Caraibi

Spiagge bianche, acque cristalline, te ne stai rilassato con un cocktail in mano, ascoltando musica caraibica. D’altra parte, si parla di Caraibi.

E tutto splende, perché sì, è caldo, ma le acque, quelle acque sono fresche e tu puoi prendere il sole, bagnarti ogni volta che senti troppo caldo. E se non ti va la spiaggia c’è la piscina e poi rientri nel climatizzatissimo resort. E il caldo così, non è insopportabile anzi, è benefico e ci fa venire la pelle più scura. Poi ci metti le cremine per l’insolazione e per le rughe e tutto va bene perché siamo ai Caraibi.
Ah, non siamo ai Caraibi? Sono i Caraibi ad essere venuti da noi?
Ma è bellissimo, i Caraibi!
Ah, non è bello? Dovremmo abituarci a questo?
Ma dai è fantastico se la seconda carica dello Stato dice che ci abitueremo, ci abitueremo!
Ci abitueremo ai Caraibi.
Sarà bellissimo.
Ci abitueremo alle spiagge incontaminate, ci abitueremo ai cocktail a bordo piscina, ci abitueremo ai resort di lusso.
Ci abitueremo.
Ma noi, noi che stentiamo ad arrivare a fine mese, questi Caraibi non possiamo permetterceli.
Perché io non so quanto cazzo pagherò di bolletta per questi ventilatori accesi ventiquattr’ore su ventiquattro, nella speranza che non si fulminino. Perché un altro ventilatore non potrò permettermelo.
Ci abitueremo ai Caraibi?
Col cazzo che ci abitueremo ai Caraibi.
È una scusa di merda che usano i ricchi per non affrontare il problema climatico.
Un problema climatico creato in gran parte da chi ha più risorse e sostenuto da chi dovrebbe affrontarlo.
E noi?
Noi facciamo la raccolta differenziata. Noi stiamo attenti. Noi l’olio esausto non lo buttiamo nel lavandino. Noi siamo bravi.
E noi ci becchiamo questo caldo assurdo, in cui non c’è fine, fine pena mai.
Però ce lo rivendono come Caraibi.
In questo clima caraibico-vacanziero a Roma da giorni più di duecento persone dormono per strada davanti allo Spin Time Labs. Bello il campeggio!
Ma esistono campeggi nei Caraibi?
È sostenibile avere un campeggio nei Caraibi?
E soprattutto, non c’è un bar in questi campeggi con l’aria condizionata sparata fuori, dove prendere questo benedetto cocktail.
E soprattutto si muore, in una tenda.
E allora immagino i Caraibi, immagino Cuba.
Cuba, stritolata dall’embargo, Cuba, dove i blackout da anni sono una parte della vita quotidiana e il caldo, senza elettricità, diventa un’altra cosa ancora. Una popolazione impoverita, un esodo di massa, mancanza di carburante, farmaci e beni essenziali. Cuba è bellissima, l’avete mai vista? Una perla che sta morendo fra fame, mancanza di elettricità e abbondanza di disperazione.
Cuba fa parte dei Caraibi e ai Caraibi c’è caldo.
C’è una popolazione che cerca di sopravvivere, manca tutto ma il caldo non manca mai.
Ma Caraibi.
Caraibi è la parola magica.
Caraibi sa di profumo, sa di bellezza, sa di corpi armoniosi, sa di rilassatezza.
Caraibi sa di vacanza.
Caraibi sa di piscina.
Caraibi sa di cocktail.
E allora sogno i Caraibi, ma penso a Gaza.
Una Gaza già distrutta, rasa al suolo, dove stanno portando via le macerie perché, così, occhio non vede, storia non duole, come pensano loro.
E in quelle tende, sotto un caldo assurdo, ci vivono persone.
E ci vivono i topi.
Ci vivono le persone con i topi.
I sopravvissuti.
I sopravvissuti che non ci dovrebbero essere, perché questo caldo ammazza anche quelli.
Ma Caraibi.
Intanto ci sono più incendi, dalla Francia alla Spagna, fino a mezza Italia — l’estate sta mettendo a dura prova tutto il continente, e le alte temperature, la siccità prolungata e le ondate di calore fanno propagare i roghi sempre più in fretta. Città con il bollino rosso, i fiumi in secca: il Po ha già superato il record negativo, tanto che qualcuno ci ha piantato un ombrellone in mezzo al letto del fiume, giusto per farcelo capire meglio. Il Danubio si è ritirato così tanto da restituire relitti di navi da guerra, bombe della Seconda guerra mondiale, resti di mammut. A Londra i parchi sono ingialliti, aridi, secchi come se fossimo già ai tropici pure lì. In mezza Europa hanno dovuto chiudere o rallentare le centrali nucleari perché i fiumi non bastano più a raffreddarle.
I vigili del fuoco lavorano in condizioni sempre più estreme.
Sedicimila morti in eccesso, in Europa, per il caldo di quest’estate.
Nelle ultime ora in Italia un carpentiere di quarant’anni è morto su un tetto nel Bresciano. Una guardia giurata è stata stroncata da un malore a Bologna. Un bracciante di diciannove anni è morto nei campi del Cremonese. Magari lavoravano per mettere via i soldi per una vacanza ai Caraibi.
Ma Caraibi.
Caraibi per i vigili del fuoco.
Caraibi per le persone di Spin Time a Roma.
Caraibi per i sopravvissuti di casa.
Caraibi per tutti i poveri.
Caraibi per chi non si può permettere nemmeno il cazzo di ventilatore a cui sono attaccata ormai ininterrottamente da metà giugno.
Caraibi.
Caraibi sui treni senza aria condizionata, quelli che saltano, quelli che si fermano, quelli sui quali il caldo diventa un altro problema da sopportare.
Caraibi. Il governo ha annunciato una flessibilità di bilancio di circa 21,7 miliardi nel biennio 2027-2028 per la difesa, nell’ambito della clausola di salvaguardia europea. Non ci sono soldi per la sanità, per la scuola, per quello che i sognatori osano ancora chiamare bene comune ma, ci salveremo dagli invasor!
Quali invasori?
Caraibi in cui non si affronta la crisi climatica perché quelli che la dovrebbero affrontare non la possono sentire. Loro se ne stanno sempre al fresco, con l’aria condizionata ventiquattr’ore su ventiquattr’ore.
Perché non hanno un problema di bolletta quando arriverà questo cazzo di conto estremamente rincarato, mentre noi usiamo più aria condizionata e più elettricità che mai per tirarci fuori da questo caldo di cazzo.
Ma Caraibi.
Caraibi, è bellissimo.
Caraibi è una tragedia per i poveri.
È una presa per il culo.
Una presa per il culo che viene dalla seconda carica dello Stato, da tutti questi politici al comando che ci stanno fottendo a favore delle loro ricchezze e delle ricchezze dei loro amici.
Però Caraibi.
Di che cazzo ci lamentiamo?

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