Mi sta guardando, Dio che bello, guarda proprio me! E si che stamani sono proprio in tiro, ho fatto bene a comprarmi questo vestitino che mette in mostra le mie forme, mi è costato un occhio della testa ma vedo che questo investimento sta dando buoni frutti. Che bell’uomo!Quanto è alto, affascinante, distinto. Sto diventato rossa, che faccio, sorrido? Ora parto con la tattica dello sguardo a singhiozzo: distolgo gli occhi e li rimbalzo sui suoi.Certo che è proprio attraente, chissà se è sposato, no la fede al dito non mi pare di vederla, forse anche lui è single come me, che lavoro farà? Per me è un avvocato o un ingegnere, un notaio o un commercialista, sicuramente un dirigente e mi sa che sto facendo il colpo della mia vita!Non smette di guardami, ora parto con un sorriso appena accennato e lui che fa? Rilancia!Il cuore mi sta battendo all’impazzata, sicuramente non posso mollare adesso, devo rimanere qua ad aspettare una sua mossa.Immagino già la faccia che farò quando lui mi dirà qualcosa, inventerà una scusa per parlarmi, poi andremo a bere in un bar e parleremo del più e del meno, mi chiederà il telefono e m’inviterà poi a cena fuori. Sicuramente è un tipo da fiori, cosa che non farà mancare al nostro primo appuntamento, mi corteggerà con eleganza e al nostro terzo incontro m’inviterà a casa sua. Faremo l’amore con impeto e dolcezza, e mi farà provare nuove sensazioni, giovani emozioni. Vorrà conoscere i miei genitori e mi presenterà ai suoi, andremo a vivere in cima alla collina e adotteremo un cane. Mi chiederà di sposarmi mettendosi in ginocchio nel ristorante più chic della città, mi regalerà il solitario di Damiani che sogno fin da quando ero bambina. Avremo due figli un maschio e una femmina e saremo sempre felici.
“Signorina, mi scusi”
“…si?”
“Ecco vede, è da quando è salita su questo autobus che mi sta pesticciando la mia travel toilet case, mi fa la cortesia di togliere il suo piede da qui? Dovrei scendere alla prossima.”
“Si…certo.”
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Sono pronta a questa ennesima prova, non posso esimermi, ormai è tempo che ripari anche a questo. Il mio seno è turgido come non mai, merito delle nuove protesi a base di tessuto, ho un sedere nuovo di zecca che farebbe invidia ad una modella adolescente brasiliana. Le cosce potrebbero reggere ancora degli anni, ormai mi hanno risucchiato tutto il grasso possibile. Sparite le ali attaccate alle ascelle, tirato il corpo in quasi ogni meandro. Il mio naso è perfetto, ho corretto gli occhi preferendo le borse di Louis Vuitton alle mie naturali, il mio mento non teme più la forza di gravità e la mia pelle adesso è liscia come quella di un neonato obeso. Ho fatto rimodellare i miei piedi e finalmente posso infilarmi le Manolo Blahnik senza timore. Il mio ombelico è stato ricostruito ad arte su un ventre così piatto che pare un telo tirato da energumeni da entrambi i lati. Ho un grosso debito di gratitudine verso le innovazioni della microchirurgia: neanche le mani ormai tradiscono più la mia età. Adoro tutto quello che la cavitazione ultrasonica in medicina estetica ha saputo offrirmi. Neppure il più piccolo pelo superfluo è presente sulla mia superficie, li ho sterminati tutti a suon di laser e luce pulsata. Riesco ad essere in una forma perfetta ed ho un colorito sempre invidiabile. Sono una statuaria opera d’arte vivente generata della liposcultura; ginocchia, polpacci, caviglie grosse: MAI PIU’, fianchi grossi: no more, NO MORE! Ho un sorriso che a quelli della pubblicità della brillodent gli faccio ‘na pippa, il tutto incorniciato da un magnifico paio di labbra che farebbero crepare d’invidia anche Scarlett Johansson. Ho praticato l’ anal bleaching e la labioplastica. Mi è rimasta questa ultima cosina da fare e poi potrò finalmente darmi alla pazza gioia.Ho un amante che ha venti anni in meno di me ma lui non lo sa. Il mio ragazzo non sa neanche quanto io abbia investito per mantenere al meglio la mia carrozzeria, fra un intervento e l’altro gli dico che vado via per lavoro e poi torno più bella che pria. Solo che questa speciale manutenzione ci fa stare in astinenza molto a lungo.Ma adesso mi rimane solo questo piccolo interventino ed è fatta. Adoro addormentarmi con l’odore del sevoflurane,
“Buongiorno Dottore, quando potrò tornarmene a casa?”
