The remains of love – Jack Vettriano
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Avevo amato quell’uomo, cazzo se l’avevo amato. Riesco ad ammettere solo adesso quanto il nostro incontro mi avesse annientata, tutt’ora ne porto i segni. So che era amore quello che ho provato ma non ho mai voluto rendermene pienamente conto, forse per paura o perché sapevo già come sarebbe andata a finire. Avevo amato i suoi occhi, la sua pelle, le sue braccia. Se ci penso riesco perfino a rammentarne l’odore. Ricordo la sua voce delicata e la sensazione che provavo ogni volta che squillava il telefono. Mi vengono in mente i tanti messaggi che ci scambiavamo, la nostra eccitazione che correva lungo i fili da una città all’altra. Avevo davvero amato quell’uomo e forse avrei dovuto dirglielo, forse eravamo fatti l’una per l’altro ma gli spettri del passato sono stati più forti di noi e ci hanno allontanato per sempre. Non dimenticherò mai il nostro primo e ultimo incontro, la sua dolcezza, la sua passione, il modo in cui sapeva prendermi, le nostre risate e il tramonto che colorò di rosso i nostri visi. Nella mia testa è vivo ogni attimo trascorso insieme, compresa l’inquietudine che si manifestò all’improvviso sul suo volto e che da quell’istante raggelò per sempre il mio cuore. Non so questa mia ritrovata consapevolezza a cosa potrà portarmi, ma so che avevo amato quell’uomo e ogni attimo trascorso insieme a lui resterà indelebile. L‘avevo decisamente amato, nei miei pensieri, che scorrono come pellicola davanti ai miei occhi, rivedo i suoi capelli, il colore dei suoi occhi, le rughe che incorniciavano il suo sorriso rassicurante. Riconosco oggi che niente della mia esistenza è rimasto uguale da quando se ne andato via. Rammento le sue parole che non mi convinsero per niente ma a cui volli ostinatamente aggrapparmi per non smettere di sognare. Ricordo perfettamente tutto, avevo davvero amato quell’uomo, cazzo … ma come si chiamava?
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Di sicuro sarete migliori dei membri dell’Accademia che, dando il Nobel per la pace all’Unione Europea, hanno dimostrato ancora una volta di assegnare i Nobel a cazzo di cane.
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Ormai non va più e per quanto me ne possa rammaricare devo accettare che è finita, devo guardare avanti e cercare un valido sostituto al mio vibratore. Mi trovavo benissimo con il mio modello rabbit, era la relazione più lunga che avessi mai avuto e ancora adesso sarei orientata per un acquisto in quella direzione. Sto chiedendo consigli su siti in grado di offrire il miglior rapporto qualità/prezzo, navigo, mi faccio una cultura in materia. Al momento ho scoperto che esiste una baia chiamata Dildo a Terranova in Canada, immagino che sia una meta molto ambita. Certo fossi una blogger di quelle serie con tanto di sponsor potrei ricevere articoli in omaggio in cambio di recensioni sui prodotti, come le fashion blogger al posto di proporre outifit fighissimi potrei fare foto a vibratori, dildo e altri sexy toys e scrivere du’ cazzate per invogliare eventuali acquirenti. Perché no? Potrei cominciare da adesso e magari se mi va bene potrebbero arrivarmi un sacco di oggettini in omaggio, certo però lo spazio in casa mia è scarso e non potrei tenerli in bella vista, rischierei di fare una figura del cazzo. Intanto butto giù qualcosa .. non si sa mai.
Modello:Double PleasureTag: two gustis is best che uan
Questo simpatico modellino è un oggetto immancabile nella vostra collezione di sexy toys. Adatto a tutte le stagioni e nei colori alla moda si adegua a meraviglia alle curve e s’inserisce perfettamente nel vostro intimo per regalarvi nuove sensazioni e giovani emozioni. Come medium consumate potete, grazie alla sua sferzante energia, sentire le vibrazioni che vi manderanno in trance. Ha più programmi della mia lavatrice e delle reti nazionali in estate. E’ dotato della giusta flessibilità e di sferette pronte a stimolarvi profondamente. Non richiede particolari cure, pur rientrando nei modelli rabbit si alimenta con le batterie e non con l’erba. Si consiglia, come per gli altri prodotti introspettivi, l’uso di lubrificanti, evitate però l’olio Castrol anche perché il prodotto non richiede particolari trattamenti antigelo.
