di Sabrina Ancarola
Faccio cose perché sono inquieta, scrivo perché, dare una forma alla mia inquietudine, a volte è divertente. Sono cantante, presentatrice, scrittrice e autrice di pièce teatrali e cene con delitto. Non so cosa mi riesce peggio, ma mi ostino perché mi piace ballare pur non sapendo affatto ballare.

  • Ho quarant’anni, una figlia e  un grosso sedere, mi chiamo Martina ma tutti mi  chiamano Marta, forse non è appropriato per la mia figura un diminutivo.  Da quando sono nata non mi sono mai sentita a mio agio in nessun posto,  sempre  inadeguata a tutto, e anche adesso che lavoro a faccio la mamma (mia figlia la amo da impazzire e lei la cosa più bella che ho avuto dalla vita) non sopporto di stare in mezzo alle persone. La gente pensa  che  se una donna è grassa deve essere per forza spiritosa, saper cucinare bene e essere una gran troia a letto, io non sono  niente di queste cose e spesso mi girano  i coglioni.
    La mia infanzia non vorrei nemmeno ricordarla, si ho avuto momenti felici, da piccola ero veramente carina poi ho iniziato ad ingozzarmi, sentivo troppo vuoto dentro di me e mi riempivo di cibo per  sentirmi meno sola, credo sia per questo che mangio così tanto e non riesco  a smettere finché non mi sento male o mi addormento.
    I miei non erano ricchi ma non ci hanno fatto mai mancare nulla, tranne l’affetto, forse lavoravano  troppo, c’erano troppi problemi e poco tempo per le carezze. A scuola andavo malissimo e la mattina al pensiero di   andarci mi sentivo morire,  sapevo già che me la sarei cavata di lusso  se mi fossi sentita dire cicciabomba solo una dozzina di volte, per non parlare degli scherzi e della terribile ora di ginnastica settimanale, avevo un insegnante crudele che rideva quando correvo e saltavo, il bello che  poi in privato mi  consigliava vivamente di fare sport, si col cazzo!
    Da ragazza pensavo che non avrei mai trovato un uomo  per cui, non potendo aspettarmi dolci effusioni, decisi che degli uomini  sarei diventata amica, si quella ragazza spiritosa che ogni grassona deve essere. Di amici ne avevo, ma tutti finivano poi per innamorarsi delle mie amiche e io rimanevo sola con la mia cioccolata  e della musica frignona in sottofondo nei mie pomeriggi.
    In passato avevo  provato anche a dimagrire e ci ero riuscita, un sacco di volte, ma non riuscivo a  sentirmi lo stesso a mio agio e ingrassavo sempre più di prima.
    Il padre di mia figlia lo conobbi a casa di amici, si  ubriacò e finimmo a letto insieme, bella storia vero? Giusto il tempo di rimanere incinta, ma la mia bimba l’ho voluta con tutte le mie forze, non ho voluto  più stare da sola.
    Non ho avuto molte storie, ma ci sono stati molti uomini che mi volevano portare a letto e in passato ho approfittato di questo illudendomi di poter ricevere un po’ di amore, invece erano solo eccitati  dalle mie  tremolanti carni e non da me,che maiali! La gente è strana, ci sono feticisti  di ogni  genere, quelli dei piedi, quelli del lurex, quelli delle  donne mature o  peggio, e poi ci sono quelli delle ciccione, ma che cazzo ci proveranno?!?

    Mi sono allontanata   da tutti i contatti umani possibili, nessuno mi ama  e, a volte,  io odio tutti.

