di Sabrina Ancarola Faccio cose perché sono inquieta, scrivo perché, dare una forma alla mia inquietudine, a volte è divertente. Sono cantante, presentatrice, scrittrice e autrice di pièce teatrali e cene con delitto. Non so cosa mi riesce peggio, ma mi ostino perché mi piace ballare pur non sapendo affatto ballare.
Oggi in questo giorno di festa, di abbuffate con parenti e amici, dovremmo pensare a chi è meno fortunato di noi. No, non mi riferisco ai cittadini del cosiddetto terzo mondo, né alle persone che in questo periodo stanno soffrendo a causa della crisi, sto pensando ai fruttariani, agli ehreiani, ai crudisti e in generale a tutti coloro che, per scelta di vita, si privano delle gioie del cibo. Pensate, proprio mentre voi vi avventerete sull’abbacchio, la pasta al forno, la parmigiana, pasterie, torte pasqualine, cotiche e fagioli e quant’altro, migliaia di persone non mangeranno praticamente un cazzo e saranno pure convinte di far del bene alla propria salute e al pianeta. Altri invece, nello stesso istante in cui frantumerete le uova per rimpinzarvi di cioccolato in tutte le sue varianti, continueranno a purgarsi con il sale inglese e altre schifezze per poi cacare i calcoli del fegato che mostreranno con fierezza nel web. Posso comprendere che per uno stretto periodo, sotto controllo di professionisti (e non è facile trovare dei veri professionisti nell’ambito della medicina alternativa), si scelga di sottoporsi a determinati stili alimentari, sia per motivi di peso che di depurazione dell’organismo. Quello che mi rimane davvero difficile da comprendere è il fanatismo che spesso accompagna le persone che fanno scelte alimentari estreme, non ha caso ho trovato dei riferimenti riguardo alla dieta ehretiana, la dieta che prevede una vita senza muco di cui avevo parlato in questo post, in uno dei gruppi meetup di Beppe Grillo. Si può vivere felici nutrendosi esclusivamente di mele? A me riesce davvero difficile da comprendere. La vado dura andare in pizzeria con gli amici, o sedersi nelle grandi tavolate dei ritrovi familiari, e mangiare solo mele mentre ti passano davanti ogni tipo di delizie. Ma forse sono io che sono debole, lo ammetto, sono davvero pessima, non potrei mai fare a meno della pasta, della pizza, al limite potrei fare a meno della carne visto anche l’inesorabile calo dei miei rapporti sessuali. Ma almeno i crudisti, ehretiani ecc qualcosa mangiano, c’è invece chi ha scelto di nutrirsi solo di Prana, luce e amore, è questa la scelta degli adepti del respirianesimo.
Dal forum luogocomune.net leggo: “L’industria alimentare è la lobby più potente del pianeta. I suoi inganni sono tanti da non poter essere elencati tutti. I padroni del mondo riempiono da decenni le nostre tavole di veleni di ogni tipo (cibi ogm, formaggi avariati, polli alla diossina, vini al metanolo, uova marce, uva passa..). L’inganno più grande, però, è quello che viene perpetrato da millenni nella storia dell’umanità, e che finora solo pochi asceti hanno deciso di sfidare, insieme a qualche decina di top-model. L’inganno originale consiste nel farci credere che abbiamo bisogno di cibo, allontanandoci così dalle fonti del vero nutrimento, che sono la Luce e l’Amore.” Io speravo che questo fosse un trollone ma temo che non sia così 😦 Ora la lobby dell’industria alimentare, che a quanto pare esiste ancor prima della comparsa dell’uomo sul pianeta, cospira contro di noi costringendoci a mangiare!!11!!!!! Ripensandoci forse potremmo anche noi vivere tranquillamente di luce, un po’ come le piante, anche se temo che dietro questo ci sia la cospirazione della lobby della sintesi clorofilliana. Qua invece vi riporto la testimonianza di Pasquy: “I cambiamenti fisici più rilevanti sono stati la crescita costante di energia e luminosità e la scomparsa del bisogno di defecare. A un livello di pulizia totale si smette anche di urinare, Rimettendo i liquidi in circolo e attivando un processo autotrofo, Ma poiché sono ancora presenti delle tossine nel mio organismo dovrò pazientare!” Mi auguro che Pasquy rimanga sempre in buona salute, ma sono onestamente preoccupata per lei, specie dopo aver letto che alcuni respirariani svizzeri sono morti di fame … e non so come mai la cosa non mi sorprenda.
