di Sabrina Ancarola
Faccio cose perché sono inquieta, scrivo perché, dare una forma alla mia inquietudine, a volte è divertente. Sono cantante, presentatrice, scrittrice e autrice di pièce teatrali e cene con delitto. Non so cosa mi riesce peggio, ma mi ostino perché mi piace ballare pur non sapendo affatto ballare.


  • Sii potente, sii divina, oppure piega la tua carne e abbandonati nell’acqua che ha generato la tua vita


    I settimana
    Benvenuti, figli miei. Sono felice che abbiate deciso di risvegliare la vostra lucentezza. Il vostro viaggio inizierà con una piena presa di coscienza. Come ben sapete, siamo figli di un dolore che parte dal grido dell’uomo delle caverne, sorpreso da un animale feroce, e arriva fino al pianto del padre di Gaza che ha perso i suoi figli sotto i bombardamenti. Portiamo nel nostro essere un tormento antico quanto la storia dell’umanità. Le generazioni si sono susseguite fra lotte per la sopravvivenza, guerre, carestie e soprusi di ogni genere. E noi pensiamo di essere immuni dal nostro passato? No, non lo siamo. Ci portiamo dentro il dolore delle nostre nonne picchiate dai mariti violenti, quello dei nostri prozii discriminati perché stranieri, e il nostro: quello di ex ragazzi bullizzati o semplicemente resi tristi per un sogno infranto.
    Il dolore è un’eredità pesante, marchiata sulla nostra carne. Può affievolirsi col tempo, ma ne resta sempre una traccia, come un’impronta genetica che si arricchisce di nuovi pezzi creati dalle nostre tragedie, dalle più piccole alle più grandi delusioni.
    È possibile estirpare questa eredità del dolore dal nostro essere? È possibile alleggerire la nostra vita dal fardello del passato, allontanandocene completamente per essere davvero liberi e felici?
    La mia risposta è ovviamente sì, e il fatto che siete qui, voi prescelti fra miliardi di persone, indica che avete fatto il primo, grande passo: quello più importante.
    In questo luogo vi allenerete a gioire della vera ricchezza. Il percorso verso la vostra liberazione, lo confesso, non sarà facile, ma ne varrà la pena. Lasciatevi andare all’insegnamento della luce, quella che ha il suo nucleo qui, in questa terra che vi ha richiamato. Respirate quest’aria, seguite i miei insegnamenti, io sarò l’umile mezzo che vi accompagnerà in questo cammino verso la felicità.
    Vi amo già profondamente; l’amore che nutro per voi vi cullerà lungo tutto il vostro cammino.

    II settimana
    Cos’è un seme se poi non diventa un fiore? E cos’è un fiore se non riesce a trasformarsi in frutto?
    Figli miei, il mio compito è piantare in voi il seme della conoscenza, cullarlo nella mia luce e proteggerlo. Ma sta a voi averne cura nel tempo.
    L’approccio a questa nuova vita può sembrare faticoso, ma solo il duro lavoro permette all’uomo di spiccare il volo, portandolo dall’oscurità alla luce, dal caos all’ordine, spezzando così le catene dell’eredità del dolore.
    Abbiate fede. Il dubbio agisce come il mercurio con l’oro: basta una piccola goccia per rovinare il monile più prezioso. Non rovinate il gioiello del vostro cuore. Siate l’oro che non si lascia corrompere da nessun elemento chimico o atmosferico.
    Ho studiato per voi l’alimentazione più idonea affinché non diventiate veleno per voi stessi nutrendovi di cibo impuro.
    Il lavoro nella terra non è diverso dalla meditazione. Eravate schiavi dei vostri dispositivi digitali. Molti di voi sono qui perché si sono resi conto di quanto una vita mendace, fatta di assurde ricerche di consensi, di immagini irreali e di filtri, soffocava il vostro vero io sotto una coltre di falsità.
    Avete scelto di essere persone, avete scelto di essere luce. Per riuscirci, dovete mescolare il vostro sudore con l’erba dei campi da estirpare, con i calli delle vostre mani e la terra sotto le unghie, con i semi che diventeranno germogli grazie a voi. Ditemi, non è forse questa la vera felicità? Una gioia pura, lontana dal gusto effimero del cibo, ben lontana dalla pigrizia che chiamavate riposo, e soprattutto, dalle illusioni.
    Questo richiede uno sforzo duro. I nostri giorni sono scanditi da ritmi ben precisi: sveglia alle 5, meditazione per accogliere il nuovo giorno, lavoro, poi meditazione per accogliere dentro di noi i frutti della terra. Di nuovo lavoro, e infine meditazione della sera. Potrebbe sembrare ancora faticoso per alcuni, ma abbiate fede in me: ogni vostro sforzo verrà ripagato.
    La terra è amore, il lavoro è amore. Ed è per questo che solo alcuni di voi, coloro che percorrono più velocemente questo nuovo sentiero, avranno il privilegio di entrare nella mia abitazione per una meditazione speciale, una pulizia ancora più profonda del vostro karma.
    Ciò richiede uno duro sforzo. I nostri giorni sono scanditi da ritmi ben precisi: sveglia alle 5, meditazione per accogliere il nuovo giorno, lavoro, poi meditazione per accogliere dentro di noi i frutti della terra. Di nuovo lavoro, e infine meditazione della sera. Potrebbe risultare ancora faticoso per alcuni, ma abbiate fede in me, ogni vostro sforzo verrà ripagato.

    La terra è amore, il lavoro è amore. Ed è per questo che solo alcuni di voi, coloro che percorrono più velocemente questo nuovo sentiero, avranno il privilegio di entrare nella mia abitazione per una meditazione speciale, una pulizia ancora più profonda del vostro karma.

