Autore: Sabrina Ancarola

Mi porti in Irlanda?

Ho mandato questo racconto ad un concorso https://italish.eu/splf-flash-fiction-contest-2019-cottage-pie/

Se ritenete che il mio Cottage Pie sia una buona storia e vi va di darmi una mano potete votarlo nel gruppo facebook Irlandesi Dentro a questo link https://m.facebook.com/groups/46636903011

Grazie

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Sommersi

Sotto metri e metri di acqua
sotto metri e metri di giudizi
Impossibile restare a galla
impossibile non rimanere impantanati nelle solite frasi
Avrei voluto vivere
portateli a casa tua
Sarei voluto arrivare
chiudete i porti
Affogo o torno in Libia, meglio restare sommersi
la pacchia è finita
Volevo un futuro
rivendico con orgoglio la mia rabbia, la mia frustrazione, sugli ultimi
Sommersi con i nostri figli nelle acque e nell’oblio di chi nega i diritti
sommersi come vorrei che lo fossero anche i miei figli, nel nostro ottuso egoismo
Sommersi perché non accolti
sommersi dalla paura, dall’ignoranza
Dalle acque corpi senza vita emergono, quasi come fosse  il loro ultimo estremo atto, per ricordare l’assurda imperante disumanità
sulla terra corpi che non sanno di essere senza vita vomitano, privi di vergogna, la propria disumanità

Il sempre ineccepibile Mauro Biani

Alieni

«Non rispondete bambini, non rispondete! Qualsiasi cosa vi dicano non controbattete, rischiate di sprecare solo energia e in questo momento è vitale per noi conservarne il più possibile. Dobbiamo attraversare un fiume di polemiche, da Baglioni, ai migranti ai terremotati di Amatrice passando dalle rapide dell’allora il Pd?!!!11?! e “allora portateli tutti a casa tua!”, dai gorgoglii di Burioni, fino a risalire le cascate dell’Unicef approdando infine alle foto delle tende in Libano sotto la neve. Tappatevi le orecchie e non rispondete alle provocazioni. So che per voi è importante il dialogo, che vorreste motivare, per esempio, il perché il decreto sicurezza è fallace e presenta delle vere e proprie anticostituzionalità, ma non lo fate per carità! A qualsiasi vostra argomentazione vi tacceranno di renziani, vi accuseranno di essere dei buonisti e addosseranno a voi e ai migranti tutti i mali che il vaso di Pandora, una volta aperto, può sprigionare. Per favore, non tentate di portare il discorso «dell’invasione» sulle statistiche, sul confronto con altri paesi dell’Unione perché non vi crederanno, vi offenderanno tirando fuori ogni fantastiliardo rubato dai governi precedenti e mai mai mai dovete ribattere con i 49 milioni fottuti dalla Lega perché a quelli, essere fottuti da chi sugli ultimi ha creato il suo consenso, piace.
Bambini dobbiamo raggiungere quella terra dove ognuno rispetta l’altro essere umano, dove tutti hanno gli stessi diritti, dove la corruzione non esiste, dove non esiste la sopraffazione.  So che è incredibile ma mi hanno detto che esiste un luogo dove viene favorita la cultura e le persone che meno sanno non aggrediscono i saggi e non si mettono a dire la loro su argomenti che non conoscono.
Coraggio bambini, dobbiamo metterci sulla barca è ora di andare.»

Non so se ce la faremo, gli alieni ormai hanno sterminato una buona parte dell’umanità eccetto gli stupidi  che continuano a diffondere  con ferocia le loro menzogne. Sarà dura tentare di risalire il fiume senza poter sentire, senza dover parlare per non essere intercettati dai trolls e dai mentecatti, ma devo tentare per i bambini, è l’unica speranza se non vogliamo marcire in questo stato, se vogliamo avere un futuro.