Quella si che fu un’estate indimenticabile, ricordo i nostri viaggi sulla sua meravigliosa Alfasud color marrone, la radio che trasmetteva Sambariò di Drupi, le sue musicassette super otto che facevano da colonna sonora al nostro infuocato amore. Si chiamava Salvatore Garrisi, era originario del sud, ma non gli piaceva farsi chiamare così per cui diceva a tutti di chiamarsi Guido. Cercava anche di mascherare il suo accento evidenziando un’improbabile inflessione toscana, il tutto risultava straordinariamente erotico, ogni volta che mi diceva delle frasi tipo: “Stasera ho fissato con quei ragazz’ alla hasa di ppopolo” io mi struggevo tutta. Era bellissimo, moro, capelli crespi, un paio di stupenti baffi folti stampati sulle labbra, somigliava tantissimo al chitarrista dei Camaleonti. Non era molto alto, né troppo magro, anzi qualcuno lo definiva un po’ tozzo ma per me era irresistibile specie quando indossava la sua camicia bianca, dal colletto con le grosse punte, dalla quale spuntava la sua soffice foltissima peluria.
Voglio parlarvi di quella volta in cui decise di portarmi al mare. Partimmo una calda giornata d’Agosto di mattina presto, quando scesi le scale di casa lui era già fuori, appoggiato allo sportello della sua auto, con i pantaloni stretti e la fruit bianca dalla quale traspariva, situato sulla spalla sinistra, il suo immancabile pacchetto di Marlboro rosse. Portava sempre degli stivali neri con la punta e una cintura in tela in pendant. Mi avvicinai per salutarlo con un bacio e immediatamente venni travolta dall’odore del suo sudore mischiato ad Aqua Velva. Mi disse subito: “Pohe smangerie, sbrigathi ghe se si trova traffiho tiro tante di quelle madonne da fa’ venì giù tutto i creato co’ tutto i’ creatore!” Era splendido quando mi parlava così, con me aveva tante di quelle premure, mi diceva sempre: “Te tu trombi solo con me, ma io posso tromba’ con chi mi pare, d’attra parte l’omo so io” oppure: “Ghe me la stireresti questa gamicia? La mi mamma, puttana troia che unn’è attro, unn me la stira mai home diho io”. Salii sulla sua macchina il cui aroma di tabacco e Arbre Magique mi avrebbe accompagnato per molti anni a venire. Partimmo di volata ed entrammo sulla provinciale proseguendo alla folle velocità di 80 km orari. Sul suo stereo girava la cassetta di Gepy & Gepy che mi piaceva tanto, ad un certo punto mi mise una mano sulla coscia e io gli chiesi cosa stesse facendo, lui mi rispose romanticamente: “Icche tu credi che faccia oh bischera?” Lo lasciai fare, mentre mi toccava sentii un brivido blu corrermi lungo la schiena, mi parlava di cose sempre interessantissime come il calcio e la sua collezione di bottiglie mignon di liquori, era tutto eccitato perché era riuscito finalmente a trovare lo Stock 84 ed io ero eccitata perché era riuscito finalmente a trovare il mio clitoride. Ci fermammo un attimo in una piazzola di sosta, pensai che a quel punto avesse voglia di fare all’amore, feci per levarmi gli slip quando mi disse: “Oh icche tu credi di fare? Porca zozza della madonna e c’ho da piscare!”. Quelle furono le sue ultime parole, non appena scese di macchina venne travolto da un tir, non lo dimenticherò mai.
Se tu non ci fossi non so cosa farei
da sola nel letto con chi dormirei?
Se tu non ci fossi chi mi farebbe compagnia
nel lungo inverno qua in periferia?
Se tu non ci fossi sarebbe più bello
non trovare i tuoi piatti nel mio lavello?
Se tu non ci fossi potrei esser felice
non avendo i tuoi panni nella mia lavatrice?
Se tu non ci fossi correrei a piedi nudi nella valle
saltando per la gioia di non averti più fra le palle
Nell’aria soffia una leggera brezza
si affollano nella mente quei pensieri
che mi riportano alla mia giovinezza
a una me gioiosa, com’era fino a ieri
Sento gli uccellini cinguettare
ascolto delle donne il chiacchiericcio
odo il cane del vicino abbaiare
e le bestemmie di un tipo alticcio
Quanta è bella questa primavera
di un nuovo sole che tutti seduce
di speranza per un sogno che si avvera
che si abbatta finalmente la bolletta della luce.
