrati per la prima volta. Io, giovane e squattrinato studente di medicina, fui catturato immediatamente dal suo splendido sorriso, e in quell’istante decisi che sarebbe diventata mia. Eravamo al mare, il sole splendeva sulla sua pelle umida, adornata da piccole perle d’acqua che riflettevano la luce. Non avevo mai visto niente di più perfetto al mondo.
Il suo profumo, i suoi capelli lucenti… quante volte li ho accarezzati, quante volte ho posseduto il suo corpo, anche quando diceva di non volermi. Ma io sapevo che lo diceva solo per provocarmi, per farmi desiderarla ancora di più.
Abbiamo condiviso tanto: lo studio, soprattutto il mio, perché dovevo laurearmi, il lavoro, i figli, la carriera che mi ha portato a diventare un luminare della scienza medica.
Ne abbiamo viste insieme, di cose, anche se ogni tanto si arrabbiava, mi accusava di tradirla. Non capiva che il sesso con altre era solo uno sfogo, qualcosa di insignificante. Lei era l’unica, l’unica davvero mia.
Siamo stati felici per tanto tempo, sì, anche se a volte si lamentava. Voleva più libertà, ma io la amavo troppo per lasciarla andare, per permetterle di vagare da sola in un mondo così oscuro, pieno di uomini pronti ad approfittarsi di lei.
Era bellissima anche quel giorno al mare, quando mi disse che voleva andarsene. Le chiesi di pensarci, come avrei potuto vivere senza di lei? L’ho pregata, l’ho implorata di abbracciarmi, e quando lo ha fatto, l’ho stretta forte, così forte da non permetterle mai più di andare via. -
La guerra è iniziata. L’invasione non si ferma. Io sono cresciuto con valori solidi, tramandati di generazione in generazione. Il mio bisnonno, Benito Panicucci, era un fascista, e questo, per noi, è un onore. La nostra è una missione: difendere la verità e proteggere il futuro del Paese. L’invasione non è solo quella di quei disgraziati che non sono riusciti a morire in mare. È un attacco continuo. Non sono razzista, certo che no, ma la presenza di certi tipi sullo schermo disturba l’innocenza dei bambini. Chi li prepara, psicologicamente, a incontrare un “uomo nero” fuori dalle favole?
Ormai, sono ovunque. Non i tipi “chiari” che vanno bene, ma quelli scuri, che rubano il lavoro. Sono loro a rendere difficile trovare posti da venditore ambulante o da raccoglitore di pomodori; lavori che, certo, nessuno di noi farebbe mai, ma loro, semplicemente, non dovrebbero farli. Ci sarà pure un pantone giusto di epidermide giusta anche per quei ruoli.
La nostra resistenza all’invasione è fondamentale. Non sono solo io a pensarla così: siamo in tanti, e facciamo sentire la nostra voce, screditando ogni azienda che osa usare un nero come immagine pubblicitaria o rappresentare persone “diverse” nelle fiction. Le ciccione? Neanche parlarne. Se una è nera e pure sovrappeso, se l’è proprio cercata. La nostra è una battaglia per mantenere le tradizioni: che nessuno si azzardi a sostituire il presepe con il kebab! Guai a togliere dai luoghi pubblici l’immagine di un uomo crocifisso: rappresenta il sacrificio su cui si fonda la nostra civiltà.
E poi ci sono le donne. Sostengono di voler essere libere. Ma io dico: dove sarebbero oggi senza il nostro aiuto? Il loro posto, come è scritto, è di partorire con dolore. Arroganti, insistono per essere rappresentate, ma quando lo sono, si offendono se non riconosciamo i limiti del loro ruolo. Ci sono troppi invasori: donne troppo libere, uomini incerti su cosa siano. È un attacco alla nostra identità. Non parliamo del pericolo gender. L’uomo che nasce uomo è uomo, la donna che nasce donna è donna. Gli uomini che amano gli uomini sono un abominio; le donne che amano le donne, le tollero solo se sono belle e si fanno vedere.
Io mi batto per il rispetto delle tradizioni, come quella della famiglia naturale. Certo, ho tre figli da tre donne diverse, ma è diverso. La mia lotta è per l’autenticità. Sono il perfetto rappresentante della gente perché parlo alla pancia, difendo valori sacri. La coerenza, in fondo, è sopravvalutata.