Modello: Double Pleasure RechargeableTag: two gustis is best che uan
Questo incredibile oggetto, frutto della più sofisticata tecnologia messa appunto dalla NASA, è il top per approfondire la conoscenza di quella parte di sé che rilevate solo ai vostri intimi frequentatoti. E’ ricaricabile, semplice ed elegante, silenzioso in modo da evitarvi la solita scusa ai vicini dell’aspirapolvere passato a tutte le ore del giorno e della notte. E’ il regalo giusto da chiedere al vostro partner ad ogni ricorrenza, ma vi sconsiglio di farvelo regalare per Natale, sarebbe imbarazzante che i bambini lo trovassero sotto l’albero, anche i conigli nani ci rimarrebbero malissimo se lo introducessero nella loro gabbia.
Modello: Silver ShuttleTag: bullet di periferia
Ideale per le vostre prodezze balistiche questo modello a proiettile offre prestazioni esplosive. Perfetto se amate l’emozioni forti. I modelli più avanzati sono dotati di mirino, utilissimi per un’eccitazione mirata quando ormai non si vede più un cazzo . Ottimo anche per farci giocare il partner poiché il piacere di certe vibrazioni è spesso trasversale e molto più comune di quello che si pensa.
Viva l’amore abbasso la caccia!
Chiunque opti per questo tipo di proiettili salvaguarda l’ambiente con il benestare della l.i.p.u.
Modello: Meglio un uovo oggi …Tag: scrambled egg
Il modello wireless permette di giocare in estrema libertà. Ha ben 10 velocità che si possono regolare tramite il discreto telecomando. L’ovetto è inoltre dotato di una pratica cordicella per il recupero in caso di smarrimento (e non è che se alla tua partner tiri la corda lei apre le braccia* come una bambolina, però niente vi vieta di provarci). Il possedere un giocattolo erotico senza fili ma telecomandato da la possibilità di muoversi agevolmente e far regolare ad altri la velocità di vibrazione. Si raccomanda però di non lasciarlo insieme agli altri telecomandi di casa, una volta un mio amico insisteva perché voleva vedere la partita su Sky … è stato bellissimo

E questa invece è la baia di Dildo, ve l’ho messa qua perché tanto sapevo che ve la sareste andata a cercare 🙂
*si so che è vecchia ma ci stava benissimo, non c’è mica il copy su questa battuta? -
Nella Torre l’assenzio era già accolto.
Sussurravano gli zoppi del Rio Salto.
I cavalli di Gianni alle lor soste
frangean la coca con rumor di locuste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata coi crini udendo la salsa ancheggia;
che nelle droghe avea delle anfetamin gli spruzzi
Con su la storpia e il vomito, di essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
O cavallina, cavallina stronza,
che pippavi con colui che non ritorna;
tu capivi il suo assenso e quell’effetto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo dotto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò più pastiglie.
Tu che ti senti dentro l’uragano,
tu davi retta alla sua piccola mano.
Tu c’hai nel cuore la Marina grulla,
tu che ti drogavi dietro la betulla.
La cavalla volgea la persa testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
O cavallina, cavallina stronza,
che pippavi con colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu tiravi forte!
Con lui c’eri tu sola e le sue scorte
O dissennata fumasti selve d’erba controvento,
tu tenesti nel cuore il tuo sgomento;
sentendo il collasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu bloccasti il corso:
adagio poi seguitasti la tua via,
perché facesse passar presto l’agonia…
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.
O cavallina, cavallina stronza,
che pippavi con colui che non ritorna;
oh! due parole ella dovè pur dire!
E tu capisci, ma non sai smaltire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l’eco degli scoppi,
seguitasti la via sniffando tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole.
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l’abbracciò su la criniera.
O cavallina, cavallina stronza,
che pippavi con colui che non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu non l’avevi buona… Ma parlar non sai!
Tu non sai, sciagurata poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Chi t’ha venduto la dose che l’uccise:
esso t’è qui nelle pupille fisse.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa’ cenno. Dio t’insegni, come.