    Sul lavoro faccio il mio e cerco di essere impercettibile,   saluto appena e mi metto a riempire inutili fogli d’inutile pratiche d’inutili individui, non ho mai fatto carriera, non ho l’aspetto giusto,  si pensa che un  grasso sia pigro e svogliato, io mi sono sempre fatta un culo pazzesco.
    Vi domanderete come faccio a vivere così?
    Semplice, io fingo, faccio dei sorrisi, fingo di essere timida e gentile, se all’accademia di arte  drammatica  prendessero persone con il mio “spessore” sarei la prima della classe.
    Ma mi girano i coglioni, molto, come ho detto prima non sono la grassona ilare dell’immaginario collettivo, io sto cadendo a pezzi dentro, ho un mostro che mi divora e più che  cerco di  soffocarlo riempiendomi e più  lui diventa più cattivo, è una lotta senza fine.
    Ma ho una bimba che mi ama per quella che sono e che  desidera  che la porti al parco e ogni volta, andarci,  per me è frustrante, come frustrante   è  vedere  le sue maestre e, ancora  peggio,  i genitori “perfetti” dei suoi compagni di scuola.
    I compleanni dei suoi amichetti sono una prova durissima,  un sacco di  salati e dolci  che mi fanno star male dalla voglia di mangiarli, io invece mi trattengo perché non voglio pensare al giudizio che potrebbero dare di me, a casa poi svuoto frigo e credenza.

    Il  periodo più allucinante  è l’estate, il colmo è che mia figlia ama l’acqua  sia del mare  che della piscina, sto male, sto troppo male, sto male perché non riesco a darle quello che vorrei e quelle rare volte in cui mi sforzo sto male perché mi faccio schifo o perché rimango  interamente vestita in spiaggia e il caldo è   insopportabile.
    In tv si vedono sempre le pubblicità delle cose dolci, ricche di calorie,  poi ci sono trasmissioni  che parlano di ricette fantastiche e altre  che ti dicono che devi dimagrire perché altrimenti muori, spot di pillole miracolose che trasformano l’omino della Michelin in un fusto con la tartaruga alla Brad Pitt, o Platinette in Claudia Schiffer.
    Tetti e culi tutti perfetti, mi domando a volte perché sono capitata  su questo pianeta, vorrei che il mondo ingrassasse e poi mi sento in colpa pensando a chi non ha cibo.

    Sto impazzendo, o forse sono solo consapevole di essere pazza da sempre, so che devo salvarmi in qualche modo, non posso lasciare sola mia figlia e  continuare ad uccidermi di pasta, pizza, patatine e cioccolata. Sarebbe terribile  anche la lapide sulla mia bara.
    Non sapendo a chi chiedere aiuto ho dato un occhiata in internet, se avessi più coraggio mi farei operare, ma ho paura anche solo a farmi visitare, anche solo a farmi vedere
    In rete ho  letto degli Overeaters Anonymus, si come per gli alcolizzati o i drogati ci sono gruppi per quelli come me, forse dovrei andarci, forse dovrei decidere di  guarire, leggo:
    Noi di Overeaters Anonymous abbiamo fatto una scoperta. Alla prima riunione che abbiamo frequentato abbiamo imparato che eravamo preda di una  pericolosa malattia e che la forza di volontà, la salute emotiva e la fiducia in se stessi che alcuni di noi una volta avevano avuto, non sarebbero valse a nulla.
    Abbiamo scoperto che le cause di questa malattia non sono importanti, ciò che merita l’attenzione del mangiatore compulsivo che ancora soffre è questo: esiste un metodo provato, realizzabile, con cui possiamo arrestare la nostra malattia.
    ma mi sembra un’americanata, ma forse è  la mia unica speranza, tutto questo  però fa male, anche se  so che non si sarà giudizio, nessuna  richiesta di denaro e la protezione dell’anonimato poi ci sono i  12 passi, piango  solo a leggere il primo, ma dovrei cominciare, voglio farlo, voglio vivere, devo vivere.
    e senza fame e senza sete e senza ali e senza rete  finalmente riuscirò a volare via.

