di Sabrina Ancarola Faccio cose perché sono inquieta, scrivo perché, dare una forma alla mia inquietudine, a volte è divertente. Sono cantante, presentatrice, scrittrice e autrice di pièce teatrali e cene con delitto. Non so cosa mi riesce peggio, ma mi ostino perché mi piace ballare pur non sapendo affatto ballare.
Dopo le passerelle anche la Pierelli ha deciso di celebrare “l’uomo vero” quello con le curve. Il rinomato calendario per il 2015 celebrerà le forme generose di uomini di peso. Il passo è storico: per la prima volta uomini dalle forme morbide e abbondanti faranno parte dell’elenco dei modelli considerati icone di bellezza e in questo articolo ve ne offro un assaggio.
Alessandro Carella
Anthony BoleynMarco FerroAlessandro CarellaAnthony BoleynMarco Ferro
Un grazie infinito a questi meravigliosi ragazzi e alla favolosa pagina Uomini di peso
Purple Rain ha compiuto 30 anni qualche giorno fa. Di questa canzone potrei dire tante cose, ma ogni volta che l’ascolto le uniche parole che mi vengono in mente sono le stesse che ho pronunciato quando l’ho ascoltata per la prima volta: “Cazzo che bella!”
Anche a Sgurgola, per non essere secondi a nessuno, la moda locale scende in campo contro la violenza sulle donne. Decine di artiste, scrittrici e cazzeggiatrici di vario ordine, insieme con alcune associazioni, hanno realizzato il ‘Wall of Lolls’ con protagoniste le bambole, i giocattoli che hanno accompagnato da sempre l’infanzia delle bambine e che diventano ora il simbolo di una femminilità troppo spesso violata. Chi non ricorda le numerose Barbie sottoposte alla barbarie della rasatura dei capelli da parte di alcuni bambini e la totale mancanza di una vagina anatomicamente compatibile alla totale mancanza di pene di Ken e Big Jim? Da parte mia avendo un fratello maggiore giocavo con le biglie e le macchinine, per questo da adulta sono diventata una femminista lesbica con i baffi. L’appuntamento era in via De Nemicis in concomitanza con l’inaugurazione della Settimana della Mota maschile. L’iniziativa, ideata dalla locale Miss Debborah Tagliacozzo, nelle intenzioni dei promotori “vuole mandare un messaggio forte: un muro di silenzio è un muro da abbattere, scuotendo le coscienze, per non restare indifferenti di fronte a questo fenomeno e soprattutto fare un sacco di soldi grazie al brand del femminicidio e della violenza di genere (che ultimamente tirano più di un carro e più dei buoi dei paesi tuoi)”.
Le ho trattenute a lungo per paura di non sapere più come fermarle, avevo paura di liberarle perché una volta lasciate andare avrei lasciato andare anche te. Adesso scendono lungo il viso e sorrido.
Il divano, il letto, la televisione, disordine, briciole sparse. Basterebbe una novità per ridestarmi dalla pigrizia che mi tiene legata a questa casa. “Su fatti una doccia, truccati esci!” mi dice la vocetta interiore, ma la mia razionalità mi ha sempre fatto incazzare, spesso perché ha ragione e io mal sopporto chi ha sempre ragione. Perché non finire i mie giorni in accappatoio? In fondo Drugo era un gran figo, ma io in casa non ho neanche gli ingredienti per farmi un White Russian e poi non mi piace neanche il bowling. Ripensandoci una versione femminile di Drugo farebbe un po’ senso anche a me e immagino i miei simpatici amici che commentano su Il Fatto Quotidiano quante accuse farebbero alla mia femminilità perduta. Dovrei proprio darmi una mossa, ma Dulce Pontes mi rapisce ed è meraviglioso sprofondare in una lacrima e questo, cara la mia Vocetta Razionale, non lo potrai mai capire. Allora accendo il pc, metto a loop la canzone e scrivo:
Teresa amava Giugno, amava i campi di grano e i tramonti rossi, amava un uomo, ma lui non lo sapeva. Teresa aveva paura che il suo amore potesse essere diverso da come se lo era costruito con i suoi pensieri, la realtà poteva non essere così romantica e poi c’era l’aspetto fisico, gli eventuali baci e i rapporti sessuali, i fluidi non la facevano impazzire. Così passava i giorni ad accarezzare il grano e ad aspettare quell’uomo che tornava dal lavoro in bici. Lei si faceva sempre trovare sulla strada vicino al campo, lui la salutava e lei felice tornava a casa ad immaginarsi parole che lui non le avrebbe mai detto, sguardi che non ci sarebbero mai stati. Negli anni aveva anche imparato a conoscere cosa avrebbe indossato lui il lunedì piuttosto che il mercoledì, nel tempo aveva capito che qualcuno lo aspettava alla fine del suo tragitto in bicicletta, prima una donna, poi un figlio e dopo un altro ancora. Teresa attendeva il passaggio di quell’uomo sempre in Giugno, ogni anno, ogni volta che il grano cresceva in un campo piuttosto che in un altro per dar spazio ai girasoli, all’orzo o al granturco. Benché anche in Novembre, quando gli odori del tiglio e del gelsomino erano solo un ricordo lontano, amasse quell’uomo, lei lo aspettava unicamente per quei 30 giorni l’anno, anno dopo anno. Lo aveva visto invecchiare, anche lei era invecchiata ma non se ne rendeva conto imprigionata com’era in quell’amore sognato. L’uomo aveva perso un po’ di capelli, il suo sorriso era incorniciato da qualche ruga ma per Teresa era sempre meraviglioso. Poi venne un Giugno dove quell’uomo non passò per tutto il mese, così l’anno successivo e l’anno dopo ancora, ma Teresa è ancora li che aspetta, me lo ha detto il grano la sera scorsa quando anche io mi ero messa ad aspettare.
