Grimilde passeggiava nervosamente fumando una sigaretta dietro l’altra, i denti le erano diventati gialli, la pelle si era come incartapecorita eppure era impossibile non girarsi a guardarla. I capelli un tempo lucenti e curati mostravano un’evidente ricrescita ma le gambe erano ancora bellissime e lei pareva esserne consapevole. Non riusciva a stare ferma, bruciava come le sue sigarette irrimediabilmente calde e rosse. Veniva da molto lontano ma non si poteva capire da dove e neanche quanti anni avesse. Per anni l’avevo vista con quella fiera falcata attraversare velocemente la strada che da casa mia portava alla piazza. Io mi sono sempre fatta diversi filmini su di lei, da ragazzina ero convinta che fosse una prostituta d’alto bordo anche se non riuscivo a trovare una giustificazione valida per quelle sue frettolose passeggiate mattutine, ad un certo punto mi dissi che era solo una donna un po’ esaurita, la battezzai Grimilde e l’archiviai nel paesaggio della mia giovinezza come gli altri ricordi. Cambiai molte case da allora e tornando qui mi sarei immaginata tutto fuorché di trovarla ancora a camminare con quella minigonna e la schiena dritta, i tacchi alti e suoi passi sempre larghi e veloci. Mi erano riapparsi nella testa tutti i miei film in cui lei era protagonista, la cosa mi faceva ridere e credo che se ne sia accorta perché ad un certo punto mi ha guardata dritto negli occhi come non aveva mai fatto e prima che me ne rendessi conto mi sono ritrovata qua fra gli altri passati, o forse dovrei dire trapassati, a miglior vita.
-
“Ma lo senti Eric Burdon con i War? No dico sono 13 minuti e 25 secondi di Paint it black e mica è Caterina Caselli, cazzo era Burdon quello degli Animals. Qua gli Stones incontrano l’Africa e si sente anche il flauto di traverso come diceva Gnè Gnè. La senti con i cori che bella che è? Quando muoio vorrei che mettessi questa al mio funerale almeno qualcuno piangerà e piangendo godrà e godrò anche io forse … oddio non posso saperlo, non adesso che mi pare ancora di essere viva … Sai che ti dico? Dovresti chiamare Stefano e fargli mettere su una band che lui ce lo vedo bene con quei fiati a far casino. Certo però ci vorrebbe qualche nero o qualche cubano ma su questo gioco in casa, si si ma se puoi morite tutti prima di me sai che sfiga? Pensaci era il 1970, quelli si che erano avanti mica le stronzate che si ascoltano adesso su MTV, senti come pompa..si il Pippero pompa pompa pompa … A me queste percussioni fanno impazzire, davvero questa cosa del funerale mi piacerebbe e spero che si beva tanto e che ci si diverta, insomma che vi divertiate. Dicevi di oggi che cade il governo e della Carlucci ahahahah la Carlucci no dico rendiamoci conto quella che all’inizio era a Portobello con Tortora e forse ogni riferimento agli uccelli non è casuale, ma io dico perché non hanno messo il pappagallo in parlamento? Avrebbe sparato meno cazzate e fatto meno danni di sicuro. Il guaio di Paint it Black è che mi ricordo solo le parole in italiano della Caselli e che le so a memoria … ma vuoi mettere la rabbia di Burdon o la disperazione di Mick? Pensa che meraviglia, dipingere tutto di nero è come annientare fare tabula rasa perché non si vede più niente nel nero più nero. Era forte Burdon e poi venne Frank Zappa e solo Zappa avrebbe potuto fare di meglio con un pezzo così. Senti ma cosa mi dici a proposito di queste piogge imprevedibilmente prevedibili? Ci stanno mettendo tutti nella merda, ci voglio far affondare con loro bastardi e mai un Eric Burdon che si alzasse a fare casino seriamente o un Frank Zappa … li senti i cori? Secondo me avevano preso roba buona e gli è venuta bene così questa cover mentre a noi fanno affrontare tutto, anche questa giornata così, in attesa e senza darci nessun ansiolitico. Boia quando inizia è proprio potente e c’è anche l’hammond! Dai sparati questa chiudi gli occhi che adesso mi metto in silenzio, almeno oggi avrai avuto 13 minuti e 25 secondi di godimento e potresti ricordare il 7 novembre 2011 anche come il giorno in cui hai conosciuto Paint it Black di Eric Burdon and War”