  • Mi presento, sono    Mary Lou, sono nata nella miseria, vissuta nella miseria e  nella miseria morirò. Ho avuto molti uomini, io sapevo  far bene l’amore, riuscivo  a sedurli con uno sguardo e a stregarli a letto, mi piaceva essere implorata per poi abbandonarli. Non sono mai stata capace di vivere una relazione esclusiva per più di  due mesi , poi esclusiva…Dio ma come si faceva a resistermi? E io non sapevo  resistere alle lusinghe. La mia infanzia l’ho vissuta nel fango   di una periferia dell’ est, mio padre mi diceva che ero la sua principessa e picchiava mia madre, lui era un duro, lui  beveva,  lui allungava le sue mani. A quindici anni scappai  di casa con il solo vestito che avevo addosso  e la mia bellezza. Nessuno fa niente per nessuno e, questo anche se lo sapevo, continuai ad impararlo sulle mie  spalle, le mie braccia, i miei seni e la mia vagina.Ho sgobbato  nei locali più squallidi, ho lavorato per signori ricchi che mi trattavano come una pezzente davanti alle loro mogli ma  poi  la notte facevano gli agnellini  nel mio letto, ho servito ciambelle a camionisti lardosi dalle mani unte, poi  decisi  di mettere a frutto le mie esperienze, mi stavo abituando ad avere spesso le  mani addosso e avevo deciso di sfruttarle a mio vantaggio.  Conobbi un uomo molto più grande di me, suonava la chitarra e il suo sorriso era come un cancello  aperto verso il paradiso,  decisi che sarebbe stato mio. Mi fece capire che io il blues l’avevo dentro e cominciai ad esibirmi nei locali con lui. Eravamo una coppia formidabile.  Con lui la mia voce volava di stato in stato, i nostri blues erano i lamenti d’amore che toccavano  i nervi e le anime perse di chi sognava un mondo  migliore bevendo whiskey di pessime marche. Eravamo portatori di magie e disperazioni, gli uomini cadevano ai miei piedi e le donne ai suoi, a lui le sottane piacevano molto, non credo che ci sia un uomo  capace di fedeltà. Se ne andò con una donna di St Louis , una che aveva un grosso diamante sull’anello, una che aveva il cuore come una pietra in mezzo al mare… una puttana. Mi sentivo persa e forse non mi sono mai ritrovata.Vagavo sempre in cerca di un ingaggio: uno sguardo,  un pezzo di coscia e la mia voce roca furono la chiave  dei mie successi. Fu allora che decisi che non mi sarei più innamorata e così fu.Ma la notte  mi assaliva l’angoscia, non riuscivo a stare da sola  e non avevo certo problemi a trovarmi compagnia. Ho portato a letto uomini colti, uomini rozzi, stranieri, artisti e tanti mariti “fedeli” come cagnolini che scodinzolavano ad ogni mio schiocco di dita. Ricevevo molti regali   e sperperavo i soldi in vestiti, gioielli   e bourbon.Avrei potuto sposarmi, che so avere dei figli, essere una brava donna che cantava in chiesa piuttosto che nei clubs, ma non potevo farlo, sono nata   sotto  una luce indaco. Non so cosa mi sia successo ad un certo punto, colpa dell’alcol o del sesso ma  la voce cominciò  tradirmi , non riuscivo più  a comandarla, il mio viso  era diventato come una vecchia mappa e le mie carni non erano più sode. Piano piano tutti gli amanti svanirono  come i mie soldi e la mia giovinezza, mi sono ritrovata  come sono adesso: sola e vecchia. Pensare che un tempo avrei potuto avere tutto, gli uomini mi veneravano, potevo prendermene  uno ricco e tenerlo buono  “finché morti non ci separi”.Ma piacevo troppo e ero  orgogliosa  della mia bellezza che forse è stata solo una maledizione. Che strano, pensavo che le mie grazie mi avrebbero resa libera e felice,  ora invece con questo corpo  sto scivolando sempre più all’inferno. Mi credevo  furba e eterna,se solo avessi avuto un freno, e che io  dovevo essere amata.   Sentire le parole e l’eccitazione di un uomo per me erano come il pane per chi ha fame, non riuscivo a farne a meno e adesso  mi faccio solo schifo quando mi guardo allo specchio, ma poi cos’è l’amore se non il sopportarsi, e come  potevo  sopportare di legarmi ad un unico uomo se  alla terza volta già non provavo più brividi?Mi sarei dovuta sforzare o imparare ad ingannare, ma non sono mai stata capace, sarà  per questo che adesso lucido l’argenteria di ricche  signore e pulisco i loro cessi,  per poter  sopravvivere, io che avevo  talento, io che ero così tanto, bella.