“Signora, devo parlarle, abbiamo avuto dei problemi durante l’intervento del vaginal tightening.”
“Cosa???”
“Non si preoccupi, non è così grave ma devo informarla intanto sappia che potrà avere una vita normale come tutti, non ci saranno complicanze e potrà assolvere tutte le sue funzioni fisiologiche come prima”
“Allora perché mi sta allarmando in questo modo?”
“Signora, stia tranquilla, deve prendere solo un piccola precauzione per un periodo che varia dai due ai cinque anni. Ecco, tutto sarà regolare, come sempre, devo solo evitare di avere rapporti sessuali con maschi che superino i sei cm di dotazione e passato questo periodo forse la medicina avrà fatto ulteriori progressi e potremo anche provare a ripararla (sempre che riusciamo ad aprirla).” -
Ho sempre avuto un’attrazione pazzesca per gli uomini problematici, si quelli con la faccia da dolor di corpo, quelli che alle feste stavano in disparte con un libro in mano, quelli che ascoltavano musica difficile e usavano quei paroloni cosi strani che riempiono la bocca e ammutoliscono tutti. Non so perché ma mi ponevo sempre l’obbiettivo di farli sorridere, di dare un po’ di luce alle loro tormentate esistenze. La mia logica era che se lui era triste lo era perché nessuno comprendeva la sua profondità, gli uomini allegri mi parevano così superficiali. Il massimo poi era trovare un uomo innamorato di un’altra, sarà che sono un infermiera per cui trovo naturale adoperarmi per salvare l’umanità. Io volevo essere una medicina e pensavo davvero di avere talento in questo. Ma poi nessuno guariva e stavo male anche io.
Pensare che ho fatto milioni di tentativi, ho adottato un infinità di personaggi: scrittori dislessici, cantautori balbuzienti, filosofi dell’esistenzialismo della lingerie maculata, poeti del “ceniamo fuori si ma paghi tu”, pittori di modelle giovani e minimo minimo con una terza “si perché il messaggio che voglio dare è di un certo tipo”, ed io: tipo che la gnocca è sempre la gnocca? Soprattutto ho collezionato un sacco, ma proprio un sacco, di disoccupati, si i grandi artisti del “ rinchiuso in ufficio soffoco, piuttosto che la fabbrica la muerte!”
Sapete che sono quasi sempre stata piantata? Si perché l’artista si annoia velocemente e probabilmente non sono l’unica che ne subisce il fascino, io cercavo solo qualcuno d’amare totalmente.
Ma io non potevo farci nulla, per me l’uomo incasinato era attraente come lo è lo zucchero per i diabetici. Sono stata la loro madre, la loro psicologa, la loro cuoca, la loro agenzia di collocamento e spesso la loro troia, il tutto per vederli gioire, per me era una missione e non mi accorgevo di avere il complesso del redentore.