 

 

 

Testo della lettera che ho inviato alla Garante nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Non possiamo restare inermi davanti ai fatti di questi giorni dove l’esclusione dei bambini dalla scuola, da alcuni servizi scolastici e, nel caso di Riace, dalla vita che conoscevano fino a quel momento.
Ho scritto al Giudice Filomena Albano che è la Garante dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza https://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm
Per chi come me volesse scriverle riporto  l’e-mail della segreteria per segreteria@garanteinfanzia.org

e questo per i possessori di PEC
autoritagaranteinfanzia@pec.it
Questo il testo:
“Egregia Garante Giudice Filomena Albano, Le scrivo in merito a quello che sta accadendo nei comuni di Monfalcone, Lodi e Riace. Come Lei sa nel comune di Monfalcone l’amministrazione comunale ha escluso dall’accesso al servizio scolastico 76 bambini poiché stranieri. Nel Comune di Lodi l’amministrazione ha richiesto una certificazione ai genitori stranieri, spesso impossibile da reperire, che di fatto ghettizza oltre 200 bambini che non possono accedere ai servizio di mensa e del trasporto scolastico.
E’ di ieri la notizia dell’ordine da parte del Ministro dell’Interno dello sgombro,  dei cittadini stranieri, del paese di Riace. Persone integrate, che perderanno le loro case, il loro lavoro, i loro legami, bambini che non potranno più frequentare la loro scuola, i loro amici, persone, che erano riuscite a ricostruire la loro vita in armonia con il territorio e i suoi abitanti, che perderanno ciò che avevano realizzato, è orribile.
Nel nome dei bambini di questi paesi della nostra nazione, che ha la solidarietà e i diritti come principi sacri, nel nome della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza delle Nazioni Unite, Le chiedo un intervento nel tentativo di frenare queste azioni che oggi causano un dolore immenso a queste famiglie, a questi bambini, a tutti noi cittadini italiani che crediamo nei diritti umani e che temiamo un futuro oscuro per la nostra Nazione.
Grazie.

La bambina portoghese (che fine ha fatto?)

E poi e poi ti ritrovi nel rosso del tramonto immersa nella malinconia di una sera estiva senza risposte, cerchi con la logica di aggirare il dolore ma questo non sente ragione. 
E poi e poi la delusione sale, l’amarezza ha sempre lo stesso sapore e ti dai della cogliona mentre cerchi di buttare giù l’ennesimo rospo.

E poi e poi ti torna in mente che da tempo non scavi dentro di te, che non ti lasci totalmente stregare da una canzone. 
E poi e poi ti ricordi di aver messo da parte un brano di Guccini che  ti trasporta via lontano  …

e poi e poi vediamo dove mi porta. 
Silvia  si sentiva già grande, lei poteva andare a fare il bagno da sola senza che sua madre dovesse immergersi per forza in acqua per tenerla d’occhio, lei era un asso con le biglie e i maschi sulla spiaggia avevano smesso di sfidarla da un pezzo,  lei sapeva perfino prepararsi  la colazione in totale autonomia e sentiva davvero che poteva benissimo non aver bisogno di niente e di nessuno se in casa c’erano il latte, le fette biscottate e la nutella.  Quella mattina si svegliò di buonóra, mangiò e scese in spiaggia, a parte qualche nonnina a quell’ora non c’era mai nessuno e a lei piaceva pensare di avere tanto tempo da poter dedicare alla costruzione di castelli, alla ricerca di preziose conchiglie e alle sue escursioni in terra e in mare prima che arrivassero i soliti mocciosi ad intaccare il suo meraviglioso mondo fatto di sabbia, idee nuove e di acqua.
Le onde erano ridotte in minimi sussulti spumosi, il vento era gentile, rinfrescava senza alzare i fastidiosi granelli di arena in aria. Vedeva passare ogni tanto qualche donna con abiti colorati che veniva da un mare molto lontano e che le offriva di acconciarle i capelli. Sentiva delle strambe canzoni dalla radio del bar sulla spiaggia e pensava che quella estate si sarebbe dilatata all’infinito e che sarebbe diventata presto la regina di quel mondo perfetto di caldo e di spruzzi.  Silvia non conosceva che il bello delle cose e, in un angolo della sua testa, pensava che dovesse essere consapevole dell’importanza di preservare quella  purezza. Mentre era assorta nei suoi pensieri sentì le voci agitate di due signori grinzosi e canuti che si lamentavano del disordine del paese e che rammentavano i bei tempi andati parlando male dello stato attuale. Silvia li ascoltava e sorrideva, si diceva che non sarebbe mai diventata come loro perché lei poteva essere sì grande, ma non sarebbe mai stata vecchia perché possedeva la magia della stella marina che aveva visto, così credeva,  quella volta che con la maschera esplorava l’abisso fatto di poco più di metro del mare, una stella marina che le aveva donato il potere di fluttuare leggera sopra le persone ed il tempo.  Era meravigliosa la sensazione che provava e che, come ogni giorno, veniva rotta dalla voce di sua madre che la richiamava ai suoi noiosissimi compiti di scuola.
Ogni volta che accadeva sentiva frantumarsi il suo universo, ogni mattina poi con sempre più fatica lo ricostruiva per sentirsi di nuovo libera.
Passarono i giorni, poi l’estate e dopo tornava il tempo delle calze e delle sciarpe e di nuovo  poi  la primavera che tendeva verso il futuro mare. La spiaggia, i mocciosi che cominciavano ad essere interessanti, la vergogna di mostrare un seno che sembrava improvvisamente cresciuto e i discorsi dei vecchi, di altri vecchi e le donne con abiti colorati che iniziavano a darle fastidio perché qualcuno le aveva detto che in qualche modo cercavano di fregarla.  Poi i ragazzi, l’amore quello sognato, l’amore fatto di sesso e sudore, il lavoro, lo stress, i figli, il futuro fottuto per colpa di altri, come aveva ben imparato, la magia dell’estate persa un milione di anni prima forse proprio poco dopo quella mattina in cui si sentiva già grande.