  • La lama affondava decisa  tranciando la superficie fino a arrivare in fondo per spezzare  anche l’ultima resistente struttura. Quella sera era tutto deciso, l’ora, il luogo, la vittima predestinata. Sentiva sempre una certa euforia  quando  si preparava a consumare un delitto.  La sera prima aveva dormito pochissimo, i suoi pensieri la riportavano sempre  all’idea di quel momento fatale. Nemmeno i ricordi delle volte precedenti e di quelle che ne erano state le conseguenze,  con i troppi sensi di  colpa, potevano fermarla. Era risoluta  e quando prendeva  provvedimenti di tale importanza non indietreggiava mai.  Si preparava sempre con metodo e cura, non voleva lasciare niente al caso, operava con una precisione chirurgica e chiunque si fosse trovato nel raggio delle sue azioni non poteva scampare.  Quel giorno, tanto agognato arrivò quasi quando ormai stava perdendo le speranze e l’entusiasmo.  L’organizzazione era perfetta e  sapeva con certezza che il suo complice, stavolta,  non si sarebbe tirato indietro.  Cercava di stare calma, di non perdere il controllo, nonostante non volesse dare l’idea di quanto  fosse smaniosa  respirava affannosamente.  Nella sua testa ripassava tutta la scena, particolare per particolare. Si guardava allo specchio, si sistemava i capelli e  il trucco, niente doveva dare l’idea di un atteggiamento non comune.  A pranzo mangiò pochissimo perché non riusciva a gustare niente,  cercò di leggere ma ovviamente la sua mente  vagava, provò  anche a guardare la televisione ma anche questo fu inutile.  Osservava continuamente il telefonino, temeva che qualche incidente di percorso potesse fermare il suo piano.  I minuti passavano con una lentezza  insopportabile , quel momento sembrava non arrivare mai e tutti  i suoi progetti per ingannare la mente nell’attesa, compresa  la meditazione, si erano rivelati fallimentari. All’improvviso  suonò il campanello, non chiese nemmeno chi fosse, sapeva che il  suo connivente con    la vittima stava  salendo le scale. Il cuore le batteva all’impazzata, aprì la porta e rimase seduta ad  aspettare. L’uomo entrò e mostro ai suoi occhi il corpo del reato,   nessuno  aveva il coraggio di dire anche una sola parola, infine adagiò con cura quella massa sul tavolo, prese il coltello e tagliò il millefoglie.

  • Teresa conservava i suoi ricordi e le sue briciole di vita in una vecchia cassapanca tarlata come le sue ossa. Si svegliava ogni mattina sempre troppo presto, si  lavava e si sistemava i capelli  con la medesima acconciatura, dava da mangiare ai suoi gatti e si preparava la colazione abituale: latte, fette biscottate con le marmellate che preparava in enormi quantità per lei e i suoi vicini. Si  vestiva con cura e andava alla messa, era sempre la prima ad arrivare. Passava poi dalla bottega a fare una spesa sempre priva di sorprese. Sceglieva  i cibi che avrebbe cucinato a seconda dei giorni della settimana e delle stagioni. Oggi  era il giorno della zuppa di verdure.  Lasciava sempre tutto in ordine onde evitare di far trovare la casa in scompiglio nel caso fosse arrivato qualcuno, non poteva certo deludere la fama della brava donna che da molti anni la raffigurava.  Il mercoledì si concedeva un giro per il mercato, non tanto per fare acquisti, ma per salutare gli stessi  volti  di sempre e fare la conta  di quanti di questi fossero sopravvissuti alla vecchiaia. Dopo pranzo  accendeva la televisione  per  vedere la  telenovela  decennale che ormai non  le dava più nessuna palpitazione.  Nei pomeriggi lavorava a maglia  e confezionava golfini per i nuovi arrivati e per chi doveva ancora nascere. Il sabato andava a giocare alla tombola organizzata dalla comunità religiosa  e quel poco che vinceva lo donava  alla chiesa la mattina successiva.  Curava quotidianamente le sue piante che crescevano rigogliose procurando tal volta l’invidia delle comari. Parlava alle rose e ai suoi gatti.  Ogni sera, prima di dormire, prendeva il breviario dal suo comodino e ne leggeva qualche passo.  Tutti la consideravano una encomiabile   persona e nessuno ricordava di lei fatti particolarmente rilevanti nella sua esistenza, il suo essere così, al limite dell’anonimato, la rendeva un ingranaggio perfetto nella vita di quella comunità. Le settimane, i mesi, gli anni scorrevano con  quel ritmo  sempre regolare , per il Natale dava una mano  per preparare la festa parrocchiale, stessa cosa a Pasqua. Durante il mese mariano guidava  il rosario sedendosi    in prima fila  sulle panche vicino all’altare. Il primo  Novembre portava le sue rose al cimitero  e la sera, a casa sua, apriva la cassapanca rimirando con gioia le foto e  le reliquie delle persone che aveva assassinato.