    III settimana
    Ho saputo di persone che si sono lamentate per la fame e la stanchezza. Sinceramente, tanta ingratitudine mi ferisce. Pensavo fossimo già a un buon livello, ma vedo che devo continuare a ripetervi le stesse cose.
    Vi avverto: vi state facendo ingannare, e lo dico con tutto il cuore per il vostro bene. Ricordate che il demone dell’oscurità sta lavorando affinché sensazioni effimere come la fame e la fatica obnubilino il vostro cammino verso la luce. Questo è semplicemente il suo ruolo; il mio è mettervi in guardia, essere il faro che vi indica la giusta direzione nel mare di menzogne in cui avevate vissuto prima di arrivare qui.
    Figli miei, la fede è l’unica cosa che conta. Caterina da Siena e Prahlad Jani, tanto per citare due mistici universalmente noti, hanno raggiunto la santità unicamente grazie alle privazioni.
    Noi, figli dell’eredità del dolore delle persone comuni, non dobbiamo pretendere di avvicinarci al loro livello, ma possiamo davvero scegliere fra una vita infelice e insignificante e una vita che sia degna di essere vissuta.
    Fidatevi di me: lasciate che la vostra luce emerga. Il lamento è la voce del demone che cerca di minare la nostra armonia.
    Tenete duro. Se sarete fortunati, potreste presto essere accolti nel mio alloggio per la speciale meditazione. Al mio fianco avanzerete ancora più velocemente verso la felicità.

    IV settimana
    Lasciate che il mio spirito penetri in voi. Siete le prescelte. Sento la gioia immensa dei vostri cuori vibrare con il mio essere. Siete pronte; lo so, non è meraviglioso tutto questo?
    Avanti, spogliatevi e venite a me. Accarezzate la mia pelle, armonizzatevi con il Maestro. L’eccitazione non è peccato; il ritmo vibrante di un corpo in sintonia con il giusto insegnamento è il petrolio che illumina il faro guida. Voglio vedervi completamente abbandonate. Prendete questo nettare. Una donna che succhia i capezzoli di un’altra donna torna all’esperienza più pura, quella del bambino che si nutre del latte materno, quella della madre che è fonte di vita per altre vite Succhiate, lasciate che questo gesto mi ecciti e poi unitevi a me in questa esperienza profonda. Lasciate che il mio spirito entri in voi ripetutamente; abbeveratevi del mio seme. Quanta fortuna, mie elette: l’unione dei vostri corpi mortali con il mio non farà altro che elevarvi verso la luce, verso ciò che avete sempre sognato: la vera libertà.

    V settimana
    Ho sentito ancora che qualcuno si lamenta. Sono davvero rattristato da tanta ingratitudine. Sapete bene che non vi tengo legati a questo luogo, di cui alcuni, molto probabilmente, non sono degni. Vi ho dato l’amore, il bene più prezioso. Mi sono prodigato nell’insegnarvi la verità appresa dai miei anni di studio e meditazione.
    Lo sapete bene: le persone piccole sono le prede più facili per i demoni; probabilmente il mio buon cuore è stato ingannato da loro. Neanche io sono perfetto. Non avete che le vostre catene; io non voglio che questo luogo sia inquinato da pensieri contorti e da accuse assurde. Avete scelto di venire qui, avete avuto la possibilità che pochissimi al mondo hanno avuto, per elevarvi, per trovare finalmente la vostra luce. Vi prego, dal profondo del mio cuore, scegliete: o me o il mondo fuori, quel mondo che vi aveva resi tanto infelici da venire a cercarmi.
    Avete ancora la possibilità di scegliere: essere carne o oro.

    VI settimana
    Commissario, cosa vuole da me? La mia comunità, come vede, è trasparente come l’acqua di questo ruscello. Non abbiamo mai ricevuto accuse formali; i chiacchiericci ci sono, non li nego. D’altra parte, siamo una realtà ormai conosciuta da tempo. Mi dica lei se ci sono stati fatti non chiari che ci riguardano.
    Lo può constatare con i suoi occhi; parli con la mia gente. Saranno tutti felici di raccontarle cosa facciamo qui. A proposito, perché non si porta a casa questo cesto di frutta e verdura? Dicono tutti che i nostri prodotti, assolutamente biologici, sono buonissimi.
    Sesso? Certamente lo facciamo come tutti; è la cosa più naturale del mondo, ma ovviamente si tratta di sesso consensuale, ci mancherebbe.
    Riduzione in schiavitù? Sfruttamento del lavoro? Sono solo dicerie messe in giro da persone molto invidiose. Siamo riusciti a costruire, con la fatica della nostra carne, una comunità meravigliosa di persone lontane anni luce dal logorio della vita moderna. Persone che non hanno lo stress della pressione sociale di cui oggi tutti soffrono.
    Come dice? La donna trovata morta a qualche chilometro da qui? Sì, era stata nostra ospite. Era un po’ strana, si lamentava spesso di voler tornare dalla mamma; a noi sembrava davvero un po’ suonata. È stata qui un paio di giorni e poi ha deciso di andarsene.
    Commissario, a proposito, che ne dice di portarsi a casa anche questi fichi goccia d’oro?

  • Volo! Finalmente ho un lavoro e posso tornare a vivere, a fare quelle cose che per molti sono normali, ma che per me, negli ultimi tempi, erano diventate impossibili, come fare la spesa, mangiare una pizza o andare al cinema. Non mi sembra vero. Sono felice!
    Abbiamo tirato la cinghia per mesi, temendo che ci staccassero luce, gas e acqua. Con mia mamma abbiamo lesinato su tutto: cibo, vestiti, medicine. Ma ora possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo. Quel periodo oscuro sembra finalmente essere dietro le nostre spalle. Ora che ho superato la prova, posso finalmente dire di essere fieramente occupata.
    Non che lo stipendio ci permetta di vivere nel lusso, nemmeno m’interessa. Ma ora posso concedermi qualche piccola soddisfazione. Ho fatto i miei conti: vado al lavoro in bicicletta, che è vicino, e risparmio sulla benzina e sull’usura della macchina, che ormai è quasi da rottamare. Mi preparo il pranzo la sera prima, così evito anche il costo della mensa. Lavoro alla macchina, faccio le mie ore e posso persino ascoltare musica mentre lavoro. Mi pagano 9 euro l’ora per iniziare, ma so di essere brava e spero di diventare presto un’operaia specializzata.
    Il capo mi ha già detto che c’è la possibilità di fare qualche straordinario e che, più produco, più i padroni sono contenti. Chissà, magari potrebbero persino darmi un premio di produzione di tanto in tanto. Ma che dico? La mia mente sta già volando! So solo che, d’ora in avanti, potrò permettermi andare a fare un aperitivo con le amiche senza contare i centesimi. E forse, la prossima estate, potrei addirittura concedermi qualche giorno di vacanza. Volare, volare davvero, non solo con la fantasia. Posso farcela!
    La vita è bellissima! Se ci penso, solo un mese fa ero colma di paure e angoscia per il futuro. Ma ora, grazie a questo lavoro, quella parte di me, buia e triste, sta svanendo, lasciando spazio alla vera me, quella luminosa e allegra. Anche se mi sento stanca, torno a casa con il sorriso e abbraccio mia madre. La vedo più serena, e questo mi riempie di gioia. Lei, che con la sua misera pensione è riuscita a mandare avanti la famiglia con tanti sacrifici, finalmente potrà rilassarsi un po’.
    Ho già pensato di mettere da parte una somma per portarla dal parrucchiere ogni tanto e regalarle qualche piccola attenzione. Mi sembra il minimo, dopo tutto quello che ha fatto per me.
    Ho un lavoro! Ho un lavoro! Sono pura gioia qui, in questa fabbrica. Sorrido mentre il macchinario accelera sempre di più, ma io tengo il ritmo: sono brava. Penso al mio futuro, finalmente libero da ombre; un domani potrei perfino sposarmi, mi dico. Ma all’improvviso sento una stretta al braccio. La tuta si dev’essere incastrata. Pazienza, può succedere. Forse mi sono lasciata trasportare troppo dai sogni… Faccio fatica a liberare il braccio.
    No, non può essere. Lo stabilimento è sicuro, uno dei più moderni. Ho tutta la vita davanti. Non sono neanche arrivata al mio primo stipendio… Cosa sta succedendo? No, non ora, non così.
    Avevo appena iniziato a volare.