Finalmente sono andata al cinema, ero tutta eccitata all’idea di vedere questo capolavoro introspettivo di Lars Von Trier. La storia parla di un omino che raccatta per strada una donna sbattuta (sbattuta nel senso insanguinata .. oddio anche per il resto ripensandoci). La porta nel suo appartamento per soccorrerla, probabilmente Von Trier ignora l’esistenza del 118. Qua Joe (la sbattuta) gli rivela di essere una ninfomane e anche in questo sta il genio del regista perché sarebbe l’ora di dire finalmente quello che siamo. Il mondo non sarebbe più bello se, per esempio, Nunzio al posto di presentarsi: “Salve sono Nunzio e faccio il commercialista” dicesse: “Salve sono Nunzio e sono un petomane”? Tutto sarebbe molto più limpido anche se a tratti gassoso. Joe comincia a raccontargli la sua vita dal padre medico (e in questo si può capire la particolare propensione per l’anatomia della protagonista), alle gare che faceva in adolescenza con una sua coetanea a chi scopasse di più sul treno, anche se personalmente sono convinta che mio zio Vito, che per una vita ha lavorato per una ditta che ripuliva i treni alla stazione di Santa Maria Novella, abbia scopato e dato il cencio molto più di loro. Con Nymphomaniac Lars Von Treier chiude la sua trilogia sulla depressione, non contento di averci depresso anche molto prima con capolavori come Dancer in the dark o Le onde del destino, con questo riesce a deprimerci sessualmente al punto da farci passare la voglia di avere in futuro qualsiasi rapporto o note sul registro. E’ un film sofferto e, vedendo la protagonista farsi fare tutta quella robe pese, lo credo bene. Lars Von treier, in questo suo film suddiviso in due capitoli, ci pone una riflessione sulla sessualità, infatti molti hanno ammesso di non averci capito ‘na sega.
Sibilla conduceva una vita apparentemente anonima. Non era né bella né brutta, non dava l’impressione di essere particolarmente brillante o noiosa, nessuno dei suoi vecchi compagni di scuola rammentava il suo nome e chi fosse, era neutra. Tutte le mattine, prima di andare al lavoro, si fermava a fare colazione nel bar sotto casa, ordinava sempre le stesse cose, ma ogni volta il barista la trattava come se la vedesse per la prima volta. Svolgeva i suoi compiti come altri anonimi impiegati di una grande multinazionale, nessuno si ricordava d’invitarla alle riunioni o alle feste aziendali e comunque, se ci fosse andata o meno, nessuno ci avrebbe fatto. Vedendola era difficile capire che età potesse avere e, dato che portava in tutte le stagioni strambi strati di vestiti, era difficile farsi un’idea della sua forma fisica. Si svegliava ogni mattina alla stessa ora anche quando non doveva andare al lavoro, si lavava, si vestiva, faceva colazione, prendeva l’autobus, svolgeva puntualmente i suoi compiti in ufficio, tornava a casa, scongelava cibi surgelati, mangiava, accendeva il suo computer e cominciava a creare. Sibilla possedeva l’arte di rimanere anonima anche in rete, grazie a questa sua naturale dote e alle sue eccellenti qualità, riusciva ad operare in internet senza lasciare alcuna traccia di sé. Fino dalla nascita di questo mondo virtuale Sibilla si divertiva a creare false notizie a cui inseriva collegamenti a documentazioni varie in modo da farle risultare veritiere. Era stata lei la prima a parlare di scie chimiche, signoraggio bancario, grigi, teoria del complotto e molto altro. Le sue creazioni, sapientemente miscelate ad un pizzico di verità, si diffondevano a macchia d’olio e generavano pagine su pagine, blog su blog, notizie su notizie. Quando accadevano fatti di straordinaria importanza, come l’attentato dell’11 settembre, lei ricamava trame fantastiche che molti avrebbero poi diffuso e incrementato. Sibilla aveva ereditato questo suo talento da sua madre e sua madre da sua nonna. Fu proprio sua madre, in giovanissima età, a creare leggende metropolitane che tuttora si perpetuano come la morte di Paul MccCartney o quella dell’autostoppista fantasma. Sua nonna invece fu l’artefice di alcune straordinarie leggende sul ciclo mestruale. Sibilla si sentiva appagata, grazie al potere del suo talento le sue creazioni, come quelle delle sue ave, si erano sparse su tutto il pianeta. Scomparve un giorno come tanti altri, nessuno si accorse della sua assenza. Le uniche tracce che aveva lasciato non erano riconducibili alla sua identità, si mise a sorridere pensando a questo, poi riprese a sorseggiare il suo mojito in compagnia dei suoi amici Jimy, Janis, Elvis e Marylin all’ombra delle palme di un’isola leggendaria.
