Metti a posto i piatti, spazza, scuoti la tovaglia, aggiustati i capelli e sorridi, scopalo, fatti la doccia, dormi.
Pulisci, organizza la colazione, sii sorridente, preparali, accompagnali, corri al lavoro, fai la spesa, riprendili, sii sempre gentile, sfamali, portali a fare sport, lava, stira, cucina, accoglilo bene perché lui è stanco, non dargli preoccupazioni.
Sistema i piatti, spazza, scuoti la tovaglia, pettina i tuoi capelli e sforzati di sorridere, scopalo senza far caso a quell’odore che gli è rimasto addosso, fatti la doccia almeno tu e dormi.
Pulisci, prepara la colazione, sii sorridente lo so che ti costa ma ci sono i bambini, preparali, accompagnali, corri al lavoro e fai finta di niente, fai la spesa, riprendili, cerca di essere gentile anche se vorresti urlare, mettili a tavola, non lasciare in disordine e sbrigati che devi portarli a fare sport, lava, stira, cucina qualcosa di decente perché lui è incontentabile e non vuoi che sia nervoso anche oggi.
Rimetti a posto i piatti, spazza, scuoti la tovaglia, tirati su i capelli e sforzati di sorridere, prendi il coltello quello grande, senti quell’odore che ha ancora addosso, uccidilo … no stasera no, fatti la doccia e dormi.
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Respiri male per la tua infezione
ti addormenti di sera
cotto come un coglione
sei rinco già dall’alba
c’hai crisi polmonaria.
Diventi rosso se qualcuno ti offende
hai l’avvocato lecchino pronto che ti difende
da Nonciclopedia
da chi va a scuola Media
Reagisci spacciatamente
non ci metti niente
per far attirar l’attenzione
sei particolare
vuoi solo farti guardare.
E con la faccia ebetita
cammini per strada ricordando la
pera dei tempi di scuola
ti piace sniffare
non ci dovresti giudicareStai su youtube con i tuoi occhi stanchi
forse un po’ troppo ciarlieri, ciarlieri
si vede quello che pensi,
e non ti vergogni….Qualche volta fai pensieri strani
e i giudizi, i giudizi, li ignori,
tu solo dentro la stanza
e il tuo cervello fuori -
Avevo un amante che prima di far la nanna
si spalmava tutto il corpo con abbondante panna
Non credo di certo di essere la sola
a farsi ammaliar dal sesso e dalla gola
Mi lasciò senza pietà per una tipa di Reggio
e io per consolarmi mi feci di Taleggio
Sentivo ancora le mie voglie tanto insoddisfatte
e cominciai a ingozzarmi di biscotti con il latte
I miei sensi erano davvero troppo agitati
così mi avventai anche sui suoi derivati
Ero una giovane alta, piacente e snella
prima di sfondarmi di tanta mozzarella
Adesso che mi si strozza la coscia nella giarrettiera
penso che non dovevo farmi tre forme di Groviera
Or dunque devo aver la forza ed il coraggio
per liberarmi da tutto ‘sto formaggio,
devo trovar la fede, la calma e la pazienza
per disintossicarmi dal pecorino di Pienza
Mi dicono: “Se hai testa allora usala,
non ti fossalizzar soltanto sulla Bufala.
Fai movimento, vai in palestra, mangia insalata
e non guardar così vogliosa quella Burrata!”
Non so se ce la farò e una domanda sconcertante or or mi assale:
riuscirò a rinunciar al Montasio, l’Asiago, la Toma e al Primosale? -
Allora vai ti prego rotola via definitivamente dalla mia mente perché mi sono stancata del tuo ritorno, ho questo mal di testa che non mi vuole abbandonare e tu mi tormenti con la tua esistenza, con il farmi sentire il bisogno di te, sei come un nervo dolorante che ritorna regolarmente a pulsare quando m’illudo di percepire un vago sentore di libertà, da te, da i pensieri che mi riportano ai tuoi occhi chiari e tormentati come l’azzurro del pomeriggio che si fa sera, come il blu della notte che ritorna celeste la mattina, tutti i giorni tu rientri in me, come quando non ti conoscevo ma sapevo di volerti, come la primavera che arriva dopo ogni inverno, come il vermiglio che veste il tramonto, come le mie guance divenute rosse quando mi sorprendesti con la tua presenza e abbracciandomi mi regalasti un primo bacio al quale ne seguirono infiniti perduti nelle stanze, nelle luci dei miei ricordi che sento ancora scivolare e tornare prepotenti a parlarmi della tua pelle, del tuo odore che ancora respiro nonostante mi sia imposta altri aromi, altre memorie da modificare, ma le stanze della mia ragione sono vuote, si avverte solo l’eco del tuo puntuale ritorno, allora mi rendo conto che desidero vederti per toccarti, sentirti, averti e trattenerti ancora nella mia mente, perché nelle mie segrete tu non sei mai andato via e pulsi regolarmente nei miei nervi, nel mio essere che si specchia nei tuoi occhi chiari e tormentati, nel pomeriggio come nella sera, nella notte come nella mattina, tutti i giorni tu ritorni in me.
