di Sabrina Ancarola Faccio cose perché sono inquieta, scrivo perché, dare una forma alla mia inquietudine, a volte è divertente. Sono cantante, presentatrice, scrittrice e autrice di pièce teatrali e cene con delitto. Non so cosa mi riesce peggio, ma mi ostino perché mi piace ballare pur non sapendo affatto ballare.
Nora scriveva poesie, appena era libera dagli impegni mondani si cullava nella sua malinconia, in quella espressione di sé che teneva chiusa nei cassetti della sua enorme casa. Nessuno conosceva questo suo aspetto, Nora era la classica donna sempre sorridente, aveva una parola buona per tutti, non si arrabbiava mai, molti ritenevano che non fosse una persona particolarmente intelligente e aggraziata. Corpulenta, un viso né bello né brutto, una voce stridula e movenze piuttosto grezze, Nora sfamava la sua curiosità leggendo tutto quello che le capitava a tiro e scriveva parole sulla natura o per i tanti amanti immaginari. Prolifica come pochi autori al mondo scriveva in ogni pezzo di carta che trovava in giro, notai alcune sue liriche su uno scontrino che le cadde per terra mentre mi trovavo dietro di lei in coda alle poste. Conoscevo chi fosse, la incrociavo spesso nella via dove abitavamo, ma non avevo proprio idea della sua delicatezza interiore. Quando le porsi il fogliettino che era caduto arrossì e diventò ancora più rossa quando mi complimentai per le sue parole. A quel punto le chiesi se poteva farmi leggere altri suoi componimenti, iniziai così a frequentarla ogni venerdì pomeriggio a casa sua. Tirava sempre fuori da qualche cassetto qualcosa di nuovo da farmi leggere e come una bambina timorosa aspettava il mio giudizio. Ricordo spesso Nora ogni qual volta che tento di avvicinarmi con le parole a quella sua intima grazia. Le creature divine hanno spesso un aspetto inconsueto, Nora sapeva volare e riusciva a portarmi con sé anche quando i miei giorni erano neri.
Cecilia era stata una bambina triste e da adulta lo era diventata ancora di più. Non aveva mai avuto amici e da piccola ci aveva sofferto molto, per carità non è che avesse chissà quali difetti fisici o caratteriali, era solo una persona che non si notava. Anche a scuola le maestre non la interrogavano mai, nessuno le chiedeva di giocare con lei, nessun ragazzo l’aveva poi corteggiata. Fu la sua sociale trasparenza a renderla amara come il fiele, più cresceva e più coltivava odio verso tutti, animali compresi. Uccideva e feriva per il gusto di veder soffrire, ma l’aveva sempre fatta franca, non era stata mai denunciata da nessuno, pure la giustizia la schifava. Eppure in tempi lontani aveva anche avuto qualche barlume di sentimento, aveva desiderato essere amata, aveva sognato di sentirsi importante per un uomo, un cane o un gatto. Non aveva mai avuto alcuna riconoscenza, neanche un mezzo sorriso da un barista o il saluto cordiale di una cassiera di un supermercato. Era diventata così consapevole della sua inconsistenza che ne approfittava per salire sugli autobus e sui treni senza pagare il biglietto, tanto nessun controllore avrebbe fatto caso a lei. Nel tempo la sua amarezza e il suo odio accrebbero in lei un grande potere, l’esclusione dal mondo divenne la sua forza, poteva ingannare gli eventi, umiliare chi l’aveva o chi l’avrebbe umiliata per la sua non presenza.