  • “Gioca, gioca ancora!” Ogni volta che voglio  smettere  sento quella voce  dentro di me che mi spinge  a un gesto folle.  Tutti quei numeri, quei colori, quell’aria irrespirabile di chiuso e tutti che si accalcano al bancone. Non vorrei   più spendere i mie risparmi, non posso  permettermelo, ma quella maledetta vocina nella mia testa non smette  mai di tormentarmi.  Vorrei rintanarmi in casa e non mettere mai più il naso fuori  per non cadere in tentazione, ma la mia mente   fugge  puntualmente al  mio controllo e vaga. Sogno  di tornare sempre   in quel posto, d’immergermi in mezzo alla gente, di guardare con disprezzo tutte quelle donne  con l’aria vincente e quegli uomini così comuni  e regalare loro il mio  sorriso più cinico,  scegliere poi le carte vincenti e sbancare, alla faccia di tutti. Uscire poi  con l’aria soddisfatta di chi è riuscito a farsi  invidiare e a far parlare di se a lungo. Ma la realtà  è sempre ben diversa dai mie sogni,  non ci sono  i lustrini, ho solo creditori e nessuno mi da fiducia.   A volte, cerco di ricordare  i miei  momenti di gloria, quando   ottenevo risposte positive alle mie azioni, ma, ripensandoci bene i miei guadagni sono sempre stati  magri, molto più  piccoli dei mie investimenti.  Spesso costruisco strategie  per evitare di perdere il controllo e per un certo periodo  sono riuscita  a regolarmi, ma ogni cosa mi  riporta  con la testa la in quel  luogo di perdizione.  Sento  che prima o poi vincerò   e voglio tentare un ultima volta:  mi spoglio, m’immergo  nell’acqua   calda con i sali,  mi spruzzo il profumo di marca, indosso il mio abito migliore, mi trucco come una vamp, e mi tiro  indietro i capelli. Una volta pronta  riesco persino  a percepire   il  calore del denaro,  nelle mie mani,  che investirò  e il successivo tuffo  nella fragrante mia prossima  vittoria.  Fiera,  altezzosa come non mai varco  l’ingresso e mi dirigo  subito dal professionista  dietro il tavolo  e chiedo  un ultima volta di  poter giocare infischiandomene del rischio.In fondo  due euro per un gratta e vinci si possono pure spendere, no?

  • Luisa passeggiava per il centro con la testa persa nelle sue tribolazioni, non pensava certo di poter fare  quell’incontro così particolare. Fu così che fra una commissione e l’altra la vide, lei altera e bellissima prevaleva fra le altre, e quell’attrazione le fu fatale. Mai aveva sognato di essere  quel tipo di donna, ma si sentì  irrimediabilmente attratta da quella vistosa eleganza e quello stile impeccabile. In pochi attimi cominciò a sognare di poterla accarezzare, di farla sua, ma pensava di non esserne all’altezza. I suoi occhi cominciarono a fissarla con bramoso desiderio, la voleva in tutti i modi, sognava di stare con lei,  fantasticava le sue mani che  percorrevano le sue linee morbide,  le sue dita fra il suo pelo   fino a scendere  giù nei punti più segreti, sognava di  penetrarla e godere grazie a  lei.  Meditava su come poter fare per conquistarla, quali strategie usare, che scuse avrebbe inventato e in caso se tenere segreta questa sua unione, che però dubitava potesse rimanere nascosta a lungo,  Luisa  avrebbe voluto vivere questa sua passione alla luce del sole, anche quando il sole non c’era.  Presa da un impeto incontrollabile provò a operare per  farla sua,  mise in campo  tutte le strategie possibili, si finse superba  per poter fare colpo, si abbandono in chiacchiere e finte risate per arrivare al suo scopo,  alla fine ci riuscì e la conquistò. Certo pagò  caro il fascino che aveva subito,  la sua vita divenne ancor più difficile di prima,  quello fu  un gesto folle che la compromise per un lunghissimo periodo, arse tutto per lei, poi  anche  questo suo nuovo e particolare amore si esaurì, le rimasero solo  le rate  mensili da saldare  e quella pelliccia chiusa nell’armadio che ormai non le piaceva più.