Una mia amica un giorno mi regalò un libro, uno di quelli che definivo da discount della filosofia e che mi ero sempre rifiutata di leggere, forse perché molte lo consideravano una sorta di bibbia e io aborro il genere. Con il naso tappato e grazie alle mie tante notti insonni mi misi a leggerlo e fu la scoperta del mio vero dolore. Era come vedere il mio cuore sanguinare, io non mi ero accorta di essere così simile alle donne che amano troppo, anzi pensavo di essere decisamente sopra la media, io la perfetta infermierina che si prendeva cura di tutti non mi curavo.
Decisi che avrei passato un periodo di sobrietà, mi sentivo come un’ alcolizzata, solo che il mio alcol erano gli uomini, per cui cercai di non praticare più i mie soliti posti da intellettuale macrobiotica e di cominciare a frequentare un gruppo di auto/aiuto, cosa che ogni tanto consigliavo io ai mie pazienti, ops amanti. Non sono del tutto guarita ma ho ricominciato a uscire con alcuni uomini, impiegati. Ogni tanto la noia mi sovrasta e allora cerco di resistere e mi concedo anche di vedere Zelig, in fondo, non l’avrei mai detto, ma è meraviglioso vivere fra le persone comuni. -
Mi trovarono distesa sul letto priva di sensi e coperta solo di vomito, non ricordo bene cosa di preciso sia successo, ma so che volevo farla finita, non aveva senso continuare a vivere da sola, non aveva senso la mia vita senza lui.Io mi ero impegnata a far funzionare il mio matrimonio con tutte le mie forze, mi sono sempre data da fare per compiacere mio marito eppure lui se n’era andato con un’altra.L’avevo pregato in tutti i modi e per ben due volte era tornato da me. Mi chiedo ossessivamente che cos’è che mi manca rispetto a quell’altra?
Credevo che lui gradisse le mie suppliche e pensavo che un gesto estremo lo avrebbe riportato a me, invece niente, neppure una telefonata, un biglietto, una lacrima.
Non so se uscirò fuori da questa cosa, se ne leverò le gambe, forse mi piace soffrire per il suo amore, questo è un modo che mi tiene ancora legata a lui, perché, anche se non lo sa, lui sarà mio per sempre.
Forse, un giorno, aprirà gli occhi e ricorderà i nostri giorni felici.
Mi hanno detto che potrei guarire, ma perché? Cosa mi aspetta? Il vuoto perché non voglio altro che vivere il suo ricordo, cercare il suo odore nelle cose che non ha ancora portato via.
Per questo non voglio prendere farmaci.
Annegare nelle mie lacrime è un dolce tormento che mi fa sentire la sua presenza.
Ho chiuso con parenti e amici, non voglio che nessuno mi distolga dai mie pensieri, ho comunque deciso di non morire e sperare che lui torni, io continuo a scrivergli, lui non risponde ma so bene che sono nella sua testa.
Mi dicono che sono depressa, bella scoperta, ma non m’interessa cosa la gente pensi di me.
Desidero solo farmi un’ immersione nei ricordi guardando le nostre foto, il giorno più bello della mia vita, l’anello che ci legava.
Credo che l’amore sia questo, dare la propria vita, lui ha la mia, l’avrà sempre, il resto non conta, non conto io, non contate neppure voi -
Ho quarant’anni, una figlia e un grosso sedere, mi chiamo Martina ma tutti mi chiamano Marta, forse non è appropriato per la mia figura un diminutivo. Da quando sono nata non mi sono mai sentita a mio agio in nessun posto, sempre inadeguata a tutto, e anche adesso che lavoro a faccio la mamma (mia figlia la amo da impazzire e lei la cosa più bella che ho avuto dalla vita) non sopporto di stare in mezzo alle persone. La gente pensa che se una donna è grassa deve essere per forza spiritosa, saper cucinare bene e essere una gran troia a letto, io non sono niente di queste cose e spesso mi girano i coglioni.
La mia infanzia non vorrei nemmeno ricordarla, si ho avuto momenti felici, da piccola ero veramente carina poi ho iniziato ad ingozzarmi, sentivo troppo vuoto dentro di me e mi riempivo di cibo per sentirmi meno sola, credo sia per questo che mangio così tanto e non riesco a smettere finché non mi sento male o mi addormento.