Quando crebbe abbastanza decise di lasciare la casa paterna, i suoi genitori non obbiettarono la sua scelta, averla o non averla fra i piedi non cambiava molto in famiglia. Riuscì a laurearsi, a vincere un concorso come impiegata statale, si comprò casa ad un’asta, un’asta a cui nessuno si era presentato, non ebbe mai da litigare con i vicini, nemmeno un inquilino del palazzo dove abitava aveva fatto caso a lei. Usciva per andare al lavoro, ogni tanto andava al cinema per vedere le pellicole di grandi storie d’amore che avrebbe odiato, mangiava con parsimonia, si metteva al computer e cercava inutilmente amici. Aveva anche provato nei siti d’incontro, quelli dove è scontato solo l’interesse sessuale, ma niente. Cominciò con uccidere un gatto che aveva adottato, reo di non essersi mai avvicinato a lei, uccise poi un commesso di un botteghino del cinema che aveva fatto passare avanti a lei tutte le altre persone in coda. Ogni volta che uccideva si sentiva crescere dentro questo potere assurdo, sapeva che l’avrebbe sempre fatta franca e più uccideva più aumentava questa eccitazione. Aveva seminato intorno a sé un gran numero di cadaveri, ma mai nessun sospetto, tant’è che aveva ucciso anche un paio di detective che indagavano sul caso di queste morti misteriose. Decise allora che sarebbe stata la sua morte l’epilogo più giusto della sua opera di distruzione, organizzò un grande evento, la sua fine si sarebbe svolta in circostanze spettacolari. Comprò la dinamite, lasciò intorno a sé numerose tracce e iniziò a mandare lettere alla polizia in cui diceva dove e quando ci sarebbe stato l’attentato. La sua morte fu veramente grandiosa, il boato nel parcheggio di quel centro commerciale si era potuto sentire a chilometri di distanza. La dinamite che aveva disintegrato il suo corpo aveva creato un cratere gigantesco. Ma fu tutto inutile, pochi secondi dopo la sua esplosione un meteorite aveva colpito proprio il punto in cui si era così epicamente immolata.
Lasciate i compagni dei campi e delle officine al 1968, qua io affogo negli anni 80
Le persone raccontano che guardasse tutti dall’alto in basso, ogni sua richiesta, che fosse un drink o un’informazione riguardo ad un viaggio, era un ordine. Si sentiva la proprietaria del mondo e trattava ogni essere umano come fosse un suo dipendente. Anche nel sesso, si racconta, che l’atteggiamento fosse quello: “Leccami! Non così, non va bene! Fai così!” era una vera gioia, ma solo per gli amanti delle Mistress. La contessa non era mai contenta di niente, anche quando tutto andava come lei aveva esattamente disposto trovava sempre il modo per umiliare i suoi servitori. Ogni piccolo affare quotidiano diventava un dramma, ma lei i veri drammi non li aveva mai conosciuti: nata da una famiglia nobile, fin dalla più tenera età si era potuta concedere ogni tipo di lusso e di soddisfazione. Era rimasta una bambina viziata anche alla soglia dei cinquantanni. Era stata amata ed ammirata nonostante il suo pessimo carattere, ma si sa che le persone che hanno una forte personalità suscitano una sorta mi malata ammirazione. Aveva avuto due figli che trattava con noia e distacco, un marito che come un cane fedele le rimaneva accanto nonostante i suoi amanti e i suoi vizi. Le piaceva giocare, aveva sperperato un patrimonio con le carte e nelle scommesse, amava comprare beni di lusso e si prendeva ossessivamente cura del suo corpo. Era sempre perfetta, l’unico vizio che non si concedeva era quello del cibo perché temeva il grasso più delle rughe. Avevo sentito parlare molto di lei nella zona dove ero andata ad abitare un paio di anni fa, le voci di paese ingigantiscono ogni vicenda e regalano del misticismo anche alle vicende più terra terra. Si racconta che la Contessa un giorno prese la sua macchina e sparì, qualcuno dice che fosse andata a vivere in Brasile o su un isola tropicale come Elvis o Jimi. I suoi figli e il marito denunciarono la scomparsa alla polizia, assunsero un detective e misero di mezzo anche “Chi l’ha visto?”. Numerose furono le segnalazioni, alcuni dissero di averla intravista a Saint Moritz, altri dicevano di averla vista aggirarsi nei Casinò della Croazia, poi vennero fuori le storie dell’isola e del sud America, nessuno però poteva dire di sapere con certezza che fine avesse fatto quella stronza che in realtà non aveva mai lasciato il suo paese, ma che era rimasta qua murata per sempre in casa mia.
Forse non lo sai ancora, ma hai già tutto quel che ti serve.
Le farneticazioni della mente sono spesso inutili e dannose, alleggerisciti.