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Quella sera partimmo sulla vecchia Ritmo di Freddie, eravamo in quattro pieni di alcol, fumo e della nostra inarrestabile sfrontata vitalità. Suonavamo i nostri blues nelle strade impolverate dei quartieri malfamati delle città del nord ovest, spesso quello che mettevamo insieme non era sufficiente per sfamarci e dovevamo attingere alla nostra fantasia per tirare avanti. Tim era il più vecchio fra noi e Dio sa quanto era bello, impossibile non innamorarsi dei suoi occhi blu perfettamente accordati sul suo corpo asciutto. Io l’amavo, almeno credevo di amarlo e lui mi usava come usava tutte le donne per scroccare un po’ di cibo, un letto e una doccia. Donato suonava la chitarra che sembrava il gemello di B.B. King, eppure aveva una pelle talmente bianca da sembrare quasi trasparente e un buffo accento lucano. Freddie amava Buscaglione, quando sorrideva sembrava un film americano con tanto di luccichio fra i denti frutto di un’eredità di una vecchia zia dilapidata per quel brillante incastonato nel canino. Eravamo proprio un bel quartetto, io perennemente senza voce, gli altri con gli strumenti perennemente scordati. Decidemmo di partire un po’ per spirito di avventura e molto per noia. Ero la cocca del gruppo quando dovevamo contrattare una serata in un locale, il miglior amico dell’uomo quando Donato si lamentava dei suoi falliti amori, una mamma quando Freddie aveva attacchi di saudade e una troia quando Tim aveva voglia di scopare. Ero la girl della band, in qualche modo il centro focale di un piccolo gruppo di disgraziati che si credevano artisti e pensavano di essere eternamente giovani. Dovevamo esibirci nel locale di un vecchio porco che si trovava a due ore di distanza dal Motel malfamato dove alloggiavamo. Gli scarafaggi avevano certamente dormito meglio di noi e forse eravamo ancora troppo cotti per metterci in macchina inoltre non riuscivamo a trovare un cazzo di caffè in quel cazzo di paese di merda. Sarà che la sera prima avevamo fumato l’impossibile, sarà che ero stanca per aver soddisfatto così tante volte Tim, sarà che Freddie e Donato si erano scolati il mondo ma nessuno di noi era veramente lucido per guidare e credo che i poliziotti su quella volante se ne fossero accorti subito. Quando ci fermarono ridevano come pazzi, un po’ meno quando poi ci fecero scendere e ci presero i documenti. Ci portarono dentro, eravamo impauriti, ci aspettavamo di tutto ma per fortuna ci capitò un giudice parente di Tim che ci sparò solo una ramanzina dicendoci: “ Avete tutti superato l’ottantina da un pezzo, cribbio! Nonno dico a te, ma quando vi passerà la voglia di far cazzate ancora in giro per il paese?”
