Che cosa rende veramente irresistibile un uomo? I pettorali? Gli addominali ben scolpiti, il sederino sodo, il sorriso, la simpatia, l’intelligenza, l’estro, la bontà, la generosità d’animo, la sensibilità, la capacità di farti sentire la donna più bella del mondo? Il potere? Il denaro? Il saper far sesso in modo sublime? Ci sono molte donne, come me, che non si fanno incantare da aspetti superficiali. Una donna che si dica donna se ne sbatte della bellezza, dei soldi e del potere, una donna che si dica donna, per quanto tosta sia, si scioglie come il gelato del Vezzosi sull’asfalto brillante delle 3 del pomeriggio in via dei Cappuccini in una torrido 38 Luglio di qualsiasi anno per una cosa… “Ma cosa sarà mai?” _direte voi, miei piccoli lettori_ “E’ il mestolo!”_ risponderò io eccitatissima_ “Deh ‘n’affare!”_commenterete subdolamente voi, miei piccoli malpensanti empolesi. Vi dico che #unadonnachesidicadonna adora e impazzisce letteralmente per l’uomo che cucina. Vi confesso che i miei sensi vengono costantemente tormentati da foto e descrizioni allettanti di preparati culinari escogitati da provocanti ammaliatori che mi seducono promettendo le loro grazie ma che poi mi lasciano puntualmente bramosa e insoddisfatta. E intanto sogno lui, quell’uomo che mi ha stregata con il suo sguardo penetrante più di un coltello dello Chef Tony, quell’uomo che con solo 3 parole Carlo Cracco: Chef ha sedotto me e migliaia d’italiche figlie d’Eva. E pensare che fino a pochi mesi fa mi emozionavo sui pettini di mare e gli halibut del biondo scozzese della cucina infernale, ma una volta visto Cracco in azione, aver sentito i suoi cazziatoni e aver visto con il suo sguardo incenerire creature di ogni dimensione, sesso e qualità, Gordon Ramsay mi è parso un’eterea mammoletta senza spina dorsale. Carlo Cracco fa sentire qualsiasi essere umano una nullità, io avrei paura anche a fargli un caffè figuriamoci a cucinare per lui perché ho visto come guarda i concorrenti di Master Chef quando assaggia i loro piatti, una rettoscopia effettuata in uno stadio durante il derby dell’anno metterebbe meno in imbarazzo che sottostare due nanosecondi alla suo giudicante occhio esperto. Forte delle sue due stelle Michelin se la tira più dell’elastico delle mutante di Platinette, prepara cose che fa pagare uno stonfo e quando è in cucina con i concorrenti li esorta al lavoro con la stessa grazia con cui un nazista esortava i deportati ai tempi del III Reich. Eppure ci piace, sogniamo di essere possedete sopra i piani di marmo mentre la lavastoviglie va cantando la nostra passione. La nostra fantasia vaga fino ad immaginarci in mezzo agli ortaggi e ai crostacei con lui che ci bracca da dietro libidinoso come un Rocco Spread. Lui è il primo elemento del Teorema di Ferradini, lui è l’uomo con cui una donna che si dica donna sogna di fare sesso selvaggio nella calda sensualità di una cucina professionale. Lui cucina meraviglie ed è spietato, Dio cosa si può sognare di più?
Ringrazio di cuore @Novalgina70 e @selvitano per la passione condivisa

Quella sala emanava un odore acre di tabacco di pessima qualità misto a sudore, non è che morissi dalla voglia di stare li ma avevo deciso che non avrei passato l’ennesima serata a casa a rincoglionirmi davanti alla tv. In fondo ero un bell’uomo, un mondo di donne mi attendevano e non era carino farle aspettare più di tanto. Avevo finito l’ultima bottiglia di Tequila e anche questo era un ottimo motivo per mettere il naso fuori. Arrivai in quel posto che era già tardi, la pista era semideserta, camminavo inciampando in bicchieri vuoti con labbra di rossetto appiccicate sopra. Arrivai al bancone, mi sedetti sicuro che qualcosa sarebbe successo e comincia a bere. Non so se era per via dell’alcol o per il fumo denso ma ad un certo punto mi apparve una visione sublime, se fosse un angelo, una strega o un demone non ne avevo idea ma ero sicuro che quella creatura che si agitava in mezzo alla pista non apparteneva ad una razza comune. Dio che gambe che aveva e che seno! Fasciata in quell’abito bianco si muoveva sinuosamente come un serpente che risponde al suono del flauto, solo che i ruoli erano stravolti, era lei l’incantatrice … di uomini. Forte del mio sex appeal avevo cominciato a fissarla e lei ricambiava i miei sguardi con ampi sorrisi. Sentivo l’eccitazione salire in me, stasera me la sarei fatta cazzo, avrei scopato la donna più bella dell’universo. Io non la perdevo di vista un secondo, sapevo di poter contare sul mio fascino di uomo vissuto e sul mio stile unico. Ad un certo punto era chiaro che fra di noi si era innescato un discorso telepatico, percepivo le sue risposte ai miei richiami sessuali perché mi guardava sempre e rideva di gusto. Era solo una questione di tempo, sarebbe venuta a sedersi accanto a me. I miei messaggi erano chiare indicazioni su quello che le avrei fatto, su come intendevo prenderla per farla godere e su come io volevo godere di lei, del suo corpo meraviglioso. Lei non staccava mai il suo sguardo da me e rideva di gusto. Ad un certo punto la musica si abbassò, il locale stava per chiudere, era giunto il fatidico momento. Fremevo di desiderio, si avvicinò a me, io accennai a volerle offrire da bere ma m’interruppe all’istante dicendomi: “Abbello, prima de uscì de casa sistemate meglio er parrucchino che le basette te so’ rifinite dietro li orecchi, ciao cocco!”