Ripensa agli anni 80, riavvolgi il nastro e pensa a Alison Moyet
Sogno sempre, tutte le notti ed è sempre una gran faticata perché mi sveglio spesso, riprendo il sonno e immediatamente ricomincio a sognare, poi suona la sveglia il sogno si spezza e sento il cuore in gola. Perché sto qua a fare un post sui miei sogni vi chiederete voi miei piccoli lettori? Tempo fa un’amica mi disse che i sogni vanno scritti, vanno raccontati, parlarne qua è un modo per fermarli e per osservarli in modo più leggero e distaccato (poi fra l’altro, miei piccoli Freud, a voi manco devo pagarvi). Mi piacerebbe dormire senza sognare, perché come dicevo prima sognare è faticoso, specie se come me si sogna sempre di stare in giro, di perdersi, di non riuscire ad arrivare in orario per gli aeri, i treni o le navi. Mi muovo sempre, Morfeo mi fa viaggiare in lungo e in largo in un’Italia parallela con ogni mezzo, motorini e biciclette comprese, ultimamente mi sta portando in giro pure per l’Europa ed è ancora più conveniente della Ryanair. Nelle ultime notti, oltre al viaggio, si è introdotto un nuovo (si fa per dire) elemento: gli anni 80, ebbene si sono tornata indietro con le amicizie dell’epoca, con mio padre ancora vivo, ma con l’età che ho adesso. Il fatto di aver saputo oggi che il 24 Alison Moyet sarà in concerto a Milano probabilmente non c’entra niente, ma tanto sono qua a farneticare e quindi ho una buona scusa per infilarla nei miei sogni e nella mia vita. Nel mio breve periodo dark qualcuno all’epoca mi diceva che le somigliavo, in anni più recenti un mio amico mi ha detto che anche la mia voce gli ricorda la Moyet che per noi è rimasta un idolo indiscusso. Alison è una cantante straordinaria, è stata grassa, anche molto grassa e se n’è sbattuta altamente, tant’è che quando qualcuno oggi le chiede del suo dimagrimento risponde a tono riguardo agli standard imposti dalla società (come si fa a non amarla?). Dunque, dei mie sogni qualcuno potrebbe parlare di una certa situazione irrisolta in adolescenza e può anche darsi, ma a che mi serve scovare, scavare, segarmi mentalmente? Io sto bene, sogno, non ne capisco il perché e forse va bene anche il non capire l’inconscio. Posso azzardare la teoria di una ricerca di serenità che all’epoca forse non avevo, di nostalgia per l’eccitazione delle miei prime uscite serali, per i primi concerti, per la vita tutta ancora in divenire. Sono grata ai miei anni 80, sono grata per quel che ho e per i progetti che ancora oggi, con lo stesso spirito, faccio.
Mi è costato due giorni di consulenze, riscritture, ripensamenti, ma finalmente la petizione per togliere alla dottoressa Gabriella Mereu almeno la possibilità di nuocere nuovamente nei confronti delle persone affette da epilessie è stata pubblicata.
Ho scritto la lettera e l’Aice, una delle principali Associazioni che lottano contro le epilessie, l’ha pubblicata sul suo sito:
Champagne, rose, cioccolatini, manette, posizioni, amore sudato, amore riconquistato. Ogni anno, questo giorno nello stesso albergo perché è bello festeggiare, è bello farsi portare a cena fuori, ricevere un regalo. Ah l’amore, la magia, il sogno, le frasi sussurrate fra tenerezza e porcitudine. D’altra parte è anche per questo che mi faccio pagare.
Parole a cui mi attacco ancora oggi e che reinterpreto, chissà se mi voleva dire davvero quello che mi voleva dire? Ormai non ricordo neanche che odore avesse, ma so che era stato bello fra noi, voglio pensare che sia stato così. Cerco nei meandri della mia mente le immagini di quei giorni, ma sono sempre più difficili da delineare. Potrei anche bermi questo champagne … magari fosse champagne, è solo un avanzo di un prosecco della settimana scorsa. Potrei buttarmi su una scatola di cioccolatini, ma il rischio è di trovarci dentro una frase di Tiziano Ferro. Capisco la sfiga di essere sola anche per questo San Valentino, ma questo sarebbe davvero troppo anche per me.
Non ho voglia di uscire, prepararmi, depilarmi, c’è Sanremo! Tanto so che se esco rischio di ritrovarmi circondata da trottolini amorosi du du da da dà. Qua non mi manca niente, il vino c’è, il cibo pure e se ho voglia d’amore ho sempre delle batterie di riserva.
La serata è andata com’è andata, ma non potevamo non uscire, cosa avrei raccontato domani in ufficio altrimenti? Si, mi ha portato nel ristorante come gli avevo chiesto ed è stato un bene che lo avessi scelto io, mica potevo rischiare di essere vista in una pizzeria o peggio in un fast food? Mi ha fatto un regalo, carino, fingerò con le mie amiche che mi abbia sorpreso, che era sempre stato quello che desideravo. Dopo cena è venuto su da me, gli ho fatto un pompino, voleva anche il culo ma che diamine, siamo a San Valentino, un po’ di romanticismo no? Comunque si è levato presto dai coglioni e anche per quest’anno l’ho sfangata.
