Mi piace vagar per i piccoli cimiteri
in campagna vi trovo i meno austeri
Le scritte sulle lastre passo in visione
e ritrovo il prete che mi passò a comunione
Nell’andar avanti vedo anche la fiorista
e penso: “In effetti è tanto che non l’avevo vista”.
Medito su tutti questi morti che riposano in pace
e a me che giro fra loro mentre tutto tace
Osservo i nomi antichi del passato
di chi da tempo antico si è eclissato
Adoro star nella quiete delle anime perite
le preferisco ai vivi che fan venir l’orchite
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Fanculo a te che mi hai tagliato la strada
Fanculo alla vita agli amici
Fanculo ai parenti
Fanculo a tuttiFanculo a chi guadagna sulle spalle degli altri,
sfruttatori andate affanculo!
Fanculo a te dietro lo sportello
Fanculo a te che te la tiri
Fanculo a te che guardiFanculo a te culo stretto
e tieniti la tua merda dentro!Fanculo ai tuoi braccini corti
Fanculo all’avariziaFanculo alla musica di merda
Fanculo alle tardone panterateFanculo alla televisione
Fanculo ai giornaliFanculo a chi non ti capisce
Fanculo a chi ti tradisce
Fanculo ai servi
Fanculo ai padroniFanculo al denaro
alle carte di credito
a chi pensa di comprare tutto
Fanculo all’aviditàFanculo ai prepotenti
e soprattutto
Fanculo a te che ti sei accaparrata
quell’ultimo paio di stivali in saldo della mia misurache avevo puntato da più di un mese
e Fanculo a me che ho perso tempo a parcheggiare
… dovevo lasciarla in doppia fila, Fanculo!
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So che mi trovi ancor bella
seppur manifesto una certa tremarella,
affermi sempre che apprezzi il mio tremore
poiché nel sesso amplifica il tuo ardoreMi dici che son molto sexy quando alla sera
nel bicchier sul comodin ripongo la dentiera
e mi sussurri che è davvero magistrale
vivere con me l’estasi della passione oraleSo di esser fortunata e quanto sia pregiato
viver questo sentimento che mi toglie il fiato
ma, se davvero tieni così tanto al nostro amore,
evita di staccar col piede i cavi del mio respiratore -
Non andare via, non lasciarmi,
sento una grande desolazione,
un vuoto che mi aspira e che m’inghiotteTi scongiuro non partire,
sono persa,
cosa faccio adesso della mia vita?Voltati,
torna indietro,
questa stanza è buia senza teNon mi abbandonare,
non sono niente
se tu non sei con meNon chiudere quella porta,
non avrò più scopi
se tu te ne andraiMa se proprio devi andare,
se ormai non ha più senso
la tua presenza qui,
ti prego,
porta via la spazzatura
che oggi ho cucinato il pesce -

Fania amava l’acqua, la percepiva come il suo elemento naturale. Non vedeva l’ora d’immergersi e lasciarsi cullare. Le piaceva stare supina. Metteva indietro la testa in modo che le orecchie restassero immerse. Evocava così una condizione simile alla deprivazione sensoriale, chiudeva gli occhi e tornava all’origine della sua creazione. Si sentiva protetta e pura come all’epoca in cui le sue cellule cominciavano a moltiplicarsi, quando l’universo era costituito unicamente dalla linfa materna. Nessuna cosa al mondo la rilassava così tanto. Ogni tanto avvertiva un suono ovattato e, come quel suono, tutto rimaneva lontano. Le sue angosce, ogni sua emozione scivolava in un abisso profondo mentre lei rimaneva a galla. Fania cercava, nei suoi momenti liberi, di tornare in quello stato di grazia, mare, piscine o laghi, tutto le era congeniale pur di lasciare che il suo corpo venisse sospeso nel fluido d’idrogeno e ossigeno. La vedevo spesso qua in estate, mi piaceva la sua naturale eleganza. Arrivava sempre da sola, veniva nel mio chiosco a prendere un caffè, mi sorrideva e io ricambiavo. Adoravo osservarla mentre si dirigeva verso la riva del lago. Lei si spogliava, lasciava tutto a terra e camminava nell’acqua fino a che non fosse così alta da poterci galleggiare. Durante il mio lavoro mi capitava spesso di cercarla con lo sguardo all’orizzonte. Sono passati tanti anni, ancora la sto cercando.
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Una parte di me è in circolazione
e a ragionarci che emozione!
Pensa a come sarebbe entusiasmante
scorrere nelle vene di un viandante.
Oppure defluire dentro un Re
che si ritroverebbe mescolato a me,
che piacere per lui nobile e ignaro
ritrovarsi il mio sangue proletario. -
Non ce la fai eh? Mi vuoi stare addosso … continuamente. Non ti voglio, faccio di tutto per tenerti alla larga ma tu non ce la fai proprio a mollarmi …ti odio! Smettila, non vedi come ci stiamo riducendo? Ti scaccio e torni, non ti sembra umiliante? Perché io? In fondo ce ne sono tante come me, non credo proprio di avere qualità migliori di altri…anzi, ma tu insisti nel venire ad accostarti a me. Mi segui ovunque, ti sento ronzare nei paraggi e mi sale la bile. Le ho provate tutte per mandarti via. Non è umano insistere così tanto, anche a costo della propria incolumità, ma tu te ne freghi e mi desideri in tutti i modi. Cosa vuoi di più da me? Mi fai solo male! Godi nel vedermi ridotta in questo stato? Mi sento affranta, non trovo riparo. In passato molti si sono prodigati nel darmi consigli, nel parlarmi delle loro esperienze passate, io ho cercato di applicare le loro soluzioni ma ora sono disperata, mi sembra tutto inutile perché ti ritrovo ancora qua su di me a succhiarmi la vita, maledetta zanzara!