Ancora e sempre Eileen

E ancora corri anche se non hai più l’illimitato fiato che avevi da ragazzina.


Il cielo è più o meno lo stesso nei suoi mutamenti di luci, ombre e stagioni, le strade sono un po’ cambiate, anche le case e i giardini si sono trasformati, alcuni negozi sono spariti, altri sono stati trasformati e un paio sono rimasti com’erano, con quello stesso identico odore che poi non è che sia mai stato un buon odore.
C’è un qualcosa che ti brilla dentro ed è  identico a com’era  al tempo in cui ambivi ad avere un paio di Levi’s e una fruit bianca per sentirti bella, questo sentimento che ogni tanto emerge grazie a un profumo o una canzone, ti rende entusiasta della vita sempre tutta da scoprire.

E continui a correre cercando quell’emozione che era ed è ancora amore.

Il suo sguardo si fermò su di lui esattamente il 13 Maggio 1982 intorno alle 3 del pomeriggio, se lo ricorda bene perché era caldo e stava andando a studiare da un’amica per gli esami della terza media. Lui era uscito dalla gelateria (ah quella sì che è rimasta uguale) e per poco non si scontrarono, ma fu proprio quello scontro schivato che fece incrociare i loro sguardi.
Dio com’era bello lui e com’era alto! Ma perché mi sta fissando, si chiedeva lei pensando di avere un qualcosa fuori posto (cosa che avrebbe creduto per molti anni a seguire ogni qual volta che qualche ragazzo, poi uomo, la fissava).
Era diventata tutta rossa, lui la guardava e non parlava, lei dopo qualche secondo in preda ad una strano senso di quella vergogna tutta adolescenziale si era dileguata a testa bassa.
Nei mesi successivi lo aveva rivisto diverse volte e ogni volta  che lui la guardava e a lei batteva forte il cuore, esattamente com’era successo  il 13 Maggio 1982 intorno alle 3 del pomeriggio.  Le piaceva da morire ma figuriamoci se lei si sarebbe mai azzardata a dire un solo ciao, poi anche lui la guardava e forse prima o poi le avrebbe detto qualcosa e comunque a lei bastava che lui la guardasse dritto negli occhi per farle sentire quello febbrile che tanto la faceva volare.
Non c’è molto da dire su questa storia, lui ad un certo punto sparì perché a parte la gelateria e l’edicola, che ha sempre lo stesso identico odore, tutto era destinato a cambiare, lei lo aveva cercato con lo sguardo ogni volta che usciva di casa. Aveva pensato a lui nei mesi successivi fino a quando non le capitò d’incrociare altri sguardi che la scombussolavano, ripensandoci a distanza di anni non è che fossero stati molti ma erano tutti meravigliosi e lei oggi ancora è li che corre e li ricerca come i papaveri che tornano sempre a primavera.