    Un grazie ad Andrea, uomo di una meravigliosa, unica, bella sensibilità.

  • Eppure, sono simpatico. Chi è più creativo di me? Canto, ballo, scrivo, recito, faccio animazione, doppiaggio, regia, produzione e post-produzione. E, credetemi, anche in cucina me la cavo benissimo. Sono la persona più intelligente della compagnia; dopotutto, la compagnia è mia, e se qualcuno qui brilla, è solo grazie alle mie idee.
    Sarò anche bello? Non lo so, ma di certo sono simpatico, e questo conta di più. Ho sempre cercato di farmi notare. Ricordo in terza elementare, durante le prove per la recita scolastica, quando spintonai giù dal palco il bambino che doveva fare il protagonista. Nessuno se ne accorse, e riuscii a prendere momentaneamente il suo posto. Nonostante il suo pianto echeggiasse nel teatro, feci sentire a tutti la bella voce che ho sempre avuto. Purtroppo, lui si riprese e dovetti tornare al mio ruolo di albero sullo sfondo della scena. Ma vi assicuro che anche come betulla fui strepitoso!
    So di essere nato per emergere; è tutta la vita che lotto per distinguermi. Da ragazzo, entrai nelle majorettes, unico maschio tra le tante ragazzine scosciate. Non potevano non notarmi, io in prima fila a muovere con fierezza il mio bastone. Durò un mese: il bastone mi cadeva spesso, ma come potevo concentrarmi su quello se dovevo anche sorridere e camminare dritto come un fuso?
    Con il bastone, tra l’altro, ho avuto problemi anche in seguito. Mi ero convinto a entrare nel mondo del porno, un settore dove molti attori sono considerati veri divi. Ma lì era tutto troppo affollato: troppa gente, troppa carne, troppa tensione. E soprattutto, come si fa a far emergere la propria spumeggiante personalità su comando del regista?
    Mi sono sempre impegnato a fondo, lottando per ottenere ciò che ho, ma voglio di più. Non mi sono mai arreso e mai mi arrenderò. Anche se il mondo dello spettacolo non mi riconosce completamente, sono convinto che le mie idee innovative saranno la chiave per il mio definitivo trionfo. Dovrebbero esserlo, almeno, non credete?
    C’è chi sostiene che dovrei accontentarmi del mio successo relativo, che ho già ottenuto molto dalla vita. Eppure, gli articoli che ho finanziato personalmente e le apparizioni in TV per discutere dei miei flop non mi bastano. Nemmeno il mio lavoro “ufficiale” di venditore del Made in Italy in Asia, che certo porta guadagni, riesce a compensare la noia mortale di cui soffro; anzi, ora come ora, quei guadagni non sono più sufficienti. E poi, in questa azienda, dove qualcuno ha persino il coraggio di dire che tiranneggio i miei operai, faccio fatica a trovare il tempo per lasciar libere le mie ali e volare sopra tutti, allietandoli con la mia travolgente personalità.
    Capite? Non lo faccio solo per me; l’umanità ha sete del mio talento, e finire nell’anonimato sarebbe il mio incubo peggiore. Sono nato per brillare. Le critiche che ho sempre ricevuto non hanno fatto altro che rafforzarmi, facendomi capire che la maggior parte delle persone è invidiosa delle mie abilità e di ciò che ho costruito da zero. Oddio, proprio da zero no: ho venduto le proprietà di famiglia, ipotecato la ditta e la casa, stretto accordi con oligarchi russi, trafficanti colombiani, gente che fa parte della tratta di esseri umani. Ho riciclato qualche spicciolo per certi nomi grossi, ma dovevo pur trovare il modo di produrre le mie opere, no?
    Eppure, nonostante gli spazi pagati a caro prezzo sui media, le apparizioni alla Croisette, le première, i bot russi e le pubblicità su larga scala, non riesco ancora a venir fuori come vorrei. È assurdo, lo so; è solo invidia sociale! Gente rancorosa che vuole offuscare le mie abilità, ma io vado avanti, nonostante loro, la voragine sul mio conto in banca e il solo rene che mi è rimasto. Se sono riuscito a lavorare con grandi nomi, posso arrivare ovunque. Non mi abbatto per qualche critica da parte di un centinaio di content creators. È solo gelosia la lroo. Io distribuisco luce, amore, mazzette e simpatia.

    Ma non mi arrendo: sentirete ancora parlare di me, e spero, stavolta, in modo positivo.

    Intanto, promettendo l’espianto di un occhio, sono riuscito a farmi inserire nel cast di Sensation Island, il reality più seguito di tutti i tempi. Mi immagino già a fare la mia porca figura VIP fra i VIP su quella splendida isola colombiana. Questa volta sarò sommerso di complimenti da parte di gente vera, non solo dai bot che devo ancora finire di pagare. Se riesco a superare le prove e, soprattutto, a schivare i sicari del cartello della droga, a cui devo ancora parecchio, sarà finalmente la mia occasione.

    Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti (non si sa sotto l’effetto di quali droghe) è puramente casuale. D’altra parte, pure io sono tremendamente simpatica.

  • L’orchidea avrebbe bisogno di un po’ più d’attenzione, ma cosa pretendere da te che neanche ti strucchi prima di andare a dormire? Mi stupisce che tu continui a comprare piante che poi non curi a sufficienza. Dov’è il tuo amore per loro? Dov’è il tuo amor proprio? Sveglia! Non puoi continuare a vivere in questo mondo se non lo mordi, non lo mastichi, non lo risputi.

    Ti hanno offesa? Povera cocca, se non hai le spalle forti, allora fai bene a sparire, a mimetizzarti tra le tue piante morte, nella polvere che copre i tuoi libri, tra i peli sparsi del tuo cane, nella tua casa.

    Guarda, il mondo va avanti. Guarda chi si mette in luce, guarda chi della nostra carne ne fa un vanto, la usa per mangiare, non per farsi mangiare. Vermi ritorneremo: perché non approfittarne per cominciare già da ora a nutrirsi del putrido?

    Ci siamo. Il vestito va bene, il trucco anche: non troppo marcato, giusto un velo per coprire le piccole imperfezioni del mio incarnato. Devo apparire come una donna semplice. Non sono più una ragazza, ma me la cavo ancora bene. Via il reggiseno, voilà: solo la maglietta. Tette libere da costrizioni e la mia aria mite faranno il resto.
    Come sto? Mi guardo e riguardo più volte: niente male per una cinquantenne.
    Devo essere pronta: troppe persone si aspettano questo da me, non posso deluderle. I capelli? Meglio controllarli ancora una volta. Devono sembrare curati, ma non troppo; non voglio dare l’idea di essere appena uscita dal parrucchiere. La semplicità attira più di un carro di buoi.
    Non avrei mai pensato che essere apprezzata per la mia “carrozzeria” potesse essere così appagante. Fino a qualche tempo fa, facevo fatica ad arrivare a fine mese. Anni di sacrifici per una laurea che mi avrebbe portato solo a una vita da insegnante precaria non erano il futuro che immaginavo. Il mio stipendio non bastava a coprire le spese, così ho dovuto cercare altre fonti di reddito. Anche con le lezioni private, sopravvivere era una lotta. Io, Angela Giancame, sembravo ormai destinata a una vita anonima. Ho fatto le pulizie, portato a passeggio e raccolto la merda dei cani altrui. Ho lavorato come cameriera: con le mance me la cavavo, ma era frustrante; il mio seno abbondante attirava uomini che trovavano ogni scusa per sfiorarmi.
    Ho investito in master e in corsi di aggiornamento, sperando di emergere umanamente e, soprattutto, economicamente. Sono persino arrivata a spendere i miei ultimi risparmi per un corso tenuto da un fuffa-guru di prim’ordine: Michel Carniani. Pensavo di aver toccato il fondo. Ma un giorno, mentre mi preparavo per andare a scuola e mi guardavo allo specchio, ho realizzato di avere un’arma vincente, anzi due: le mie enormi tette. Questo avrebbe potuto trasformarmi, nonostante la mia mite apparenza, in una stella.
    Così sono diventata una presenza attesa. Ho viziato i miei seguaci, una mandria di morti di figa in costante aumento, sempre in attesa delle mie apparizioni, manco fossi una Madonna di borgata. Dono sempre ai miei followers esattamente ciò che si aspettano da me, ovunque io sia: al mare, in montagna, in campagna o in città. La mia dolcezza di donna sorniona e, soprattutto, tettona.
    È quasi l’ora. Posiziono il telefono, faccio una prova per le luci e comincio. Mi mostro a figura intera, sorridente, con quell’aria dolce e rassicurante. Indugio, sapendo quanto a loro piaccia, e anche a me piace farli aspettare mentre osservano la mia figura avvolta in abiti semplici, ma provocanti. Finalmente parlo: «Buongiorno.»
    Bene, adesso posso chiudere la diretta. Sono soddisfatta. Ci vedremo più tardi e stasera sarà un altro grande successo. E pensare che mi ero fatta un mazzo tanto, per poi capire che bastava mostrarmi gatta morta per attirare un sacco di uomini pronti a farsi traghettare su OnlyFans e spendere i loro soldi. Ho sempre odiato i porci, ma devo ammettere che, senza il loro sostegno, non avrei mai potuto comprarmi casa e finalmente togliermi tanti sfizi. E più tardi si replica: se continua così, presto potrei concedermi perfino una crociera.

    e.