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Credo ci sia la teoria del complotto dietro la teoria del complotto. Siamo spiati, ogni nostra mossa, ogni nostro respiro sono monitorizzati. I Grigi sono in mezzo a noi e numerose forme con vaghe sembianze umane ci perseguitano Non possiamo strare tranquilli al telefono con il nostro amante o con il nostro pusher di fiducia, né flirtare liberamente in DM su Twitter o in chat su facebook, neppure scaccolarci con noncuranza in ascensore. Telecamere, cimici, scarafoni digitali e altre diavolerie riprendono e rigistrano ogni nostra parola, ogni nostro gesto compresi quelli che siamo abituati a fare abitualmente in webcam per quella che noi ritenevamo una platea riservata. I cerchi nella testa e quelli nel grano, il digitale terrestre che non funziona MAI, le scie chimiche e quelle di Lapo, il NWO e Hannah Montana, il gruppo Bilderberg e la bocca della Santanché che urla sul ponte di comando di Zack e Cody, il culo di Ruby nel mondo di Patty, Tesla, i campi magnetici e Campi Bisenzio, gli Annunaki, Briatore a bordo dei Vimana Millionaire e la gamma di espressioni (due: triste/felice) di Barbara D’Urso. Sono anni che ci penso, sono anni che imbottisco di supposte con microchip i piccioni di Santa Maria Novella per lo scambio d’informazioni utili a capire come sfuggire a questa schiavitù del controllo. Molti piccioni sono morti inutilmente, molti altri adesso voglio ancora più supposte, ma tutto questo è stato un inutile spreco di energie. Mi sono messa a sentire tutti i dischi dei Beatles all’incontrario e anche quelli di Al Bano, ma non ho ricavato niente a parte l’idea che la felicità sta nel rotolarsi in un campo di fragole infinite con un panino e non con il bicchiere di vino che altrimenti si rovescerebbe. Ho speso anni per capire chi siano in realtà coloro che tengono i fili del pianeta, finalmente stamani ho avuto l’illuminazione: ho riconosciuto il marchio nello spazzolino da denti, in una scatola in camera, nei fazzoletti di carta, nello zaino di mia figlia. Immediatamente ho collegato … nella stragrande maggioranza degli oggetti in casa ho riconosciuto quella inquietante impronta. Sono corsa fuori e mi sono sentita perseguitata da quella immagine. Milioni e milioni di persone ne sono schiavi … come ho fatto a non rendermene conto prima? Ora so che è lei che ci guarda, ci comanda e ci domina. Ormai credo sia tardi, sono più di 35 anni che è entrata subdolamente nelle teste dei più deboli e si è impossessata di tutto, credo sia impossibile liberarsene a questo punto.
Questa storia Ha dell’incredibile e spero solo che riusciate a dEcifrare questo mio uLtimo criptico e sibilLino messaggiO, proprio adesso mentre mi mangio un Kiwi. ChI avrà la capaciTà di deTerminare la soluzione saprà da chi dovrà guardarsi con attenzione d’ora in avanti.
Cordialmente vostra, SabrY

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Ruby vestiva di rosso il martedì, rosso il cappotto, rosso il rossetto, rosse le calze, rosse le sue guance. Il martedì era così, era il giorno rosso ed era felice quando il lunedì sera, preparava i suoi vestiti e li appoggiava con cura sulla sedia vicino al letto. Si svegliava all’alba per vedere il rosso ancora attaccato ai palazzi ed il sole entrare trionfante nelle strade più strette. Sorrideva al nuovo giorno poi montava in sella alla sua vecchia bici e sfrecciava per i vicoli per sentire l’odore del pane appena sfornato e delle brioches calde. Amava andare al mercato e comprava solo cose rosse, pomodori, mele, arance, rape, l’insalata no perché era verde e verde era il venerdì. Metteva tutto nel cestino e si fermava nel parco a mangiare una mela vicino alla vasca dei pesci rossi. Fu li che la trovarono senza vita, colpita da non si cosa con indosso solo il suo sangue rosso rubino.