I miei non erano ricchi ma non ci hanno fatto mai mancare nulla, tranne l’affetto, forse lavoravano troppo, c’erano troppi problemi e poco tempo per le carezze. A scuola andavo malissimo e la mattina al pensiero di andarci mi sentivo morire, sapevo già che me la sarei cavata di lusso se mi fossi sentita dire cicciabomba solo una dozzina di volte, per non parlare degli scherzi e della terribile ora di ginnastica settimanale, avevo un insegnante crudele che rideva quando correvo e saltavo, il bello che poi in privato mi consigliava vivamente di fare sport, si col cazzo!
Da ragazza pensavo che non avrei mai trovato un uomo per cui, non potendo aspettarmi dolci effusioni, decisi che degli uomini sarei diventata amica, si quella ragazza spiritosa che ogni grassona deve essere. Di amici ne avevo, ma tutti finivano poi per innamorarsi delle mie amiche e io rimanevo sola con la mia cioccolata e della musica frignona in sottofondo nei mie pomeriggi.
In passato avevo provato anche a dimagrire e ci ero riuscita, un sacco di volte, ma non riuscivo a sentirmi lo stesso a mio agio e ingrassavo sempre più di prima.
Il padre di mia figlia lo conobbi a casa di amici, si ubriacò e finimmo a letto insieme, bella storia vero? Giusto il tempo di rimanere incinta, ma la mia bimba l’ho voluta con tutte le mie forze, non ho voluto più stare da sola.
Non ho avuto molte storie, ma ci sono stati molti uomini che mi volevano portare a letto e in passato ho approfittato di questo illudendomi di poter ricevere un po’ di amore, invece erano solo eccitati dalle mie tremolanti carni e non da me,che maiali! La gente è strana, ci sono feticisti di ogni genere, quelli dei piedi, quelli del lurex, quelli delle donne mature o peggio, e poi ci sono quelli delle ciccione, ma che cazzo ci proveranno?!?Mi sono allontanata da tutti i contatti umani possibili, nessuno mi ama e, a volte, io odio tutti.
Sul lavoro faccio il mio e cerco di essere impercettibile, saluto appena e mi metto a riempire inutili fogli d’inutile pratiche d’inutili individui, non ho mai fatto carriera, non ho l’aspetto giusto, si pensa che un grasso sia pigro e svogliato, io mi sono sempre fatta un culo pazzesco.
Vi domanderete come faccio a vivere così?
Semplice, io fingo, faccio dei sorrisi, fingo di essere timida e gentile, se all’accademia di arte drammatica prendessero persone con il mio “spessore” sarei la prima della classe.
Ma mi girano i coglioni, molto, come ho detto prima non sono la grassona ilare dell’immaginario collettivo, io sto cadendo a pezzi dentro, ho un mostro che mi divora e più che cerco di soffocarlo riempiendomi e più lui diventa più cattivo, è una lotta senza fine.
Ma ho una bimba che mi ama per quella che sono e che desidera che la porti al parco e ogni volta, andarci, per me è frustrante, come frustrante è vedere le sue maestre e, ancora peggio, i genitori “perfetti” dei suoi compagni di scuola.
I compleanni dei suoi amichetti sono una prova durissima, un sacco di salati e dolci che mi fanno star male dalla voglia di mangiarli, io invece mi trattengo perché non voglio pensare al giudizio che potrebbero dare di me, a casa poi svuoto frigo e credenza.Il periodo più allucinante è l’estate, il colmo è che mia figlia ama l’acqua sia del mare che della piscina, sto male, sto troppo male, sto male perché non riesco a darle quello che vorrei e quelle rare volte in cui mi sforzo sto male perché mi faccio schifo o perché rimango interamente vestita in spiaggia e il caldo è insopportabile.
