Autore: Sabrina Ancarola

51

Sarà il dolore che ti fa ritrovare, sarà che lo sapevi che ti eri smarrita da tanto, troppo tempo. Arrivi ad anni 51, che mica sono pochi, e ti chiedi ma io cosa sto facendo? Cosa ho fatto? Che voglio fare?
C’è da fare, c’è da fare sempre un sacco di cose come lavorare, ricercare incongruentemente una migliore forma fisica, una relazione decente, sbarcare il lunario, vedere gente. Ti lasci risucchiare dall’ordinarietà della vita e ti scordi di curare la terra di quell’angolo un po’ in ombra dove coltivi le tue fantasie, dove ricerchi emozioni, dove hai voglia di spogliarti completamente e urlare senza vergogna.
Chi sono? Me lo sono chiesta tante volte, tante volte ho pensato che il mio essere non può prescindere il mio fare e allora nel mio fare io devo in qualche modo esserci completamente, per questo torno qui e da qui riparto, per scoprirmi, per esprimere ciò che sento e ciò che ho voglia di sentire, per vestirmi di abiti diversi, smarrirmi in altre persone e tornare finalmente in me.

Confessioni di una zecca buonista

Ebbene sì lo confesso, sono una  sinistrata radical chic.
Faccio parte di un complotto organizzato dai poteri forti per bolscevichizzare il pianeta, anche se a dirla tutta in Russia fa freddo e a me Putin sta pure un pochetto sulle palle.  Sotto le mentite spoglie, di quella che a voi appare come una donna di mezza età con un mutuo da pagare e uno stipendio medio basso,  si cela l’identità di una persona ricchissima al soldo di George Soros.  Non mi lavo mai i capelli solo per fare un dispetto a quelli che non la pensano come me,  anche per questa mia indole dispettosetta  amo spesso sfoderare,  per suscitare invidia ai poveracci, uno dei miei tanti rolex  che il piddì mi ha regalato. Mi ritrovo di sovente  con i miei amici a farmi le canne nei centri sociali e a programmare  insieme la sostituzione  etnica. Proprio ieri sera abbiamo pensato  di sostituire il commerciante Ermenegildo Bianchi di Busto Astirzio con il prestante  trentenne camerunense  Segodi  Mogotsi  Jakande, la signora Bianchi ne sarà sicuramente felice. I giovedì andiamo in gran segreto alla Decathlon per confabulare il piano Kalenji. Le mie estati le trascorro sulle coste sicule e calabresi  ad organizzare le varie sostituzioni  razziali con i trafficanti e  di Uomini e Donne e all’occorrenza con qualche tronista di passaggio.
Sono anarcoide e amo l’accoglienza, infatti dico sempre: “Tutti a casa mia!” e poi ci sballiamo allegramente fra gli affezionati meticciati  perché siamo per la droga libera e il sesso libero. A noi la famiglia naturale non va bene e non solo perché ci piacciono i gai e le gaie, i patrizi e le patrizie, ma perché nelle famiglie naturali vediamo un chiaro limite. Per farvi un esempio trovate sia giusto che una donna con il seno rifatto non possa avere rapporti con un uomo, o una donna,  con una protesi all’anca?
Amo i bambini, in salmì.
Sono anarcoide comunista piddiota, all’occorrenza un po’ grillina perché coi primi caldi tendo a cantare. Odio il sovranismo perché ho mal di schiena e mi fastidia fare la riverenza ai sovrani.  Prediligo i circoli arci,  i clan destini  e le case del popolo, mi piace essere razzista con gli italiani, infatti agli italiani dico: ma che razza d’italiani siete? Eh?!?!? Eh?!?!?11
Fosse per me aprirei tutti i porti e pure il vini del Dão. 
Nonostante molti mi consiglino di prendere il malox,  se ho qualche disturbo al pancino, preferisco prendere una tisana venerando in tutta tranquillità la mia amatissima Dea Laura Boldrini. Alla vasellina preferisco il gel all’acqua che è più indicato per certe pratiche.  Chi risica non rosica e a me il riso piace e piace anche il Risiko, amo infatti immergermi nella mia vasca Jacuzia anche se devo appunto stare attenta a non bagnarmi i capelli.
E questo è tutto, bacioni!