Tornando al gender e a quei finocchi, specie se palestrati e con quei culi sodi… ecco, a me turbano terribilmente! Ma la grande battaglia è contro i migranti. Diciamocelo, la minaccia del diverso funziona sempre: gli altri sono il bersaglio facile delle nostre frustrazioni, e quando qualcuno come me riesce a riunire le frustrazioni dei tanti, il successo è assicurato.
C’è chi mi dipinge come un uomo intollerante. Non lo sono su tutto. Riaprirei le case di tolleranza, ad esempio. E poi, su certi temi, cerco di essere aperto almeno nel mio intimo. Sulle droghe, ad esempio, ho provato un po’ di cocaina, ma è roba buona, quella per “tenersi in forma”, mica come le droghe che i poveracci vorrebbero liberalizzare.
Lo ammetto, non è facile essere il portavoce del popolo e al tempo stesso mostrare di essere un uomo comune. La gente comincia ad amarmi sempre di più; vedo quanti si stringono a me alle sagre che frequento, feste dove ci sono solo prodotti italiani. È fra un culatello e una ficattola che nutro la mia anima patriottica, in un’armonia perfetta di carne e canti tradizionali.
Sono l’opinion leader perfetto per questi tempi, con la capacità di adattarmi a ogni situazione, malleabile ma saldo sui principi, duro ma capace di rappresentare con elasticità le paure della gente. Sono qui per ogni battaglia, per ogni momento in cui la nazione ha bisogno di una guida, di un vero rappresentante della nostra comunità.
E ora scusatemi, devo controllare se ci sono nuovi video nella categoria “black busty” su YouPorn. Stasera sì che ci si diverte! -
Fiduciosa nel futuro, pensavi di costruire la tua vita con obiettivi semplici e adesso ti vedo, segnata dal tempo, che metti i soldi da parte aspettando la pensione. Libera da orari definiti, pensi davvero che la tua vita migliorerà? I soldati migliori vanno avanti col fucile in mano, non si riparano dietro sacchi di sabbia.
Stare in trincea, combattere: vince chi rischia, oppure muore chi rischia. Chi non ha mai rischiato è già morto.L’autobus è sempre affollato, mai una volta che arrivi puntuale. Oggi, poi, l’autista sembra avere i riflessi di un bradipo in coma. E quel vigile? Non vede la coda infinita che si sta formando? Non sente i clacson? Mi sembra che nessuno senta più niente, e chissà, forse chi vende dispositivi acustici si sta leccando i baffi alle nostre spalle.
Sono stanca, non mi sono ancora ripresa dalla spesa di ieri: una vera impresa. Non riesco più a prendere i prodotti sugli scaffali troppo in alto, né quelli in basso. Mi limito a prendere solo ciò che trovo a portata di mano: rigatoni, semolino, tonno, pelati. Mi sono quasi rassegnata a mangiare sempre le stesse cose. Non mi avvicino nemmeno più al reparto del fresco: l’ultima volta che l’ho fatto, mi sono presa una broncopolmonite. Ho passato giorni terribili e ci ho messo mesi per rimettermi in sesto. Ricordo la corsa in ospedale: ci mancava poco che fossi io a dover aiutare il barelliere a salire sull’ambulanza, tanto male ero ridotto. L’autista mezzo cieco, l’infermiera con le mani tremanti come se avesse il Parkinson, e il medico che sembrava sul punto di addormentarsi. Ma ne sono uscita, più indenne di loro.
Per fortuna i pannoloni li tengono nello scaffale intermedio, e ho ancora un bel po’ di buoni spesa da sfruttare.
A giugno andrò al mare. Aspetto queste ferie da una vita. Spero solo che l’albergo non sia troppo lontano dalla spiaggia e che ci sia una passerella per accedervi col deambulatore. Ho sempre amato il mare, ma ora non mi fido più a buttarmi in acqua. Le forze mi stanno abbandonando, e i bagnini spesso sono messi peggio di me.