Freddo, troppo freddo
il sogno sembra trasformarsi in un incubo
ma dovevamo partire, non c’era altra scelta
Qualcuno ci salverà da questo mare
le onde sono grandi, ma ce la faremo
Fa veramente troppo freddo
non avevo mai sentito così freddo in vita mia
nella mia terribile vita
Forse qualcuno ci salverà da questo mare
le onde sono davvero troppo grandi, chissà se ce la faremo
E’ così freddo che non sento più le mie mani
non sento più i miei piedi
presto non sentirò più niente
Possibile che non ci sia nessuno a salvarci?
Le onde sono davvero troppo grandi, se mi travolgessero sarebbe finita
E’ finita
era così freddo che non sentivo più niente
Nessuno è venuto a salvarci
Le onde era troppo grandi, ma non sono state loro ad ucciderci,
è stato il gelo dell’inverno e il gelo del cuore della terra al di là del nostro mare
E se quelli che ti propongono la loro verità in realtà ti stessero fottendo? Ti sei mai fatto questa domanda tu che credi a Rosario Marcianò, che t’informi sui blog, sui siti come Lo Sai? e su altre “autorevoli” testate? Tu che non hai vaccinato i tuoi figli, che non prendi farmaci e che rifiuti la chemioterapia perché non vuoi piegarti alle lobby farmaceutiche? Tu che ci dici che siamo tutti schiavi attraverso i social network direttamente dal tuo pc o dal tuo smartphone di ultima generazione? Tu che combatti contro i cattivi perché ti senti perseguitato dall’imperialismo americano, dal gruppo Bilderberg, dai Rothschild, dagli ebrei, dalla cultura gender, dalla massoneria e che pensi che Putin sia un uomo buono e giusto? Davvero, hai mai messo in dubbio tutto questo? Io non so se davvero hai ragione, in effetti il mondo è pieno di gente cattiva che non vede l’ora di fregarti per il suo personale tornaconto, ma sei sicuro davvero di sapere la verità e che questa ti renda una persona libera? Ho osservato la tua rabbia ovunque, nelle pagine in cui ti fanno credere che sono i migranti la ragione del fallimento del tuo paese, nelle pagine in cui si parla di alimentazione, piuttosto che di guerre o di scie chimiche, nelle pagine che hanno insultato le due cooperanti italiane rapite in Siria e che hanno pubblicato la foto di una combattente di Kobane facendola passare per una di loro. Ti guardo oggi che tifi per un benzinaio che si è fatto giustizia da solo e che ieri eri #JeSuiCharlie (si ma solo entro un certo margine). Io non sono migliore di te, sia ben chiaro, sono una donna incasinata che ha poche certezze e che naviga in una marea di dubbi. Ma fra le mie poche certezze so che i gay non minacciano la mia famiglia come Adinolfi e co. vogliono farti credere, so che non ho santi né eroi a cui dedicare la mia vita, so che per quanto io sia schiava del sistema vivo una vita sicuramente più libera di una cittadina della Corea del Nord. So per certo che l’Ebola ha decimato la famiglia di una mia amica, ma non credo che sia un virus costruito dai cattivi, so che l’odio che tu coltivi non fa bene né a te né a me. Sono quasi certa che non sarà un casco di alluminio a salvarti dall’avvelenamento che arriva dal cielo, né sarà l’acqua diamantina a proteggerti dalle malattie e non sono proprio convinta che nel lavaggio epatico risieda il segreto della felicità. Non credo che la razza aliena sia complice dello sfacelo del pianeta, né che un giorno non lontano ci salverà, non credo a Dio (a parte Ronnie James), né al demonio, neppure ai rettiliani. Credo che l’uomo sia da sempre artefice di quello che è il buono e il cattivo, che in ciascuno di noi ci sia il potenziale della benevolenza e della distruzione.
Non sono nessuno per dirti niente, ho un diploma ottenuto al serale e non sono stata neanche ammessa all’Università della Vita, ma un certo dubbio su quella che chiami conoscenza vorrei insinuartelo e non sono neppure pagata per questo.
