Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani, nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima.
Parla il Capitano James Tiberius Kirk:
Data Astrale 1313.7
Questo è il nostro XIX viaggio nel tempo, ci stiamo avvicinando al Pianeta Terra, dovremmo atterrare in un zona chiamata anticamente Italia, questa volta ci stiamo spingendo in una situazione molto più pericolosa rispetto alle nostre altre missioni. Gli antichi descrivono quella come un’epoca piena di conflitti e ricca di contraddizioni. Un numero spropositato di abitanti di quel corpo celeste viveva in condizioni di estrema povertà, altri invece sfruttavano le risorse naturali e i loro simili. L’uomo antico era influenzato da meccanismi primordiali denominati mass media, imperava su tutti un dispositivo primitivo chiamato televisione. Il sesso era criticato e praticato, anche dietro pagamento e in forme piuttosto insolite, grottesche e ripugnanti, soprattutto da parte di chi lo disapprovava apertamente. La Terra era inspiegabilmente divisa in zone chiamate nazioni con tanto di confini e guardie armate. La nostra missione, fortemente voluta dal signor Spock, è quella di studiare l’illogicità dei miei avi. Abbiamo scelto l’Italia poiché i testi del passato parlano di una popolazione complessa e totalmente priva di razionalità.

Data Terrestre 2013 D.C.
Siamo scesi e quello che appare davanti ai nostri occhi è qualcosa di totalmente spaventoso. Abbiamo superato diversi imprevisti nel corso delle nostre missioni, più volte ci siamo scontrati con i Klingon, abbiamo visitato pianeti ostili, visto forme di vita aberranti ma, per quante ne abbiamo passate, non eravamo preparati a tutto questo … Spock si sta sentendo male …
Sulu mi aiuti! … Ci porti su signor Scott! ….
..Spock mi sente? La prego reagisca!
Dottor McCoy: “Capitano, non reagisce, mi chiedo cosa può esserci stato di tanto terrificante in Italia per aver ridotto così il signor Spock?”
James T. Kirk: “…. eravamo pronti a tutto, avevamo studiato, sapevamo che la popolazione italiana all’epoca era davvero assurda, ma non potevamo credere che quel popolo fosse capace di tanto orrore finché non abbiamo visto con i nostri occhi il Quinto Governo Berlusconi”



Osservava i bambini chiassosi e ogni tanto alzava gli occhi al cielo nella speranza che né i piccioni né le rondini le scaricassero addosso quella che molti idioti chiamavano fortuna. Aveva portato un libro con sé ma non aveva nessuna intenzione di mettersi a leggere per estraniarsi da quel contesto che la rendeva spudoratamente superiore agli altri. Lei non era poi così bella, ma si manifestava fascinosamente altezzosa. Beveva a piccoli sorsi e guardava tutti negli occhi con fare di sfida, accavallava le sue gambe fasciate in un tubino nero e si sentiva divina come Audrey Hepburn in colazione da Tiffany. Aspettava che il tempo le passasse addosso per vestirla di tramonti e arricchire il suo fascino di superba malinconia. Le piaceva soffermarsi ad osservare le ragazzine, le bastava uno sguardo per far sentire loro in disagio, la sua classe surclassava la bellezza delle giovani donne e i suoi occhi potevano far sentire chiunque colpevole di pessimo gusto. Qualche uomo ogni tanto aveva provato ad avvicinarsi, ma nessuno poi trovava il coraggio d’insistere, le bastava un niente per annientare ogni tentativo di abbordaggio, lei ne andava fiera e si vedeva. Il suo non fare nulla era imbarazzante in questa epoca di disagio in cui, se capita di ritrovarsi soli, sentiamo l’irrefrenabile impulso di tirare fuori qualche ammennicolo tecnologico per parlare con qualche social amico su qualche social network. Alina appariva compiaciuta della sua solitudine, del suo volto perfettamente truccato, della resistenza del suo rossetto sulle sue labbra e sul bicchiere. Fumava una sigaretta che faceva durare un secolo, riprendeva a sorseggiare il mojito con il ghiaccio ormai sciolto e lanciava saette con gli occhi verso le madri poco curate di bambini vivaci, oppure verso i padroni in infradito di cani bavosi. Talvolta il vento osava sfiorarle i capelli, ma Alina non si scomponeva, poteva rimanere seduta per ore in quello strategico punto di osservazione nel bar del parco, ore in cui il suo fascino sovrastava tutti gli essersi che si trovavano nel raggio di pochi metri e solo quando era buio, e non si vendevano più bibite, si cambiava le scarpe, indossava lunghi guanti gialli e cominciava a pulire i tavolini e a sistemare il baretto.







E’ inutile girarci intorno, ebbene si, lo ammetto: io sono una donna impegnata, combatto per i valori in cui credo e ho i miei ideali. Voglio una vita sana, un maggiore rispetto per l’ambiente e per la cultura, un mondo più giusto e equo per tutti dove non ci siano discriminazioni di fede o di razza, un mondo dove io possa finalmente rotolarmi nel fuoco della passione con l’uomo che non deve chiedere mai. Già in passato avevo manifestato tutto il mio amore verso 