Posso ancora considerarmi privilegiata: ho un lavoro stabile e, sebbene con l’età sia sempre più difficile mantenere il ritmo, non corro grossi rischi. Non come Mario, mio vecchio compagno di scuola, che lavorava nell’edilizia come lavoratore in prestito. Diceva di farcela, ma è caduto da una scala di dieci metri, e quella è stata la fine. Poteva restare a casa, ma aveva dilapidato i suoi risparmi, era rimasto l’unico a mantenere la famiglia, figli e nipoti inclusi.
Non reggo più i turni, non ricordo più cosa devo fare, e a volte non ricordo nemmeno chi sono. L’altro giorno ho preso l’autobus sbagliato e ho vagato per ore, in preda all’angoscia. Volevo chiedere aiuto, ma incontravo solo vecchi con l’Alzheimer. I pochi giovani che ho visto per strada erano mendicanti, ridotti in uno stato pietoso. Forse perché nessuno di loro ha un lavoro, né una speranza di trovarne uno. Fino a quando ci saremo noi a remare la barca, non ci sarà spazio per le nuove generazioni. Ho dato a un paio di ragazzi qualche euro e la mia porzione di semolino per farmi accompagnare al lavoro. Quando finalmente sono arrivata, il mio capo mi ha fatto avere un provvedimento disciplinare per il ritardo. Se solo mi ricordassi il numero del sindacato… se solo mi ricordassi a quale sindacato sono iscritta… Ma sono iscritta a un sindacato? Non ricordo.
So solo che anche oggi, 6 dicembre 2044, sto andando al lavoro, e che l’Italia non è un paese per vecchi. Ma neanche per giovani. -
Davvero credi sia la ribellione allo status quo che farà avanzare la razza umana? Adoro quando fai la scema, ma tu sei scema e quindi m’incazzo. Non adeguarsi al sistema non è un atto rivoluzionario, è semplicemente debolezza, se la mente questo non riesce a capirlo la carne lo sa bene.
La vita è un giro di moneta, testa o croce, tu davvero hai deciso di essere croce?
Guarda, guarda chi sopravvive, impara da loro.Genuinità, semplicità, spontaneità: queste qualità mi hanno fatto diventare un cavallo di razza sul web.
Ho frotte di follower che ammirano il mio stile di vita e cercano di imitarlo, ma dubito che si avvicineranno mai al gregge che ho conquistato. Facevo l’impiegata in banca, ma quella vita mi stava stretta: orari da rispettare, burocrazia e finti sorrisi per clienti e dirigenti noiosi. Io sono di più, mi ripetevo, e ne ho dato prova attraverso la vita che mi sono costruita online.
Il sorriso, signori miei, è stata la mia arma vincente. Non avendo grosse tette e non volendomi sottoporre a interventi per aumentarle, inizialmente avevo optato per altre strategie. Mio padre aveva un orto, e oltre alle fave, ho colto l’occasione perfetta per mostrarmi al pubblico con un viso curato, un outfit studiato e una zappa in mano.
Il clan degli ortisti vicini è stato un altro gradino della mia scalata verso il successo. Diciamocelo: quei vecchi con le mani callose e le unghie piene di terriccio mi stavano decisamente sui nervi, ma girare video con loro mentre dispensavano consigli su colture e semine è stato uno step fondamentale.
Dalla zucchina appena colta, coltivata – o almeno così dicevo – senza pesticidi, come la natura comanda, al piatto pronto è stato un attimo. Per fortuna sono brava a cavarmela con il microonde e con le decorazioni. Qualcuno potrebbe dire: “Potevi cucinare davvero.” Ma figurati se una come me si mette a spadellare sul serio: quella è roba da poveracce. Io facevo finta, sempre sorridendo, simulavo di seguire i vari passaggi fino a mostrare il piatto finito. Certo, la casa puzzava un po’ di cipolle bruciate, ma chi se ne frega, mica era casa mia.
Quando la cucina è diventata monotona, sono passata ai rimedi naturali per la bellezza. È così che ho lanciato la mia linea cosmetica Green&Young. Lo ammetto, inizialmente ho faticato. Ma le mie foto filtrate e le creme – che compravo da un grossista cinese e che, per la cronaca, non ho mai usato perché di quella roba non mi fido – con la giusta etichetta avevano iniziato a vendere
A un certo punto, però, mi sono dovuta affidare davvero al chirurgo estetico, perché le magiche luci che spianavano le mie imperfezioni nei video e nelle foto potevano risultare fallimentari qualora avessi incontrato i miei adepti dal vivo. Nonostante il dolore per i trattamenti, ne è valsa la pena. Le donne impazzivano per le mie creme che, di naturale, avevano solo il nome. Tant’è: la gente è scema e come spesso ripete un’ex venditrice di successo, “va inculata.”