Testa Spalla baby one, two, three

Testa Spalla baby one, two, three

La vera storia di Donald (Don) Benjamin Lurio

Le biografie ufficiali raccontano che Don Lurio nacque un tot di anni fa negli States, che fosse di  origine italiana, che avesse  lavorato a Broadway  con Bob Fosse, poi a Parigi dove aveva conosciuto le Bluebell Alice e Ellen Kessler  e che portò le gemelle in Italia contribuendo così direttamente al loro successo.
Alcune pagine on-line ci raccontano inoltre che il nostro sorridente ballerino avesse avuto un importante  legame sentimentale  con il suo manager Livio Costagli e che alla sua morte si batté a lungo  per vedere riconosciuto il diritto alla sua eredità, come da testamento olografico del compagno.  Sul piccolo Don girano più o meno versioni ufficiali come questa, ma se invece dietro questa mitica figura si celasse altro? Chi era in realtà Don Lurio?
Innanzitutto il nome “Don” come un prete, “Donald” come paperino e guarda caso “Donald” come l’attuale presidente degli Stati Uniti. Meditate gente meditate, un prete paperino è indubbiamente  un richiamo a certe congregazioni segrete che nel tempo hanno sempre governato direttamente o indirettamente il pianeta. Vorrei giusto ricordare l’evoluzione delle papere, animali questi che nel corso del tempo sono mutati, ma non si sono mai estinti.

Don Lurio con Lola Falana mentre eseguono il rito esoterico “Testa Spalla Punta Tacco Spingi Fianco Gira Gira”

L’anno dell’arrivo di Don Lurio in Italia corrisponde all’anno del boom economico, in quegli stessi anni l’indice demografico ebbe un’impennata pazzesca, molti mettono in relazione il boom demografico al ritrovato benessere del paese, che dopo la ricostruzione post bellica visse un periodo di forte industrializzazione che lo portò a posizionarsi fra le nazioni economicamente più potenti al monto. Sembrerebbe lecito  pensare  che sia andata proprio così, ma ad un osservazione più attenta non sfugge la correlazione fra i passi scanzonati del ballerino col riporto e i passi in avanti del paese. Signore e Signori sono sempre stati i poteri occulti che hanno fatto il bello e il cattivo tempo e Don Lurio “era” un loro emissario,  che fosse gay in realtà era una copertura della lobby del riporto (riflettete: Donald Lurio, Donald Trump, stesso nome, colore dei capelli (?) diverso, ma sempre col riporto!).  Don Lurio fu sempre circondato da femmine stupende, dalle Kessler a Mina, da Gina Lollobrigida, a Sofia Loren fino ad Ornella Vanoni per la quale si fece miniaturizzare  per poter meglio esplorare eroticamente la diva della Mala (cosa che poi  ispirerà la celebre vulvare scena in Todo sobre mi madre di Pedro Almodovar). Diversi studi nel tempo hanno accertato, senza ombra di dubbio,  che  fu proprio grazie al potere del suo liquido organico che nel Bel Paese ci fu il baby boom.

Don Lurio muoveva le sue gambe per mandare messaggi in codice (qua con Minnie Minoprio)

Perché Don Lurio venne mandato proprio in Italia? vi chiederete allora mie piccoli lettori. Venne mandato qua in un preciso periodo storico a causa della incombente avanzata rossa.  I rapporti fra la mafia e la DC non erano ancora  così potenti da poter  sconfiggere l’avanzare del movimento dei mangiabimbi dell’Unione Sovietica,  nonostante le due centraline  termosfigonucleari ( l’una posta all’interno della gobba di Giulio Andreotti  e l’altra dentro la cofana di Moira Orfei ) che erano pronte ad attaccare i comunisti in caso avessero messo piede nell’italico suolo.
Don Lurio con le sue coreografie, la sua ilarità, riuscì a passare inosservato mentre in realtà stava consumando una battaglia contro il male che arrivava dall’est. Americano legato alle massonerie yankees lanciava,  tramite i suoi balletti, messaggi in codice insieme alla sua connazionale Lola Falana, anche lei reclutata dai servizi segreti  poi misteriosamente scomparsa dalle scene e rinchiusa in un convento.  Le biografie ufficiali riportano come data della morte, per arresto cardiaco, di Donald Benjamin Lurio il 26 Gennaio 2003, guarda caso il giorno in cui a Davos Colin Powell annunciò il lagame di Saddam Hussein con al Quaeda e non solo, in quello stesso giorno dalla Nuova Zelanda arrivò la notizia della realizzazione di un super latte prodotto da mucche transgeniche. Si preparavano quindi nuove missioni per Don Lurio che,  dovendo lasciare frettolosamente la terra dei cachi, inscenò la sua morte lasciando in preda al dolore i suoi tanti fans e soprattutto le tante donne che lui segretamente aveva amato.