Renata si svegliava presto la mattina, stirava le camicie per il marito, preparava la colazione per lui e i figli in totale silenzio per permettere loro di sfruttare al meglio il tempo del riposo. Si faceva una doccia, si vestiva con cura, si truccava e andava velocemente a fare la spesa. Sorrideva al postino, al lattaio, all’ortolano e per tutti aveva all’occorrenza un consiglio e una parola di conforto. Correva in ufficio, salutava i colleghi informandosi sulla loro salute e su quella delle rispettive famiglie, s’interessava se avessero risolto o meno i piccoli problemi a cui tutti, normalmente, vanno incontro. Si metteva di buona lena a lavorare e, appena sbrigate le pratiche che doveva smaltire, portava il caffè a tutti e offriva i pasticcini che aveva preparato la sera, prima di andare a dormire, a casa sua. Lei non mangiava, ci teneva alla sua linea, rimetteva tutto a posto e poi aiutava i colleghi rimasti indietro. Durante la pausa pranzo correva in palestra dopo aver mangiucchiato una barretta energetica per la strada. Dopo lo sport si lavava, si metteva un nuovo abito pulito, si rifaceva il trucco e tornava al lavoro. Prima di uscire dall’ufficio dispensava ricette culinarie e consigli sentimentali alle colleghe più giovani, entrava nella sua utilitaria, sempre tirata a lucido, e andava a prendere i figli da scuola. Si assicurava che la loro giornata scolastica fosse trascorsa nel migliore dei modi e che non avessero i vestiti troppo sdruciti, dava loro una merenda salutare e li portava uno a calcio e l’altro a basket. Durante lo sport dei figli andava dall’estetista, e talvolta, si fermava nel negozio di lingerie per acquistare la biancheria più raffinata. Tornava a casa, si preoccupava che i bambini svolgessero i compiti e preparava la cena. Ogni sera una ricetta sempre nuova per stuzzicare l’appetito del marito. Tutto era cucinato nel migliore dei modi e mai si concedeva il lusso di una frittura o di un dolce, solo durante le feste acconsentiva a se stessa qualche stravizio a cui poi rimediava raddoppiando l’attività fisica. Una volta messi tutti a tavola cercava di animare la conversazione parlando di quanto fossero fortunati ad avere una famiglia così perfetta. Faceva in modo che i ragazzi si preparassero per la notte e concedeva loro 10 minuti di programmi educativi in tv prima di mandarli a dormire. Sistemava i piatti, spazzava, spolverava, metteva su la lavatrice, lavava a mano i panni più delicati, puliva il bagno e saltuariamente lavava i vetri e le tende. Una volta sbrigati i compiti casalinghi, esausta, si adagiava sul divano accanto al marito, gli sbottonava i pantaloni e apriva la webcam.
L’Italia terra di poeti, santi navigatori e rapper con la zeppola ci ha regalato una nuova hit a cui è impossibile fuggire. Normalmente non ascolto la musica che va di moda al momento, sono una snob di merda lo ammetto, ma la canzone di Fedez e Francesca Michelin la stanno riproponendo in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quindi mi sono ripromessa di non essere prevenuta e di ascoltarla con la dovuta attenzione. Devo dire che prima di questa hit non conoscevo la voce di Fedez ma i suoi tatuaggi si, Fedez è un ragazzo giovane che parla ai giovani e poiché sono una vecchia carampana probabilmente non posso capirlo. Conoscevo invece la voce di Francesca Michelin che trovo brava ma non così meravigliosa da regalarmi nuove sensazioni e giovani emozioni, ciò non toglie che con un repertorio diverso potrei cominciare davvero ad apprezzarla (che buonista del cavolo sono).
Ma torniamo alla canzone in questione, titolo: Magnifico (lo dicono loro).
Struttura: la canzone si articola in una parte rap eseguita da Fedez e una parte cantata eseguita da Francesca Michelin (se fosse stato il contrario sarebbe stata peggio, ne sono convinta).
Veniamo quindi all’analisi del testo, in corsivo trovate scritte le mie annotazioni:
E gli anni passano e non ci cambiano Davvero trovi che non sia diverso? Fedez è nato già tatuato?
Guardami in faccia i miei occhi parlano
E tu dovresti ascoltarli un po’ più spesso Ma non si era detto come si cambia per non morire, come si cambia per amore?