Ogni giorno mi sveglio con capelli scarruffati e occhiaie, indossando tremendi pigiami che però mi tengono al caldo, e preparo la scenografia: rifaccio il letto che deve essere tiratissimo, sistemo i guanciali, mi trucco, mi sistemo i capelli, posiziono l’iPhone e poi faccio partire la live. Mi rinfilo nel letto e, bella come il sole, saluto tutti e li porto con me a fare una colazione sana con il succo delle arance del mio orto, i pancake appena fatti, il miele delle mie api e una sanissima tisana. Tutto ovviamente preparato prima. Poi, finito il video, mi apro il barattolo di Nutella, affondo il cucchiaio e godo nel vedere i numeri delle mie visualizzazioni salire. Che godimento!
Dalla cucina ai cosmetici, ho aperto un brand tutto mio, e poi libri, interviste, show televisivi. Per me è stato un gioco da ragazzi arrivare dove molti scalpitano investendo e perdendo centinaia di migliaia di euro, come quel cretino di Roberto Pollini che si crede tanto simpatico con i suoi filmetti ridicoli. Non ho dovuto neanche mostrare le tette su OnlyFans e ho smesso pure di vendere le mie mutandine usate ai vari maiali sul web. Fra l’altro, io i maiali, come le capre, i polli e tutte le bestie delle fattorie, non li sopporto proprio.
Un po’, lo confesso, ho il terrore che tutto questo finisca, ma da brava ex bancaria sono riuscita a fare buoni investimenti e almeno, dal punto di vista economico, il futuro dal punto di vista dei soldi non mi fa paura.
La location è quell’odiosa casa in campagna dei miei, dove spesso arriva la puzza dei diserbanti e degli allevamenti intensivi, ma poi torno nel mio vero nido: un super attico nel quartiere CityLife.
Eppure, mi chiedo se, mentre preparo ogni scena e indosso il mio sorriso migliore, sto davvero recitando un ruolo, o se ormai questo ruolo è l’unica cosa che so fare, ma poi mi dico che stupita, tutti, quando accendono lo smartphone e si riprendono nei loro gesti quotidiani, mostrano la versione migliore di sé stessi. Perché non dovrei farlo io?
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Attilio appariva in quel locale del centro lasciando sempre un segno, come se la sua sola presenza bastasse a cambiare l’ambiente. Con quel fisico possente e un’eleganza tutta sua, non si poteva non notarlo, anche tra i colori sgargianti del bistrot nel cuore della città. Sempre sorridente, sempre cordiale, aveva colpito il cuore di quella stramba cameriera, un po’ attempata e un po’ troppo piena di entusiasmi.
Si sa, con l’età le pulsioni cambiano: per alcuni si placano, per altri si fanno ancora più urgenti.
L’amore? “Non è per tutti,” disse una volta la cameriera. “Può essere una discreta botta di culo o un evento catastrofico.” Cameriera che, per convenzione, chiameremo Maria: un nome che sa di sogni e malinconie, che riempie un intero mondo interiore. Parlare con lei era un piacere, a patto di non essere allergici alla sua incontenibilità.
Attilio e Maria si incontravano lì. Mai fuori. Solo in quella sfera di luci, tra turisti e clienti abituali, che spaziavano da professionisti rinomati ad amanti dell’alcol, fino a devote del Signore.
Erano un po’ come le navi cantate da Ivan, quelle che navigano in senso contrario, in mezzo al mare. Lui il Libeccio, lei il Maestrale. Sempre venti, sì, ma non è uguale.Fra loro non era mai accaduto niente di più di qualche confidenza, ma Maria, che amava soprattutto immaginare le vite degli altri, si era costruita un discreto film su Attilio.
