It’s Christmas time, and there’s no need to be afraid

Questo è il periodo in cui cadi vittima del Whamageddon già ai primi del mese, ti stressi per i regali, ti stressi per il cibo, ti stressi per gli impegni, ti stressi se gli impegni non ce l’hai, insomma ti stressi e speri che l’anno nuovo per te sarà meno stressante e poi (se di va di culo) ti ritrovi un’altra volta in quel periodo dell’anno in cui ti stressi e al posto di pensare agli antipasti per il pranzo di dopodomani (che tu ti sei impegnata a fare sull’onda di un insalubre entusiasmo) ti metti a scrivere un post.
Ovunque ti giri, anche quando vai dal pizzicagnolo sotto casa, sei invaso da musichette di Natale, ti sparano una Mariah con tutti i suoi girigogoli vocali ogni tre per due, Bublè sta lì dietro l’angolo pronto ad assalirti mentre permangono Frank e Ella nei posti che si danno un’aria più chic. Il tuo dj preferito, per fortuna, ti offre ogni mattina Jingle Bells nella versione dei Sex Pistols.
Poi arrivano loro, gli anni 80 a cui tu, piccola donna cinquattraquattrenne, ti ostini a rimanere aggrappata. Per forza, direte voi miei piccoli lettori, erano gli anni della tua giovinezza e tutto ti sembrava migliore ma guarda era ‘na mmerda pure prima.

Gli anni 80 e il Natale sono inossidabilmente legati a l’innominabile brano dei Wham e a Do They Know It’s Christmas? di quella straordinaria formazione chiamata Band Aid. 

Ora potrei raccontarvi di come naque il progetto, di quando Bob Geldolf chiamò l’amico Midge Ure e si misero a scrivre il brano e di come coinvolsero altri amici, gli amici più fighi di tutti i tempi, ma per questo c’è google e quindi arrangiatevi.

Non voglio raccontarvi di quello che per la mia generazione fu il vedere tutti insieme gli artisti che conoscevo, quelli che amavo e pure quelli che meno amavo, uniti per una buona causa. Era fantastico che quell’idea fosse venuta proprio a Pinky e che nonostante la botte prese in The wall fosse abbastanza lucido da organizzare un ensemble del genere.
Mai avevo sognato prima di vedere insieme i Duran Duran e gli Spandau, Sting e George Michael e c’era pure Andrew Ridgeley (anche in quel caso non si sa a fare cosa). C’era Bono, c’erano le Bananarama, cazzo le Bananarama che erano gnocchissime nell’estate crudele, i Culture Club, Phil Collins, Paul Weller e insomma se ricordate o avete letto su wikipedia sapete chi furono i protagonisti di quella magnifica banda.
Avevo 16 anni, una vita tutta da scoprire che si spingeva da dentro la mia cameretta, piena di poster delle mie pop star preferite, verso il mondo.
Avevo 16 anni e pensavo che George Michael fosse etero.
Anche loro erano giovani e pieni di capelli, tranne Phil Callins che già stava andando in piazza dai tempi dei Genesis.
E adesso che rimane di quel sogno, che poi divenne il Live Aid, ovvero l’evento musicale più grande di tutti i tempi?
Sarebbe triste pensare che resti solo il ricordo, io non voglio ricondurlo solo a questo. Resta che chi si spende per il bene, anche di persone che sono lontanissime, emana luce, resta l’ideale che non si è mai spento nonostante le vagonate di letame che arrivano perché la vita è fatta anche di cacca (ma poi nascono i fior come diceva Faber) e perché la cattiveria esiste.
Il mondo cambia per non cambiare molto (questo l’ho imparato dal Prof Barbero), ci sono sempre i giusti e gli sbagliati, ma c’è sempre la speranza e alla faccia di tutto e io quella la mantego anche grazie al Natale del 1984 che fu per me il più magico grazie a Bob e Midge.

2 risposte a "It’s Christmas time, and there’s no need to be afraid"

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