  • Prima del mio intervento, che potrebbe dare lustro a questa modesta trasmissione, dovrò fare un accenno al programma per la prevenzione dell’Aids. Lo so, l’HIV ormai non se lo fila più nessuno, ma tant’è: ancora esiste e colpisce soprattutto i paesi del terzo mondo. Poi parlerò del mio piano di sostegno alla ricerca scientifica, alle famiglie bisognose e, in generale, alle persone meno abbienti. Infine, tra una domanda e l’altra, con il mio sorriso benevolo, illustrerò il mio impegno per l’inserimento dei bambini migranti nelle scuole e degli adulti nel mondo del lavoro. Al momento giusto, assumerò un’espressione affranta per parlare della crisi del Medio Oriente, facendo attenzione a non offendere nessuna delle parti coinvolte. Sono contro la guerra, contro la violenza, anche quella verbale. È dal conflitto che nasce il mostro che alberga in noi.
    Userò un tono fermo e pieno di misericordia quando ricorderò le vittime delle traversate in mare e quelle sul lavoro. Dopotutto, il mondo mi ama per il mio gran cuore, e devo mostrare che questo sentimento è reale e rivolto ai meno fortunati.
    «Dottoressa Sperati, il filmato in cui è in Iranesia a sostenere la rivoluzione contro Maleffhi, lo mandiamo prima o dopo lo spot per la salvaguardia delle foreste pluviali Americazoiche? O preferisce quello in cui è ritratta mentre medica i lebbrosi sull’isola Dimentikhata Daddyo?»
    Come sempre, devo decidere tutto io. «Mi chiami pure Diana. Mettiamo prima l’isola, poi l’Iranesia, e chiudiamo con le foreste. Il tema dell’ambiente è quello meno sentito, purtroppo, ma ci tengo a sensibilizzare il pubblico, soprattutto sul consumo di carne da allevamenti intensivi.»
    E, ovviamente, il conduttore non può fare a meno di sommergermi con le sue smancerie stucchevoli. «Diana, devo complimentarmi con lei. In questo studio ho avuto tanti ospiti, ma nessuno è mai riuscito a fare tutto quello che fa lei. La sua presenza in questo mondo è fondamentale. Ormai la gente è sempre più delusa, ma lei riesce ad accendere la speranza e a dare una nuova iniezione di fiducia al Paese.»
    Mi verrebbe quasi da ridere, ma rispondo con il solito tono modesto. «La smetta con questi complimenti, mi mettono in imbarazzo. Faccio ciò che faccio per istinto. Non posso lasciare ad altri la responsabilità di risolvere i problemi di questo povero pianeta. Se tutti avessero le mie possibilità, ne sono convinta, farebbero lo stesso. Ma, piuttosto, quanto tempo mi rimane per parlare del mio ruolo di mediatrice nel conflitto tra le due Ghoree e del mio sostegno economico alle operaie della fabbrica di calze, dove di recente è avvenuto un terribile incidente che ha causato la morte di una giovane, stritolata da un macchinario?»
    Il conduttore riceve un cenno dalla produzione e fa una faccia strana, quasi in difficoltà. «Dottoressa Sperati, mi comunicano che abbiamo ottenuto un’intervista con Kaung Ban Guu Kyir. È da trent’anni che nessuno riesce ad avvicinarla. Mi capisce, è un evento storico. Dovremo tagliare parte del suo intervento, è un’esclusiva mondiale…»
    Non ci posso credere. Vogliono ridurre il mio spazio per colpa di questa sciacquetta e mandare in onda un filmatino insulso? E per questo tagliano il mio spazio televisivo, conquistato con anni di fatiche? Ho passato anni in mezzo ai disperati, sopportato climi impossibili solo per farmi riprendere come paladina dell’ambiente. Ho speso una fortuna per rimettermi in sesto nelle spa, dopo aver indossato scarpe orribili nelle foreste e respirato il puzzo delle fabbriche. E ora vogliono scalfire così la mia notorietà?! Sorrido a denti stretti, ma finita la trasmissione andrò a parlare con il produttore, subito. Mi sentirà, eccome se mi sentirà!

  • Avranno mai avuto vent’anni quelli lì? Non parlo di età anagrafica, ma di quella sorta di brillantezza che solo chi ha davvero vent’anni possiede, e non è detto che capiti a tutti. Mi piacerebbe dire che non rimpiango il tempo perduto, ma un po’ lo rimpiango. Avrei fatto altre scelte, come tutti quegli intelligentoni del senno di poi, partito fra i più consistenti al mondo, fra l’altro. Potevo avere una vita diversa e chi lo sa? Onestamente, crogiolarmi nel passato non mi sembra la scelta migliore, viste le mie scarse energie fisiche e, soprattutto, mentali.

    Però ai vent’anni ci si penso sempre e quando ci penso mi risuona nelle orecchie, non l’omonima canzone dei Måneskin, ma questo gran bel pezzo vintage perché sono una fottutissima fan del trapassato remoto.

    Vent’anni sono la piena potenzialità, l’attimo in cui spicchi il volo, la bellezza di un futuro tutto da costruire, lotte comprese. Sarà che mia figlia ha vent’anni e tanti ideali, come li avevo io. E questo, data anche la mia vicinanza alla linea di bordo, mi commuove e mi emoziona, che poi è la stessa cosa, forse.

    Insomma, i vent’anni sono il momento più bello della vita, se hai un tetto sicuro, il cibo e buone relazioni umane. La brillantezza negli occhi, nella pelle, nella voce, nelle intenzioni. Ma poi ci penso e mi chiedo se tutti, questi benedetti vent’anni, li abbiamo avuti. Se alcuni ventenni di oggi abbiano veramente vent’anni. E allora qualche dubbio mi prende.

    Non vorrei scomodare Lee Masters, De André e Barbero, anche se li ho scomodati spesso. Ma nelle loro opere ci hanno sempre ricordato che i vizi e le virtù dell’umanità sono sempre stati gli stessi, e che l’unico che vent’anni li ha avuti tutta la vita è stato il suonatore Jones.

    Siamo in un’epoca in cui la Carne – che è anche il titolo della mia piccola opera pubblicata in questo blog – è esposta più che mai, grazie ai nuovi media. La ciccia così mostrata ingrassa l’ego di chi ne aveva già a sproposito e fa sprofondare, con il rischio di disintegrarla completamente, chi ha poca autostima. Per i giovani di oggi avere vent’anni è più dura; eppure, la loro lucentezza resiste, ed è bella quanto lo era la mia, anzi, molto di più. La mia, del resto, era quella di una divertente cazzona che, con gli amici, di notte si dirigeva verso la costa toscana per vedere l’alba sul mare, salvo poi realizzare puntualmente che sul Tirreno andava in scena il grande spettacolo del tramonto, e che avremmo dovuto andare da tutt’altra parte per vedere il sole sorgere. Quella stessa cazzona che, sempre con gli amici, d’estate si fermava puntualmente sotto il cartello La California, sognando di essere davvero nella West Coast statunitense, invece che nell’unica “west coast” toscana, a due passi da Bibbona.

    Io vorrei vedere più sguardi luminosi in giro, anche sui social. Vorrei non vedere più tutta questa carne in vendita al miglior offerente per denaro o per le visualizzazioni. E vorrei che anche l’età matura, per non dire la vecchianza, fosse davvero vissuta come una fase naturale, non come un qualcosa da nascondere. Lasciamo i giovani a fare i giovani: cazzo ce ne fotte di rincorrere i vent’anni se non per lacrimose nostalgie da Luci a San Siro?

    … Ma dammi indietro la mia seicento
    I miei vent’anni ed una ragazza che tu sai
    Milano scusa, stavo scherzando
    Luci a San Siro non ne accenderanno più

    Mi viene il dubbio che i repressori, i giudicanti e gli atleti della performance fisica e mentale, di ieri e di oggi, non si ricordino più dei vent’anni, o forse non li hanno mai avuti. Quanto mi dispiace per loro.