Un film in cui, un giorno, lui l’avrebbe guardata negli occhi e le avrebbe detto che le piaceva, per poi cedere al destino, come se una catastrofe impedisse a ogni lieto finale di concretizzarsi. Maria sognava, sì, ma non osava mai osare i lieti finali.
Lui, si diceva Maria, era sicuramente qualche spanna sopra e non solo in altezza. Tra loro c’era una distanza sociale, ma soprattutto quel mistero emotivo che lei non riusciva a ignorare: un “qualcosa” d’indefinito, che manifestarlo manco a parlarne. Troppi limiti, i suoi.
Attilio, che era un uomo di mondo, ne era consapevole e viveva tutto con più disinvoltura.
Maria, invece, aveva mollato le cime da un pezzo e, tutto sommato, ci viveva bene, in quel porto quieto. Ma non ci si può più difendere da una cosa normale, come quella di amare.
Fu questa recente conoscenza a far tornare, dopo tanto tempo, Maria a desiderare, pur essendo convinta, sbagliandosi, che nessuno meritasse il suo stupido cuore.
E lei, sull’amore, da sempre ci ricamava su. Si sentiva troppo fuori dalle righe per una realtà in cui il sesso, motore delle passioni, non le interessava da tempo.
Preferiva sentirsi il pittore, non il quadro.
Inventava mille scuse, soprattutto con sé stessa, attornandosi di limiti. Ma quel suo cuore batteva a tempo troppo veloce. Diceva che era per la menopausa, quella stessa scusa con cui mascherava il calore che, inconsapevolmente, la infiammava.
Come sarebbe bello ritrovarsi senza questi benedetti limiti!
Io, naturalmente, tifavo per Maria, anche quando vedevo Attilio, sempre in compagnia diversa, circondato da giovani uomini con cui avrebbe concluso la serata dopo una sana bevuta. Bevuta servita ovviamente, da Maria.Forza Maria, si è vivi finché si è in vita; magari una volta ti ritroverai a concludere la serata in buona compagnia, con uno o due uomini capaci di farti dimenticare tutti quei limiti.
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Poche ore fa, Trump ha annunciato l’introduzione di dazi paese per paese, incluso il territorio australiano delle isole Heard e McDonald, abitate solo da pinguini. (Che gliel’avranno fatto mai, ‘sti pinguini?) In un colpo solo, ha minacciato dazi al 500% per chi fa affari con la Russia, lanciato minacce di bombardare l’Iran e prospettato piani militari anche per la Groenlandia. Ci aspetta un periodo storico particolarmente interessante, anche se, su questo punto di vista, avrei preferito una buona dose di noia.
Conosciamo già da tempo alcuni degli effetti nefasti del cannibale capitalismo statunitense, come quello dell’industria della Coca-Cola, che continua a essere il principale inquinatore di plastica al mondo. E quello di aver privato la popolazione di San Cristóbal de Las Casas, in Messico, dell’accesso all’acqua potabile, costringendo molti abitanti a consumare quasi esclusivamente questa bevanda, con conseguenze devastanti per la loro salute.
Dal colonialismo al capitalismo più spregiudicato, il salto è stato breve, come uno sbattere d’ali di farfalla nella storia dell’umanità. Lezioni dalla storia? Non pervenute. Preoccupazione per la salute del pianeta, per la vita delle future generazioni? Idem.
In compenso, la propaganda in rete, di cui mi preoccupo da diversi anni (vedi il mio articolo Libertà d’espressione e istigazione all’odio, scritto per il sito di Francesco Russo nel dicembre 2012), ha vinto. Ha vinto perché è stata lasciata libera di colpire le pance, ed è riuscita a diffondersi come le spore di un fungo, come insegna Hannah Arendt. L’odio, essendo superficiale, si sparge ovunque.
Hanno vinto le “voci libere” che attaccavano chi si preoccupava di una possibile deriva pericolosa, e questa deriva è stata molto più pericolosa di quanto potessimo immaginare. Non solo Trump, ma molti esponenti politici mondiali, compresi i nostri “caserecci”, sono riusciti nell’intento di far credere che le disgrazie degli uomini e delle donne bianchi occidentali siano causate dai più poveri del pianeta.
Internet, che ammetto ingenuamente pensavo avesse unito le persone con intenti migliori, è diventata il megafono, tramite i social network, di una propaganda al servizio del nazionalismo, del capitalismo e del fascismo.