In tv si vedono sempre le pubblicità delle cose dolci, ricche di calorie, poi ci sono trasmissioni che parlano di ricette fantastiche e altre che ti dicono che devi dimagrire perché altrimenti muori, spot di pillole miracolose che trasformano l’omino della Michelin in un fusto con la tartaruga alla Brad Pitt, o Platinette in Claudia Schiffer.
Tetti e culi tutti perfetti, mi domando a volte perché sono capitata su questo pianeta, vorrei che il mondo ingrassasse e poi mi sento in colpa pensando a chi non ha cibo.Sto impazzendo, o forse sono solo consapevole di essere pazza da sempre, so che devo salvarmi in qualche modo, non posso lasciare sola mia figlia e continuare ad uccidermi di pasta, pizza, patatine e cioccolata. Sarebbe terribile anche la lapide sulla mia bara.
Non sapendo a chi chiedere aiuto ho dato un occhiata in internet, se avessi più coraggio mi farei operare, ma ho paura anche solo a farmi visitare, anche solo a farmi vedere
In rete ho letto degli Overeaters Anonymus, si come per gli alcolizzati o i drogati ci sono gruppi per quelli come me, forse dovrei andarci, forse dovrei decidere di guarire, leggo:
Noi di Overeaters Anonymous abbiamo fatto una scoperta. Alla prima riunione che abbiamo frequentato abbiamo imparato che eravamo preda di una pericolosa malattia e che la forza di volontà, la salute emotiva e la fiducia in se stessi che alcuni di noi una volta avevano avuto, non sarebbero valse a nulla.
Abbiamo scoperto che le cause di questa malattia non sono importanti, ciò che merita l’attenzione del mangiatore compulsivo che ancora soffre è questo: esiste un metodo provato, realizzabile, con cui possiamo arrestare la nostra malattia.
ma mi sembra un’americanata, ma forse è la mia unica speranza, tutto questo però fa male, anche se so che non si sarà giudizio, nessuna richiesta di denaro e la protezione dell’anonimato poi ci sono i 12 passi, piango solo a leggere il primo, ma dovrei cominciare, voglio farlo, voglio vivere, devo vivere.
e senza fame e senza sete e senza ali e senza rete finalmente riuscirò a volare via. -
Mi presento, sono Mary Lou, sono nata nella miseria, vissuta nella miseria e nella miseria morirò. Ho avuto molti uomini, io sapevo far bene l’amore, riuscivo a sedurli con uno sguardo e a stregarli a letto, mi piaceva essere implorata per poi abbandonarli. Non sono mai stata capace di vivere una relazione esclusiva per più di due mesi , poi esclusiva…Dio ma come si faceva a resistermi? E io non sapevo resistere alle lusinghe. La mia infanzia l’ho vissuta nel fango di una periferia dell’ est, mio padre mi diceva che ero la sua principessa e picchiava mia madre, lui era un duro, lui beveva, lui allungava le sue mani. A quindici anni scappai di casa con il solo vestito che avevo addosso e la mia bellezza. Nessuno fa niente per nessuno e, questo anche se lo sapevo, continuai ad impararlo sulle mie spalle, le mie braccia, i miei seni e la mia vagina.Ho sgobbato nei locali più squallidi, ho lavorato per signori ricchi che mi trattavano come una pezzente davanti alle loro mogli ma poi la notte facevano gli agnellini nel mio letto, ho servito ciambelle