«Perché si storcono i quadri?» ripeteva fra sé e sé Melissa.
«Io non li tocco. Soprattutto quelli che stanno in alto. Non capita mai che li urti, che li sposti, che li sistemi male. Allora possibile che sia il vento?»
Pensava che, se il vento fosse abbastanza forte da storcere un quadro, dovrebbe esserlo anche per buttarlo giù. Magari insieme a tutta la casa. Sarebbe stata la scossa giusta per ricominciare.
E invece no.
Il quadro restava lì, semplicemente inclinato di qualche grado, come se avesse deciso di cambiare prospettiva.
Melissa era convinta di passare buona parte del suo tempo a mettere in ordine.
No, non era vero. Le piaceva soltanto pensare che fosse così. Una vita ordinata doveva essere, per forza, una vita giusta.
Del resto c’è qualcosa nell’indole umana che ci spinge a cercare l’ordine nel caos. Eppure è proprio grazie al caos che siamo qua, creature viventi con i quadri storti.
Mettiamo a posto gli oggetti, le stanze, i pensieri, le relazioni. Cerchiamo di allineare le cose, di rimettere tutto al loro posto.
Eppure qualcosa sfugge sempre.
Come quel quadro appeso sopra il letto di Melissa, visibilmente storto. Lei non lo aveva toccato. Nessuno sapeva chi, o che cosa, lo avesse inclinato. Forse il tempo. Forse un movimento impercettibile. O forse semplicemente la casa, che continuava a vivere mentre tutti la credevano immobile.
Si guardò intorno.
Erano tutti storti, i suoi quadri.
Decise di lasciarli così.
Le cose leggermente fuori posto raccontano che qualcosa è accaduto: anche un’esistenza apparentemente ordinaria conserva piccoli spostamenti, minuscole crepe, impercettibili disallineamenti.




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