Don Lurio miniaturizzato per Ornella Vanoni

Vi chiederete adesso cosa ne sia stato di lui, se (data la presunta età) ci abbia a questo punto davvero lasciato. Devo dire che ci sono diverse versioni  riguardo la sua vita segreta,  pare che sia stato avvistato più volte durante le riunioni del gruppo Bilderberg , che sia da sempre legato ai Rothshild e soprattutto a Soros. Non c’è teoria della cospirazione che non lo veda  coinvolto, non c’è leggenda metropolitana più misteriosa di quella legata alla sua figura. Personalmente, dopo anni di studi, sono sempre più convinta che il vecchio Don se la stia spassando su una misteriosa isola del pacifico insieme a Jimi, Janis, Jim, Elvis, Michael, Kurt e Amy e che tutti insieme si ritrovino spesso con Paul a perculare Wlliam Campbell che è ancora costretto alla farsa, nonostante l’età e i relativi acciacchi.

Sommersi

Sotto metri e metri di acqua
sotto metri e metri di giudizi
Impossibile restare a galla
impossibile non rimanere impantanati nelle solite frasi
Avrei voluto vivere
portateli a casa tua
Sarei voluto arrivare
chiudete i porti
Affogo o torno in Libia, meglio restare sommersi
la pacchia è finita
Volevo un futuro
rivendico con orgoglio la mia rabbia, la mia frustrazione, sugli ultimi
Sommersi con i nostri figli nelle acque e nell’oblio di chi nega i diritti
sommersi come vorrei che lo fossero anche i miei figli, nel nostro ottuso egoismo
Sommersi perché non accolti
sommersi dalla paura, dall’ignoranza
Dalle acque corpi senza vita emergono, quasi come fosse  il loro ultimo estremo atto, per ricordare l’assurda imperante disumanità
sulla terra corpi che non sanno di essere senza vita vomitano, privi di vergogna, la propria disumanità

Il sempre ineccepibile Mauro Biani

Alieni

«Non rispondete bambini, non rispondete! Qualsiasi cosa vi dicano non controbattete, rischiate di sprecare solo energia e in questo momento è vitale per noi conservarne il più possibile. Dobbiamo attraversare un fiume di polemiche, da Baglioni, ai migranti ai terremotati di Amatrice passando dalle rapide dell’allora il Pd?!!!11?! e “allora portateli tutti a casa tua!”, dai gorgoglii di Burioni, fino a risalire le cascate dell’Unicef approdando infine alle foto delle tende in Libano sotto la neve. Tappatevi le orecchie e non rispondete alle provocazioni. So che per voi è importante il dialogo, che vorreste motivare, per esempio, il perché il decreto sicurezza è fallace e presenta delle vere e proprie anticostituzionalità, ma non lo fate per carità! A qualsiasi vostra argomentazione vi tacceranno di renziani, vi accuseranno di essere dei buonisti e addosseranno a voi e ai migranti tutti i mali che il vaso di Pandora, una volta aperto, può sprigionare. Per favore, non tentate di portare il discorso «dell’invasione» sulle statistiche, sul confronto con altri paesi dell’Unione perché non vi crederanno, vi offenderanno tirando fuori ogni fantastiliardo rubato dai governi precedenti e mai mai mai dovete ribattere con i 49 milioni fottuti dalla Lega perché a quelli, essere fottuti da chi sugli ultimi ha creato il suo consenso, piace.
Bambini dobbiamo raggiungere quella terra dove ognuno rispetta l’altro essere umano, dove tutti hanno gli stessi diritti, dove la corruzione non esiste, dove non esiste la sopraffazione.  So che è incredibile ma mi hanno detto che esiste un luogo dove viene favorita la cultura e le persone che meno sanno non aggrediscono i saggi e non si mettono a dire la loro su argomenti che non conoscono.
Coraggio bambini, dobbiamo metterci sulla barca è ora di andare.»