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco sulla strada.
La paglia non rollavan con l’unghie vuote:
dormian sognando il grullo senza ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse il nome del pusher e si alzò un nitrito.

A Maurizio Galluzzo, poiché donna di parola sono.
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Sentivo il suo profumo ogni volta che schiudevo quel battente e anche se cercavo d’ignorarlo la sua presenza m’invadeva facendo accrescere in me pensieri impuri. Sapere di averlo vicino mi sconvolgeva i sensi, ma non mi sembrava certo quello il momento per lasciarsi andare. Avevo pensato di rivolgere le mie attenzioni altrove, mi guardavo intorno cercando di scorgere alternative meno devastanti. Invano cercavo di razionalizzare i miei bassi istinti che prevalevano sulla saggezza. Lo sentivo, era forte e lo desideravo, al solo pensiero di fare la pazzia di averlo mi sentivo tremendamente euforica e fuori controllo.Dovevo andar via, non potevo oppormi ancora a lungo a quel suo seducente richiamo e più che mi dicevo che potevo farne a meno, che certi appagamenti erano futili e che mi sarei pentita se fossi caduta in quel tranello, più che sentivo fremere ogni parte del mio corpo al suo pensiero. Nonostante tutti i miei buoni propositi, per salvaguardarmi da quella stupida impudenza, in un attimo la mia bocca si ritrovò piena della sua essenza che da prima cercai di assaporare delicatamente e poi con una voracità animale di cui non mi credevo capace. La sua natura dolce e amara nella mia bocca mi colmava, adesso lo pretendevo tutto come se in vita mia non avessi mai avuto altri desideri che averlo prepotentemente dentro me. Non ricordo neanche quanto tempo fosse passato, ogni attimo faceva parte di un tempo non tempo sospeso nei meandri della mia eccitazione. Ma quel sogno in cui mi ero persa svanì velocemente, senza che me ne fossi resa conto. Ero ancora in trance quando mi ritrovai con le sue tracce umide sul mio corpo, ero sconvolta.
Cercai in qualche modo di razionalizzare quello che era successo, mi sentivo sporca ed ero frustrata dai sensi di colpa. Ero stata in preda ad un’ingordigia devastante, ma ormai il danno era fatto e non potevo che andare a farmi una doccia e cercare di lavare le tracce di quel momento di cieca e voluttuosa bramosia. L’angoscia però non voleva andarsene, avrei dovuto resistere e non lasciarmi indurre in tentazione, purtroppo l’avevo fatto, avevo aperto il frigo e mi ero strafogata con mezzo kg di proffiterol, mi consolai al pensiero che dopo avrei fatto sesso selvaggio con un fusto nigeriano e in barba alle calorie ne avrei bruciate in quantità.
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L’evento era destinato a soppiantare il Live Aid, Bob Geldof si sarebbe mangiato le mani. I vip erano accorsi a centinaia per manifestare la loro solidarietà al povero giornalista reo di aver rivelato le proprie opinioni dietro un articolo falso e diffamatorio firmato da uno pseudonimo che celava l’identità di un ex vice direttore di un giornale, vecchio collaboratore dei servizi segreti a cui forniva informazioni e articoli fasulli. Che poi tale articolo gettasse merda sulla tutela delle donne, sulla loro libertà e infamasse un giudice era cosa di poco conto di fronte alla scandalosa condanna di un recidivo che aveva usato i propri mezzi d’informazione per scopi loschi.
La fedele compagna del condannato si era spesa in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi per suscitare nell’opinione pubblica la giusta indignazione che occorreva per completare l’outfit di odio verso la magistratura. Da anni le toghe rosse avevano cercato, con scarsissimo successo, di fermare certi politici vicini al giornalista accusati di truffa a vari livelli, corruzione e sfruttamento della prostituzione minorile e anche in nome della libertà di questi suoi cari amici che il povero direttore si adoperava a scrivere ed editare articoli tesi a distorcere la realtà. L’amicizia è un valore assoluto e in base al I emendamento americano, che non c’entra nulla ma che fa sempre figo richiamare, e alla famosa citazione, attribuita erroneamente a Voltaire, sulla libertà d’opinione, aveva pur sempre il diritto di pubblicare cosa voleva, in fondo era questa la motivazione che l’aveva spinto a diventare direttore del giornale. Ma nel nome della libertà della sua opinione il prezzo che si era ritrovato a pagare era altissimo: 14 mesi di carcere che non avrebbe mai scontato.