Distorted Gravity Surreal Photography by Anka Zhuravleva
Quando siamo andati in quel ristorante che tanto tu ci tenevi a farmi conoscere,
tu c’eri.
Quando mi hai aperto la portiera dell’auto, mi hai fatto entrare per prima nel locale e mi hai spostato la sedia per lasciarmi comodamente sedere,
tu c’eri.
Quando hai voluto ordinare per tutti e due scegliendo le pietanze più sublimi per farmele conoscere,
tu c’eri.
Quando hai scelto il vino migliore affinché ci potessimo inebriare del suo nettare,
tu c’eri.
Quando con la tua forchetta stimolavi il mio palato facendomi assaggiare quello che tu avevi scelto,
tu c’eri.
Quando hai ordinato al cameriere quel magnifico dessert per noi,
tu c’eri.
Quando poi hai voluto che degustassi quel ricercatissimo liquore così da prepararmi alla entusiasmante notte che avremmo trascorso insieme tra le lenzuola, tu c’eri.
Ma quanto poi è arrivato quel salatissimo conto,
tu dov’eri?
Ricorso del Tar contro il governo. “Gli esperti dicono che i provoloni piccanti sono pericolosi”. Come riporta Affari Itagliani, un gruppo di avvocati e di cittadini si sono mobilitati per chiedere che vengano apposte scritte choc sui provoloni: “Nuoce gravemente alla salute”, come per le sigarette, onde evitare una strage nei prossimi anni. Uno dei promotori dell’iniziativa, Gianni Gianformaggio, ha detto alla nostra redazione: “Si è pensato ad un ricorso al Tar del Lazio perché ordini al Ministero della Salute e al Governo di effettuare un’immediata campagna di informazione pubblica su scala nazionale sui rischi d’insorgenza di tumori per l’ingerimento dei provoloni piccanti e sulle modalità da attuare per annullare o ridurre il livello dei cancerogeni”. L’iniziativa è stata lanciata dall’associazione C.A.C.I.O. (Campagne Articolate Contro Idealismi Oscuri) e da Federico Galbani, dirigente d’azienda lombardo che ha vinto nel 2012 una causa in Cassazione contro l’Aurecchio ottenendo che fosse stabilito il nesso di causa tra il consumo dei provoloni piccanti e il tumore al pancreas che lo aveva colpito. Ad appoggiare questa iniziativa e’ un pool di avvocati molto noti nel ramo fra cui Giuseppe Montasio, Armando Di Fossa e Chiara Reggiano dello studio legale Morlacco e Casciotta di Urbino. I ricorrenti chiedono che si applichi il principio di precauzione (art. 191 del Trattato sull’Unione Europea) e che, anche in assenza di certezze definitive sul legame causale, ordini in via d’urgenza al Governo di fare un’attività di informazione a fini precauzionali. Il ricorso al Tar e’ stato notificato ai Ministeri della salute, dell’ambiente, dello sviluppo economico e al Miur. L’assunzione del provolone piccante comporta possibili rischi, alcuni esperti lo avevano denunciato da tempo. Andava in questa direzione anche una missiva del ministero della Salute del 2012 riguardante Paolo Ricotta, un cittadino residente in Basilicata, malato di tumore al pancreas. La sua storia, raccontata da Massimo Raviggiolo su la Gazzetta del Mezzogiorno e Mezzo è particolarmente importante. Subito dopo la drammatica diagnosi di Cancro, Leone e Pesci, l’uomo, un fattore di Potenza, decide di limitare l’assunzione nel suo corpo di provolone piccante e comincia a nutrirsi di altri formaggi. Dopo qualche tempo dal suo cambio di dieta la sua salute cominciò a migliorare … – See more at: ww.ciseiocifai_svalvolatilegonadi.org
Lascia che ti porti con me
perché sto andando nei campi di fragole
niente è reale
e niente per cui stare in attesa
campi di fragole per sempre
Fra qualche giorno sarà aprile, tornerò a scoprire i nuovi colori, la nuova luce, i freschi odori, erba brillante, sole e fragole. Li hai mai visti gli infiniti campi di fragole? Non parlo di serre, né di piantine da giardino, parlo del rosso in cui ti potresti tuffare, del colore in cui rotolarti che ti rimane attaccato e che ti fa profumare sempre e sempre. Non serve cercarli lontano, puoi trovarli nel tuo naso. Se chiudi gli occhi e ci pensi puoi aspirarne l’odore. I campi di fragole infiniti sono nelle note dei quattro ragazzi di Liverpool e io adesso li sto guardando.