Non so se ce la faremo, gli alieni ormai hanno sterminato una buona parte dell’umanità eccetto gli stupidi  che continuano a diffondere  con ferocia le loro menzogne. Sarà dura tentare di risalire il fiume senza poter sentire, senza dover parlare per non essere intercettati dai trolls e dai mentecatti, ma devo tentare per i bambini, è l’unica speranza se non vogliamo marcire in questo stato, se vogliamo avere un futuro.

 

 

 

Testo della lettera che ho inviato alla Garante nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Non possiamo restare inermi davanti ai fatti di questi giorni dove l’esclusione dei bambini dalla scuola, da alcuni servizi scolastici e, nel caso di Riace, dalla vita che conoscevano fino a quel momento.
Ho scritto al Giudice Filomena Albano che è la Garante dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza https://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm
Per chi come me volesse scriverle riporto  l’e-mail della segreteria per segreteria@garanteinfanzia.org

e questo per i possessori di PEC
autoritagaranteinfanzia@pec.it
Questo il testo:
“Egregia Garante Giudice Filomena Albano, Le scrivo in merito a quello che sta accadendo nei comuni di Monfalcone, Lodi e Riace. Come Lei sa nel comune di Monfalcone l’amministrazione comunale ha escluso dall’accesso al servizio scolastico 76 bambini poiché stranieri. Nel Comune di Lodi l’amministrazione ha richiesto una certificazione ai genitori stranieri, spesso impossibile da reperire, che di fatto ghettizza oltre 200 bambini che non possono accedere ai servizio di mensa e del trasporto scolastico.
E’ di ieri la notizia dell’ordine da parte del Ministro dell’Interno dello sgombro,  dei cittadini stranieri, del paese di Riace. Persone integrate, che perderanno le loro case, il loro lavoro, i loro legami, bambini che non potranno più frequentare la loro scuola, i loro amici, persone, che erano riuscite a ricostruire la loro vita in armonia con il territorio e i suoi abitanti, che perderanno ciò che avevano realizzato, è orribile.
Nel nome dei bambini di questi paesi della nostra nazione, che ha la solidarietà e i diritti come principi sacri, nel nome della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite, Le chiedo un intervento nel tentativo di frenare queste azioni che oggi causano un dolore immenso a queste famiglie, a questi bambini, a tutti noi cittadini italiani che crediamo nei diritti umani e che temiamo un futuro oscuro per la nostra Nazione.
Grazie.

La bambina portoghese (che fine ha fatto?)

E poi e poi ti ritrovi nel rosso del tramonto immersa nella malinconia di una sera estiva senza risposte, cerchi con la logica di aggirare il dolore ma questo non sente ragione. 
E poi e poi la delusione sale, l’amarezza ha sempre lo stesso sapore e ti dai della cogliona mentre cerchi di buttare giù l’ennesimo rospo.

E poi e poi ti torna in mente che da tempo non scavi dentro di te, che non ti lasci totalmente stregare da una canzone. 
E poi e poi ti ricordi di aver messo da parte un brano di Guccini che  ti trasporta via lontano  …