-

Marc Chagall Noah and the rainbow Se adesso disegnassimo arcobaleni su quei muri scalcinati sarebbero meravigliosamente imprecisi e non azzeccheremmo neanche i colori, ma poi questo indaco chi mai lo chiama così? Io lo ricordo solo nel mood di Duke che quando lo cantava Nina era proprio di quel colore che non si capisce se sia un blu violettato o un viola bluato ma è tanto bello quando ci colora da dentro e ci rende così assurdamente lucenti. A volte però non ti trovo e se ti trovo ti vedo avvolto in questo grigio che respirano le mie narici nei giorni di autunno e di nebbia che ci si attacca dentro i polmoni. Pane e denti, ma perché non possiamo farcelo sciogliere in bocca il pane? Io lo assaporo anche così se i denti fanno male perché il rosso e l’oro posso prenderli dalle foglie e c’è un verde che non finisce mai neanche quando è ricoperto dalla neve, sta li sotto insieme alla terra a dormire avvolto da quella soffice coperta bianca. Adesso si è fatto buio, se gli arcobaleni ci sono non li vediamo e non vedo neanche te ma sento il tuo odore colorato di vita aspra che mi sorride un po’ stordito. Hai portato quel pennarello che scrive ovunque anche in cielo? Firma il firmamento adesso prima di dormire che il muro con l’arcobaleno domani sarà bellissimo e impreciso come il nostro sorriso con le briciole di pane sotto.
-
Ciao, si lo so … non mi aspettavi, non so se ho fatto bene a presentarmi qua così … posso capire hai la tua vita, le tue donne e io ormai non ne faccio più parte, ma cerca di comprendere, in fondo tu sei stato importante per me, abbiamo condiviso una parte fondamentale della nostra esistenza e.. come? No dai non è stata una storia come tante, vero? Lo so, lo so che do troppo peso a certe cose, che la vita in qualche modo deve continuare è che io, insomma dai tuoi gesti avevo capito che … ok posso comprendere è odioso che parli sempre di me, hai le tue ragioni, io vengo qua a chiedere … reclamare… Me lo hai rinfacciato tante volte, so perfettamente che dovrei avere una mentalità più aperta, ma sai anche quanto ti ho amato e che per me … si capisco dovrei andare oltre, non avere questo tipo di attaccamenti, non pensare al passato. Hai le tue ragioni e forse davvero dovrei lasciar perdere, forse è stato un errore tornare qua in quella che un tempo era stata casa nostra … mia, ormai le nostre strade sono divise, inutile tentare di rimettere insieme i cocci del passato, inutile cercare quel qualcosa che ci univa, che teneva saldo il nostro rapporto e proprio per questa ragione mi trovo qua di fronte a te e una cosa devo proprio dirtela…hai ragione, si si …io sbaglio sempre tutto, non dovrei pensare solo alla mia vita.. è che credevo che in fondo sarebbe stato giusto no? No … è vero cosa pretendo adesso? Mica posso sconvolgere le altrui esistenze per quelle che credo … credevo fossero le mie esigenze … ok non tornerò, è stato un errore, lo riconosco il mio è stato solo un gesto egoistico… mi dispiace averti disturbato, mi dispiace davvero essermi presentata qua senza preavviso .. hai ragione in fondo il rene te l’ho donato e quello è un capitolo chiuso, ma credevo, pensavo, dicevo che … almeno tua madre potresti riprenderla a vivere con te?