  • Le sue gambe si allungavano  distrattamente sotto il tavolo, indossava un aria annoiata in contrasto   al suo vestito  rosso di  pailletts, non mangiava quasi niente e quel poco lo frantumava in tantissimi pezzettini che portava  alla sua bocca lentamente. Sorseggiava un vino rosso come le sue labbra e non distaccava ma i suoi occhi dal signore che era al tavolo con lei. Non credo di avere mai visto una donna così bella, sembrava un attrice di cui non ricordavo il nome, aveva  capelli  neri che le scendevano  lungo le spalle  scoperte, la sua pelle  sembrava fatta di porcellana, era dotata  di lineamenti   fini e fieri, perfetti.  Parlava poco ma riuscivo a percepire il suo  tono  basso e caldo, nella mia mente la vedevo come  una Greta Garbo  moderna.  Mi ero fatta i soliti film nella mia testa, immaginavo lei come un amante  ormai priva di passione che  per chissà quale motivo non riusciva a distaccarsi ancora da quell’uomo, oppure la figuravo come una  escort  di alto profilo, una che nemmeno  poi la dava via , una vera accompagnatrice che decorava  con la sua presenza il cliente  di turno.  Poi la vedevo  come una donna di affari dell’industria della moda o comunque dell’immagine, ma non riuscivo, assolutamente,  a figurarmela come moglie  di  qualcuno, amante si, di uomini   o di donne indistintamente.Chiunque fosse ero convinta che  poteva essere solo una  ottima professionista  nel suo campo.  Un po’ ho sempre invidiato le  bellezze che  reputavo algide, lei m’incantava, un corpo perfetto, vero, le sue movenze erano eleganti, pur indossando  un abito vistoso non c’era niente di volgare in lei. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Erano arrivati  tardi, si erano accomodati nel posto vicino alla vetrata,  lui aveva ordinato piatti sostanziosi, da vero macho pensavo io, lei solo della carne al sangue che avrebbe lasciato in buona parte nel piatto.  Quell’uomo, pur avendo una bella presenza ,mi appariva così sciatto accanto a lei, era  ben vestito,    portava un anello d’oro al mignolo, da come parlava sembra un industriale del nord, mentre lei la trovavo prima di qualsiasi inflessione dialettale. Erano rimasti a sedere a lungo, anche quando avevano finito di mangiare,  erano rimasti a bere  un brandy di annata che sarà costato più di  metà del mio stipendio.Mi accorgevo che l’uomo, che   valutavo in principio come un tipo freddo, si stava via via  eccitando , lei inizialmente  rimaneva con lo stesso sguardo  dritto e fiero negli occhi di lui, accennava solo raramente ad un sorriso, sempre piuttosto distaccato. Lui  pareva sotto incantesimo , forse lei era una fata, di sicuro una donna non comune. L’uomo si sforzava di apparire affabile e galante, lei non concedeva niente più che quel sorriso appena abbozzato, solo che a un certo punto  i suoi occhi cominciarono a mutare: s’illuminarono  di una luce straordinaria. Credo che anche lui se ne fosse accorto e a quel punto si sentisse completamente perso di passione  per quella creatura. Fu in quel momento che lei estrasse la pistola e lo freddò.