a camionisti lardosi dalle mani unte, poi decisi di mettere a frutto le mie esperienze, mi stavo abituando ad avere spesso le mani addosso e avevo deciso di sfruttarle a mio vantaggio. Conobbi un uomo molto più grande di me, suonava la chitarra e il suo sorriso era come un cancello aperto verso il paradiso, decisi che sarebbe stato mio. Mi fece capire che io il blues l’avevo dentro e cominciai ad esibirmi nei locali con lui. Eravamo una coppia formidabile. Con lui la mia voce volava di stato in stato, i nostri blues erano i lamenti d’amore che toccavano i nervi e le anime perse di chi sognava un mondo migliore bevendo whiskey di pessime marche. Eravamo portatori di magie e disperazioni, gli uomini cadevano ai miei piedi e le donne ai suoi, a lui le sottane piacevano molto, non credo che ci sia un uomo capace di fedeltà. Se ne andò con una donna di St Louis , una che aveva un grosso diamante sull’anello, una che aveva il cuore come una pietra in mezzo al mare… una puttana. Mi sentivo persa e forse non mi sono mai ritrovata.Vagavo sempre in cerca di un ingaggio: uno sguardo, un pezzo di coscia e la mia voce roca furono la chiave dei mie successi. Fu allora che decisi che non mi sarei più innamorata e così fu.Ma la notte mi assaliva l’angoscia, non riuscivo a stare da sola e non avevo certo problemi a trovarmi compagnia. Ho portato a letto uomini colti, uomini rozzi, stranieri, artisti e tanti mariti “fedeli” come cagnolini che scodinzolavano ad ogni mio schiocco di dita. Ricevevo molti regali e sperperavo i soldi in vestiti, gioielli e bourbon.Avrei potuto sposarmi, che so avere dei figli, essere una brava donna che cantava in chiesa piuttosto che nei clubs, ma non potevo farlo, sono nata sotto una luce indaco. Non so cosa mi sia successo ad un certo punto, colpa dell’alcol o del sesso ma la voce cominciò tradirmi , non riuscivo più a comandarla, il mio viso era diventato come una vecchia mappa e le mie carni non erano più sode. Piano piano tutti gli amanti svanirono come i mie soldi e la mia giovinezza, mi sono ritrovata come sono adesso: sola e vecchia. Pensare che un tempo avrei potuto avere tutto, gli uomini mi veneravano, potevo prendermene uno ricco e tenerlo buono “finché morti non ci separi”.Ma piacevo troppo e ero orgogliosa della mia bellezza che forse è stata solo una maledizione. Che strano, pensavo che le mie grazie mi avrebbero resa libera e felice, ora invece con questo corpo sto scivolando sempre più all’inferno. Mi credevo furba e eterna,se solo avessi avuto un freno, e che io dovevo essere amata. Sentire le parole e l’eccitazione di un uomo per me erano come il pane per chi ha fame, non riuscivo a farne a meno e adesso mi faccio solo schifo quando mi guardo allo specchio, ma poi cos’è l’amore se non il sopportarsi, e come potevo sopportare di legarmi ad un unico uomo se alla terza volta già non provavo più brividi?Mi sarei dovuta sforzare o imparare ad ingannare, ma non sono mai stata capace, sarà per questo che adesso lucido l’argenteria di ricche signore e pulisco i loro cessi, per poter sopravvivere, io che avevo talento, io che ero così tanto, bella.