  • L’orchidea è definitivamente andata, e tu che aspetti? Dissetati, usa la chimica, provaci almeno a rifiorire. Durerai quanto durerai, ma almeno avrai combattuto con onore.

    Oddio! Aiuto! Ma che è successo? Ero stata così attenta… Com’è possibile? No, ditemi che non è vero! Qualcuno mi dica che questa linea verticale sotto il labbro inferiore non esiste. Chi posso chiamare adesso? Faccio un reel e chiedo ai miei follower se la notano? No, non è possibile. Marika Francioli, attrice sulla breccia da anni, non si è mai mostrata al naturale. Rischierei di ricevere commenti devastanti. Devo sentire subito la clinica, farmi vedere al più presto o impazzirò. A 53 anni, ho l’aspetto di una trentenne, e ci credo: ho investito una fortuna per mantenermi così. Io sono, e devo restare, quella ragazza che dominava le copertine delle riviste più patinate. Sarebbe un disastro se qualcuno notasse anche il minimo segno di cedimento.
    Ho sacrificato così tanto per questo corpo. Ho speso centinaia di migliaia di euro in trattamenti e rimedi per combattere i segni del tempo. Pensavo di aver vinto questa battaglia, ma è una guerra. I radicali liberi sono sempre lì, a fare danni sulla mia pelle, che fino a ieri aveva resistito a ogni attacco.
    Calma, devo restare calma. Botox e filler non mi hanno mai tradito. Devo correre in clinica senza farmi vedere da nessuno. Devo rimediare prima che sia troppo tardi, soprattutto prima del festival, dell’intervista, della trasmissione in cui mi esibirò ballando, del nuovo set cinematografico che mi aspetta. I filtri possono aiutarmi, ma rischio comunque che qualcuno mi veda in strada, mi fotografi e mi sputtani sui social. Devo chiamare la clinica: anche senza appuntamento, devono ricevermi. In fondo, pago a buona parte di loro lo stipendio. Non posso permettermi di sembrare vecchia ora che sono stata scritturata per quel film in cui dovrei interpretare una donna della mia età. Se mi scoprissero, rischierei di non dover sopportare le lunghe ore di trucco per apparire quella che sono. Sarebbe la fine.
    Sono trent’anni che lavoro per mantenere il mio successo. Trent’anni in cui la maggior parte dei miei soldi sono stati investiti per mantenere il mio fisico tonico. Non posso arrendermi. Cosa sarebbe della mia vita, altrimenti? Ho visioni terribili: vedo il mio corpo che cede, le rughe che esplodono sui social. Vedo tutti commentare su quanto mi sia lasciata andare, su come la mia bellezza sia ormai sfiorita. Ricordo bene la campagna “I Am What I Am”, lanciata con l’entusiasmo di alcune celebrità che si erano mostrate al naturale. E ricordo quante di loro sono state massacrate dai commenti feroci, snobbate dall’industria dello spettacolo. Bella la libertà dalle diete e dal botox, vero? Nessuna di loro ha più lavorato, e un paio, spinte dalla disperazione per il rifiuto sociale, si sono suicidate.
    Voglio fare la loro stessa fine io? No! Allora combatterò, anche se adesso mi sfonderei di cioccolata. Ma Dio non voglia che mi venga pure un brufolo. Mi armo di occhiali neri e parrucca per non farmi riconoscere, e corro alla clinica. Scappo da questa ruga, dal tempo che scivola via, da questo semaforo rosso. E scappo anche dopo aver investito quel rider che stava attraversando la strada, senza nemmeno fermarmi, con buona pace della sua anima. Io sto combattendo una battaglia, e non posso certo fermarmi!

  • Non vedi com’è meraviglioso nuotare in questo abisso?

    Lo squalo è sempre lì, vicino alle tue caviglie e tu, come un pagliaccio in un circo inseguito da un leone, nuoti affannata sprecando le ultime riserve d’aria.

    Lasciati andare a questo blu profondo, abbi fede.

    I settimana
    Un paradiso, un vero e proprio paradiso terrestre, ma forse dire terrestre non rende l’idea perché qua si ha la sensazione di stare in un altro bellissimo pianeta. Sono avvolta da profumi e colori, prati fioriti, acqua limpida che sorge dalla sorgente, luce dall’azzurro di questo bellissimo cielo, luce emanata da queste bellissime persone in abiti bianchi. Tornare alla natura, tornare alla vera essenza spirituale, abbandonare i sogni materiali per elevarsi sempre più in alto e cominciare anche io a brillare. “And be in time, stay gold,” cantava Stevie Wonder parafrasando la poesia di Robert Frost “Nothing gold can stay” e io fin da giovanissima volevo che il mio oro non svanisse. Una lotta la mia che ho rischiato di perdere in partenza; la vita con me non è stata così generosa, vengo da una famiglia disfunzionale, non ho mai avuto uno straccio di relazione affettiva che potesse avvicinarsi un minimo a una vera e propria storia d’amore, per non parlare della scuola, un disastro. Il mio grande corpo è sempre stato preso di mira e, se da una parte venivo bullizzata dai miei coetanei, dall’altra, alcuni adulti, attratti dalla mia carne, mi molestavano.
    Ma non voglio pensare più al mio passato, sono venuta qua per ritrovare la brillantezza che ho sempre saputo di avere. L’inizio mi è sembrato fantastico anche se, lì per lì, ad essere onesta, privarmi del mio cellulare mi ha fatto sentire smarrita. Ma sono qua per rinascere e non posso che affidarmi a Sigfrido Attinasi, il Maestro. Lui, così buono, così saggio, lui con i suoi amorevoli discepoli che mi hanno accolta con quell’affetto che non avevo mai ricevuto. Mi sento la donna più fortunata del mondo ad avere avuto questa opportunità e chi se ne frega se quelli che ritenevo fino a ieri i miei amici e la mia famiglia non hanno visto di buon occhio la mia scelta; loro non sanno chi io sia veramente e ho compreso, grazie agli insegnamenti del Maestro, che in fondo, nessuno tranne le persone che sono qua, mi ha mai voluto veramente bene.