-
Avevo una vecchia Mustang del ’65 che puzzava da fare schifo e cadeva a pezzi. Amavo il suo odore di petrolio, d’asfalto e di tabacco, mi ricordava Cuba e quei sederi enormi un po’ strafottenti che sembravano sorriderti dai bordi delle strade. Dicevo di questa mia Mustang, l’avevo fatta arrivare pezzo per pezzo stipata nei container del porto, me l’ero montata con amore e pazienza, certo aveva qualche difettuccio ma era mia, la mia creatura. Giravamo insieme per il paese, oddio era più le volte che eravamo fermi e non so a quanti meccanici avevamo chiesto aiuto e quante toppe le avevo saldato addosso eppure non riuscivo a lasciarla, gli amici mi prendevano in giro e c’era sempre qualcuno che evitava di salire sulla mia Sally, ma non me ne fregava molto. Adoravo il suono del suo motore, adoravo le sua linea, la sua bellezza vagamente volgare fatta di pelle e di metallo, mi faceva sentire vivo e in qualche modo potente, con lei dominavo il tempo. Mi perdevo nei viali dei cipressi o in riva al mare, con fatica risalivamo le montagne e se i freni ci assistevano scendevamo verso le valli colorate di foglie in autunno. Pensavo che sarei stato tutta la vita con lei, che mi avrebbe accompagnato durante la maturità, che ci sarei invecchiato e invece niente, ho dovuto per forza liberarmene e non crediate che sia stato facile, se ci ripenso ancora mi viene da piangere, sono stato costretto a sbarazzarmene, ormai non potevo più andare avanti così, girare con lei era diventato troppo rischioso, non potevo più fidarmi così un bel giorno di novembre l’ho gettata nel fiume. Vederla affondare è stato come essermi strappato un pezzo di cuore dal petto, ormai so che non la rivedrò più, adesso so che è sparita per sempre lei insieme al cadavere che c’avevo ficcato dentro.
-
Malinda spense le luci e cominciò a spogliarsi. In quella stanza che puzzava di tabacco e umidità, Malinda si levò le scarpe e cominciò a sfilarsi le calze lentamente quasi come se stesse disegnando un’immaginaria coreografia sulla musica di Gato Barbieri che girava ostinatamente su quel vecchio piatto. Lui la osservava compiaciuto, lei si divertiva come una matta a mettere in piedi quello show. Le luci erano sempre giuste, gli abiti e il trucco erano ben curati come la pettinatura, la biancheria intima raffinatissima. Malinda ondeggiava dolcemente, si tirava su la sottoveste e poi si toccava i seni insistendo sui capezzoli. Lui sorrideva, sudava e osserva in silenzio. La sottoveste volava via ed era facile immaginarsi quella seta al tatto su quel corpo caldo e sinuoso. Malinda sedeva a cavallo di una sedia e ondeggiava come se stesse simulando la penetrazione, lui era abbagliato da quella bellezza, da quell’amplesso immaginario che lei gli dedicava tutte le sere. Mentre lei si toglieva il reggiseno, lui immaginava il sapore del suo corpo, lei lo guardava e lui moriva. Lei si sfilava le mutante e lui impazziva, lei si leccava le dita e lui respirava affannosamente, lei faceva scivolare la sua mano e lui tremava, lei raggiungeva il suo sesso e lui rimaneva fermo fino a quando l’infermiera veniva a chiudere la finestra e a spingerlo via su quella carrozzella in cui era inchiodato da anni.