Per non farmi prendere alla sprovvista
avevo optato per l’alimentazione crudista
ma poi volendo una vita più sana
predilessi la nutrizione fruttariana
Non contenta poi delle mie mosse
decisi di mangiare solo mele rosse
Lessi poi libri, blog e forum vari
trattati sul cibo di cui molti sono ignari,
decisi che scegliere la via del Prana era giusto
perdendo del tutto il cibo ed il suo gusto
Determinai di cibarmi unicamente di sole e di sospiro
e al quarto giorno esalai il mio ultimo respiro
1 In pole position ci sono i forcaioli perché un bel bagno di sangue risolve tutti i problemi
2 E’ colpa della crisi
3 E’ colpa delle donne che quando divorziano (e lo fanno di proposito perché alle donne piace sposarsi per poi divorziare) spolpano il povero uomo, si siamo sadiche (io ne sono un esempio e come me tante altre che crescono da sole i figli senza alcun aiuto)
4 E’ colpa della lobby delle femministe con in testa l’evergreen “è colpa della Boldrini” che hanno inventato la parola “femminicidio” il femminicidio non esiste (non esistono infatti le centinaia di vittime che ogni anno muoiono a causa dell’ex o del partner, andateglielo a dire ai loro familiari, forse non ci hanno fatto caso)
5 Le donne dovrebbero fare un po’ di auto-analisi sul fenomeno (si soprattutto quelle morte due domandine dovrebbero farsele)
6 E’ colpa di quella troia della sua collega
7 E’ stato un raptus
8 E’ solo uno psicopatico
9 La colpa sta nella crisi dei valori
10 E’ colpa dei social network (ovviamente pieni di donne rovina-famiglie)
Pise Lino era un attore porno a cui affidavano spesso ruoli minori, voleva cambiare vita ma non aveva alcuna abilità particolare e poi nel porno si guadagnava bene. Puntualmente sul set doveva confrontarsi con artisti di calibro come Ivano Less Fondo, Alfredo La Zappa o Ernesto Dal Gran Bacchiolo, negli anni aveva sviluppato quella che erroneamente chiamava “invidia del pene”. Sapeva che le sue colleghe lo sfottevano per la sua scarsa dimensione artistica, più volte aveva sentito i commenti irriverenti della grande pornostar italo-americana Suky La Minkya, ma non sapeva cosa farci, aveva un gran bisogno di quel lavoro e poca fiducia nelle alternative. Un giorno mentre stavano girando The Big Gang Band Theory, un film su 4 nerds specializzati in fisica sperimentale nel quale i protagonisti facevano sesso in posizioni che sfidavano svariate leggi della natura, le si avvicinò una ragazza che non aveva mai visto. Il regista li presentò, lei era Crhista Mistretta aspirante artista dell’hard dalla cavità piuttosto angusta, la ragazza era tormentata dal fatto di non poter accogliere in sé il fior fiore dell’industria pornografica maschile. Era sicuramente brava nelle scene lesbo, ma aveva una bocca piuttosto piccola e soffriva pure di emorroidi. I due, fra una slinguazzata e l’altra, cominciarono a parlare delle loro pene a proposito di pene. Dopo il lavoro decisero di andare a cena insieme, parlarono fino a tardi e quando fu il momento di lasciarsi si diedero una bella stretta di mano che di sesso per quel giorno ne avevano avuto abbastanza. Le riprese terminarono in fretta come una qualsiasi eiaculazione precoce, i due continuarono a vedersi, Crhista e Lino ad un certo punto decisero di spingersi oltre la stretta di mano e cominciarono a fare sesso godendo l’uno dell’altra, sperimentando il piacere con gioia e allegria. Scoprirono così che il sesso non era solo un modo per soddisfare le proprie voglie, fare soldi o farsi un nome e un cognome (nickname inclusi), compresero che l’amore carnale era un fatto naturale non precluso a coloro privi di tette da sfondamento, vagine stratosferiche o cazzi da record. Fu questa consapevolezza a dare loro l’idea di aprire una nuova casa di produzione di film hard per persone comuni e dobbiamo ringraziare il loro amore se dell’amor normale tutti noi possiamo oggi godere.