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Ammettiamolo alcune donne, come me, sono spesso esagerate, io lo sono come misure (eccetto l’altezza), come voce e come atteggiamento di vita. Adoro portare tutto all’esasperazione e immaginarmi come una novella Duse attaccata alla tenda del proscenio con indosso la miglior aria a dolor di corpo che si possa immaginare. Ogni esperienza diventa un fatto di grandissima importanza, ad esempio un uomo mi sorride = io sono già innamorata, un uomo non risponde repentinamente ad un mio sms = sicuramente è insieme ad un’altra #bastardo! Noi piccole Drama Queen parliamo con le amiche, mandiamo messaggi di SoS, apriamo skype nella speranza di trovare un santo a cui riversare le nostre gioie e i nostri tormenti, ci sfoghiamo e tutto dopo, misticamente, assume un aspetto meno importante. Ogni cosa è amplificata, probabilmente l’abbiamo nel dna o, forse, abbiamo una sensibilità maggiore di altri. Ci entusiasmiamo con niente, una nuova amicizia, un libro, un film o semplicemente aver ritrovato un video d’epoca su iutiub, ci da un’emozione così grande che subito desideriamo condividerla. Proprio per questo,per me, vivere in quest’epoca di social network è una vera goduria, invado la rete con le mie cazzate a go go come, quando e quanto voglio. Ci piace farci coccolare da amici, ma anche dalla persona appena conosciuta che sia la cassiera della coop o l’idraulico del momento. Adoriamo farci dare la classica pacca sulla spalla, siamo golossissime dell’insalata dei “ti comprendo” condita con l’olio dei “vedrai..dopotutto domani è un altro giorno”, ma aborriamo certi luoghi comuni di Ferradiniana memoria. Credo sia una gran fortuna essere così (per noi intendo, per gli altri … meglio non sapere), siamo trasparenti, non rimuginiamo sulle nostre piccole o grandi mestizie, le vomitiamo in giro così non restano dentro di noi a stagnare. Forse è anche per quello che abbiamo una bella pelle, non tratteniamo le tensioni come le MG , siamo libere di essere noi stesse sempre e comunque con le nostre piccole grandi lotte e so che un giorno verremo comprese da tutti, lo sento (pacchetta sulla spalla) 😉
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Colleghi ministri, vi ho riuniti qua perché è tempo ormai di affrontare la grave situazione in cui ci troviamo. Comincio col dirvi che non è più tollerabile fruire liberamente della respirazione senza pagare alcuna imposta in merito, odio il comunismo dell’aria! Dovremmo cercare di suddividere tale materia a secondo delle possibilità economiche dei cittadini: più paghi = più respiri. Questa è una delle prime azioni da fare, già ce l’hanno messo in tasca con il referendum sull’acqua pubblica, ma poi perché pubblica? Se la terra è privata perché non dovrebbero esserlo anche il resto? Il referendum è da abolire! Ricordo a voi tutti, onorevoli colleghi, che l’unico sistema al mondo che garantisce una vita degna, per me e per noi, è quello capitalistico. Se non fosse così non avrei fatto la mia sensazionale carriera, non avrei mai potuto sfruttare liberamente gli altri, non avrei potuto truffare francamente chi lealmente si fidava di me apertamente. Abbiamo il dovere, inoltre, di pensare al problema del traffico. Una parte della cittadinanza ha il tremendo vizio di non muoversi con le auto, questi proletari incoscienti si spostano in bici o addirittura a piedi senza sborsare un soldo per i carburanti. La libera circolazione dovrebbe essere regolata da leggi, i cittadini accetterebbero naturalmente un pedaggio a pagamento come scusa per risanare le casse dello stato e creare nuovi posti di lavoro. Questo consentirebbe a me, a noi, ai nostri amici e cognati, di speculare e arricchirci ulteriormente. A noi, che abbiamo la missione di guidare il paese, verranno installati telepass sottopelle in modo che nessuna barriera possa impedirci di muoverci come vogliamo. Insomma queste sono alcune delle idee per il progresso del paese, faremo decreti su decreti per portare avanti i nostri programmi, continueremo a bombardare la tv di notizie sui culi delle dive. Divulgheremo le giuste informazioni per fare fronte ai temi importanti come l’afa d’estate, il freddo d’inverno e le piogge varie ed eventuali. L’italiano medio dovrà continuare a preoccuparsi di come affrontare la prova costume, così non farà molto caso al frigo ormai vuoto. E’ in un momento di crisi come questo che si vede la grandezza della classe politica, diamoci da fare e velocemente che ho due gnocche che mi aspettano a palazzo.
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Ciao come stai? Mi chiedevo solo cosa stessi facendo, è un pezzo che non ci sentiamo … al lavoro come va? Si lo so c’è una situazione di merda in giro pazzesca e anche se questi non erano gli scopi che avevamo da ragazzi dobbiamo stringere la cinghia e andare avanti come possiamo …. Senti, non è che una di queste sere ti andrebbe di vederci? Si lo so che sei incasinato … un aperitivo? Ti ricordi, una volta andavamo spesso al cinema, adesso viviamo sempre di corsa, non abbiamo più tempo per noi. Una cena da me una di queste sere? Ok allora ci aggiorniamo, a presto caro … baci.