-
El Comandante in Chefe Enzo Iacchettos de la Striscias riuscì ad aprire un varco por enserirse ne la zona del nemico. Le Veline ormai erano passate all’opposizione e i Renzuscones avevano le ore contate. Rimaneva un ultimo ostacolo d’abbattere, ma non era facile por la resistencia sfondare le numerose batterie che i Mastrota’s avevano dispiegato lungo toda la linea perimetrale de El Palacio De Las Figas. Iacchettos poteva contare su todos los Indignatos de el pais, certo el tradimiento de Greggio con la ricaduta dei prezzi sui combustibili non fu facile da digerire ma ormai el pueblo, dopo tanta delusiones da parte della sinistra y de los gringos de la quinta estralleas Grillancia, contava solo su di lui. Si temeva che le informazioni passate da Lori De El Santo fossero inesatte, erano state prese numerose precauziones para preservar eventuales gestazioni indesiderates. Foto de la Santanché erano state appese in tutte le camere degli Hotel a ore y también in quelli a minutos. Ogni forma de repressione era stata attuata, adesso si poteva assaltare el Gobierno y enpossessarse de el Senato, de la Camera, de la Cucina e pure de todos los servicios annessos y connessos. El Gabibbo, come en passado el glorioso Caballo de Troia fu offerto al regnante che, esprenazoso di buscar nueva carne de puledra sodas, si precipitò spompettando verso el rojo pupazzon. Improvvisamente dal ventre de la creatura uscirono fuori tres baldanzosi nemicos de Maria che si avventarono sulla vigilanza de el Dictatore de Hardcores. Entonce la pasonaria Iva Zanicchi prontamente si gettò sulla difesa facendo escudo con su cuerpo por protegger l’unto dal Signore. Ma por Dios el Señor aveva davvero esagerato con l’aceite che l’antica musa di “toma mi mano zingara” escivolò e data l’età se ruppe entrambos los femores. Erano anni che el pais attendeva la liberación y el dia era arrivato, Iacchettos prese possesso de El Gobierno y de la Figas, gli operai tornarono nelle fabbriche, le casalinghe tornarono a sfornar el pan. L’Italia aveva un nuovo leader y el viejo si rifugiò ad Antigua, todos erano felici, ma Iacchettos ancora aspettava ad esultar. Fino a che anche l’ultimo Renzuscones non fosse stato scovato l’eroico Comandante in Chefe avrebbe vegliato su di noi (nemmeno una nuvola – cit).

-
Vedo vedo vedo … si adesso che mi sono pulita gli occhiali vedo decisamente meglio. Vedo un uomo che ormai ha 36 anni ma fa il giovane, lo vedo bene è in una stazione dismessa che fa i’ ganzo … si è bruttino, c’ha la faccia a bischero e i neon su i’ viso come Bruno Vespa … vedo, che nel tempo andrà avanti, parecchio avanti anche se colpirà dietro, si si … proprio dietro e farà male, oddio se farà male. Vedo che scalerà le più alte vette, ma non il Monte Rosa, neanche il Monte Bianco (a proposito l’è anche tempo di castagne) … “Monte Citterio quello dei salami?” direte voi miei piccoli lettori, no! Arriverà fino a Montecitorio (tuttattaccato), altro che salami … Aspettate cosa vedo? Vedo che lascerà sua moglie, vedo che è abituato al tradimento e che Bersani ancora gli chiede gli alimenti … vedo ..si vedo, lo vedo alla Mondadori … ODDIOOOOOOOOOOOOO questa mia veggenza è una maledizione che non auguro neanche al mio peggior nemico. In questo momento ho un’immagine chiara di lui che fa sesso scritto, orale, e in più la prova pratica, con quella tipa con le tettine finte attaccate male .. cavolo non mi viene il nome … aiutatemi … la figlia di quel tipo unto dal signore, quel muratore del club dell’aretino Kiss me Licio, il tipo che andava a puttane ma non accontentandosi faceva anche le leggi per metterlo in culo a tutto spiano … cribbio lei la figlia, la tipa che si è comprata un marito gay e che fa la capa dell’editoria, avete capito vero?
E’ terribile … li vedo insieme, vedo lei con la pancia di Dior tempestata di Swarovsky , vedo il ginecologo è Alfonso Signorini che con riluttanza tira fuori la creatura … AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHAAAAAAAAAAALIEN!
No magari fosse Alien, il 21/12/12 nascerà Renzusconi, avrà un aspetto orribile e dominerà il pianeta.
-
No voi non potete proprio capirlo.
Nessuno che veda oltre un corpo armonioso privo di difetti, nessuna considerazione per la mente, il cervello, per un bellissimo pancreas, per un fegato da copertina e per dei reni così sexy da far invidia a Dita Von Teese (per non parlare dei polmoni).