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La lama affondava decisa tranciando la superficie fino a arrivare in fondo per spezzare anche l’ultima resistente struttura. Quella sera era tutto deciso, l’ora, il luogo, la vittima predestinata. Sentiva sempre una certa euforia quando si preparava a consumare un delitto. La sera prima aveva dormito pochissimo, i suoi pensieri la riportavano sempre all’idea di quel momento fatale. Nemmeno i ricordi delle volte precedenti e di quelle che ne erano state le conseguenze, con i troppi sensi di colpa, potevano fermarla. Era risoluta e quando prendeva provvedimenti di tale importanza non indietreggiava mai. Si preparava sempre con metodo e cura, non voleva lasciare niente al caso, operava con una precisione chirurgica e chiunque si fosse trovato nel raggio delle sue azioni non poteva scampare. Quel giorno, tanto agognato arrivò quasi quando ormai stava perdendo le speranze e l’entusiasmo. L’organizzazione era perfetta e sapeva con certezza che il suo complice, stavolta, non si sarebbe tirato indietro. Cercava di stare calma, di non perdere il controllo, nonostante non volesse dare l’idea di quanto fosse smaniosa respirava affannosamente. Nella sua testa ripassava tutta la scena, particolare per particolare. Si guardava allo specchio, si sistemava i capelli e il trucco, niente doveva dare l’idea di un atteggiamento non comune. A pranzo mangiò pochissimo perché non riusciva a gustare niente, cercò di leggere ma ovviamente la sua mente vagava, provò anche a guardare la televisione ma anche questo fu inutile. Osservava continuamente il telefonino, temeva che qualche incidente di percorso potesse fermare il suo piano. I minuti passavano con una lentezza insopportabile , quel momento sembrava non arrivare mai e tutti i suoi progetti per ingannare la mente nell’attesa, compresa la meditazione, si erano rivelati fallimentari. All’improvviso suonò il campanello, non chiese nemmeno chi fosse, sapeva che il suo connivente con la vittima stava salendo le scale. Il cuore le batteva all’impazzata, aprì la porta e rimase seduta ad aspettare. L’uomo entrò e mostro ai suoi occhi il corpo del reato, nessuno aveva il coraggio di dire anche una sola parola, infine adagiò con cura quella massa sul tavolo, prese il coltello e tagliò il millefoglie.
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Teresa conservava i suoi ricordi e le sue briciole di vita in una vecchia cassapanca tarlata come le sue ossa. Si svegliava ogni mattina sempre troppo presto, si lavava e si sistemava i capelli con la medesima acconciatura, dava da mangiare ai suoi gatti e si preparava la colazione abituale: latte, fette biscottate con le marmellate che preparava in enormi quantità per lei e i suoi vicini. Si vestiva con cura e andava alla messa, era sempre la prima ad arrivare. Passava poi dalla bottega a fare una spesa sempre priva di sorprese. Sceglieva i cibi che avrebbe cucinato a seconda dei giorni della settimana e delle stagioni. Oggi era il giorno della zuppa di verdure. Lasciava sempre tutto in ordine onde evitare di far trovare la casa in scompiglio nel caso fosse arrivato qualcuno, non poteva certo deludere la fama della brava donna che da molti anni la raffigurava. Il mercoledì si concedeva un giro per il mercato, non tanto per fare acquisti, ma per salutare gli stessi volti di sempre e fare la conta di quanti di questi fossero sopravvissuti alla vecchiaia. Dopo pranzo accendeva la televisione per vedere la telenovela decennale che ormai non le dava più nessuna palpitazione. Nei pomeriggi lavorava a maglia e confezionava golfini per i nuovi arrivati e per chi doveva ancora nascere. Il sabato andava a giocare alla tombola organizzata dalla comunità religiosa e quel poco che vinceva lo donava alla chiesa la mattina successiva. Curava quotidianamente le sue piante che crescevano rigogliose procurando tal volta l’invidia delle comari. Parlava alle rose e ai suoi gatti. Ogni sera, prima di dormire, prendeva il breviario dal suo comodino e ne leggeva qualche passo. Tutti la consideravano una encomiabile persona e nessuno ricordava di lei fatti particolarmente rilevanti nella sua esistenza, il suo essere così, al limite dell’anonimato, la rendeva un ingranaggio perfetto nella vita di quella comunità. Le settimane, i mesi, gli anni scorrevano con quel ritmo sempre regolare , per il Natale dava una mano per preparare la festa parrocchiale, stessa cosa a Pasqua. Durante il mese mariano guidava il rosario sedendosi in prima fila sulle panche vicino all’altare. Il primo Novembre portava le sue rose al cimitero e la sera, a casa sua, apriva la cassapanca rimirando con gioia le foto e le reliquie delle persone che aveva assassinato.