Per fortuna la partecipazione dei suoi colleghi sia di destra che di sinistra, che sulla libertà di espressione degli sfigati bloggers non avevano speso una parola, non aveva tardato ad arrivare, quando si trattava di un collega che aveva osato pubblicare Farina dal suo sacco, non si poteva certo rimanere in silenzio.
Fu lanciato un appello accorato, su twitter aveva iniziato ad imperversare l’hastag #siamotuttisallusti, perfino mia cugina Carmelina, a cui di giustizia e politica non fregava una mazza, si sentiva Sallusti, forse perché anche lei era calva ed aveva una fidanzata di nome Daniela. Anche il parroco del mio paesino durante l’omelia aveva parlato di grave situazione per la democrazia nel nostro paese prima d’ingerire il corpo e il sangue di Cristo. Perfino al supermercato raccoglievano firme per scagionare il condannato, ogni 10 firme raccolte un pacchetto di figurine dei giornalisti de Il Giornale e di Libero.
L’evento stava avendo una risonanza interplanetaria anche si era un po’ scopiazzato lo storico concerto per Nelson Mandela e cercato acrobaticamente di avvicinare la vicenda di Sallusti a quella del leader sudafricano. La Santanchè aveva scelto l’eterno ragazzo di Monghidoro come presentatore della serata, in fondo erano uniti dalla stessa marca di tintura per capelli e per l’artista emiliano questa era una ghiotta occasione per rivalersi dopo il flop sanremese. Molte le adesioni: dall’onnipresente Cardinal Ruini ai Negramaro, da Alessandro Borghese a Sting che quando si trattava di certi diritti non si tirava mai indietro. La Pausini aveva colto l’ennesima occasione per parlare di quanto la sua gravidanza le impedisse con dispiacere di partecipare al concertone. Tiziano Ferro aveva creato per l’evento un brano con il suo classico stile in due ottave.
Già dalle prime battute del concertone Red Ronnie, in collegamento dal bagno di casa sua, aveva preso a twittare come un ossesso mettendo in relazione l’affaire Sallusti con le profezie dei Maya. I media tradizionali e i social media si erano dimostrati tutti compatti nel condannare l’ingiustizia e difendere la libertà di opinione, nessuno poteva sfuggire al concertone, ogni canale diffondeva la musica e gli appelli che la Santanché, con il suo fare leggiadro, vomitava attraverso l’etere. Solo Al Bano riusciva a tratti a sovrastarla.
Tuttavia alcune persone si ostinavano, inascoltate da quel muro di solidarietà che si era eretto a proteggere il giornalista, a cercare di capire, e far capire ad altri, la differenza fra diffamazione e libertà di parola. Io ero fra quelli che cercavano di comprendere a che pro un direttore di un giornale avesse affidato un articolo ad ex agente del Sismi che usava come pseudonimo il nome privo di una S di un celebre attore americano famoso per i suoi incontri ravvicinati del III tipo, ma forse era proprio questo il nesso e Red Ronnie non aveva poi tutti i torti.