Difficile per le persone normali (figuriamoci bruttine) dover affrontare tutti i giorni la visione allo specchio di un viso meraviglioso, di capelli stupendi, lineamenti superlativi e occhi da favola.
No voi non potete proprio capire questo dramma, qualsiasi persona è attratta dalla bellezza e questo è un incubo! Dover sopportare amiche invidiose e anche se non lo sono cribbio dovrebbero esserlo! Dover far fronte a complimenti, ai sorrisi, andare a fare shopping e trovare che ogni vestito calzi a pennello … è terribile, non potete capirlo.
No voi non potete davvero capire il dramma di essere una donna troppo bella e francamente …. nemmeno io 😉
-
Ciao rega’, oggi ve vorrei mostra’ un trucco pe’ rimorchia’ in discoteca anche quanno fa cardo e se suda come scrofe sotto er cocente sole d’agosto a Freggene. Ma prima de tutto ve vogli fa vede’ sti regalucci che me stanno a manna’ de continuo gli sponzor tipo sto biuty en coniglio muschiato che a portallo in giro ce se fa sempre ‘na porca figura, oppure sto sette de pennelli, ma so’ otto en verità, in pelo de figa de castora che tira più de un carro de buoi de la Marsica. Certo devo di’ che da quanno me so messa a fa’ sti video de tutorial meik ap ho svortato, me pagano pe’ stavvi a consiglia’ li trucchi e m’arivano sponzor de continuo e nun devo manna’ più i miei curriculi in giro. Ma torniamo a ‘sto trucco che chiamerebbi: “serata enfocata estiva”. Prima de tutto ve dovete lava’ er muso con prodotti come er latte detergente d’asina alpina e il Tony & co. de la ditta Tesshputo&TeLavy. Quanno c’ avete la pelle pulita da le cispe e dai segni der trucco de la settimana precedente appricate un fondo e una tinta de un colore che nun sia quel mattone scuro tipo Carlo Conti, mejo usa’ un colore che copra che meno ve se riconosce meglio è. Spolverizzateve un po’ de cippria e passate er correttore e/o er camuflag su li brufoletti e le occhiaie che se avete fatto certi servizzietti tutta la notte precedente so’ cazzi pe’ coprille. Si proprio nun potete pagavve un chirurgo ‘stetico allora ve dovete da’ da fa’ pe modella’ la vostra faccia co li chiari e co li scuri, io però ar posto vostro, co la faccia che v’aritrovate, ripenserebbe seriamente ar chirurgo ‘stetico. Ve consiglio, visto che se suda anche a respira’, de usa’ prodotti woterpruf altrimenti ve cola er trucco su li vestiti e sulle robbe e nun è bello. Passate a le gote un blash ma nun esagerate se nun volete sembra’ un Aidi a cui sorridono li monti. Scegliete una nuans deligata ma effervescente, ‘na Ferrarelle dei fard ‘nzomma. Passatevele l’occhi co la matita nera che sfina sempre, metteteve er rimmel ma prima l’ai lainer perché altrimenti state a fa’ na zozzeria. Usate l’ombretto colli pennelli, sfumate, sfumate e se c’avete robba bona da sfuma’ passatela a le amiche. Passateve la matita a le labbre e poi dipingetele co lo stic der carrozziere, v’assicuro no straordinario effetto duraturo pe’ diversi giorni. Ripassatele con un gloss e poi spruzzateve er fissativo Primer o poi me scappa er morto.
Bene rega’ pe oggi v’ho detto tutto dovete solo da ricordavve che siete ancora in tempo per partecipare al mio ghiveuei che scaderebbe fra ‘na settimana, in palio ce stanno ‘sti trucchetti vinteig del 1976, so usati ma so ancora boni … inzomma l’ho provati su mi sorella er dottore ha detto che guarirà in soli 3 giorni.
Ce s’arlvede a la prossima, vostrissima Debby
Ringraziamenti: questo post non sarebbe stato possibile senza il supporto linguistico di @nataliacavalli e i preziosi suggerimenti di @chiaracat