e poi e poi vediamo dove mi porta. 
Silvia  si sentiva già grande, lei poteva andare a fare il bagno da sola senza che sua madre dovesse immergersi per forza in acqua per tenerla d’occhio, lei era un asso con le biglie e i maschi sulla spiaggia avevano smesso di sfidarla da un pezzo,  lei sapeva perfino prepararsi  la colazione in totale autonomia e sentiva davvero che poteva benissimo non aver bisogno di niente e di nessuno se in casa c’erano il latte, le fette biscottate e la nutella.  Quella mattina si svegliò di buonóra, mangiò e scese in spiaggia, a parte qualche nonnina a quell’ora non c’era mai nessuno e a lei piaceva pensare di avere tanto tempo da poter dedicare alla costruzione di castelli, alla ricerca di preziose conchiglie e alle sue escursioni in terra e in mare prima che arrivassero i soliti mocciosi ad intaccare il suo meraviglioso mondo fatto di sabbia, idee nuove e di acqua.
Le onde erano ridotte in minimi sussulti spumosi, il vento era gentile, rinfrescava senza alzare i fastidiosi granelli di arena in aria. Vedeva passare ogni tanto qualche donna con abiti colorati che veniva da un mare molto lontano e che le offriva di acconciarle i capelli. Sentiva delle strambe canzoni dalla radio del bar sulla spiaggia e pensava che quella estate si sarebbe dilatata all’infinito e che sarebbe diventata presto la regina di quel mondo perfetto di caldo e di spruzzi.  Silvia non conosceva che il bello delle cose e, in un angolo della sua testa, pensava che dovesse essere consapevole dell’importanza di preservare quella  purezza. Mentre era assorta nei suoi pensieri sentì le voci agitate di due signori grinzosi e canuti che si lamentavano del disordine del paese e che rammentavano i bei tempi andati parlando male dello stato attuale. Silvia li ascoltava e sorrideva, si diceva che non sarebbe mai diventata come loro perché lei poteva essere sì grande, ma non sarebbe mai stata vecchia perché possedeva la magia della stella marina che aveva visto, così credeva,  quella volta che con la maschera esplorava l’abisso fatto di poco più di metro del mare, una stella marina che le aveva donato il potere di fluttuare leggera sopra le persone ed il tempo.  Era meravigliosa la sensazione che provava e che, come ogni giorno, veniva rotta dalla voce di sua madre che la richiamava ai suoi noiosissimi compiti di scuola.
Ogni volta che accadeva sentiva frantumarsi il suo universo, ogni mattina poi con sempre più fatica lo ricostruiva per sentirsi di nuovo libera.
Passarono i giorni, poi l’estate e dopo tornava il tempo delle calze e delle sciarpe e di nuovo  poi  la primavera che tendeva verso il futuro mare. La spiaggia, i mocciosi che cominciavano ad essere interessanti, la vergogna di mostrare un seno che sembrava improvvisamente cresciuto e i discorsi dei vecchi, di altri vecchi e le donne con abiti colorati che iniziavano a darle fastidio perché qualcuno le aveva detto che in qualche modo cercavano di fregarla.  Poi i ragazzi, l’amore quello sognato, l’amore fatto di sesso e sudore, il lavoro, lo stress, i figli, il futuro fottuto per colpa di altri, come aveva ben imparato, la magia dell’estate persa un milione di anni prima forse proprio poco dopo quella mattina in cui si sentiva già grande.

Ancora e sempre Eileen

E ancora corri anche se non hai più l’illimitato fiato che avevi da ragazzina.


Il cielo è più o meno lo stesso nei suoi mutamenti di luci, ombre e stagioni, le strade sono un po’ cambiate, anche le case e i giardini si sono trasformati, alcuni negozi sono spariti, altri sono stati trasformati e un paio sono rimasti com’erano, con quello stesso identico odore che poi non è che sia mai stato un buon odore.
C’è un qualcosa che ti brilla dentro ed è  identico a com’era  al tempo in cui ambivi ad avere un paio di Levi’s e una fruit bianca per sentirti bella, questo sentimento che ogni tanto emerge grazie a un profumo o una canzone, ti rende entusiasta della vita sempre tutta da scoprire.

E continui a correre cercando quell’emozione che era ed è ancora amore.