Preoccupante è anche la politica internazionale, che sostiene l’armamento, le guerre e che, non ascoltando le lezioni di Alessandro Barbero, sembra voler mettersi contro la Russia. Per non parlare delle guerre sparse in varie zone del globo, mai così numerose dal tempo della Seconda Guerra Mondiale. Il diritto internazionale è praticamente fioco di fronte ai crimini di guerra, e alcuni rappresentanti di governi, amici dei criminali, sono anche quelli che sostengono presidenti o torturatori di migranti e detenuti.
Questa propaganda ha dato voce agli esaltati, e ha messo a capo dei governi individui altrettanto pericolosi.
Make America Great Again!
Trump celebra i dazi come una “liberazione”. Una liberazione? Gli statunitensi, che non chiamo “americani” perché l’America è un grande continente con enormi diversità geofisiche e culturali, hanno depredato risorse naturali e schiacciato vite umane. Gli Stati Uniti sono colpevoli di aver sostenuto dittature latinoamericane, che sono costate migliaia di vite a chi sognava un futuro più equo per tutti. Sono colpevoli anche di gravi mancanze al loro interno, come la sanità pubblica, l’apartheid, la violazione dei diritti umani, e ora anche la propaganda e le discriminazioni contro le persone LGBTQIA+ e altre minoranze.
Non sono gli Stati Uniti a dover essere liberi, ma il resto del mondo avrebbe diritto di liberarsi dalla politica marcia di questi predatori.
Capitalismo e le sue implicazioni globali
Il capitalismo statunitense ha avuto impatti significativi a livello globale, che non sempre sono stati positivi. Sebbene in alcuni casi gli investimenti esteri e la presenza di multinazionali abbiano portato benefici, come la creazione di posti di lavoro e il trasferimento di tecnologia, non mancano esempi di pratiche devastanti per altri paesi. È importante notare che gli effetti di questo modello economico non sono omogenei e variano a seconda del paese, del settore e del periodo storico. Di seguito vengono esplorati alcuni dei suoi effetti più problematici, con link di riferimento per approfondimenti.
Sfruttamento delle risorse naturali e degrado ambientale
- “Banana Republics” in America Centrale: Nel XX secolo, compagnie statunitensi come la United Fruit Company (ora Chiquita Brands International) hanno esercitato un controllo quasi totale sulle economie di paesi come Honduras, Guatemala e Costa Rica, sfruttando intensivamente le terre per la coltivazione di banane, spesso a discapito delle coltivazioni locali e con gravi danni ambientali.
- Estrazione di petrolio in Ecuador e Nigeria: Compagnie petrolifere statunitensi come Chevron ed ExxonMobil sono state accusate di danni ambientali in paesi come l’Ecuador e la Nigeria, contaminando corsi d’acqua e distruggendo ecosistemi locali.
- Estrazione mineraria nella Repubblica Democratica del Congo: La domanda globale di minerali, come il cobalto, ha portato a un’intensa attività mineraria in RDC, con gravi conseguenze per le comunità locali, inclusi sfruttamento del lavoro, condizioni di lavoro pericolose e conflitti.
- Smaltimento di rifiuti elettronici in paesi in via di sviluppo: Paesi come Ghana, Nigeria e India sono diventati discariche per i rifiuti elettronici, contaminando l’ambiente con materiali tossici come piombo e mercurio.
Sfruttamento del lavoro e condizioni di lavoro precarie
- Industria tessile in Bangladesh e altri paesi asiatici: Molte multinazionali statunitensi esternalizzano la produzione in paesi come il Bangladesh e l’India, spesso a scapito dei diritti dei lavoratori e delle normative di sicurezza, come evidenziato dal crollo del Rana Plaza nel 2013.
- “Race to the bottom” e dumping sociale: La competizione globale spinge i paesi in via di sviluppo a offrire condizioni favorevoli per le aziende, spesso a discapito dei diritti dei lavoratori e delle normative ambientali.
Interferenze politiche ed economiche
- Sostegno a regimi autoritari: Gli Stati Uniti hanno spesso sostenuto regimi autoritari in cambio di accesso a risorse naturali, contribuendo alla repressione dei diritti umani e ostacolando lo sviluppo democratico.