  • Svegliarmi tutti i giorni accanto a te

    è la visione più bella che c’è

    Guardare i tuoi occhi  appena desto

    m fa venire voglia di far l’amore al più presto

    Ogni giorno con te è meraviglioso

    sono felice  ancor oggi di essere tuo sposo

    Milioni di giorni con te voglio passare

    sei la sola donna che io possa amare

    Ricordo con gioia immensa il dì che t’incontrai

    e dal quel momento non volli lasciarti mai

    E tutti i giorni vive in noi questa passione

    che rende unica e speciale la nostra unione

    Di amarti mai e poi  mai io smetterò

    e tutti i giorni io te lo ripeterò

     

    Svegliarmi la mattina accanto a te

    è la cosa più pallosa che al mondo c’è

    Vedere quel tuo sguardo appena desta

    mi fa venir voglia di buttarti fuor dalla finestra

    Ogni giorno con te è sempre più noioso

    sono stata scema  a sceglier te come mio sposo

    Milioni di giorni ancor con te dovrei passare

    maledetto mutuo  c’è ancor  tanto da saldare

    Ricordo   ancor quel maledetto dì che t’incontrai

    e tu cretino che non hai voluto lasciarmi mai

    E tutti i giorni mi proponi la solita passione

    alla  missionaria, la stessa posizione

    Di odiarti mai e poi mai io smetterò

    e tutti giorni finger io  dovrò

     


  • –           Il sole che filtra dalla finestra mi fa vedere quanto sporchi siano questi vetri, qua è tutto vecchio, il  tavolo e le sedie, tarlate come me, questo camino puzza e le piante perdono foglie che dovrei spazzare  via, allora vedo questo pavimento  pieno di  macchie antiche  e avrei voglia di arrendermi e scappare  via.
    –          Finalmente il sole che bello! Adoro la mia  cucina, il tavolo e le sedie che appartenevano ai mie nonni, l’odore del camino acceso  per generazioni, le foglie delle mie piante che muoiono e rinascono, il pavimento solcato dalla storia, mi sento al sicuro, non lascerei mai questo posto.
    –          Non ho voglia di vedere nessuno, di far  venire qualcuno a casa mia tanto meno, qua si respira solo la morte  di tutti i miei avi, sono stanca.
    –          Stasera   cena a casa mia come da tradizione, mi da una gioia immensa  accogliere gli amici, sento che sto onorando la memoria  di famiglia, sono euforica.
    –           Doversi dare da fare per gli altri, a che scopo?  Troppo impegnativo e quasi sempre deludente e non trovo consolazione  neanche nei libri, tutte finzioni, convenzionalità, se potessi sbarbare le mie radici forse avrei una vita più dignitosa.

    –          Amo  prendermi cura degli altri, per quel poco che  riesco a dare mi torna indietro una felicità incredibile.   Quando sono sola mi rifugio nei mie libri, sogno e viaggio grazie a loro, ma, nonostante questo sono una donna ben contenta di avere i piedi per  terra, se poi la  terra è questa mia da sempre,  sono grata per avere una vita così degna.
    –          E’ arrivato il postino, sarà sicuramente una bolletta.
    –          Finalmente la posta, sto aspettando questa risposta da tempo, che meraviglia! 
    –          Suona il telefono, che palle!
    –          Si, mi stanno chiamando!
    –          Che senso a lavarsi, vestirsi, pettinarsi, se non per andare al lavoro, fosse per me vivrei in accappatoio sempre come il grande Lebowsky.
    –          Mi preparo un bagno con i sali, me lo merito proprio, è la mia prima coccola quotidiana e non vedo l’ora poi di vestirmi e truccarmi per uscire.
    –          Mi fa   schifo  immergere il mio corpo in questa vasca dove tutti  si sono lavati, io  dovevo essere speciale, non come loro, ma non ho scelta se devo lavarmi, non posso uscire in queste condizioni.
    –          Devo  andare, ho ricevuto un invito, da un bell’uomo  che ho conosciuto giorni fa, dopo una breve conversazione partita un po’ per caso, ha insistito così  fermamente nel volermi  rivedere, peccato non poterlo fare venire qui, sono emozionata.
    –          Via, andiamo,  quel tipo vuole vedermi nel suo studio, non so neanche io perché ho accettato, spero solo in una piccola evasione da questa mia vita fiacca e sempre uguale. 