Il suo sguardo si fermò su di lui esattamente il 13 Maggio 1982 intorno alle 3 del pomeriggio, se lo ricorda bene perché era caldo e stava andando a studiare da un’amica per gli esami della terza media. Lui era uscito dalla gelateria (ah quella sì che è rimasta uguale) e per poco non si scontrarono, ma fu proprio quello scontro schivato che fece incrociare i loro sguardi.
Dio com’era bello lui e com’era alto! Ma perché mi sta fissando, si chiedeva lei pensando di avere un qualcosa fuori posto (cosa che avrebbe creduto per molti anni a seguire ogni qual volta che qualche ragazzo, poi uomo, la fissava).
Era diventata tutta rossa, lui la guardava e non parlava, lei dopo qualche secondo in preda ad una strano senso di quella vergogna tutta adolescenziale si era dileguata a testa bassa.
Nei mesi successivi lo aveva rivisto diverse volte e ogni volta  che lui la guardava e a lei batteva forte il cuore, esattamente com’era successo  il 13 Maggio 1982 intorno alle 3 del pomeriggio.  Le piaceva da morire ma figuriamoci se lei si sarebbe mai azzardata a dire un solo ciao, poi anche lui la guardava e forse prima o poi le avrebbe detto qualcosa e comunque a lei bastava che lui la guardasse dritto negli occhi per farle sentire quello febbrile che tanto la faceva volare.
Non c’è molto da dire su questa storia, lui ad un certo punto sparì perché a parte la gelateria e l’edicola, che ha sempre lo stesso identico odore, tutto era destinato a cambiare, lei lo aveva cercato con lo sguardo ogni volta che usciva di casa. Aveva pensato a lui nei mesi successivi fino a quando non le capitò d’incrociare altri sguardi che la scombussolavano, ripensandoci a distanza di anni non è che fossero stati molti ma erano tutti meravigliosi e lei oggi ancora è li che corre e li ricerca come i papaveri che tornano sempre a primavera.

“Come si arriva all’alba” di Gabriele Morandi

“Come si arriva all’alba” è l’ultimo libro del mio amico fraterno Gabriele Morandi pubblicato da Intrecci Edizioni.

Ho la fortuna di avere amici particolarmente creativi fin da quando ero una ragazzina, Gabriele è uno di questi. Da quando lo conosco, e sono ormai molti anni, ricordo che ha sempre scritto.
Mi viene da sorridere pensando ai suoi primi racconti, a quei fogli battuti sulla macchina da scrivere che faceva girare fra noi amici chiedendo la nostra opinione. Abbiamo collaborato spesso insieme anche per le sue pièce teatrali che si sono svolte in improbabili teatrini in alcune frazioni del Chianti, tutto era rigorosamente curato da noi, mi sono ritrovata a fare il tecnico audio, l’attrezzista, l’addetta alle luci e la voce fuori campo (ovviamente senza nessuna competenza in merito).
Se ho scritto qualche racconto decente lo devo a lui che mi ha generosamente dato preziosi suggerimenti e ottime indicazioni.
E’ bello poter crescere insieme e vedere realizzare i sogni dei propri amici, ricordo, come fosse successo pochi giorni fa, l’entusiasmo provato per uno dei primi premi letterari ricevuto da Gabriele a San Nicola La Strada in provincia di Caserta.
Ricordo il suo primo libro pubblicato (all’epoca dalla Robin) e poi i successivi.
L’entusiasmo di progettare e provare a fare cose nuove, come da ragazzi, non ci è mai passato, così Gabriele si è ritrovato con me e Fabio Valentini  a ideare e condurre alcune puntate a radioshout.eu di Beauty and the Beat ,  io mi sono ritrovata, sabato scorso, a presentare alla libreria CentroLibro di Scandicci il suo ultimo romanzo.

“Come si arriva all’alba”, titolo che di per sé potrebbe includere  una gran bella domanda, è un giallo che  però mostra altre tinte, dal nero al rosso, sfumature comprese. Leggerlo mi ha fatto immergere nella bella testa di Thelonious  Fante, il protagonista, mi ha fatto sognare i paesaggi delle colline pisane, che ho la fortuna di avere a pochi passi ma che ancora non conosco così bene e mi ha regalato qualche sana ora di distrazione dalle mie piccole mestizie.

Questa di sabato 14 Ottobre è la prima tappa del blog tour di questo nuovo lavoro di Gabriele , ne seguiranno altre che ci permetteranno di conoscere meglio l’autore e il suo romanzo, vi consiglio di seguire le altre tappe ma soprattutto li leggere i libri di Gabriele, così poi ne scrive altri e potrò di nuovo pavoneggiarmi di nuovo sul web e nel mondo 1.0