Il caldo di quella domenica stava lasciando il posto alla sera, Ivonne si sarebbe truccata per uscire se solo non si fosse fatta distrarre dalla TV e da quel divano che le teneva incollato il sedere. L’estate era bella, luce, vestiti leggeri, voglia di divertirsi … in teoria. Una parte della sua razionalissima mente le ripeteva i benefici della bella stagione fra cui quel breve accenno di risveglio ormonale che poteva portarla alla riscoperta delle gioie del sesso. Ma poi avrebbe sudato, il trucco le sarebbe colato dal viso e di fare l’amore acqua e sapone non se la sentiva, un’acquazzone sarebbe stato l’ideale, ma se la temperatura si fosse abbassata troppo le sarebbe passata la voglia. Pensò che non le sarebbe dispiaciuto masturbarsi, ma si ricordava che il suo vibratore aveva le batterie scariche, un motivo in più per darsi una mossa, farsi una doccia, truccarsi e uscire: il centro commerciale era aperto. Ivonne lasciò la noia sul divano, spense la televisione, si spogliò e si lasciò cadere addosso una quantità formidabile d’acqua, non sarebbe più uscita dalla doccia, ma c’era ancora quella sua vocetta interiore che le sussurra di sbrigarsi, uscire, comprare le batterie e fermarsi a prendere un aperitivo in piazza dove c’era quel tipo che le piaceva, se con lui non fosse andata bene aveva sempre il suo rinvigorito vibratore. Si vestì, si mise un po’ di trucco giusto per non dare l’idea di avere un’aria troppo sbattuta, prese le chiavi, uscì di casa ed entrò in macchina diretta al centro commerciale. Una volta arrivata si maledisse subito per quella iniziativa, quel posto pullulava di famiglie e anziani. Dribblò per quanto le fu possibile persone e carrelli, si diresse a prendere una dozzina di batterie e poi alle casse veloci che veloci quella domenica non erano proprio. Si mise in fila con la sua aria snob e una dozzina di persone davanti che sembrava dovessero prepararsi alla III guerra mondiale. La rabbia saliva, se avesse tardato troppo niente aperitivo. Si guardò intorno e vide dietro di lei un uomo né bello né brutto, ma con un buon odore. Cominciò a parlare con lui del caldo, del casino là dentro e di altre ovvietà. Da come la guardava si capiva che lui era interessato e certamente non alle sue parole. Ad un certo punto quell’uomo le chiese cosa ci dovesse fare con tutte quelle batterie, Ivonne diventò rossa e dopo un breve momento d’imbarazzo le spiegò che le servivano per i telecomandi. Continuarono a parlare, convennero che essendo entrambi da soli quella sera sarebbe stato interessante conoscersi meglio cenando insieme. Uscirono dal centro commerciale con grande sollievo, si diressero in una pizzeria li vicino, mangiarono, bevvero quel tanto da liberare ogni imbarazzo, rientrarono in macchina, si baciarono e iniziarono a toccarsi. Erano eccitatissimi, lei poteva rendersi conto di quanto lo fosse lui da sopra i pantaloni, avrebbe voluto subito sincerarsene con i suoi occhi, con le sue mani e con la sua bocca. Decisero di correre a casa di lei, dopo pochi minuti entrarono, gettarono velocemente i vestiti a terra e quando giunse il momento d’iniziare seriamente a fare l’amore si udì la voce del TG della notte. Ivonne si ridestò di colpo, si alzò dal divano, vide l’ora e capì che ormai era troppo tardi per andare a prendere un aperitivo, per gli incontri casuali e per procurarsi una scorta di nuove batterie.
S’i fosse sora, canterei ‘l mondo;
s’i fosse vaticana a The Voice trionferei;
s’i fosse drag, l’eurofestival vincerei;
s’i fosse Dio Ronnie James, farei metal nel profondo;
s’i fosse Popa Chubby, allor serei blues giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse la De Filippi, ben lo farei;
a tutti gli Amici tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse Emma, sfracasserei pure mi’ padre;
s’i fosse Pausini, mi diserederebbe lui;
similemente faria pure mi’ madre.
Si fosse Sabrarola com’i’ sono e fui,
torrei le cantanti brave e leggiadre:
le voci da galline sgozzate le lasserei altrui.