Sono una donna che s’innamora raramente, ma quando succede apre il cuore e si lascia travolgere senza dignità. Superata la sbandata per il Medioevo grazie al prode Alessandro Barbero, sono passata alla cotta per l’evoluzione grazie a Telmo Pievani.
Non penso ad altro da quando ho scoperto che l’evoluzione non è la solita marcetta trionfale dalla scimmia all’uomo, sempre e solo rigorosamente bianco. Niente trasformazione mistica da Homo erectus a Sapiens, come spiega spesso Pievani: siamo un cespuglio intricato e abbiamo convissuto a lungo con altri coinquilini bipedi.
I Neanderthal, per esempio. Per millenni sono rimasti cacciatori senza evolversi: forgiavano arnesi raffinati, si dipingevano il corpo, praticavano una loro forma d’arte e si accoppiavano fra consanguinei — probabile causa del loro declino genetico. La natura, però, la lasciavano in pace e probabilmente non hanno mai fatto guerre, perché quelle sono nate dai domini.
«Hey, tu, capellone, fuori dal mio orto! Sono mesi che zappo questa terra infame, la cicoria è mia e la gestisco io!». E giù duri di botte, con o senza clave.
Eppure i Neanderthal, autoctoni europei, prima che noi Sapiens partissimo dall’Africa per colonizzare il globo terraqueo, con noi si sono mescolati. Un certo feeling interspecifico c’è stato, tanto che portiamo tracce del loro DNA nel corpo; nel cervello probabilmente no, e questo spiega molte cose.
Siamo gli ultimi animali arrivati sul pianeta, i più fragili, eppure siamo stati capaci di piegare l’ecosistema con l’agricoltura, accelerare il collasso con l’industria e lanciarci a rotta di collo verso l’autodistruzione. Più che l’intelligenza, a distinguerci dai cugini estinti è stato il sacro senso della proprietà privata. Abbiamo inventato il capitalismo prima ancora della ruota, approdando alle meraviglie del nostro presente: razzismo sistemico, vecchi bulli al potere, negazionismo climatico, guerre per procura, lotta senza quartiere ai poveri anziché alla povertà e l’ossessione nevrotica per la cellulite, il grasso addominale e la lotta senza tregua all’invecchiamento.
I super-ricchi continuano a devastare l’ambiente mentre si blindano nei loro bunker di lusso in Nuova Zelanda o in Argentina, lasciando il conto da pagare a noi e ai nostri discendenti. Oligarchi, autocrati e faccendieri talmente ricattabili e puttanieri da far sembrare il fu Silvio «mi consenta» un educando delle Orsoline. D’altronde, a un galantuomo del genere potevamo forse negare l’intitolazione dell’aereoporco di Malpensa?
I bambini del limbo non so se diventeranno farfalle; io, di sicuro, non me la caverò.
Mi resta addosso una sola, imperitura perplessità evoluzionistica: com’erano attrezzati, laggiù, i maschi Neanderthal? Perché, se le nostre antenate Sapiens hanno ceduto alla promiscuità nei boschi pleistocenici, questi cacciatori tozzi e impellicciati dovevano pur avere un argomento parecchio convincente.




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