Mike non lo sapeva, ma era stato morso. Gli pareva che la sua esistenza continuasse normalmente: lavoro, casa, cane da portare fuori, palestra, birretta con gli amici dopo il calcetto del giovedì sera, tutto nella norma. Scopare con l’amante occasionale dopo il discobar del sabato, qualche volta un cinema, un fine settimana fuori porta. Cosa gli mancava? Niente.
Quel cambiamento non si vedeva nella sua vita quotidiana, né nelle sue relazioni, ma nella rete. Era diventato uno zombie come gli altri, un’epidemia che si era diffusa morso dopo morso. Erano bastati forse una condivisione, un like a una pagina, piccoli morsi a cui non aveva fatto caso, e così si era infettato. Quel bravo impiegato era diventato un essere mostruoso che vomitava odio a ogni commento, una bestia feroce che si nutriva di carne viva. Le oscenità che riversava su donne, bambini e chiunque non appartenesse a quel sistema marcio erano come morsi che andavano a fondo, fino a spolpare le viscere e a masticarle avidamente.
Mike, zombie fra gli zombie, allattati con odio, nutriti di fake news, viveva così nella sua ordinarietà fatta d’incontri, aperitivi, riunioni di lavoro.
Gli odiatori seriali erano tutti così e tutti, forse quasi tutti, avevano avuto prima una vita “normale”.
“Puttana!” “Torna a girare il sugo!” “Zecca!” “Dovete morire!” “Spero che gli immigrati ti violentino!” “W il duce!” “Remigrazione!”
Sorprenderebbe vedere come tutti i Mike vari si fossero trasformati.
Il virus inizialmente si era diffuso tramite le bot farm*, sparse su larga scala dall’Oriente all’Occidente, fino al sud del mondo, e aveva iniziato ad attaccare gli esseri umani che non sapevano distinguere l’individuo reale da un bot. Una volta infettati, il gioco era stato facile per le infrastrutture dei governi, i gruppi di hacker o le società tecnologiche, che potevano usarli per scopi di propaganda, disinformazione e manipolazione economica o politica.
Anche Rosina e Mario, una coppia di pensionati dediti all’orto e al giardinaggio, erano fra quelli diventati più violenti contro gli stranieri, le donne, i giovani, contro chi protestava, contro tutti quelli che criticavano lo Stato, il nostro o quello d’Israele.
All’inizio pensavano che non ci fosse niente di male a passare un po’ di tempo sui social: in fondo così potevano ogni tanto salutare i parenti lontani, condividere ricordi e vecchie foto, stare sempre aggiornati su quello che accadeva in paese. Insomma, pareva una buona cosa, fino a quando anche il gruppo del paese era diventato una cloaca di zombie.
In questo contesto non si erano formate colonie di sopravvissuti come in The Walking Dead: non c’era un vice-sceriffo come Rick Grimes a tenere unito il gruppo, né Michonne pronta a tagliare le teste con la sua potente katana, né Daryl Dixon con la sua balestra, né Carol Peletier con la sua astuzia.
La vita reale non è un fumetto, né una serie televisiva.
*Bot farm: rete coordinata di account automatizzati o gestiti in modo centralizzato, utilizzata per simulare attività umane online e amplificare la diffusione di contenuti.



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