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“Gioca, gioca ancora!” Ogni volta che voglio smettere sento quella voce dentro di me che mi spinge a un gesto folle. Tutti quei numeri, quei colori, quell’aria irrespirabile di chiuso e tutti che si accalcano al bancone. Non vorrei più spendere i mie risparmi, non posso permettermelo, ma quella maledetta vocina nella mia testa non smette mai di tormentarmi. Vorrei rintanarmi in casa e non mettere mai più il naso fuori per non cadere in tentazione, ma la mia mente fugge puntualmente al mio controllo e vaga. Sogno di tornare sempre in quel posto, d’immergermi in mezzo alla gente, di guardare con disprezzo tutte quelle donne con l’aria vincente e quegli uomini così comuni e regalare loro il mio sorriso più cinico, scegliere poi le carte vincenti e sbancare, alla faccia di tutti. Uscire poi con l’aria soddisfatta di chi è riuscito a farsi invidiare e a far parlare di se a lungo. Ma la realtà è sempre ben diversa dai mie sogni, non ci sono i lustrini, ho solo creditori e nessuno mi da fiducia. A volte, cerco di ricordare i miei momenti di gloria, quando ottenevo risposte positive alle mie azioni, ma, ripensandoci bene i miei guadagni sono sempre stati magri, molto più piccoli dei mie investimenti. Spesso costruisco strategie per evitare di perdere il controllo e per un certo periodo sono riuscita a regolarmi, ma ogni cosa mi riporta con la testa la in quel luogo di perdizione. Sento che prima o poi vincerò e voglio tentare un ultima volta: mi spoglio, m’immergo nell’acqua calda con i sali, mi spruzzo il profumo di marca, indosso il mio abito migliore, mi trucco come una vamp, e mi tiro indietro i capelli. Una volta pronta riesco persino a percepire il calore del denaro, nelle mie mani, che investirò e il successivo tuffo nella fragrante mia prossima vittoria. Fiera, altezzosa come non mai varco l’ingresso e mi dirigo subito dal professionista dietro il tavolo e chiedo un ultima volta di poter giocare infischiandomene del rischio.In fondo due euro per un gratta e vinci si possono pure spendere, no?
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Luisa passeggiava per il centro con la testa persa nelle sue tribolazioni, non pensava certo di poter fare quell’incontro così particolare. Fu così che fra una commissione e l’altra la vide, lei altera e bellissima prevaleva fra le altre, e quell’attrazione le fu fatale. Mai aveva sognato di essere quel tipo di donna, ma si sentì irrimediabilmente attratta da quella vistosa eleganza e quello stile impeccabile. In pochi attimi cominciò a sognare di poterla accarezzare, di farla sua, ma pensava di non esserne all’altezza. I suoi occhi cominciarono a fissarla con bramoso desiderio, la voleva in tutti i modi, sognava di stare con lei, fantasticava le sue mani che percorrevano le sue linee morbide, le sue dita fra il suo pelo fino a scendere giù nei punti più segreti, sognava di penetrarla e godere grazie a lei. Meditava su come poter fare per conquistarla, quali strategie usare, che scuse avrebbe inventato e in caso se tenere segreta questa sua unione, che però dubitava potesse rimanere nascosta a lungo, Luisa avrebbe voluto vivere questa sua passione alla luce del sole, anche quando il sole non c’era. Presa da un impeto incontrollabile provò a operare per farla sua, mise in campo tutte le strategie possibili, si finse superba per poter fare colpo, si abbandono in chiacchiere e finte risate per arrivare al suo scopo, alla fine ci riuscì e la conquistò. Certo pagò caro il fascino che aveva subito, la sua vita divenne ancor più difficile di prima, quello fu un gesto folle che la compromise per un lunghissimo periodo, arse tutto per lei, poi anche questo suo nuovo e particolare amore si esaurì, le rimasero solo le rate mensili da saldare e quella pelliccia chiusa nell’armadio che ormai non le piaceva più.