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Fragile vola ormai persa nel vento,
ora che la sua trasformazione era all’apice,adesso che il rosso, il giallo e l’oro si sostituiscono al verde.L’aria è cambiata e la terra accoglie le sorelle cadute dall’alto,chi le ammirava ora le calpesta con noncuranza.Nuova acqua, nuova luce più pigra, meno prepotente.Le vigne sono state denudate e la stessa sorte toccherà agli uliveti.L’aria diventa fumo uscendo dalla mia bocca,il cielo muta velocemente.Piove ancora in queste giornate di foglie cadutecome le mie speranze …Cazzo uscisse un po’ di sole s’andrebbe a funghi! -
La Carmen è una simpatica opera lirica in quattro quadri scritta da quel buon uomo di George Bizet nella seconda metà del 19° secolo. La prima rappresentazione non se la filarono in molti, non per nulla Bizet morì tre mesi dopo la Prima, alla faccia di chi non crede alla Legge di Murphy. Scritta in francese è ambientata a Siviglia e vede come protagonista una gran gnocca, acclude anche una sperticata ode al fumo (uh yeah!) ed ha una overture, che resusciterebbe anche i morti e i presidenti della Repubblica. La storia ha note scabrose degne delle migliori copertine di Cronaca Vera o dei maggiori quotidiani di questi tempi. C’è un caporale Don Josè che si dice innamorato di una pissera tale Micaela sua sorella adottiva, nel frattempo però con nonchalance adocchia con un suo commilitone le belle sigaraie. Carmen, uscendo dalla fabbrica di sigarette, nota ‘sto tipo e comincia a cantargli la celebre Habanera in cui dice. alludendo sottilmente, che l’amore è un uccello ribelle che non si può domare. Detto questo getta un fiore a Don Josè gira i’ culo e va via. Lui rimane li per li basito da tanta audacia e mentre e li che ce sta a fa’ du pensieretti arriva quella pissera di Micaela e cominciano un a tiritera sul fatto che lei gli ha portato una lettera della madre è tutto un parle moi de ma mère, parle moi de ma mère! che non finisce più. Per fortuna Micaela va via ma succede un casino in fabbrica, dicono che Carmen abbia accoltellato qualcuno, Josè arresta Carmen che avendo annusato il tonno gli dice: “Gnamo Ciccio, voglio andare a Siviglia per bere camomilla e ballar la seghediglia” (vi giuro che a parte il “Gnamo Cicco” le parole son proprio queste). Insomma incanta Don Josè con du’ moine facendogli intendere una sua certa disponibilità, gli da uno strattone scappa e raggiunge l’osteria del suo amico Lillas Pastia. L’osteria vede un bordello di gente, un gran casino e io dubito che sul serio bevessero camomilla anche se a quei tempi circolavano meno sostanze sbalorditive rispetto ai giorni nostri. Ad un certo arriva trionfante quel gran pezzo d’omo di Escamillo, con un orchestra da paura canta la canzone del toreador per far colpo sull’habanera ma ormai il pisserume è dilagante tant’è che Carmen confessa alle squinzie delle sue amiche che si Escamillo è notevole ma che preferisce Don Josè e da femme fatale si trasforma in femme zerbin’.
A questo punto voglio aprire una postilla (ma si aprono le postille?), insomma voglio dire che la Carmen è per voci da mezzo soprano o contralto come la mia, Micaela è per le comuni voci pissere dei sopranini, Josè è un tenore come tanti mentre Escamillo è un fior fior di bass baritono e anche questo fa la sua differenza.
Praticamente per seguire Carmen Don Josè diventa disertore ma siccome è una palla d’omo fa sempre du’ coglioni grossi come case per via della gelosia che prova verso Escamillo. Il II e il III atto dell’opera sono una palla micidiale ma non è garbato alzarsi durante lo spettacolo a teatro e poi ognuno ha i suoi gusti. La coppia vive momenti di tensione, vagano con gli zingari fra le montagne e vengono raggiunti da Micaela che cercava Don Josè per avvertirlo che la madre è in punto di morte. Lui, siccome era imbecille forte, giura vendetta a Carmen.
Una volta tornato cerca Carmen che a ‘sto punto dice che col cavolo vuole riprendere una relazione con lui, che preferisce Escamillo allora il cretino l’ammazza e vissero tutti infelici e scontenti.
Non ci posso fare nulla il finale è proprio questo e l’unica morale che vedo è sempre quella: fai merenda con Girella. Ma non fanno più le Girelle di una volta, a me sembra che la qualità cioccolatosa si sia notevolmente ridotta come le dimensioni di questa mitica merendina, ma ne parleremo più avanti.
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« S’i’ fosse fica, ardere’ il mondo;
con la patonza, lo circolerei;
s’i’ fosse bona, i’ lo piglierei;
s’i’ fosse Miss, me farei lo biondo;s’i’ fosse gnocca, seresti allor giocondo,
ché li villani imbrigarei;
s’i’ fosse ‘na Top, sa’ che farei?
a tutti esporrei lo culo tondo.S’i’ fosse sveglia, andarei da mi padre;
s’i’ fosse tosta, ruberei da lui:
similemente faria come mi’ madre,S’i’ fosse Sabrarola, com’i’ sono e fui,
ammirerei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui. »