- Imposizione di politiche neoliberiste: Attraverso istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale, gli Stati Uniti hanno promosso politiche neoliberiste che hanno aumentato la disuguaglianza e destabilizzato l’economia in molti paesi.
- Accordi commerciali iniqui: Alcuni accordi commerciali promossi dagli Stati Uniti hanno favorito gli interessi delle multinazionali a scapito delle economie locali e dei piccoli produttori.
Crisi finanziarie e instabilità economica
- Effetti della crisi finanziaria del 2008: La crisi finanziaria iniziata negli Stati Uniti ha avuto ripercussioni globali, causando recessioni e aumento della povertà in molti paesi.

Per maggiori informazioni:
- Banana Republics:
- United Fruit Company (Chiquita): Puoi trovare informazioni sulla storia e l’impatto di questa compagnia su diverse fonti storiche e accademiche. Cerca “United Fruit Company history”, “Banana Republics Central America”.
- Documentario “Bitter Bananas”: Un documentario che esplora le pratiche della United Fruit Company.
- Estrazione di petrolio in Ecuador e Nigeria:
- Caso Chevron in Ecuador:
- Amazon Watch: amazonwatch.org (Organizzazione che si occupa della difesa dell’Amazzonia e delle comunità indigene, con molta documentazione sul caso Chevron).
- Articoli di giornale e rapporti di organizzazioni per i diritti umani: Cerca “Chevron Ecuador lawsuit”, “Texaco Ecuador pollution”.
- Inquinamento da petrolio in Nigeria (Delta del Niger):
- Amnesty International: amnesty.org
- Human Rights Watch: hrw.org/africa/nigeria (Cerca articoli sull’inquinamento da petrolio).
- Caso Chevron in Ecuador:
- Estrazione mineraria nella Repubblica Democratica del Congo:
- Rapporti di organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International: Cerca “cobalt mining DRC human rights”, “child labor Congo mines”.
- Articoli di giornale e inchieste: Molte testate giornalistiche internazionali hanno pubblicato inchieste sulle condizioni nelle miniere di cobalto.
- Smaltimento di rifiuti elettronici:
- Basel Action Network (BAN): ban.org (Organizzazione che si occupa del problema dei rifiuti tossici e del loro traffico internazionale).
- Documentari come “The Story of Electronics”: Esplorano il ciclo di vita dei prodotti elettronici e il problema dei rifiuti.
Sfruttamento del lavoro e condizioni di lavoro precarie
- Industria tessile in Bangladesh:
- Clean Clothes Campaign: cleanclothes.org (Organizzazione che lavora per migliorare le condizioni di lavoro nell’industria dell’abbigliamento globale).
- Articoli e rapporti sul crollo del Rana Plaza: Cerca “Rana Plaza collapse”, “Bangladesh garment factory safety”.
- “Race to the bottom” e dumping sociale:
- Articoli accademici e rapporti di organizzazioni internazionali (ILO, OCSE): Cerca “race to the bottom globalization”, “social dumping international trade”.
Interferenze politiche ed economiche
- Sostegno a regimi autoritari:
- Documenti storici declassificati (quando disponibili): Cerca archivi nazionali statunitensi e documenti relativi alla politica estera in specifici paesi.
- Libri e analisi di storici e politologi: Ricerca su interventi statunitensi in America Latina, Medio Oriente, ecc.
- Imposizione di politiche neoliberiste:
- Critiche alle politiche del FMI e della Banca Mondiale: Cerca “IMF structural adjustment programs criticism”, “World Bank neoliberal policies impact”.
- Libri come The Shock Doctrine di Naomi Klein: Analizzano l’impatto delle politiche neoliberiste in diversi contesti.
- Accordi commerciali iniqui:
- Analisi di organizzazioni non governative e centri di ricerca: Cerca “criticism of NAFTA”, “impact of free trade agreements on developing countries”.
Crisi finanziarie e instabilità economica
- Effetti della crisi finanziaria del 2008:
- Rapporti di istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale, BIS): Analizzano le cause e le conseguenze della crisi globale.
- Articoli di giornale e analisi economiche: Cerca “global impact of 2008 financial crisis”, “contagion of financial crises”.