    II settimana
    Confesso che abituarmi al regime alimentare che qua devo seguire non è così facile. Mi hanno detto che con gli anni ho accumulato troppe sostanze tossiche con il cibo, l’alcol, le medicine con cui mi sono sempre ingozzata credendo assurdamente che mi facessero bene per vivere. Qua le porzioni sono scarse e non c’è molta scelta; anzi, il menu è piuttosto rigido. Ma sento che vale la pena fare lo sforzo per tirare fuori la mia luce e, anche se comincio a sentirmi stanca, so che è normale in questo primo periodo sentire un po’ di sofferenza per la mancanza di cibo e per gli sforzi nel lavoro nei campi che, per quanto faticosi, mi aiutano a essere disciplinata e ad armonizzarmi con la natura. Mi hanno detto che più lavoro duro e più la mia vera essenza si farà strada per lasciare il posto alla vera me.
    I giorni qua sono scanditi da ritmi ben precisi: sveglia alle 5, meditazione per accogliere il nuovo giorno, lavoro e poi meditazione per accogliere dentro di noi i frutti della terra, di nuovo lavoro, meditazione della sera, cena insieme al Maestro in cui apprendiamo i suoi preziosi insegnamenti. Poi il ritiro nelle proprie stanze e così di nuovo il giorno dopo. Qualcuno fra i migliori discepoli viene selezionato per “la cura”, una speciale meditazione intima col Maestro che permette un avanzamento di livello ancora più importante. Spero presto di essere scelta anche io fra di loro.

    III settimana
    La fame e la stanchezza sono le barriere che mi trattengono, impedendomi di elevarmi; mi chiedo se sia solo una sensazione mia, e questo mi fa sentire indegna di appartenere a questo luogo. Certo, ho perso un bel po’ di peso e questo è un bene, ma fatico tantissimo a svegliarmi, a seguire le meditazioni e figuriamoci a lavorare. Ma devo farlo, lo devo alla mia luce che so che vuole emergere e che sta combattendo contro l’oscurità che da sempre, fin dalle vite passate, mi porto appresso. Vorrei tanto confidarmi con qualcuno, ma so che i miei sentimenti rischierebbero d’inquinare questa bella armonia che non voglio assolutamente infrangere. Devo tenere duro, almeno fino a stasera; se sarò fortunata potrò essere scelta per la meditazione speciale di cui ancora non so niente. Spero davvero in questa occasione per passare allo step successivo.

    IV settimana
    Credevo che sarei stata meglio a questo punto e, soprattutto, non credevo di provare questa sensazione di schifo che mi sento addosso. La meditazione speciale, che ritenevo una benedizione, non l’ho accolta bene; non ho accolto bene le mani e la lingua del Maestro che si sono insinuate in me quando finalmente sono passata allo step successivo. Non ho accolto bene le mani e le lingue delle discepole che percorrevano il mio corpo mentre il Maestro si masturbava. Elevarsi al divino tramite lo scambio della carne, forse non ero ancora pronta; forse non sono così evoluta per queste pratiche e non riesco a gioire sotto i colpi con cui il Maestro mi penetra davanti ai suoi eletti. Sono ancora radicata al mondo in cui sono cresciuta, devo lavorare ancora più duramente per comprendere, per elevarmi. Però stasera non vorrei essere scelta, vorrei solo dormire e non pensare.

    V settimana
    La fame, la stanchezza, quella sensazione di schifo… che pessima persona che sono io che ho avuto il privilegio di essere qua, accolta e amata con la mente e con il mio corpo. Non riesco a capire, non riesco a fare quel passo avanti che mi permetta finalmente di brillare. Tutte le mistiche del passato si sono elevate grazie alle privazioni; volevo essere io, misera impiegatuccia di periferia, a riuscire senza troppi sforzi ad essere veramente felice? Sono stupida, lo so; sono stupida perché i miei pensieri non si sono purificati. Mi manca la mia mamma, anche se spesso l’ho odiata; mi mancano i miei amici, anche se spesso li ho odiati; mi manca la pizza, mi manca sbronzarmi! Sono una brutta, orribile persona piena di pensieri oscuri e totalmente ingrata per l’opportunità che la vita mi ha offerto. Un’opportunità che sto pagando a caro prezzo perché mica è gratis stare qua; la condivisione del tempo e del denaro è fondamentale per lasciare andare la vecchia me, quella vecchia me che è sempre più incalzante. Dov’è la mia luce? Dov’è il mio oro?

    VI settimana
    Voglio andarmene, ma dove? Non ho più le forze, non ho più denaro e tutto è troppo troppo lontano. Lontano sono i miei genitori che non posso chiamare perché non posso chiedere di riavere il mio telefono. Lontano è il paese più vicino e non ho assolutamente più la forza di incamminarmi in mezzo a questa bella, terrificante, natura che imprigiona questo centro. Non ho più le forze per oppormi ai riti, per le punizioni che sarei costretta a subire se mi rifiutassi di lavorare. Non ho più neanche la forza di pensare a quella luce che volevo avere e che invece mi ha ingannata. Non ho più la forza per niente e vorrei solo la mia mamma.