A parte questo io non so se esiste un’applicazione che traduce gli occhi che parlano, se uno è di spalle ad esempio come cazzo si fa a capire cosa dice con gli occhi? Sorridi quando piove
Sei triste quando c’è il sole Meteoropatia al contrario, tipico delle fiche fredde di qualsiasi sesso Devi smetterla di piangere fuori stagione Si devi smetterla perché il ragazzo mi si destabilizza: inverno=triste, estate=allegria e non si piange Dai proviamo e poi vediamo che succede
Per ogni mia parte che ti vuole C’è un’altra che retrocede La parte che retrocede mi auguro che non sia dovuta al mal di lumaca altrimenti so’ cazzi, anzi no, non lo sono Sapessi quante ne ho viste di scalatrici sociali
Regalano due di picche
Aspettando il Re di denari E qua ci troviamo di fronte ad una massima espressione del masinismo di vittimistica memoria, le ragazze serie non ci sono più (tranne le madri e le sorelle che non devono aver avuto o avere alcun tipo di relazione e si riproduco grazie allo spiritoso santo) Quante volte ad un “Ti amo”
Hai risposto “No, non posso”
Hai provato dei sentimenti
E non ti stanno bene addosso I sentimenti non vestono bene, non calano a modo sui fianchi anche se sei magra, dovrebbe provare con degli outfit diversi che so fatti di stoffa
Parliamo allo stesso modo
Ma con diversi argomenti
Siamo nello stesso hotel
Ma con due viste differenti. Quando la comunicazione è tutto, mi sono sempre chiesta come si faccia a stare insieme ad una persona senza che ci sia un dialogo, ma forse so’ davvero anziana per l’amore moderno
L’amore è un punto di arrivo, una conquista
Ma non esiste prospettiva
Senza due punti di vista In pratica un rapporto schizofrenico, il classico ti odio, poi ti amo e poi ti odio e poi ti iodio e poi ti accetto Anche se fuori tutto è magnifico
Non lo prenderò come un rimprovero È possibile abbia sogni sbagliati Un po’ illusi al momento Mi appartengono E finalmente dopo il pippone tremendo di Fedez , con aria dissociata, arriva la Michelin e mi chiedo se il fuori a cui si riferisce risieda in un qualcosa che sta all’esterno del loro rapporto sentimentale (perché tutta magnificenza non posso vederla che oltre) Fuori è magnifico fuori tutto è magnifico
Si ma tu un po’ di più
Sei la bellezza a due passi
A portata di manicure Questa è a mio modesto parere l’apoteosi del testo, sei bella come un tramonto, sei bella come il mare, sei bella come una donna di Botticelli, si insomma ma che vuol dire “sei la bellezza a due passi a portata di manicure”? La ragazza sta vicino ad un centro estetico? Fedez è un feticista delle mani?Lo scopriremo mai? Ma so che quando troveranno il centro dell’universo
Rimarrai delusa a scoprire che non sei tu Ognuno coi suoi pensieri e i suoi segreti Lo so siamo divisi dalla spazio senza essere pianetiqua mi arrendo L’amore rende ciechi devodirteloanche farsi troppe seghe dicevano E io devo smettere di cercare le scarpe nel frigoriferoquesta ce la dice lunga sull’ordine e la pulizia dei due Ma tu non guardi me continui a guardare fuori
Ti ho dato i giorni migliori dei miei anni peggiori ed è andata bene che non erano i suoi giorni della sindrome premestruale Contraddizioni e vizi, a ognuno il suo
Ma questa notte dormo sul mio fianco preferito, il tuo mai fregare il lato del letto preferito dell’altra Fedez!
Forse ho capito male, forse lui si mette di fianco per guardarla ma tanto lei guarda sempre fuori e riprende a cantare non filandoselo per niente Anche se fuori tutto è magnifico
non lo prenderò come un rimprovero È possibile abbia sogni sbagliati Un po’ illusi al momento Mi appartengono
Anche se fuori tutto è realistico,
Non lo prenderò come un rammarico
È possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
A questo punto entra la voce di Fedez che ripete alla Michelin che fuori è magnifico, si ma tu sei di più, il ragazzo è destinato all’infelicità e se posso dare un consiglio a questi giovani è*
Fuori è magnifico, fuori tutto è magnifico
(Fuori è magnifico, si ma tu sei di più)
Fuori è magnifico, fuori tutto è magnifico
(Fuori è magnifico, si ma tu sei di più)
E’ possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
Anche se fuori tutto è magnifico
Non lo prenderò come un rimprovero
È possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
*+sesso-seghe mentali