Blake Aid Pis

Blake se ne stava li su quella panchina assorto nei suoi pensieri, le foglie gialle gli carezzavano le scarpe, il vento gelido spostava il getto della fontana del parco e gocce fredde si poggiavano sui suoi occhiali scuri, niente sembrava scuoterlo. Le ore gli si spalmavano addosso con la stessa naturalezza con cui la ’nduja si spalma sul pane. Un cane l’osservava perplesso come a chiedersi se quella fosse una figura umana o un pezzo d’arredamento urbano, ma Blake era vero, diamine se lo era. I suoi occhiali neri velavano iridi costellate di zampilli di fuoco, sotto quei suoi vestiti comuni si celava un corpo roccioso, un cuore ardente e impavido e un’incredibile maschia presenza. Il campanile della chiesa suddivideva inesorabilmente la giornata, il traffico,  che sembrava aver trovato finalmente un po’ di pace, aveva preso a  rianimarsi nervosamente. Blake pareva impenetrabile ai rumori, al freddo, al tempo del riposo e a quello dell’appetito. Sorrideva da dentro. Le auto, come tante scatole colorate, si stavano accalcando nei pressi dell’edificio adiacente al parco, da queste uscivano signore irrequiete che sembravano colpite dalla presenza di quel silente individuo. Nessuna osava avvicinarsi a lui, nei loro sguardi s’intravedeva l’inquietudine originata, forse, da delicate reminiscenze. Le donne camminavano trepidanti  verso l’ingresso della costruzione,  infiniti schiamazzi si levavano in aria, le voci si fondevano in un unico grande strepitio che si placò, fino ad esaurirsi completamente, quando l’una si accorse degli sguardi che l’altra riservava a Blake. La temperatura sembrò scendere ulteriormente in quella gelida mattina di novembre. Quello strano silenzio di voci venne improvvisamente interrotto da passi roboanti sulle gradinate e dai richiami di giovani umani. Il momento era arrivato, Blake si alzò e si diresse verso quella struttura. Quelle donne, quasi come se comunicassero telepaticamente fra di loro, aprirono un varco che anticipava il passaggio dell’infallibile e instancabile Blake meglio conosciuto come Blake Aid Pis “The Serial Inseminator” . L’uomo poté così ammirare i ragazzi che allegramente uscivano di scuola, la I A, la II C, la III E, la IV D … tutti figli suoi. Era felice e soddisfatto del proprio lavoro,  il prossimo anno avrebbe vissuto anche l’emozione delle prime maturità.

dedicato ai ragazzacci del baretto
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