  • Mi sono ambientato benissimo qua, inutile dirlo: non mi è mai mancato niente, successo, denaro, donne. I miei corsi andavano via come il pane, anche se, di questi tempi in cui le proteine regnano sovrane, il pane non è più così richiesto. Però, un nome me lo sono fatto. Ho investito tanto in questo: nella mia immagine vincente, quella di un uomo che, al giusto prezzo, offre consulenze e formazione ai futuri uomini d’affari. E chi se ne frega se alcuni di loro sono solo ragazzini brufolosi che sognano di sfondare, di avere una bella macchina, di essere considerati, e soprattutto, di avere tanta, tanta, tanta fica.
    Basta poco per convincerli. Almeno, fino a qualche tempo fa sembrava così. L’investimento fatto con i video, in cui mi riprendevano elegante mentre rispondevo a un’improvvisata (ma bonazza) intervistatrice, all’inizio sembrava colpire nel segno. Riempivo le mie classi di persone insicure, e infondevo loro ancora più insicurezze, perché dipendessero da me, affidandomi i loro risparmi con la speranza di moltiplicarli come i pani e i pesci. Se non mi stesse sul cazzo quel figlio di Dio, con i suoi abiti da povero fricchettone supporter degli ultimi, potrei dire che un po’ Gesù lo ero anche io. Non tanto per l’amore caritatevole, ma per il discreto giro di discepoli che mi ero creato. Del resto, qui mi ero ambientato benissimo.
    Ma qui la velocità è tutto. Rinnovarsi è fondamentale. Trovare nuove strategie, arrivare un attimo prima degli altri. Poi qualche colpo l’ho perso. I miei corsi sono sempre meno affollati, e ho speso troppo in uffici lussuosi e in una vita mondana ripresa costantemente sui social per dare l’impressione di essere sempre al top. Anche le donne costano, e non potevo certo permettermi di investire in puttane di strada, soprattutto se ne avevano l’aspetto. Macchine, orologi – anche se non li ho mai posseduti – hanno raggiunto costi di noleggio elevatissimi. Ma non puoi non apparire, non puoi non investire nella tua immagine, altrimenti verrai sommerso da altri che hanno investito molto più di te.
    Mi sembrava di essermi trovato bene qua in questa enorme città affacciata sul Golfo Persico, anche se adesso faccio il lavapiatti per tirare avanti, in attesa di tempi migliori. Gli investimenti in criptovalute si sono rivelati un tremendo flop. Di certo non finirò schiavo come quei poveracci che, come mosche, cadono lavorando nel settore edilizio. Io sono un occidentale, non uno di quei miserabili trattati come merce. Ho il diritto naturale a una vita dignitosa in questa città d’oro.
    Lo sfarzo vive qui, il top del top è qui, e anche se i musulmani normalmente mi stanno sul cazzo – specie quelli che attraversano il mare per elemosinare da noi – con questi qua mi ci trovo bene. Loro chiudono un occhio sulle loro usanze tribali riguardo alle donne e agli alcolici, a favore di noi bianchi. Grazie a loro si può sfoggiare una vita brillante. In Italia non avrei mai potuto farlo, e ormai, se non arrivi in questa città, non ti considera più nessuno.
    Mi trovavo bene qui, fino a poco tempo fa. I miei video mostravano la mia bella vita e il fatto che chiunque, investendo nei miei corsi, poteva ambire a tanto. Per un periodo tutto è andato alla grande. Adesso? Adesso i miei espedienti forse sono superati, devo trovare qualcos’altro e anche in fretta, perché rischio di non potermi permettere nemmeno un bugigattolo in questa città, che mi guarda sempre più sprezzante dalle sue vetrine e dai suoi locali di un opulente e forse nauseante lusso.
    Mi trovavo bene qui, e stavo quasi per dire a Marco, quando mi ha chiamato per invitarmi al suo matrimonio, che non vedevo l’ora di tornare in Italia, che forse questa vita non fa più per me, ma non potevo farmi certo sentire come un fallito. Non è che ho finto che tutto fosse ok, ho solo omesso qualche dettaglio. Tipo che mi sono rimasti giusto giusto i soldi per il volo aereo, e che, non avendo altro, il mio regalo di nozze consisterà in preziosi consigli di investimento per il futuro suo e di sua moglie.

  • Manca solo una settimana. Ho aspettato questo giorno per anni, forse da sempre. Fin da piccola, ho sempre sognato di essere io la protagonista. Immagino la mia entrata, la gente che mi dice quanto sono bella, le amiche che sorridono, ma sotto sotto sono erose dall’invidia. Marco è il mezzo per arrivare fin qui. Da mesi, dedico ogni momento libero a questo evento. Ripenso al nostro primo incontro, al fidanzamento e anche al fatto che sto per sposare questo mollaccione. Certo, non è il principe azzurro che avevo sognato, ma è sulla strada giusta per fare carriera, e alla fine è quello che conta. Lo sopporto abbastanza, perché stare da sola sarebbe sicuramente peggio; poi, essere single non è ben visto nel nostro ambiente. A 30 anni ci si deve sposare, questo è il punto, e non capirò mai chi decide di non farlo.
    La scelta dell’abito, le partecipazioni, il ristorante, la chiesa: curare ogni dettaglio mi ha richiesto una dedizione immensa. Questo è il nostro momento di gloria, il nostro vero debutto sociale. Quelli che vogliono “una cosa intima con pochi amici” non li ho mai sopportati, secondo me fingono perché sono dei poveracci. La mia lista di invitati è selezionatissima. Ho dovuto tagliare fuori persone imbarazzanti, come mia cugina Angela, che ultimamente si è data a OnlyFans. Che vergogna, specie se qualcuno fra i “signori” ospiti la riconoscesse. Invece, ho tanto insistito che venisse Michel Carniani, un vecchio amico di Marco. Un gran gnocco, molto popolare sul web grazie ai suoi corsi di trading. La preparazione dell’evento ci ha richiesto sacrifici e spese enormi. Mi sono sottoposta a diete da fame per avere un corpo perfetto; fra pochi giorni dovrà essere tutto sublime. Da settimane proviamo acconciatura e trucco con il parrucchiere e l’estetista. E che dire del mio abito da sposa? Strepitoso, raffinato, e si vede da lontano un miglio che è costato una fortuna. Immagino già la meraviglia negli occhi di tutti e il travaso di bile di alcune, al mio ingresso, accompagnata dal quartetto d’archi che suonerà all’inizio e alla fine della cerimonia. La location? Divina! Camerieri in livrea, un’orchestrina jazz durante l’aperitivo a bordo piscina, la filarmonica durante il pranzo, e poi tutti a ballare con la band e il DJ set. E c’è anche la sala giochi per i bambini e quella del liscio per i più anziani, così ce li leviamo tutti dai coglioni. E poi lo champagne, i vini pregiati, il cibo. Immagino le facce degli invitati quando scopriranno che a cucinare sarà lo chef più ricercato del momento. Certo, poi dovrò sopportare di vivere tutta la vita con Marco… Sai che palle, ma ne sarà valsa la pena. Di questo matrimonio ne parleranno tutti per giorni e giorni. E il viaggio di nozze? Finalmente in crociera sulle navi della Sea and Land Convenience, sarò davvero una Wonderful Experience, ricca di privilegi e, soprattutto, di occasioni per scattarci quei selfie che tutti ammireranno. Squilla il telefono. Forse è Marco; non lo sento da ieri sera. Sapevo che era uscito con gli amici dopo la riunione di lavoro. Non l’ho chiamato per chiedergli com’è andata, ma sono sicura che non avrà avuto problemi. E se anche li avrà avuti, pazienza, se la sbrigherà in qualche modo. Io devo concentrarmi unicamente sul matrimonio e fanculo a tutto il resto.

    o marito, e fanculo a tutto il resto.