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Sta arrivando, non posso rimanere inerme, devo sistemare, devo cercare di recuperare qualcosa dall’armadio e a questo punto approfittarne anche per capire se ho ancora della biancheria intima adatta. Non voglio farmi prendere di sorpresa, quando arriverà mi farò trovare pronta, ammaliante e in splendida forma. Credo che opterò per stivali con tacchi alti, quelli vanno sempre bene, cercherò di indossare solo abiti che mettano in risalto il mio seno e che celino altre forme troppo abbondanti. Sono elettrizzata, lo sento già, non voglio farmi trovare impreparata, voglio agire ora affinché tutto fili poi nel migliore dei modi. Voglio riconsiderare la scelta del profumo, qualcosa che si adatti a questa aria frizzante che già inizio a respirare e poi scegliere i giusti colori del make up, devo essere abile nel sottolineare i miei occhi e le mie labbra, non voglio sembrare una persona trascurata, è questa l’occasione per svoltare pagina. Lo so, come molte donne divento impaziente nell’attesa, ogni volta, ad ogni cambiamento sento nuove possibilità che si aprono, nuove perturbazioni che si avvicinano e questo approdo è il mio preferito, non vedevo l’ora di un suo ritorno. E’ sull’abbigliamento che devo concentrarmi, quando arriverà, perché arriverà lo so, non mi spiazzerà con le sue classiche sorprese, saprò reagire con stile ed eleganza, approfitterò per tirare fuori una parte sexy di me senza per questo espormi in modo esagerato, non sia mai che appaia volgare, non sarebbe nel mio stile e poi ormai non sono più giovanissima, credo di sapere quello che è più appropriato per la mia figura, per il mio essere donna matura ma ancora intrigante. Finalmente potrò indossare le autoreggenti, mi sembra una scelta sempre vincente e adatta ad ogni occasione. Che bello adesso ci siamo, sta davvero arrivando, è il momento del cambiamento, sono davvero sono eccitata. Sapete, aspettavo da mesi il suo ritorno e a questo punto voglio andare fino in fondo. Finalmente è arrivato l’ autunno, oggi mi butto a capofitto nel cambio dell’armadio, non vedevo l’ora. -
Avessi avuto una vita normale sarei diventata una brava donna come Benedetta Parodi. Sarei stata attenta alla linea senza cercare di riempire i miei vuoti d’amore con strani vizi, mi sarei vestita perbene con tacchi all’occorrenza e avrei cucinato, a volte anche male, per i miei 2 figli e per mio marito come in ogni buona famiglia cuore che si rispetti. Invece qualcosa in me è stato deviato, dopo il primo fidanzatino avevo già capito che non potevo avere storie comuni, baciava malissimo ed era banale, somigliava a Claudio Baglioni, ma non quello bello di qualche anno fa, somigliava al Baglioni giovane soprannominato “Agonia” sputato sputato. Insomma è capitato che non abbia seguito certe regole non dette e non mi sia mai sposata, abbia frequentato artisti e sognatori e continui a farlo. Non mi sono mai sentita adeguata, alle medie non avevo fatto amicizia con nessuna bambina, ero grassa e non potevo permettermi vestiti alla moda, me ne stavo con i maschi, il nostro divertimento maggiore era andare per musei a Firenze il sabato pomeriggio. Se penso adesso a quello che fanno i ragazzini alle medie, a quanto siano vispi, realizzo quanto noi fossimo strani. L’inadeguatezza mi ha accompagnata in tutti i miei 44 anni in fila per sei col resto di due, ho sempre vissuto in bilico fra ironia e rabbia, cazzeggio a piede libero e saudade coatta.
Le ingiustizie sociali mi hanno sempre fatto incazzare, piango riguardando film come Nel nome del padre o Sacco e Vanzetti, non ho mai visto Pretty Woman, in compenso ho visto decine di volte The Blues Brothers e Pomodori verdi fritti (Towanda!).
Fin dalla nascita ho fatto di tutto per evadere dai miei obblighi, ancora adesso vado al lavoro, arrivo puntuale ed eseguo i miei compiti correttamente, ma sono altrove.
La musica mi ha aiutato e mi aiuta a viaggiare, un pezzo del mio cuore è marchiato Janis Joplin, l’altro Mercedes Sosa.
Evado scrivendo, evado sognando, ma non sono una tipa evasiva. Mi piace costruire con la mente, lasciarla libera d’inseguire qualsiasi tipo di pista annusi. Sogno continuamente d’innamorarmi di qualcuno o di qualcosa perché l’emozioni, come l’acqua, irrorarono le idee che mi si piantano in testa.
Gli uomini preferiscono le bionde ma poi sposano Benedetta Parodi.
Non ho mai avuto normali storie d’amore, forse sono stata amata, forse no, forse ho amato, forse no, probabilmente sono troppo complessa e complessata. Ma poi cosa vuol dire normale?
Ho visto le devastazioni di vite formalmente a modo che in realtà celavano mostri, rabbie represse, desideri di evasione talmente forti da sfociare in abomini.
Il conformismo può avere un prezzo caro.
Per me lo so e continuo così.