“Come si arriva all’alba” di Gabriele Morandi

“Come si arriva all’alba” è l’ultimo libro del mio amico fraterno Gabriele Morandi pubblicato da Intrecci Edizioni.

Ho la fortuna di avere amici particolarmente creativi fin da quando ero una ragazzina, Gabriele è uno di questi. Da quando lo conosco, e sono ormai molti anni, ricordo che ha sempre scritto.
Mi viene da sorridere pensando ai suoi primi racconti, a quei fogli battuti sulla macchina da scrivere che faceva girare fra noi amici chiedendo la nostra opinione. Abbiamo collaborato spesso insieme anche per le sue pièce teatrali che si sono svolte in improbabili teatrini in alcune frazioni del Chianti, tutto era rigorosamente curato da noi, mi sono ritrovata a fare il tecnico audio, l’attrezzista, l’addetta alle luci e la voce fuori campo (ovviamente senza nessuna competenza in merito).
Se ho scritto qualche racconto decente lo devo a lui che mi ha generosamente dato preziosi suggerimenti e ottime indicazioni.
E’ bello poter crescere insieme e vedere realizzare i sogni dei propri amici, ricordo, come fosse successo pochi giorni fa, l’entusiasmo provato per uno dei primi premi letterari ricevuto da Gabriele a San Nicola La Strada in provincia di Caserta.
Ricordo il suo primo libro pubblicato (all’epoca dalla Robin) e poi i successivi.
L’entusiasmo di progettare e provare a fare cose nuove, come da ragazzi, non ci è mai passato, così Gabriele si è ritrovato con me e Fabio Valentini  a ideare e condurre alcune puntate a radioshout.eu di Beauty and the Beat ,  io mi sono ritrovata, sabato scorso, a presentare alla libreria CentroLibro di Scandicci il suo ultimo romanzo.

“Come si arriva all’alba”, titolo che di per sé potrebbe includere  una gran bella domanda, è un giallo che  però mostra altre tinte, dal nero al rosso, sfumature comprese. Leggerlo mi ha fatto immergere nella bella testa di Thelonious  Fante, il protagonista, mi ha fatto sognare i paesaggi delle colline pisane, che ho la fortuna di avere a pochi passi ma che ancora non conosco così bene e mi ha regalato qualche sana ora di distrazione dalle mie piccole mestizie.

Questa di sabato 14 Ottobre è la prima tappa del blog tour di questo nuovo lavoro di Gabriele , ne seguiranno altre che ci permetteranno di conoscere meglio l’autore e il suo romanzo, vi consiglio di seguire le altre tappe ma soprattutto li leggere i libri di Gabriele, così poi ne scrive altri e potrò di nuovo pavoneggiarmi di nuovo sul web e nel mondo 1.0

#COSTUIREILFUTURO

Credo fermamente che le persone più giovani abbiano una straordinaria creatività  gioiosamente rivoluzionaria ed è con entusiasmo che ha scelto di aderire a questa nuova gara d’idee dell’Aied  #COSTRUIREILFUTURO dove i ragazzi fra i 18 e i 35 anni potranno presentare i propri progetti riguardo alla salute, ai diritti e l’innovazione sociale, l’educazione e la cultura, l’occupazione e lo sviluppo sia economico che  tecnologico, il futuro appunto.

aied

#COSTRUIREILFUTURO – VOCE AI GIOVANI: UNA GARA DI IDEE

L’obiettivo della nuova edizione della nostra gara di idee nazionale rivolta a chi ha dai 18 ai 35 anniè capire di cosa hanno bisogno i giovani per innescare la loro spinta innovativa e affrontare in maniera consapevole la costruzione di un nuovo futuro.

I Millennials e la Generazione Z, cioè i nati tra gli anni ‘80 e il 2010, sono la prima e la seconda generazione della storia che conosce il linguaggio dei nuovi media e che sta affrontando le conseguenze della globalizzazione e di tutti i cambiamenti portati dalla digitalizzazione.