    “Signora lei soffre di  una rara patologia chiamata disturbo dissociativo dell’identità. Le spiego:  queste identità assumono in modo ricorrente il controllo del comportamento.  Non  so se ha presente  Dr Jekyll  e   Mr Hyde.  In genere  è presente un identità, che è quella che tutti conoscono  spesso passiva, debole, dipendente,   permeata da   sentimenti depressivi che, in determinate condizioni, viene sostituita da una o più  personalità  alternative. Le consiglio di assumere questi farmaci,  l’ipnosi, farsi seguire costantemente da me, vedrà che emergerà presto la sua vera identità e potrà avere una vita serena.”

    –          Ma lei è pazzo, cosa mi dice, con chi crede di parlare?

    PAINTING BY MITZI LINN http://mitzilinn.blogspot.it/

     

  • Non si è mai chiusa, ha sempre continuato a sanguinare, giorno per giorno, goccia dopo goccia, da un tempo vastissimo. Non ho mai voluto curarla fino in fondo, non avrei  mai voluto rivederla, riconoscerla, figuriamoci affrontarla, fa male, fa un male cane e se  stappo questo dolore temo di non saper più tornare alla normale apparenza. Mi sento vinta anche se non sono ancora arrivata alla fine, arresa prima di riprovare a lottare, perché ho sempre perso, perché non ho mai avuto le armi, la giusta struttura e la giusta convinzione per   lottare. Ma credo che ormai sia inevitabile il confronto con il vero specchio, quello che mostra   i cambiamenti di tutti questi anni, tutte le ferite che mi hanno segnata compresa questa che è sempre aperta e getta  schizzi come un fiume in piena, sento che se non faccio qualcosa rischio di affogare.  Probabilmente è un difetto genetico, ereditato da chissà quante vite, generazioni e errori e non  riesco, non sono mai riuscita, a trovare una terapia, ci ho provato illudendomi   tante volte, pensando di poter essere amata  semplicemente perché credevo che capitando a tutti potesse capitare anche a me. Non mi è mai capitato, io sono strana mi sono sempre detta, ho violentato il mio corpo cercando con il cibo di riempire questo vuoto d’amore perché  io sono brutta, sono un essere impresentabile, ho un’anima terribile e non mi posso permettere  niente di  sano in un rapporto con un uomo. Allora da tanti anni fingo, ho messo su un mattone dopo un altro mattone, ma erano mattoni di argilla e a lungo andare si stanno sgretolando tutti e il sangue  sotto li sta corrodendo. Mi sento  un sasso in mezzo al mare, un enorme monolite che vede scorrere di tutto ma che non è  toccato da niente come se niente appartenesse alla sua natura. Mi sto aggrappando  all’affetto che è sicuro,  alla mia parte luminosa  che mi rende accettabile, ma devo curare e smetterla di tamponare, è inutile, ora rischia di essere solo dannoso. Mi tormenta il fatto che rimedi forse non ce ne sono, che nessun medico sia in grado di guarirmi profondamente, io da sola ci ho provato, e ho sempre fallito e per quanto la mia luce combatta contro la mia oscurità non riesco a vedere un futuro, una guarigione, seppur con una bella cicatrice, completa. Non riesco, ma vorrei farcela. Temo  che qualcuno in buona fede possa dirmi ancora tutte le stronzate che sento da quando ero bambina: “Un giorno capiterà anche a te”, “Capita quando meno te lo aspetti”… io non mi aspetto mai niente,   vorrei non averne il bisogno. Ci metto tutta la mia razionalità, tutto quello che ho letto, studiato che ho cercato di capire, perché pensavo che una logica ci doveva essere, non c’è, nessuno dei più grandi cervelli del mondo l’ha mia trovata, figuriamoci se  riuscivo a capire qualcosa io. La mia testa si chiede continuamente perché allora ne sento il bisogno, che senso ha.  Forse mi manca un chip, semplice, sarà così, ma non riesco ad accettarlo.

    Ps  se a qualcuno di voi, a questo punto, viene in mente il Teorema di Ferradini m’incazzo sul serio.