Il contesto in cui vivono regala poche certezze e grandi sfide. Ad esempio dovranno affrontare temi come l’esaurimento delle risorse naturali, l’avvento dell’intelligenza artificiale, le nuove forme della parola “lavoro” e “famiglia”, e dovranno farlo in un contesto ben poco prevedibile.

Se è vero che hanno a disposizione una fonte inesauribile di risorse – internet e i nuovi media per potersi connettere velocemente con chiunque nel mondo, la possibilità di spostarsi facilmente, la grande varietà di informazioni a cui attingere per sviluppare creatività e nuove idee – è altrettanto vero che dovranno dare forma al loro futuro con mezzi e modalità del tutto nuove. I giovani dovranno essere sempre più capaci di cavalcare l’onda del cambiamento e farne opportunità di crescita e sviluppo personale e sociale.

Tante le domande che ci siamo posti e che hanno dato il via alla nostra gara di idee, in particolare:

  • È possibile preparare e aiutare i giovani ad affrontare in maniera sana e consapevole le grandi trasformazioni che li attendono?
  • Cosa può servirgli per affacciarsi a questo nuovo mondo contribuendo a renderlo migliore?

Se hai dai 18 ai 35 anni, leggi il regolamento e partecipa!
In palio ben 2.500 € e, soprattutto, la possibilità di avere un ruolo attivo nell’iniziare a immaginare e realizzare un futuro di valore, che risponda a nuovi bisogni e desideri, facendo leva su opportunità e potenzialità.

http://www.aied-roma.it/costruireilfuturo/

Dos gardenias

Accendo il sole del silenzio e mi lascio accarezzare da voci latine che cantano di visioni e verità. E’ ancora troppo caldo in questo pesante agosto di grano tagliato e di girasoli stanchi. Polvere e staticità si addensano di giorno, ma quando il rosso del tramonto invade la mia stanza mi accendo. Eccitata attendo al buio lui che non conosco,  lui che riconoscerò.  Omara mi benedice con la sua saggia sensualità facendomi respirare ancora quella Cuba magica nascosta ai più. Nessuna candela, nessun profumo artificiale,  che nell’aria si senta solo il profumo delle mie gardenie e l’odore del mio corpo accaldato. 
Mi accomodo seduta perdendomi nel tempo senza tempo di brani ripetuti come mantra, un incanto questo in cui m’immergo talmente rapita da non sentire la porta che si apre, i suoi passi.  La sua presenza l’avverto dal suo odore: la sua essenza. Avvicino le mie mani per imparare il suo volto, il suo corpo, la sua eccitazione. Respirarlo a lungo mentre le mie mani apprendono e riconoscono. La musica si mescola ai nostri leggeri affanni, così come si mescolano le nostre lingue che lasciamo  poi libere di esplorare i nostri corpi. C’è un’entità più vera del reale nel sesso, gli umori non possono mentire, l’abbandono è un  atto sincero che ci regaliamo quando ci gustiamo bramosamente. Un corpo morbido, il mio, contro il suo asciutto e a tratti spigoloso, due mondi lontani che si uniscono gemendo.  La generosità con cui ci scambiamo il piacere, anche quando entra in me e comincia a  spingere giocando sapientemente ad imbrogliare il ritmo, ci fa gioire. E’ bello conoscersi così. 

Cucinare

Ci sono diversi segreti per realizzare  un qualcosa di veramente buono. La selezione degli ingredienti, che devono essere sempre di prim’ordine, è solo uno dei tanti aspetti. Occorre avere una precisione meticolosa nel calcolare i tempi e poi rispettarli al secondo,  per non parlare poi della giusta misura  dei componenti, non si può assolutamente sbagliare neanche di un milligrammo. Potrei sembrarvi esagerata, estremamente meticolosa, una maniaca e forse un po’ lo sono, ma per cucinare nel migliore dei modi non posso fare a meno di rispettare dettagliatamente quello che il professore mi ha insegnato. D’altra parte la disciplina appartiene a chi sa veramente realizzare un qualcosa di sbalorditamente gustoso, sia che cucini un primo, un secondo o un dolce o della meravigliosa metanfetamina.
W.W.

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